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I sette assiomi dei Pregiudizi di Base (PdB)

Cosa sono e come riconoscerli


In alcuni articoli passati pubblicati in questa rivista ho fatto riferimento alla Teoria Generale di Pregiudizi di Base che non ho approfondito sia per questioni di spazio sia perché non rientravano nel focus degli argomenti trattati (Papadopoulos 2014, 2022, a, b, c, d).

Per questo motivo in questo articolo si andranno ad esplicitare cosa sono i Pregiudizi di Base e come riconoscere quando essi si manifestano nella vita di tutti i giorni.

Si possono postulare sette assiomi dei Pregiudizi di Base (PdB) e la scelta del termine “assioma” si ispira al famoso libro “Pragmatica della comunicazione umana, dove vengono postulati i cinque assiomi della comunicazione (Watlawick e collaboratori 1967).

Ora li approfondiremo uno per uno.


Primo assioma

Ogni volta che si pensa qualcosa di negativo su se stessi (riguardante la sfera emotiva e/o relazionale) tale pensiero è il frutto di un PdB.

L’essere umano non è naturalmente masochista, anzi, tende alla propria conservazione; quindi come si può spiegare la comparsa ed il mantenimento dei PdB negativi?

L’unica risposta che si può dare è che quei pensieri, nel corso del tempo, si siano introdotti, stabilizzati e sedimentati nella mente della persona fino a costituirne la sua “verità” psicologica.

Inoltre, essendosi formati durante l’infanzia, si sono lungamente reiterati nel tempo trasformandosi quindi in abitudini mentali e ogni abitudine è sempre più facile da riattivare piuttosto che sperimentare una novità.

La mente difficilmente riesce ad essere neutra verso se stessa, perché quando tenta di categorizzare, osservare, giudicare i propri pensieri agisce mediante un pensiero che è esso stesso parte del sistema.

Ovviamente ognuno di noi cerca di osservare la propria mente, ma in base a quanto sopra esposto, tale osservazione andrà necessariamente ad interferire con il processo stesso del pensiero osservato.

La conseguenza di ciò è che se si manifesta un pensiero negativo il pensiero che cercherà di correggerlo sarà esso stesso parte del sistema dei pensieri negativi ed ovviamente non potrà autocontraddirsi.

Se la mente è impigliata in questo paradosso allora ci si potrà chiedere in che modo sia possibile riconoscere i PdB negativi accumulati nel tempo; inoltre è possibile accorgersi quando si stanno attivando durante la vita quotidiana?

In realtà il metodo è molto semplice: basta osservare le proposizioni e le frasi che produce la propria mente su questioni emotive in particolare: se si manifestano pensieri negativi su se stessi, questa è la conferma che nel proprio repertorio sono presenti PdB e che in quel momento si stanno attivando.

Se chiedete a una persona di immaginare un sogno che vuole realizzare, nella maggior parte delle volte la sua mente farà seguire alla visualizzazione dell’oggetto del proprio desiderio un pensiero che ne mette in dubbio la sua realizzazione.

Quando ciò accade si è necessariamente attivato un PdB del tipo “Non sono adeguato/a“, “Non posso essere felice“, “Non ce la farò mai“, ecc.

In genere la sintassi di questi Pregiudizi di Base inizia sempre con un “non” o con una congiunzione dubitativa del tipo: “ma“, “se” “forse“,” “però” e questo è un altro indicatore dell’attivazione di un PdB.

La comprensione profonda di questo primo assioma ha una rilevanza notevole perché può liberare il soggetto dal peso di una percezione negativa su sé stesso in quanto, ad essere sbagliato, non è il soggetto stesso, o qualche meccanismo psicologico nascosto, ma unicamente uno o più pensieri di natura comunicativa.

In questo modo di interrompe un circolo negativo che si autorinforza.

Infine, anche aspetti di competenza modificabili rientrano de facto nei Pregiudizi di Base.

Per esempio, se una persona sostiene di non essere portata per la matematica, apparentemente ciò può corrispondere alla realtà; tuttavia, con un buon insegnante e la voglia di migliorare, quello che sembrava un ostacolo insormontabile può essere superato.

Naturalmente alcune competenze sono più semplici da acquisire quando si è ancora giovani, ma anche in età avanzata, pur richiedendo un dispendio energetico più alto, si può apprendere o migliorare qualsiasi abilità.

