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Introduzione alla Cecità Attenzionale o Inattentional Blindness

Perché la nostra attenzione ci rende ciechi?


Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono. Josè Saramago

In un video di National Geographic si vede David Copperfield, uno tra i più celebri illusionisti al mondo, con Apollo Robins, uno tra i più noti prestigiatori pickpocketers (borseggiatori da palcoscenico), intento ad eseguire degli effetti di magia con cinque banconote da un dollaro.

Allo schioccare delle dita, queste vengono istantaneamente trasformate in banconote da cento dollari. La cosa sorprendente non è la trasformazione in sé ma il finale: Apollo ci mostra come ci troviamo in uno scenario completamente diverso, il tavolo è differente, il suo cappello, la scenografia alle sue spalle).

Questo effetto è conosciuto come Inattentional Blindness (cecità attenzionale) porta la nostra mente a non ricordare qualcosa di appena visto rendendoci “ciechi” davanti a una variazione all’interno di una scena quando questo cambiamento avviene in maniera graduale e viene sfruttato nelle performance di molti prestigiatori come vedremo tra poco.

Un ruolo importante in questo effetto è svolto dalla nostra vista: come già accennato nella spiegazione della misdirection e del priming (trattati nei precedenti articoli), i neuroni del nostro sistema visivo sono deputati a rilevare dei cambiamenti.

Tuttavia, in condizioni statiche, il processo di adattamento ne rallenta l’attività. La nostra percezione diventa meno affidabile e la scena visiva inizia a dissolversi: lo stimolo ripetuto viene attivamente ignorato per risparmiare energie e segnalare uno stimolo in cambiamento.


Movimenti oculari

Esistono due tipi di movimento oculare: le saccadi e le fissazioni.

Queste due hanno finalità diverse e sono controllate da sottosistemi del sistema oculo-motorio diversi: le saccadi sono contraddistinte da movimenti corti e rapidi, da un punto a un altro, mentre le fissazioni sono gli intervalli di sosta tra le saccadi, in cui i nostri occhi rimangono prevalentemente fermi.

Le saccadi si rivelano movimenti molto utili perché il nostro occhio può rivelare dettagli con precisione solo in un piccolo punto di dimensioni molto ristrette che si trova al centro del nostro sguardo e che occupa circa la decimillesima parte della superficie retinica, il resto del campo visivo invece ha una qualità molto bassa («Your peripheral vision is like a cell phone camera from 1998»).

Dopo ogni fissazione, per superare l’adattamento, fra movimenti oculari più ampi ne compiamo altri microscopi ma essenziali per una visione efficiente.

fixational eye movements

L’effetto Troxler delle illusioni ottiche è legato a questo: ci permette di vedere figure sparire progressivamente, come notiamo in quelle immagini in cui fissando un punto per alcuni secondi vediamo lo sfondo sfumarsi fino a diventare impercettibile (in figura).

Questo accade perché l’attività dei nostri neuroni visivi viene inibita (Questo effetto venne studiato per le prima volta nel 1804 dal medico e filosofo svizzero Ignaz Paul Vital Troxler)

Fonte: Figura a pagina 231 della review di Martinez-Conde, Susana & Macknik, Stephen & Hubel, David. The role of fixational eye movements in visual perception. Nature reviews. Neuroscience, vol.5, 2004.

I movimenti di inseguimento sono invece un altro tipo di movimenti oculari, in cui non ci sono pause né movimenti rapidi e gli occhi si muovono in modo uniforme ed ininterrotto per “inseguire” visivamente un oggetto che si muove mentre i movimenti saccadici raccolgono informazioni aggiuntive sulla scena.

Come detto, la cecità attenzionale basa la sua efficacia sui meccanismi di attenzione, con la misdirection e sulla nostra vista.


Cecità attenzionale: l’esperimento di Daniel Simons e Christopher Chabris

Uno tra gli esperimenti più conosciuti è, senza dubbio quello di Daniel Simons e Christopher Chabris (1999).

Il task assegnato durante questo awareness test è molto semplice e chiaro: a dei soggetti è mostrato un video di pochi minuti dove ci vengono mostrate alcune persone intente ad effettuare passaggi con una palla da basket. I giocatori della squadra A indossano la maglietta bianca, quelli della squadra B quella nera.

Il compito è tenere conto solo dei passaggi effettuati dalla squadra bianca. Alla fine viene chiesto ai soggetti se hanno notato qualcosa di insolito durante lo svolgimento dell’esperimento.

Alla risposta negativa dei soggetti, venne mostrato loro come nello stesso video appena vista vi fosse per tutto il tempo una persona travestita da gorilla che, ferma in mezzo ai giocatori, batteva il petto con i pugni guardando fisso in camera, spostandosi in direzione dei giocatori.

Metà dei soggetti che hanno visionato il video non si sono accorte della sua presenza. Le persone erano così concentrate nel conteggio del numero dei passaggi, che neppure un gorilla che attraversava il loro campo visivo poteva distogliere la loro attenzione dalla palla e dal loro compito nonostante guardassero dritto verso di lui.

L’esperimento è replicabile e il video originale è disponibile gratuitamente sul sito www.theinvisiblegorilla.com nella sezione video. Paradossalmente in questo esperimento, più si è precisi nel contare i passaggi e più è difficile notare il gorilla.

La concentrazione, infatti, ci garantisce una perfetta esecuzione del compito, ma rende ciechi a un’informazione apparentemente irrilevante che è più saliente, tuttavia, del compito assegnato.

