Ethos, la nuova serie Netflix e la psicologia di Jung Psicologia Junghiana e individuazione nella Turchia moderna

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Tempo di lettura: 5 minuti


Ethos è una nuova serie tv approdata su Netflix lo scorso novembre. Ambientata nell’odierna Turchia, ci mostra il volto di un paese frammentato e diviso tra desiderio di progresso e conservazione.

Il puzzle di personaggi che vi si incontrano è infatti scisso tra l’osservanza della fede religiosa e il patriarcato, da un lato, e la spinta occidentalista all’emancipazione, dall’altro.

Le lacerazioni sociali portate in scena non sono sanate a livello dei singoli personaggi. Permane infatti, in chi si ritiene più libero, il pregiudizio per chi si attiene ancora alle tradizioni, e in questi ultimi, il disprezzo per chi le ha rinnegate.


La trama di Ethos

In tale contesto, si dipana la vicenda di Meryem, una cleaner originaria di una famiglia conservatrice di fede musulmana. Meryem soffre di svenimenti non giustificati da cause fisiologiche e viene deferita a Peri, una psicoterapeuta junghiana con cui inizia delle sedute di analisi.

Come spesso accade, è quindi un sintomo a scuotere dal torpore esistenziale la protagonista e segnalarle il bisogno di un dialogo più profondo con sé stessa. Gli svenimenti costringono infatti Meryem ad abbandonare il piano della coscienza, invitandola a tuffarsi nel mare dell’inconscio.

Ethos e psicologia junghiana

Carl G. Jung (foto a sinistra), riteneva che l’inconscio avesse un livello individuale e uno collettivo.
Secondo la teoria, il primo conterrebbe gli aspetti di sé rinnegati o non ancora noti a noi stessi, in quanto non accettati dalla propria famiglia di origine o dal contesto in cui si cresce.
L’inconscio collettivo conterrebbe invece gli aspetti archetipici del pensare umano, che sono presenti in ogni cultura e in ogni tempo.

Un esempio è l’archetipo dell’Ombra, che include tutto ciò che a livello collettivo viene rigettato, non accettato o non visto in termini di potenzialità. Anche in Ethos, la vicenda e le ombre personali di Meryem sembrano avere un’eco più ampia nelle problematiche – ma anche nelle possibilità di sviluppo ancora non pienamente sfruttate – della società turca.

Ed è fra queste contraddizioni, personali e collettive, che Peri dovrà aiutare Meryem a districarsi, nel tentativo di renderla una ragazza più consapevole e indipendente.

Ethos e la psicologia junghiana dell’individuazione

Non è un caso che tra i vari orientamenti psicodinamici, l’autore di Ethos abbia scelto il riferimento alla psicologia junghiana. Al centro del pensiero di Jung, infatti, sta il concetto di “individuazione”: il percorso vocazionale, che consiste nell’affrontare i propri demoni interiori per poter realizzare la nostra vera natura individuale.

Anche Peri, tuttavia, è un personaggio ambiguo ed irrisolto, alle prese con l’autocompiacimento per essere ricca, colta e cosmopolita in una società legata alle tradizioni e in cui vi è ancora molta disparità fra i vari ceti; ma soprattutto, alle prese con l’astio verso la stessa Meryem.

Nell’ottica di Peri, la sua paziente sarebbe succube di una società patriarcale che vorrebbe occultarne l’identità sotto al velo che indossa. Per via dei pensieri e delle emozioni negative che la ragazza suscita in Peri, l’alleanza terapeutica con Meryem stenta a crearsi.


A tu per tu con sé stessi

Nonostante ciò, Meryem partecipa con interesse alle sedute, durante le quali il pubblico di Netflix filtra, attraverso gli occhioni vivaci della protagonista, ciò che le accade intorno ed empatizza con le sue vicende.

Dalla prima seduta, emerge che la famiglia di Meryem è devota a un hodja, un padre spirituale col quale la ragazza si confida. Il primo step che Peri chiederà a Meryem di affrontare nel cammino verso l’individuazione sarà quello di ritagliarsi uno spazio privato – lo spazio d’analisi – in cui pensare e comunicare in libertà, a distanza dalle idee della propria famiglia e dall’influenza dell’hodja.

Nonostante alcune interferenze, specie da parte di Yasin, il fratello di Meryem, che non vede di buon occhio la nascita di un’autonomia di pensiero in lei, Meryem riuscirà a difendere il suo spazio personale, dandosi la possibilità di aprirsi a idee e punti di vista fino ad allora inesplorati.