Quindi, tutti quei pensieri che si riferiscono a una carenza di competenze (non capisco la tecnologia, non sono creativo, non so cucire, non sono abile nello sport, ecc.), sono PdB funzionali al mantenimento di una determinata situazione.

Infatti, i PdB possono essere funzionali all’oggettivazione di uno stato di inamovibilità quando non si è disposti a mettere impegno ed energie per migliorarsi in determinati ambiti.


Secondo assioma

Tutti i PdB vengono considerati dai diretti interessati non come il frutto di un apprendimento comunicativo-emozionale, ma come verità a priori indiscutibili.

Questa assunzione di verità è l’aspetto che rende più difficile il riconoscimento e la risoluzione dei PdB.

Finché non si percepisce l’erroneità di tale convinzione, si continuerà a pensare e agire come se i PdB fossero oggettivamente veri.

Il motivo principale per cui i PdB sono ritenuti verità inconfutabili è legato al fatto che nel corso degli anni ci si è identificati in essi ed il loro abbandono o disidentificazione verrebbe vissuto come un annullamento del proprio sé (Papadopoulos 2014).


Terzo assioma

I PdB vengono generalmente “appresi” in contesti familiari, il che comporta che anche le figure di attaccamento sono influenzate da vari PdB.

Questo terzo assioma richiama molto da vicino la teoria di Bowen dell’origine trigenerazionale delle psicosi secondo cui tale patologia si sviluppa nella terza generazione dopo un aggravamento di determinate caratteristiche generazione dopo generazione (Bowen 1979).

Allo stesso modo, se un figlio possiede un PdB del tipo “Non sono all’altezza” o “Non sono in grado“, molto probabilmente avrà avuto una o più figure significative che sono vissute in un ambiente familiare molto giudicante.

Oppure, se una figlia possiede un PdB del tipo “Non sono degna di amore“, è verosimile che i suoi genitori non abbiano imparato ad amare nelle proprie famiglie di origine. In questo terzo assioma si presuppone quindi che i PdB del figlio derivino e siano strettamente correlati con i PdB dei propri genitori ma non saranno “ereditati” in maniera identica di generazione in generazione perché la vita ci sottopone ad una miriade di influenze sia interne che esterne che andranno a modificare alcuni aspetti di tali PdB.


Quarto assioma

In base al terzo assioma, la persona che ha “ereditato” i PdB, in maniera inconsapevole colluderà con i PdB delle figure di attaccamento, rendendo più difficile la risoluzione dei propri.

In pratica, si tratta di un prolungamento del terzo assioma.

La stretta correlazione fra i PdB dei figli e quelli delle figure di attaccamento, produrrà lo sviluppo di una collusione tra i PdB del figlio e quello dei genitori in maniera tale che uno rinforzerà l’altro.

Per esempio, se una madre ha un PdB del tipo “Non posso essere felice“, il figlio, che spesso assume il ruolo del salvatore dei propri genitori, può rimanere intrappolato in questo vortice di infelicità e una volta adulto, potrà anche trovarsi in difficoltà nel processo di separazione dalla famiglia di origine e sentirsi in colpa per il suo desiderio di individuazione*.

A quel punto il figlio potrà sviluppare un PdB derivato del tipo “La mia compagna senza di me non può stare“, corroborando e confermando la veridicità del PdB originario “Non posso essere felice“.

La collusione da parte dei figli con i PdB delle figure di attaccamento può manifestarsi anche in maniera oppositiva, quando il figlio si vuole distaccare dai PdB dei propri genitori.

Molto spesso questo distacco però è solo temporaneo, perché nel momento in cui si trasforma a loro volta in genitore a quel punto i PdB contro cui ha combattuto possono ricomparire e dirigersi verso i propri figli.


Quinto assioma

Tutti i PdB si formano in virtù di una trasformazione pathocognitiva e di un’alterazione semantica.

Innanzi tutto bisogna specificare il significato del neologismo “pathocognitivo“.

È costituito da due parole: la prima, “pathos“, è un termine greco che indica una forte emozione; il termine in se stesso non ha una denotazione positiva o negativa, ma la assume in relazione all’esperienza vissuta.

