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Il ballo delle identità

Il legame esistente tra identità e mondo sociale


Nota: I contenuti di questo articolo possono essere ampiamente approfonditi nel libro “Il ballo delle identità” del Prof. Stefano Tartaglia, Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Psicologia distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported e disponibile al seguente indirizzo web: https://iris.unito.it/handle/2318/1694482


In un’ottica di psicologia sociale, il tema dell’identità e del sé sono strettamente legati a quello del mondo sociale. L’immagine che noi abbiamo di noi stessi e che diamo alle persone intorno a noi, è in parte automatica e inconsapevole e in parte consapevole e strategica. Essa si crea e si modifica in relazione al contesto sociale.

Gli schemi che costituiscono l’immagine di sé sono stabili, ma cambiano nel corso della vita: si modificano sulla base delle esperienze e del mondo sociale. Viene dunque naturale domandarsi come l’evoluzione della società in senso ampio, o più ristretto possa influire sulle dinamiche di costruzione e ricostruzione dell’immagine che abbiamo di noi stessi.


Legame tra sé e mondo sociale

È importante sottolineare fin da subito quale legame intercorra tra il sé e il mondo sociale. Innanzitutto, gli altri ci danno informazioni su chi siamo.

Fin dagli albori della psicologia, James ha definito il “sè” come un elemento non unitario e strutturato in più componenti, tra cui il “sè sociale”. Cooley, ha proposto la metafora del “sé rispecchiato”: noi sappiamo che faccia abbiamo grazie agli specchi, abbiamo bisogno di un punto di vista esterno per capire come siamo fatti. L’immagine si allarga immediatamente anche alla conoscenza di sé: si usano le altre persone come specchi per dedurre come siamo fatti noi. Infine, Bandura con la Self efficacy, un ampliamento della teoria dell’apprendimento sociale, sostiene come l’idea di essere bravi e non bravi a fare qualcosa venga influenzato da ciò che il mondo esterno rimanda.

Gli altri sono dei modelli da imitare: si apprende dalle esperienze degli altri e si impara ad atteggiarsi e comportarsi, perché si prendono come riferimento dei modelli nel mondo sociale in cui si è inseriti. Mead in Mente, Sé e società spiega come il bambino inizi a riconoscere i ruoli sociali, giocando a interpretarli e imparando chi è a partire da questi.

Infine, gli altri sono dei metri di paragone, dei paletti rispetto a cui posizionare se stessi, che permettono all’individuo di autovalutarsi per confronto.


Due tendenze contrapposte

L’identità si muove e si definisce tra una coppia di tendenze contrapposte.

Da un lato è possibile definire il sé in termini maggiormente individuali, d’altro canto in termini sociali. Noi ci descriviamo agli altri e a noi stessi come individui singoli, con specifiche caratteristiche individuali e quindi come unici e differenti. Oppure come appartenenti a categorie sociali ideali e quindi simili ad altre persone.

Percepirsi come individui unici al mondo e irripetibili può essere utile per sostenere la propria autostima, ma in molti casi questa unicità può spaventare ed è meglio avvicinarsi ad altre persone, che siano modelli singoli oppure dei gruppi.

L’identità che di volta in volta si gioca nelle situazioni sociali emerge dalla collocazione all’interno di queste opposizioni, determinata in parte da fattori non consapevoli, in parte da scelte strategiche che gli individui mettono in atto consapevolmente.

L’identità, dunque, non è stabile nel tempo, né nello spazio.

L’ambiente sociale e culturale influisce sulle dinamiche identitarie, pertanto, i cambiamenti che avvengono in esso hanno necessariamente dei riflessi sulla costruzione dell’immagine di sé delle persone.


Il postmodernismo e la fluidità

Attualmente viviamo in una società chiamata post-moderna.

È un’età che si definisce in contrasto alla modernità: quel lungo periodo, dall’umanesimo alle due Guerre Mondiali, di grande sviluppo, certezze e ottimismo. L’età moderna è stata caratterizzata dalla messa al centro dell’uomo, da grande fiducia nella potenzialità della razionalità umana, della conoscenza scientifica e del progresso tecnico, da una visione ottimistica del mondo tesa verso un futuro glorioso capace di conoscenza oggettiva. L’apogeo della cultura moderna è il pensiero positivistico dell’800: ottimismo e certezza. Scienza, religione, appartenenze sociali stabili e forti.