Queste ricerche, come già detto, mostrano che il cervello inibisce gli elementi di distrazione durante un compito difficile (quando la concentrazione è alta) piuttosto che durante un compito semplice (in cui non è richiesta particolare concentrazione).

Nella versione dello stesso esperimento del 2010, il telo sullo sfondo cambia il colore passando da rosso ad arancione, ma in maniera talmente graduale da non essere registrato da noi che siamo impegnati nel task del conteggio dei passaggi.

Nel 2006 Daniel Memmert, grazie a dispositivi di tracciamento oculare, ha mostrato come la maggior parte dei soggetti non noti il gorilla neppure guardandolo in modo diretto: sia chi lo vede, sia chi no, fissa il gorilla per lo stesso periodo di tempo (un secondo).

Molti neuroscienziati ipotizzavano che il gorilla fosse invisibile perché i giocatori dirigevano l’occhio del pubblico in diversi punti della scena, nascondendo la mascotte alla vista, come in una misdirection esplicita (overt).

I risultati di Memmert, invece, suggeriscono che si tratti di una “misdirection nascosta”: il gorilla non è visibile nemmeno quando lo si guarda direttamente, perché il task assegnato distoglie l’attenzione dall’animale.

Gli studi concludono che i fotoni che entrano negli occhi e attivano il cervello non sono gli unici ad avere un ruolo cruciale nella percezione visiva.

Ma quindi un bravo prestigiatore é veloce con le mani? Abile a nascondere? No! Bravo a dirigere sapientemente l’attenzione e a rendere graduale un cambiamento che altrimenti verrebbe notato se si presentasse a noi in maniera brusca e repentina.

Uno studio condotto da un team di psicologi della Western Washington University, nel 2009, illustra brillantemente questo meccanismo legato alla nostra attenzione, analizzato il comportamento di alcuni studenti presenti nella piazza del un campus, suddividendoli in quattro categorie:

  1. Quelli che camminavano da soli;
  2. Le coppie impegnate in una conversazione;
  3. Quelli che ascoltavano musica con le cuffiette;
  4. Quelli impegnati in una conversazione telefonica.

Gli scienziati inviavano appariscente clown su un monociclo, che pedalava intorno agli studenti, e poi se ne andava.

Questo è stato notato prevalentemente dalle coppie mentre è completamente sfuggito alla maggior parte (oltre metà) dei ragazzi impegnati nell’ascolto musicale o che camminavano da soli.

Venne così mostrato come la conversazione telefonica riduca l’attenzione e induca cecità da disattenzione (soprattutto alla guida).

La cecità attenzionale è evidenziata anche nei tagli delle scene dei film: ad esempio, uno specchietto di un’auto può essere rotto in un inquadratura e perfettamente intatto in quella successiva, senza che nessuno della produzione o degli spettatori se ne accorga, come successo recentemente nel film Six underground di Michael Bay (2019).

I cambiamenti graduali e lenti sono i più difficili da notare, soprattutto se l’attenzione non si focalizza sull’oggetto.

Simons ne aveva già dato dimostrazione: grattacieli, persone e altri oggetti molto visibili possono apparire e scomparire sotto i vostri occhi senza che nessuno se ne accorga, se lo fanno abbastanza lentamente.


Cecità attenzionale: l‘esperimento di Ira Heyman

Un altro esperimento sull’ Inattention blindness, degno di essere menzionato, è quello di di Ira Heyman.

In questo studio sono state attaccate 3 banconote da un dollaro a tre rami di un albero in un campus universitario, e per due settimane, i ricercatori hanno osservato costantemente il comportamento degli studenti che camminavano vicino all’albero in questione, annotando se venissero schivati i rami dell’albero o se venisse vista la banconota (presumendo che ci si sarebbe fermati per coglierla).

Di 396 persone (203 uomini e 193 donne) solo 12 persone sono passate in mezzo ai rami senza evitarli; tutti gli altri passanti invece sono riusciti a schivarli in tempo, solo una piccolissima parte di questi ha notato la presenza del denaro appeso.

Questo studio fornisce supporto al modello teorico che vede l’esistenza di due flussi visivi principali deputati all’elaborazione dell’informazione: uno ventrale detto canale della percezione, e uno dorsale detto canale dell’azione (Goodale e Millner, 1992).

Entrambi i canali sono fortemente influenzati dall’attenzione e sono deputati a trasportare l’informazione riguardo alla struttura degli oggetti che vediamo e sulla loro posizione nello spazio.

La differenza tra i due è il modo di utilizzare l’informazione:

  1. nel flusso ventrale, vengono rappresentate le caratteristiche stabili dell’oggetto e le relazioni fra di esse e soprattutto il significato o l’identità di quanto viene osservato.
  2. Nel canale dorsale vengono coinvolti processi nell’aggiornamento immediato di ciò sta avviene nella porzione di realtà che stiamo vedendo, ma anche di come si muove il nostro corpo in relazione a questa.

Il flusso dorsale è il meccanismo che ci permette di sperimentare la cecità attenzionale.

In conclusione, viene sostenuto che i soggetti possono camminare sotto un albero e schivare dei rami senza accorgersi che su questi ci sono delle banconote, testimonianza del fatto che è possibile guidare il proprio comportamento senza consapevolezza e che il meccanismo dell’ inattentional blindness non svolge una funzione passiva su di noi ma seleziona, sceglie e rinforza solo quello che vuole vedere.


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Edoardo Ares Autore presso La Mente Pensante Magazine
Edoardo Ares
Formatore Aziendale | Esperto di Processi Percettivi | TEDx Speaker
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