Il termine “cognitio” è invece un termine latino che nello specifico denota l’atto del conoscere, ma in senso più ampio indica tutta l’attività mentale degli esseri umani, soprattutto in relazione al linguaggio.

Questa dualità tra l’aspetto emotivo e quello cognitivo costituisce la matrice indispensabile e necessaria su cui si formano tutti i PdB.

Questa dicotomia iniziale tuttavia si trasforma con il tempo (un tempo relativamente breve) in una monade inseparabile.

Ogni evento e accadimento psico-fisico genera un vissuto emotivo; fino a quando però tale esperienza non viene trasformata cognitivamente, ovvero non viene decodificata in termini linguistici, non si potrà generare un Pregiudizio di Base.

Infatti un PdB potrà prendere forma solo dopo essere stato definito linguisticamente; prima di quel momento esiste solo l’emozione pura che di per sé non possiede una propria staticità.

Nel momento stesso in cui il linguaggio interviene per definire semanticamente e linguisticamente uno stato emotivo quello è il momento X in cui si crea una convinzione fissa e rigida che andrà ad influenzare la concezione che la persona avrà di se stessa. È questo processo di categorizzazione a determinare la sedimentazione e il mantenimento del PdB nel tempo.

Da quel momento in poi non si è più in grado di capire se è il vissuto emotivo che influenza l’aspetto cognitivo o se è quest’ultimo che mantiene il primo.

Una volta che il PdB è consolidato, è come se fosse diventato un elemento autonomo e “necessario” della mente della persona. Infine si parla di ’”alterazione semantica” perché, pur sussistendo un grosso coinvolgimento delle emozioni, ciò che manterrà nel tempo un determinato vissuto fino all’età adulta riguarda la sfera linguistica.


Sesto assioma

Tutti i PdB sono la risultante di una ripetizione uguale e costante per un arco di tempo abbastanza lungo di un determinato messaggio o evento esperenziale.

Il concetto di base di questo assioma è già stato ampiamente trattato in numerosi testi di psicologia e psicoterapia.

Se una determinata interazione comunicativa o relazionale è sporadica, non potrà sviluppare un PdB: infatti tutto ciò che è temporaneo non viene memorizzato, a meno che non sia un evento particolarmente forte o traumatico.

In quel caso però il discorso sarà più complesso perché indipendentemente dai PdB che si svilupperanno, il vero problema è costituito da una forte alterazione nello sviluppo del Sé e in alcuni casi anche dello schema corporeo.

Generalmente parlando, la ripetizione crea il consenso: è una sorta di lavaggio del cervello: più un messaggio viene ripetuto, più è alta la possibilità di mettere in discussione le proprie convinzioni, a volte anche per una questione di pura sopravvivenza psico-fisica, e ciò è tanto più vero per soggetti deboli come possono essere i bambini.


Settimo assioma

Tutti i PdB sono socialmente e culturalmente dipendenti.

Questo assioma mette in evidenza la natura culturale dei PdB; essi infatti non sono e non possono essere sganciati dal più ampio contesto sociale di appartenenza.

Può quindi capitare che in alcune culture una certa convinzione corrisponda ad un PdB mentre in altre no. È anche vero che nel XXI secolo le differenze culturali sono purtroppo ridotte al minimo.


Bibliografia

Bowen M., Dalla famiglia all’individuo, Astrolabio, Roma 1979.
Papadopoulos I. (a),”Il mantenimento della stupidità” – parte prima, La mente Pensante Magazine, 2022
Papadopoulos I. (b), “Il mantenimento della stupidità” – parte seconda, La mente Pensante Magazine, 2022
Papadopoulos I. (c), “Il mantenimento della stupidità” – parte terza, La mente Pensante Magazine, 2022
Papadopoulos I. (d), “Il mantenimento della stupidità”– parte quarta, La mente Pensante Magazine, 2022
Papadopoulos I., La teoria generale dei pregiudizi di base, Armando, 2014.
Watlawick P., Beavin J.H., Jackson D.D., (1967), Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma 1971.


Dott. Ivo Papadopoulos Autore presso La Mente Pensante Magazine
Dott. Ivo Papadopoulos
Psicologo Clinico | Sociologo | Funzionario Educativo
Bio | Articoli | Video Intervista Scrittori Pensanti
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