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Gestire i cambiamenti nel Coaching: sempre un passo avanti al caso

Aiuto è finito il caffè!

Image by bianca gasparoto on Pexels.com


Come ti senti quando la mattina ti rendi conto che è finito il caffè? Per me è una spiacevole sensazione ed è anche esemplificativa di come ti fa sentire un cambiamento inaspettato e indesiderato delle tue amate abitudini.

Voglio specificare che i cambiamenti di cui mi occupo come Coach sono quelli migliorativi, perché ogni cambiamento non è necessariamente un miglioramento ma, come disse Sir Winston Churchill, per migliorare dobbiamo cambiare.

Il caffè ha un posto importante nella mia giornata. Chi come me fa colazione con il caffè, lo gusta con gli amici e a chiusura del pasto, lo prende nella pausa di metà giornata, ricercandone le qualità più aromatiche e prelibate, mi capirà quando spiego come mi sentirei se da un momento all’altro mi chiedessero di smettere di bere caffè.

L’impatto sarebbe sicuramente quello di una perdita che va molto oltre l’aspetto della degustazione sensoriale. Mi mancherebbe l’amata coccola, il rito, un momento di socialità, un amico affidabile per affrontare l’inizio della giornata, una tradizione familiare, il profumo del mattino nella mia infanzia, l’estetica dei miei “giocattoli” per macinare e cucinare vari tipi di caffè, dall’espresso al caffè lungo, dal caffè turco al caffè arricchito di crema, latte e ginseng.

E anche se ci fosse un motivo valido per toglierlo dalla mia dieta, sarebbe più facile dirlo piuttosto che farlo. Quindi per mettere in atto questo cambiamento agirei su piani diversi e più ampi della mera sostituzione del caffè con una bevanda simile.

Con questa metafora introduco il tema del cambiamento, che è stato centrale sin dall’inizio della mia attività di Coach, e al quale nel corso degli anni ho dedicato studio, ricerche e raccolto ispirazioni in numerosi contesti formativi teorici ed esperienziali, tanto quanto nella mia vita privata. La complessità del tema è dovuta principalmente a due aspetti:

  1. La necessità di un cambiamento ha sempre un’origine sistemica, non c’è una causa unica, c’è invece una concomitanza di situazioni che concorrono a crearlo.
  2. Le conseguenze di un cambiamento hanno sempre un effetto sistemico perché coinvolgono tutte i livelli a noi correlati.

Fatti avvolgere dall’aroma del cambiamento

Esistono dei cambiamenti di abitudini e di comportamenti alla cui base c’è un reset di pensiero logico/razionale, in cui si conviene che per raggiungere determinati obiettivi, sia necessaria una strategia efficace.

Tendenzialmente questo si ottiene allenandosi a fare cose nuove e diverse da quelle che sono valutate come inefficaci per l’ottenimento dei risultati desiderati.

C’è poi quel cambiamento che viene da una necessità più profonda: sentirsi allineati nella vita ai propri valori.

Lo potremmo definire come il passaggio dalla realizzazione di sé alla realizzazione del significato della propria vita.

Due importanti motivi per cambiare:

  1. vuoi qualcosa di meglio che hai immaginato, desiderato, visto o già sperimentato.
  2. sei costretto da un evento incontrollabile come una perdita, una malattia, una concomitanza di fattori che arriva inaspettatamente e che è indipendente dalla tua volontà.

Due approcci al cambiamento che uso nel Coaching.

Io corro sulla strada, molto prima di danzare sotto le luci. Muhammad Ali.

Allenamento continuo a nuovi pensieri, nuove strategie, nuovi obiettivi specifici, allenamento a nuove abitudini, organizzazione e pianificazione.

Quel che ti ha portato fin qui ti potrebbe tener prigioniero. Abilità profonde possono affondare profonde radici. Così prova cose nuove. Incontra gente nuova. Sii più audace. Brendon Burchard.

Reset di valori principali, delle convinzioni profonde, della visione della vita, un nuovo sé.

Ovviamente un approccio può integrare l’altro e l’uno può dare seguito all’altro.

Quando l’aroma del cambiamento si comincia a sentire attraverso i risultati, c’è più gusto a proseguire per la nuova strada e a ripetere le nuove esperienze positive. 


Il caffè dell’infanzia

Quando i genitori impediscono ai bambini di seguire le loro attitudini, per convinzioni limitanti, per mancanza di fiducia, per frustrazione personale e per distrazione, i figli imparano a compiacere gli altri.

Crescendo diventano delle persone che rinunciano a una parte di sé e nella loro vita si crea una mancanza, una distanza fra il desiderio e la realtà.

Un giorno si troveranno davanti alle grandi domande: “Chi sono io veramente?” E “Qual è il significato di ciò che faccio?” Così avranno la grande opportunità di conoscere se stessi.

La crescita è un continuo cambiare e un processo impegnativo. Impari a separare ciò che crea caos e a unire ciò che crea forza e non è detto che sia sempre bello.

E se è vero che la zona di comfort è nemica dell’ingegno è interessante il pensiero del filosofo e neurobiologo Gerard Roth:

Il nostro cervello ama le abitudini.

Per questo il cambiamento ha a che fare con un certo grado di discomfort.

Secondo Roth svolgiamo l’80% delle azioni automaticamente. Impariamo attraverso l’esercizio ripetuto e l’apprendimento viene memorizzato in profondità nel cervello.


