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Dialogo Interiore

L’importanza di trovare le parole giuste


La parola da sempre è un elemento che contraddistingue l’essere umano.

Con la parola si possono creare immagini, scenografie e vere e proprie storie e poesie.

Il logos, la parola, è un grande potente, starei per dire un potere forte, che con un corpo piccolissimo, infinitesimo, addirittura invisibile, riesce a compiere imprese degne degli dèi.

Diceva il filosofo Gorgia.

Con le parole infatti possiamo evocare anche le emozioni: provate a pensare alla parola matrimonio, vacanza, scuola.

Non siete convinti? Proviamo con qualcosa di più semplice: immagino che tutti sappiamo di cosa parliamo quando pronunciamo le parole “sedia”, “fiore”, “casa”, “auto”, “tavolo”. Eppure, se fossimo tutti nella stessa stanza potremmo notare che il mio fiore non è come il tuo, e nemmeno la casa o l’auto.

La particolarità è che per ognuno di noi queste stesse parole assumono un significato diverso.

Potete provare con un semplice esercizio: fate un elenco di parole, sottoponetelo a due o più persone e chiedetegli di raccontarvi cosa gli è apparso nella mente per ogni parola della lista.

Confrontate poi le risposte e notate i dettagli delle descrizioni. Alla parola sedia, qualcuno avrà pensato a quella della propria cucina, qualcun altro a quella in metallo del bar dove fa colazione ogni giorno…

Un po’ più complesso è quando invece ci addentriamo nel mondo degli aggettivi qualificativi: “bello”, “brutto”, “interessante”, “complicato”.

Entrano in gioco fattori personali, culturali, sociali ed emotivi che fanno sì che, pur avendo tutti personalmente chiaro il significato di tali termini, il significato stesso possa avere sfumature molto diverse da una persona all’altra (o in epoche e culture differenti).


Il dialogo interiore, che cos’è?

La stessa cosa accade dentro di noi, con le parole che rivolgiamo a noi stessi.

Tutti parlano con sé stessi sia ad alta voce che in maniera silenziosa.

È un’abitudine che nasce nella nostra infanzia, da bambini lo facciamo spesso ad alta voce quando ad esempio giochiamo con un pupazzetto, o parliamo con il nostro amico immaginario.

I bambini, infatti, interiorizzano le conversazioni che hanno con gli adulti (genitori e insegnanti) e le usano come modello per parlare con sé stessi, per concentrarsi e trovare la calma.

Alcuni studi hanno dimostrato che tale discorso privato è essenziale per l’apprendimento del linguaggio e aiuta i bambini a regolare le emozioni.

Crescendo questa abitudine viene mantenuta, continuiamo a farlo sia adolescenti che adulti, ma la maggior parte di noi lo fa in modo intimo, non udibile.

Parliamo continuamente con la famiglia, gli amici o i colleghi; tuttavia, la persona con cui dialoghiamo di più siamo noi stessi.

Il dialogo interno è il modo in cui si strutturano i nostri modelli di pensiero e la forma/ il modo in cui ci rivolgiamo a noi stessi.

Questa forma, influenza il modo in cui ci sentiamo. Una frase tipica di Borzacchiello è “così come pensi, stai”.

Se una persona della nostra cerchia di amici, ha bisogno di noi, è altamente probabile che saremo propensi ad offrirle la risposta più utile per aiutarla.

Accade però che quando siamo noi ad avere bisogno, non abbiamo la stessa pazienza e attenzione che dedichiamo agli altri: iniziamo ad etichettarci,  giudicarci o pensare in modo autodistruttivo.

Spesso accade che il dialogo interno assuma tendenze svalutanti, diventando distruttivo.

Senza che ce ne rendiamo conto, esso si radica in profondità e inizia a far parte dei nostri atteggiamenti e comportamenti.

Provate ad immaginare di preparare una torta per il compleanno di vostro marito (storia vera).

Comprate gli ingredienti, li pesate, li unite e piano piano con tanto amore formate l’impasto. Lo stendete nella tortiera e coprite con la sua marmellata preferita. Prendete la suddetta tortiera e SBAM, vi cade a terra ovviamente dal lato della marmellata.

Cosa vi dite esattamente nella vostra mente (vostro figlio di tre anni è accanto a voi)? Quali sono le esatte parole e in che ordine?

Imprecazioni e sfogo iniziale a parte, provate a sostituire gli insulti , perché so bene che qualche insulto ve lo siete detto, con termini meno carichi dal punto di vista emotivo.

Al posto di “faccio sempre casino” provate con “faccio spesso poca attenzione“.

Il senso è di limitare il più possibile quella vocina giudicante che vive dentro di noi. Altrimenti inizierete a credere che quell’aggettivo sia verità assoluta.

Il dialogo interno può essere un grande alleato ma anche un pesantissimo blocco. La parola invece può essere uno strumento di benessere se utilizzata in maniera positiva di crescita.


Migliorare il dialogo interno: utilizza le domande

Come possiamo sfruttare al meglio le possibilità di crescita attraverso il nostro dialogo interiore? Una soluzione che vi porto è quella di utilizzare le domande (tipico atteggiamento da Coach).

Le domande, infatti, non sono soltanto dei semplici quesiti. Esse possono stimolare, ispirare, a volte anche provocare. Le domande diventano per noi, qualcosa di estremamente prezioso.

Le domande sono uno strumento semplice, a disposizione di tutti.

C’è chi al mattino ha già una serie di dubbi esistenziali da porre e da porsi. Chi, invece, preferisce accumulare i quesiti più o meno scomodi nelle ore notturne (tipo quando alle 3 del mattino spalanchi gli occhi e non riesci più a prendere sonno).

Addirittura, ci sono dei periodi dell’anno che portano con sé il desiderio di maggior consapevolezza, ad esempio a settembre e a gennaio spesso ci chiediamo: come voglio che sia il nuovo anno? Cosa voglio lasciarmi alle spalle? Cosa voglio migliorare di me stesso?

Domande importanti, di spessore, che giocano un ruolo fondamentale nella nostra quotidianità, in base a ciò che decidiamo di mettere in atto.

Nel Coaching si parla spesso di domande potenti, la vera potenza non sta tanto nella domanda in sé, ma in ciò che suscita in chi riceve la domanda.

Da qui si evidenzia l’importanza di utilizzare le parole giuste, quelle che in noi stimolano maggiormente il pensiero e la riflessione.

Un esempio di domanda suggestiva può essere: cosa hai imparato da questa esperienza?

Le parole gentili non costano nulla, tuttavia ottengono molto. (B. Pascal)


Giulia Rota Biasetti Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Giulia Rota Biasetti
Life Coach
Bio | Articoli | Video Intervista
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