Tutto questo inizia a vacillare nel ‘900 per svariati motivi: la crisi del positivismo in ambito scientifico, le Guerre Mondiali, le crisi economiche, lo sviluppo della psicologia dinamica, aspetti che mettono in luce l’irrazionalità e l’inconsapevolezza degli esseri umani.

La cultura umana passa così da un periodo caratterizzato da stabilità e certezza a un’età di incertezza e dubbio.

Questa è l’epoca post-moderna: fluidità, incertezza dei saperi e delle credenze, instabilità e mutevolezza, che contraddistinguono la società attuale in senso lato. L’epoca della crisi delle grandi narrazioni (scienza, religione, ideologie) alla base delle certezze. Oggi mancano dei punti di ancoraggio forti a cui agganciare certezze personali.

Bauman, sociologo post-moderno, ha coniato i termini di società dell’incertezza e modernità liquida. Descrive così il passaggio da una società e una cultura stabili e chiaramente definite (solide) a forme sociali e culturali fluide, mutevoli e sfuggenti (liquide).

Secondo l’autore vari fattori hanno contribuito ad arrivare a questa condizione: la crisi della religione (fattore stabilizzatore, che fornisce riferimenti morali, comportamento stabili e fissi da mettere in atto), la diffusione del benessere, poi legato al consumismo di massa (che permea oggi la società a vari livelli e spinge le persone a consumare e cambiare costantemente le cose), la crisi delle ideologie politiche, la precarizzazione del mondo del lavoro e il superamento delle appartenenze di classe.

Oggi ci troviamo quindi in un mondo dinamico, con appartenenze molto più fluide.


L’identità liquida di Baumann

Da questi ragionamenti di Bauman emerge una focalizzazione sull’identità.

Nella società solida, caratteristica dell’epoca moderna, l’identità era predeterminata e stabile: era definita dal ceto sociale in cui si nasceva e si adottava il modo di essere consono alla propria appartenenza di classe, senza possibilità di cambiamento.

Nell’attuale società liquida non esistono più appartenenze stabili e non modificabili e l’identità diventa una scelta fra varie e molteplici appartenenze. È un processo di definizione continuo, è qualcosa che si può negoziare costantemente.

Nel mondo contemporaneo, secondo Bauman, un’identità forte e stabile per tutta la vita non solo non potrebbe esistere, ma non sarebbe nemmeno auspicabile. Si tratterebbe di una limitazione alla libertà di scelta, una rinuncia a qualcosa che è ormai di nostra pertinenza.


La globalizzazione

La globalizzazione è il processo che ha portato il pianeta a essere connesso da un punto di vista economico e culturale. Non si tratta però di un fenomeno nuovo, nonostante l’eco provocata soprattutto negli anni’90. Lo sviluppo di interconnessioni a livello planetario è iniziato ben prima della nostra epoca, ma nell’ultimo secolo le trasformazioni tecnologiche e sociali hanno portato a un aumento impressionante della velocità e dell’estensione del fenomeno.

I progressi che hanno incrementato questi processi sono stati in particolare l’evoluzione dei mezzi di trasporto, i nuovi mezzi di comunicazione (telegrafo, radio, TV, internet), la diffusione del sistema economico liberista, il superamento della politica dei blocchi contrapposti, lo sviluppo della società di massa e la diffusione del benessere.

È importante domandarsi, da un punto di vista psicologico, quale ricaduta e quali conseguenze abbia avuto il processo della globalizzazione sull’uomo e quindi sul concetto di identità.

Da un punto di vista culturale ha prodotto sicuramente due conseguenze contrapposte:

  • Lo sviluppo di una cultura condivisa globalmente. Oggi con l’interconnessione economica e le comunicazioni, i riferimenti culturali sono molto più simili in tutto il mondo: lo scenario culturale tende a uniformarsi e complessificarsi.
  • L’aumento della complessità del mondo tramite la mescolanza di differenti sistemi culturali. Si muove l’uomo, si muovono le informazioni, si muove la cultura, aumenta il confronto. Si ha accesso a una conoscenza molto più ampia ed estesa che va oltre il mondo fisico.

