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L’Ansia da Prestazione Sessuale

Quando la mente comunica un messaggio, ma il corpo ne esprime l’opposto

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L’ International Society for Sexual Medicine (ISSM) definisce l’ansia da prestazione sessuale (SPA) come “la paura, la preoccupazione o l’ansia legata all’attività sessuale“; aggiungendo inoltre che “una grave ansia da prestazione sessuale può perpetuare un ciclo dannoso in cui una persona si preoccupa per le proprie prestazioni e ha paura di fallire, sperimenta difficoltà sessuali e quindi si preoccupa maggiormente per le prestazioni future” (4).

Tale tipologia di ansia ossessiva, evidenziata già oltre 50 anni fa, sembra essere abbastanza comune in tutti i generi e può portare allo sviluppo di disfunzioni sessuali. Nonostante questo, non vi è ancora un riconoscimento dell’ansia da prestazione sessuale come diagnosi, comportando delle esiguità nella ricerca di uno specifico e mirato metodo d’intervento (6).

Da alcuni studi è emerso che la SPA viene segnalata maggiormente dai giovani fino ai 29 anni, nel 6-16% di donne e nel 9-25% di uomini, per almeno un mese nell’arco di un anno.  Queste stime sembrano calare con l’avanzare dell’età, per le donne ma non ugualmente per gli uomini. In tali differenze di genere bisogna ricordare però che se per la persona vulvamunita è più semplice simulare l’orgasmo, per la persona penemunita non risulta così possibile; dunque, l’ansia si traduce in modo più “manifesto” al maschile, ma ciò non significa necessariamente che sia più frequente di quella al femminile (6, 2).


Come emerge?

È possibile esperire l’ansia da prestazione sessuale come eccessivo bisogno di esibirsi o di soddisfare il partner durante un’interazione sessuale, secondo certe credenze, considerando la performance sessuale come unico focus, la sua immagine ed idea, alla quale si attribuisce un alto valore, e tralasciando il piacere e l’esperienza sessuale stessa. Durante l’interazione sessuale si attiverebbero quindi una serie di pensieri anticipatori secondo i quali è necessario rispettare certi standard prestazionali, i cui risultati sono essenziali in termini di (auto)giudizio. Si sviluppa un fenomeno detto “spectatoring” nel quale il soggetto guarda sé stesso e la sua performance come fosse un terzo, giudicandola in ogni aspetto perché focalizzato sul performare e perdendosi quindi altri elementi legati alle sensazioni corporee o alle emozioni che emergono durante l’attività sessuale. Viene dunque a generarsi in tal modo un potenziale circolo vizioso che ostacola il funzionamento sessuale dei partner, caratterizzato da rabbia e frustrazione (5, 3, 7).

Nello specifico al femminile la SPA emergerebbe come:

  • pensieri disturbanti durante il sesso;
  • preoccupazioni per l’immagine corporea;
  • desiderio sessuale scarso;
  • difficoltà a raggiungere l’orgasmo.

La SPA al maschile invece tenderebbe a presentarsi come:

  • distrazione che influisce sull’eccitazione sessuale;
  • disfunzione sessuale quale disfunzione erettile psicogena (DE), eiaculazione precoce (PE) (6).

Perché compare e cosa comporta?

Le ipotesi eziologiche dell’ansia da prestazione sessuale sono tutt’ora oggetto di studi, soprattutto rispetto alla circoscrizione della stessa all’interno della specifica prestazione sessuale prima e/o durante, quindi letta come accompagnata da una disfunzione sessuale (psicogena versus organica), o se connessa ad altri fattori (6, 5).
A livello più fisiologico l’ansia da prestazione che emerge nell’interazione sessuale fa aumentare i livelli di adrenalina (cortisolo), ormone dello stress che comporta sudorazione fredda, aumento del battito cardiaco, del respiro e vasocostrizione, processo nemico dell’erezione e del mantenimento della stessa, della lubrificazione vaginale, della congestione dei corpi bulbo cavernosi, della clitoride (alimentati invece dal processo di vasodilatazione) (2).