Un caffè con la Coach

 Ecco qui due persone che hanno operato grandi cambiamenti nella loro vita, e con cui ho usato un approccio diverso, arrivando a cambiamenti dello stesso livello d’importanza. (I clienti mi autorizzano a raccontare le loro storie in forma anonima.)

Cecilia è un’impiegata che lavora in una realtà aziendale complessa. I rapporti con i colleghi e i superiori sono difficili e conflittuali nonostante la presenza delle risorse umane. Spesso si sente poco riconosciuta, lasciata indietro e sotto stimolata al lavoro. Nel corso degli anni la rabbia è aumentata e percepisce i suoi interlocutori come nemici. Ogni tentativo per far valere le sue ragioni è stato bloccato, rallentato o lasciato cadere nel nulla.

Il punto è che non vuole lasciare l’azienda in cui lavora, per motivi di sicurezza economica. D’altra parte la quotidianità è piena di frustrazioni e delusioni.

Interveniamo su più fronti.

  1. Allenamento mentale a individuare aperture e possibilità nelle relazioni e comunicazioni aziendali, finora cancellate o distorte dalle emozioni negative. Risultato: nuovi comportamenti e risposte diverse dagli interlocutori.
  2. La ricerca attiva e propositiva di aree di lavoro di maggior interesse e corrispondenza con le sue competenze all’interno del suo ruolo. Risultato: maggiore soddisfazione e senso di utilità.

Il miglioramento in queste zone accende la fiducia di poter migliorare ancora di più il quadro generale. Poiché la focalizzazione è distolta dagli aspetti negativi, Cecilia comincia a vedere opportunità trasversali in azienda e si propone anche in un altro settore, traendone successo e maggior sicurezza.

Così il suo panorama si apre e si rivolge alla vita privata, decidendo di metter su famiglia. Nel frattempo, riceve una promozione nell’ambito del suo tradizionale ruolo di lavoro, passando a un livello superiore.

Quello di Cecilia è un esempio di come agendo a livello “capillare” si arriva ai grandi cambiamenti. Nel caso di Mario, invece, il cambiamento di visione di sé e della propria vita ha portato anche a un cambiamento più capillare di comportamenti e strategie. Ecco la storia.

Mario è un giovane imprenditore in un’azienda familiare. Il suo ruolo in azienda e nella famiglia lo rende insoddisfatto e di cattivo umore. Mentre lui infatti percepisce il proprio potenziale e si sente limitato nell’esprimerlo, la famiglia continua a trattarlo sia in azienda che in privato come il “piccolo” rispetto al padre e al fratello maggiore, che invece sembrano avere visioni simili e più allineate. Mario si sente sminuito e bloccato nella crescita e nell’espansione personale e professionale.

Nel Coaching lavoriamo su:

  1. un’analisi dei valori per verificare la coerenza della sua situazione attuale con essi.
  2. La sua “ecologia di vita” per individuare le aree da cui partire per promuovere il cambiamento.

Mario decide di accettare l’offerta di alcuni amici ed entra a far parte di una start up che si occupa di tecnologia. Richiede ai soci familiari di poter ridurre la sua presenza nell’azienda di famiglia per un periodo, rinunciando a una parte dei suoi utili.

Mario può ora muoversi in un ambiente che utilizza le sue idee innovative concretamente e i suoi successi cominciano a incuriosire anche la sua famiglia. Per uscire dal suo vecchio ruolo Mario è dovuto entrare in un altro sistema in cui le sue abilità e competenze sono riconosciute.

Trovandosi in una situazione finanziaria prospera grazie alla nuova attività, Mario potrà in seguito, aiutare l’azienda familiare a superare un periodo difficile. Questo naturalmente lo riposiziona anche all’interno del sistema familiare. Il lieto fine arriva con la decisione di creare una propria famiglia.


Caffè al ginseng

In un qualche modo tutti i casi di Coaching riguardano il cambiamento. La bellezza di questi percorsi è che stimolano sempre emozioni, talenti e potenziale sopiti, poco allenati o poco sollecitati da una vita sempre uguale rinvigorendo la nostra energia.

Sono convinta che cambiare per realizzare obiettivi sia già di per sé una risorsa di sicurezza e fiducia in sé stessi. Tuttavia senza un significato più grande del mero successo diventiamo delle stanche macchine performanti. È importante verificare l’impatto che i cambiamenti hanno sui nostri valori principali. Chiediamoci quanto e quale arricchimento portino al senso della nostra vita, alla nostra evoluzione umana e al nostro contributo verso gli altri.

Nella mia crescita personale e professionale ho capito che piuttosto che attendere eventi esterni avrei dovuto pormi delle sfide da sola, pianificare cambiamenti per migliorare me stessa in senso soggettivo e oggettivo. Il comfort è fuorviante, bene usufruirne a livello di ricarica strumentale, meno bene pensare che sia un’eterna sicurezza. Meglio stare un passo avanti al caso.

E se come dice Gerard Roth il cambiamento e la messa in atto di comportamenti nuovi generano discomfort per via di quelli vecchi appresi e memorizzati attraverso la ripetizione, possiamo impararne di nuovi ripetendoli e allenandoci, la strada è sempre a due corsie. E la mia scelta è vivere questo discomfort nel miglior comfort strumentale possibile.

Come disse Sherlock Holmes :

Non c’è niente di meglio di una tazza di caffè per stimolare il cervello.


Teresa Burzigotti Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Teresa Burzigotti
NLC Master Coach e Teaching Trainer
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