Durante le sedute di Meryem, lo spettatore viene inoltre a conoscere la storia di Yasin, il cui matrimonio con Ruhiye è in crisi. Ruhiye si è chiusa in un dolore oscuro che non riesce a comunicare, se non tramite il pianto e l’autolesionismo. Ai gesti disperati della donna, Yasin reagisce con frustrazione, non essendo capace di comprendere il dolore della moglie, che considera ormai sull’orlo della pazzia.

Un giorno, Ruhiye sparisce all’insaputa di tutti, per recarsi al villaggio e chiudere i conti con una faccenda che la tormenta da anni. Tornata dal viaggio, Ruhiye è una persona nuova, più in pace con sé stessa e con gli altri.

“Non è normale”, dice Meryem alla terapeuta. “Ha portato insieme a lei il piccolo Ismail [suo figlio], sulla strada, chissà dove, e poi da sola!… Ora invece parla, partecipa, fa le faccende di casa perfino.”

“Allora è stato un bene che sua cognata abbia fatto un viaggio come quello”, nota Peri. “Lei, Meryem, pensa che ogni atto di coraggio dimostri pazzia?”

Le domande di Peri danno filo da torcere a Meryem, divisa fra la tendenza a difendere i princìpi etici con cui è cresciuta (“una donna che agisce in autonomia è pazza”) e la fiducia sempre maggiore in una terapeuta che, sostenendo il suo libero sviluppo, riesce a guadagnarsene l’ammirazione.


Ethos: uno spaccato culturale a luci e ombre

La prima stagione della serie sembra focalizzarsi sul rapporto fra luci e ombre, sia in Meryem e Peri, sia negli altri personaggi.

Peri, a sua volta, vede una terapeuta, Gulbin. Gulbin è empatica e aperta, ma ha un rapporto complicato con la sorella musulmana.
Quest’ultima, incapace di gestire la propria invidia verso Gulbin, più colta e sincera di lei, le esprime continuamente il proprio disprezzo.

Eppure, Gulbin ha la delicatezza di non colludere con Peri quando quest’ultima, in seduta, parla della sua avversione nei confronti dei musulmani, criticando il velo di Meryem. In tutta risposta, anzi, Gulbin decide di terminare le sedute con Peri.

Solo allora quest’ultima viene messa di fronte ai propri limiti e può smettere di giudicare quelli di Meryem, arrivando a creare con lei un rapporto più autentico.

Affrontare le proprie ombre è per Jung un passo fondamentale nel cammino individuativo. Sebbene non sia facile accettare che i propri princìpi non siano assoluti o giusti in ogni loro aspetto, è pur vero che aprirsi a nuovi punti di osservazione è un’esperienza arricchente ed essenziale.

L’ombra, infatti, lungi dall’essere solo un incontro-scontro con idee limitanti che abbiamo maturato per il mero fatto di aver vissuto in un dato contesto familiare e sociale, è un’opportunità di riconsiderare aspetti di diversità, novità e di scoperta.
In tal modo, l’analisi junghiana promuove l’ampliamento della coscienza e il dialogo fra le varie parti della personalità nel suo complesso: ciò che Jung chiama “il Sé”.

In parallelo, la società turca rappresentata in Ethos appare, sì, lacerata da invidie e pregiudizi reciproci, ma è anche colta nel mezzo di un processo caleidoscopico di riconciliazione tra ideologie e stili di vita emergenti e obsolescenti; processo volto alla creazione di un vivere sociale più inclusivo e democratico.


L’incontro con l’Animus

Alla fine della prima stagione, s’incontra un personaggio, Hilmi, assistente dell’hodja, che è un esplicito portatore delle idee di Jung, e le insegna a Meryem, della quale è innamorato. L’incontro tra i due potrebbe preludere a una seconda stagione incentrata non solo sul rapporto con l’archetipo dell’Ombra, ma anche sul rapporto di Meryem con l’Animus.

L’Animus include per Jung gli aspetti più intellettuali – ma anche le risorse più concrete e fattive della personalità femminile: perciò è ipotizzabile che Meryem sarà confrontata con queste parti di sé nella (forse futura?) storia d’amore con Hilmi.

Intanto, in attesa della seconda stagione, la cui uscita è prevista per gennaio, consiglio vivamente la visione di Ethos a tutti gli appassionati di psicologia analitica e a tutti coloro che sono alle prese con le proprie luci e le proprie ombre.

Per approcciare gli argomenti di psicologia junghiana trattati nel mio articolo, specie i concetti di inconscio individuale e collettivo, ombra, animus e archetipi, suggerisco una lettura divulgativa alla quale ho attinto:

  • C.G. JUNG, Psicologia dell’Inconscio (1916), ed. Bollati Boringhieri, 2012.

Daniela Porcu
Email: daniela.porcu92@gmail.com

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