Sono stati avanzati importanti fattori individuali e relazionali da tenere in considerazione, i quali possono incidere sulla SPA in modo non indifferente, quali predisposizione ad essere un soggetto ansioso, bassa autostima, vulnerabilità, insicurezza ed inesperienza, alti livelli di stress e stanchezza, tipo di atteggiamento rispetto all’attività sessuale, problemi relazionali quali assente comunicazione fra partner, conflitti, bassa qualità relazionale, desiderio di procreazione e difficoltà in tal senso (5, 6, 1).

La presenza di possibili traumi, come abusi infantili, abbandoni, negazione genitoriale, maltrattamenti fisici e/o psicologici, violenza sessuale, domestica, può ostacolare l’intimità del soggetto e dunque la propensione positiva all’interazione sessuale; interiorizzato un ricordo o pensiero negativo/pericoloso, è possibile che questo venga poi connesso a tale sfera intima o a parti del corpo, associandoci sensazioni spiacevoli, determinando evitamento, comportamenti compulsivi, insoddisfazione, ansia. In tal caso è importante indagare i vissuti traumatici con cura e cautela (in quanto potenziali fattori di ulteriori severe problematiche), al fine di consentire al soggetto di riscoprire la sua intimità (1).

L’aver ricevuto certi modelli educativi e familiari può inoltre giocare un ruolo chiave sulla sfera intima e sessuale. Un’educazione deficitaria, oppressiva, controllante, punitiva, rigida, autoritaria, abusante, con un connesso stile d’attaccamento insicuro sono fattori che possono predisporre il soggetto a difficoltà relazionali e sessuali, in contrasto con lo sviluppo armonioso della sua autostima, della sua autoefficacia, della consapevolezza positiva del suo corpo e della sua sessualità (1).

Occorre poi sottolineare l’influenza di cultura e religione, le tramandate differenze di genere come risultato di ruoli imposti e confezionati dalla società d’appartenenza, fattori che evidenziano il quadro bio-psico-sociale di tale disagio, aspetto da considerare anche in ottica di trattamento (6, 1).

In tal senso si può specificare che può esserci una differenziazione anche in base al tipo di rapporto sessuale: fattori individuali, differenze culturali e di genere possono incidere più facilmente nei rapporti occasionali. L’idea di uomo prestante che deve essere all’altezza, offrire sempre una certa performance sessuale, ottenere e mantenere l’erezione fino alla fine del rapporto sessuale; l’idea di donna che deve presentarsi in un certo modo, ottenere l’eccitazione, la lubrificazione e l’orgasmo per soddisfare il partner.
Diversamente fattori relazionali, assieme a quelli individuali e sociali, possono incidere nel rapporto sessuale fra partner fissi, in una relazione che dura da più tempo. Nel caso in cui la coppia, ad esempio, senta il desiderio di allargare il nucleo familiare con un figlio, incontrando difficoltà in tal senso, è possibile che continui tentativi di procreazione rendano l’attività sessuale solo meccanica, non più ludica, romantica, provocando quindi anche ansia (5).

Risulta altresì importante valutare l’eventuale presenza di ulteriori problematiche annesse, quali disturbi d’ansia (generalizzato, sociale) o disturbi dell’umore (depressione), al fine di monitorare l’aspetto delle comorbilità presenti e tenerle in considerazione anche ai fini terapeutici (6).

Indubbiamente l’impatto dell’ansia da prestazione sessuale può essere di ampia portata, modificando la vita personale, relazionale e sessuale del soggetto, incidendo su fiducia in sé stessi, possibile evitamento dell’attività sessuale, maggior atteggiamento negativo rispetto all’attività sessuale, incremento delle difficoltà relazionali ed intime, scarsa comunicazione, aumento del conflitto, difficoltà di eccitazione, desiderio sessuale e raggiungimento dell’orgasmo, disfunzioni sessuali, dunque sottolineando la necessità di un mirato e specifico trattamento (4, 5).


Come intervenire?