La cultura globale semplifica le culture locali rendendole più simili tra loro, ma allo stesso tempo complica la percezione del mondo, rendendo accessibili nuovi stimoli non presenti nella cultura locale.


Identità e globalizzazione

Oggi esistono gruppi e categorie sociali molto più numerosi: la globalizzazione aumenta il numero di possibili ingroup (gruppi di appartenenza) e outgroup (gruppi diversi da cui allontanarsi) con cui identificarsi o differenziarsi.

In senso più individualistico, si può definire la propria identità tramite il dialogo con gli altri presenti nel mondo sociale attorno a sé: il mondo è molto più esteso e variegato e offre molti più riferimenti possibili per la costruzione dell’identità.

L’eccessiva complessità del mondo globalizzato può generare frammentazione e instabilità del Sé e dell’Identità, provocando il bisogno di identificazioni forti che diano l’idea di stabilità. Ovvero, dei riferimenti identitari che in un mondo variegato e instabile ci diano un ancoraggio sicuro.


L’avvento di internet

A fianco al processo di globalizzazione si è presentato l’avvento di internet.

Il world wide web è nato ufficialmente nel 1991 e riguardava inizialmente una stretta minoranza di popolazione. La diffusione di massa del suo utilizzo è avvenuta a partire dal decennio successivo a seguito di due fenomeni: la diffusione dei social media con l’avvento del web 2.0 e lo sviluppo e la diffusione degli smartphone e delle reti wireless.

Questo ha consentito da un lato la trasformazione della maggior parte degli utenti, anche privi di competenze tecniche, in produttori di informazione e non più semplici fruitori passivi. Oltre a ciò, la facilitazione della diffusione di internet presso ampi strati di popolazione non particolarmente avvezzi alle tecnologie informatiche. Lo sviluppo su larga scala ha reso molto più semplice l’accesso alla rete e la possibilità di essere connessi potenzialmente sempre e in qualsiasi luogo.

Gli effetti della diffusione del web hanno avuto conseguenze su tantissimi aspetti della vita, inclusa la definizione dell’identità.


L’identità online

Internet è un vero e proprio laboratorio di identità: nella realtà virtuale si può manipolare la propria identità in maniera molto facile. Si può scegliere quali informazioni condividere e quali no e ci si può presentare fornendo dati falsi difficilmente verificabili. Il web 2.0 ha amplificato queste possibilità con la diffusione dei social networks: qui gli utenti hanno possono fornire una vera e propria presentazione di sé e gestire un’identità online.

Nelle relazioni offline la presentazione di sé avviene tramite il modo di porsi, i comportamenti, i discorsi che si fanno, gli abiti che si indossano e le possibilità di controllare tutti questi aspetti sono tutto sommato limitate.

Il controllo sulle informazioni presentate online è invece nelle mani degli utenti: Internet è particolarmente adatto a esprimere identità liquide poco definite, mutevoli e precarie.

Inoltre, in ambiente virtuale si sono sfumati i confini sociali: esistono possibilità di restringere la condivisone dei dati, ma diventa molto difficile gestire identità separate.

L’identità è sempre più pubblica, comune ai vari ambienti sociali (per esempio amici e colleghi di lavoro) e il problema della mancanza di privacy emerge necessariamente, riguardando oggi anche la gente comune.

La facilità di reperire informazioni personali di altri individui sui social network favorisce il confronto sociale. Le persone maggiormente inclini allo stesso tendono a usare di più i social network, perché questi mezzi facilitano il processo.