Nonostante i pochi studi a riguardo ed in via di sviluppo, è stata dimostrata la validità di alcuni metodi e terapie per trattare l’ansia da prestazione sessuale.

Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): tramite cui si ristrutturano i pensieri disfunzionali legati alla situazione ansiogena, dando a questi una nuova interpretazione, al fine di modificare il comportamento e quindi agire positivamente su autoefficacia ed atteggiamento del soggetto. È possibile intervenire anche attraverso l’Eye movement desensitization and reprocessing (EMDR), tramite cui si trasformano e riconsolidano pensieri e ricordi negativi e potenzialmente traumatici, al fine di un più positivo funzionamento, sfruttando la stimolazione bilaterale alternata.

Mindfulness: efficace per migliorare la regolazione emotiva e la resistenza allo stress, mira a sviluppare nel soggetto un forte senso di autoconsapevolezza ed accettazione, guidandolo nel riconoscere i propri pensieri, le proprie emozioni, le proprie sensazioni corporee in modo attivo e non giudicante.

Terapia di Coppia e Comunicazione efficace: attraverso la quale si esplora congiuntamente la problematica, distribuendo fra partner le responsabilità, divenendo protagonisti attivi del trattamento, condividendo pensieri ed emozioni apertamente, dunque utilizzando una comunicazione aperta, chiave fondamentale a livello relazionale, non solo a livello sessuale.

Approcci focalizzati sulle emozioni: mirano a migliorare consapevolezza e controllo emotivo del soggetto, utilizzando le emozioni negative come risorse, fonti di informazioni preziose per l’elaborazione e la gestione delle stesse.

Farmacoterapia: in tal caso è possibile optare per soluzioni orali quali ansiolitici serotoninergici (Bupropione, Trazodone, Gepirone) che agiscano sull’ansia; inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 (Sildenafil, Tadalafil, Vardenafil, ovvero i comuni Viagra, Cialis, Levitra) che agiscano su disfunzione erettile ed eiaculazione precoce; lubrificanti, vibratori e terapie ormonali per sollevare dalla secchezza vaginale, agevolare l’eccitazione ed il raggiungimento dell’orgasmo e gestire il dolore sessuale associato alla SPA. (6, 7, 4).

Rivolgersi dunque ad una figura professionale e ad un’equipe di professionisti quali un medico di medicina generale, un andrologo, un ginecologo, uno psicoterapeuta, uno psicologo, figure che abbiano una specializzazione in sessuologia, quindi anche un consulente sessuale/sessuologo, è il primo passo per individuare il più mirato trattamento possibile. Sebbene tali metodi di intervento abbiano comprovato la loro utilità nella gestione dell’ansia da prestazione, gli studi a riguardo necessitano di essere ancor di più sviluppati ed approfonditi, al fine di migliorare la comprensione e studiare il trattamento più specifico ed individualizzato di tale diffusa problematica.


Bibliografia

1. Bernorio R., Mori G., Casnici F., Polloni G. (2020). L’approccio diagnostico in sessuologia. Milano: Franco Angeli.
2. https://www.alessandragraziottin.it/it/div_audio.php/Ansia-perche-e-nemica-della-sessualita?ID=32750
3. https://www.humanitas-care.it/news/ansia-da-prestazione-come-combatterla/
4. https://www.issm.info/sexual-health-qa/what-is-sexual-performance-anxiety-and-how-can-one-manage-it
5. McCabe, M. P. (2005). The role of performance anxiety in the development and maintenance of sexual dysfunction in men and women. International Journal of Stress Management, 12 (4), 379–388.
6. Pyke, R.E. (2020). Sexual Performance Anxiety. Sexual Medicine Reviews, 8(2), 183-190.
7. Rowland DL, Moyle G, Cooper SE. Remediation Strategies for Performance Anxiety across Sex, Sport and Stage: Identifying Common Approaches and a Unified Cognitive Model. International Journal of Environmental Research and Public Health, 18 (19), 10160.


Dott.ssa Vanessa Nardelli Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Vanessa Nardelli
Psicologa, Dott.ssa Magistrale in Psicologia Cognitiva Applicata
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