  • Una criticità è dunque legata all’Impression management: l’identità online è fortemente esposta e controllata dalle altre persone, sono principalmente mostrati gli aspetti positivi e si guarda alle vite degli altri come perfette e migliori delle proprie.
  • La possibilità di commentare i contenuti pubblicati dagli altri aumenta la sensibilità ai rimandi del mondo sociale, l’opinione degli altri è importante perché è pubblica.
  • Tramite il sistema dei “like” si definisce una quantificazione dell’approvazione di noi stessi e degli altri e del successo sociale.
  • Quindi, le persone meno sicure di sé possono essere motivate a simulare delle false identità virtuali che immaginano possano piacere agli altri.

Le identità online possono variare velocemente per stare al passo con i rimandi che giorno per giorno la rete sociale fornisce all’individuo. Si monitora il proprio successo e quello degli altri e si cerca di imitare cosa fanno le persone che ricevono like e quindi approvazione.

Questo rende ancora più facile la rinegoziazione della propria identità nel tempo.


Oltre il senso del luogo

Sia la globalizzazione sia internet sono stati indicati da molti autori come fenomeni che avrebbero decretato la perdita di importanza dei territori per gli esseri umani. Ci si può spostare nei luoghi e dunque nello spazio e con estrema facilità: il luogo perde di stabilità e fisicità. E anche i luoghi sono una base di identificazione e dunque di costruzione della nostra identità, il territorio fornisce oggettività e stabilità.

In realtà si è osservato un fenomeno controtendenza: in parallelo alla cultura globale c’è stato un ritorno all’importanza della dimensione locale.

  • Ci si sente persi in questo mondo globale enorme e pieno di riferimenti e allora c’è bisogno di sentirsi radicati in qualche cosa: il territorio diventa quella identificazione che dà un’idea di stabilità in un mondo troppo vasto e mutevole.

Quindi la globalizzazione e la diffusione di internet non hanno ridimensionato il valore psicologico che il luogo di residenza ha per le persone. I riferimenti prossimali sono qualcosa da cui non possiamo distaccarci del tutto. Le persone ancora oggi intrattengono numerose relazioni con i luoghi in cui vivono: quotidianamente abbiamo a che fare con il palazzo in cui abitiamo, i nostri vicini di casa, le strade e i servizi del quartiere, le persone che lo popolano. Inoltre, le azioni concrete contribuiscono alla costruzione del luogo psicologico e un rapporto positivo o negativo con il luogo fisico in cui viviamo influisce inevitabilmente sulla nostra vita.

  • La dimensione locale può dare stabilità all’identità e limitare il senso di frammentazione.

La mancanza di una reale appartenenza crea il bisogno di identificazione con un’appartenenza ideale e il luogo dà concretezza a un’idea: diventa importante il legame psicologico che si stringe con i luoghi.

Dal punto di vista dell’identità sociale, invece, la rilevanza di un luogo non è necessariamente legata a un contatto diretto e quotidiano con il territorio specifico.

Il luogo assume quindi una valenza prettamente simbolica, come sentimento di appartenenza a una categoria.


Le identità immaginate

Come si potrebbe dunque definire l’identità attuale?

In passato l’identità era principalmente una conseguenza dell’ambiente sociale in cui l’individuo si trovava a vivere, oggi è soprattutto una scelta che non è mai definitiva.

Le caratteristiche che usiamo per definire chi siamo non devono per forza essere collegate a situazioni reali. Possiamo infatti identificarci con gruppi di persone con cui non abbiamo rapporti, descriverci tramite l’interesse per attività che non faremo mai o il legame con luoghi in cui non viviamo.

L’enorme possibilità di riferimenti tra cui scegliere gli attributi della nostra identità e la precarietà di qualsiasi scelta implica una sensazione di frammentazione e instabilità e quindi anche una spinta a identificarsi fortemente in qualche cosa.

Possiamo dunque definire le identità attuali immaginate e a distanza: il mondo sociale con cui dialoghiamo per definirci si può scegliere molto più liberamente.

Siamo più liberi di modificare continuamente la nostra identità, ma al tempo stesso abbiamo bisogno di credere che non sia così.

Fonti

“Il ballo delle identità”, Prof. Stefano Tartaglia, Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Psicologia distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported.


Silvia Merciadri Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Silvia Merciadri
Dott.ssa in Scienze e Tecniche Psicologiche | Articolista | Docente di Storytelling
Bio | Articoli
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