Kim Noble: una, nessuna e centomila personalità L’arte come terapia

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Tempo di lettura: 6 minuti


“Dopotutto, non si incontra ogni giorno qualcuno che condivide il proprio corpo con più di venti altre persone – e che riesce anche a essere la mamma di una bella ed equilibrata teenager, e un’artista con molte esposizioni a suo nome. Per me tutto questo è normale.”

È sempre complesso immergersi negli stati mentali di un altro individuo, così come è difficile comprendere fino in fondo la personalità altrui. Che dire allora nel caso in cui la persona davanti a noi non abbia una sola personalità, ma due, o tre, o venti, molto diverse e che si alternano tra loro?

Un solo corpo, frammentato in tante anime. Non è un’ipotesi surreale, ma qualcosa che la nostra mente è in grado di produrre in reazione a eventi traumatici.


Personalità multiple: cos’è il disturbo dissociativo dell’identità?

Il disturbo dissociativo dell’identità (acronimo DDI) viene definito dal Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5, il più importante strumento diagnostico dei disturbi mentali) come una condizione di disgregazione dell’identità, caratterizzata da due o più stati di personalità distinti, accompagnata da episodi ricorrenti di amnesia, ovvero perdita della memoria, o di parte di essa, rispetto ad alcuni ricordi.

Come si manifesta il disturbo dissociativo dell’identità?

Gli individui che presentano questo disturbo possono vivere intrusioni ricorrenti e inspiegabili nel proprio funzionamento cosciente (sentire voci, compiere azioni dissociate), alterazioni del senso di sé (come sensazioni di estraneità verso il proprio corpo), cambiamenti bizzarri della percezione (per esempio sentirsi distaccati dal proprio corpo).

Le identità dissociate che emergono durante la manifestazione del disturbo si presentano in maniera ricorrente, sono involontarie e causano dei disagi significativi.

Quali sono le cause?

Nella maggior parte dei casi questo disturbo si manifesta in seguito a un trauma: si tratta di una strategia di coping, ovvero un meccanismo psicologico adattivo con cui il cervello fa fronte all’evento dannoso.


La storia di Kim Noble

Kim Noble è un’artista inglese, nata nel 1960. All’età di 35 anni le è stato diagnosticato il disturbo di personalità multipla, oggi chiamato disturbo dissociativo dell’identità, a seguito di tante diagnosi errate e anni di ricoveri psichiatrici.

Prima di essere una pittrice e una paziente, Kim è stata una bambina che ha sofferto molto: ha dovuto vivere, ancora prima di conoscerne il significato, gravi traumi e abusi infantili.

Davanti a questi shock, da cui il suo corpo non è potuto scappare, la mente ha cercato di proteggersi: ha frantumato la sua personalità in tante parti diverse e indipendenti, ognuna in grado di prendere il completo controllo del corpo, unico, a cui appartengono.

Una vita “dissociata”

“Sono cresciuta accettando molte cose che mi sembravano normali al tempo. Come trovarmi in classi in cui non mi ricordavo di essermi recata, o parlare con persone che non riconoscevo o impiegata in lavori per i quali non avevo fatto domanda. Per me era normale andare in un negozio e ritornare a casa con il bagagliaio pieno di generi alimentari che non volevo. Aprire il mio armadio e trovare vestiti che non avevo comprato o ricevere consegne di pizze che non avevo ordinato io.”

Solitamente c’è una personalità dominante che può cambiare nel corso del tempo, le altre si alternano con più o meno regolarità, o in presenza di determinati input fisici, o emotivi.

Ciascuna personalità non è consapevole dell’esistenza delle altre: le barriere dissociative e amnesiche preservano la mente di Kim e impediscono di farle conoscere la fonte del dolore che ha originato il disturbo.

Il susseguirsi delle personalità

“Le diverse personalità vanno e vengono dal corpo come ospiti di un hotel attraverso una porta girevole. Non ci sono segnali, gesti, o avvertenze. Io sono qui un minuto e quello dopo da qualche altra parte. Nel frattempo, è come se avessi dormito – e chi sa che cosa è successo in quell’arco di tempo?”

Kim grazie al lavoro terapeutico è ormai consapevole del proprio disturbo dissociativo di identità, o almeno lo è la sua attuale personalità dominante. Lei accetta di essere chiamata Kim Noble, ma sa di non essere sola e che il suo corpo ospita delle altre personalità.

Molte di loro negano il disturbo e non capiscono come possano condividere il proprio corpo con altri.


Dipingere per conoscersi: l’art therapy

Kim Noble ha iniziato a dipingere a 46 anni circa, prima di quel momento non aveva mai avuto alcun interesse, o inclinazione per la pittura. Sotto consiglio della sua terapeuta, che era anche un’esperta di art therapy, ha deciso di provare a imboccare questa strada.

L’art therapy o arteterapia è una tecnica che si può affiancare alla psicoterapia e si basa sul linguaggio creativo del paziente: attraverso forme artistiche come pittura, teatro, danza, si fornisce un libero spazio di espressione in cui riversare stati d’animo, emozioni e pulsioni inconsce.

L’analisi del prodotto creativo consente di arrivare a un maggior grado di conoscenza e consapevolezza della persona, o del disturbo e osservarne degli aspetti che diversamente non emergerebbero.


Kim Noble e la pittura: 13 personalità-artista

L’arte per Kim si è rivelata estremamente utile: all’inizio dipingevano solo quattro o cinque personalità, poi anche altre hanno iniziato a dedicarsi all’attività.

Le sue opere e il suo disturbo sono profondamente collegati e osservare i propri dipinti le consente di esplorare le altre personalità e avvicinarsi alla loro conoscenza.

Kim non ha uno stile di pittura unico e definito, ma ogni opera mostra un lato totalmente diverso di lei. Ogni personalità ha infatti un proprio stile, propri tratti e temi caratteristici. Anon, Judy, Key, Missy, Suzy sono alcune di loro, per un totale di tredici personalità-artista.

Kim Noble, 13 personalità artista

I dipinti di Anon, che viene chiamata così perché non ha ancora rivelato il suo vero nome, sono caratterizzati da figure spirituali, fluttuanti e leggere. Sono immagini chiare su sfondo scuro e vengono realizzate con la vernice rovesciata direttamente sulla tavola.

Judy è una personalità teenager che si vede in sovrappeso ed è sempre a dieta, è come bloccata nel passato e rifiuta il disturbo dissociativo.
I suoi dipinti raffigurano soggetti tristi e sono incentrati sul tema del dualismo.

La produzione di Key è caratterizzata da opere a sfondo nero e tratti principalmente dorati, che rimandano al tema e al simbolismo della Cabala ebraica, gli insegnamenti esoterici dell’ebraismo rabbinico.

Missy usa esclusivamente i colori bianco, nero e rosso e li schizza sulla tela creando delle forme simmetriche e lineari.

I lavori di Ria sono molto singolari: hanno colori accesi e rappresentano per lo più violenze e abusi sessuali subiti da donne e bambini.
Spesso è possibile vedere la dissociazione, rappresentata tramite due corpi uguali e speculari, distanziati l’uno dall’altro.
Probabilmente questa personalità ha dei ricordi del trauma e ne conserva immagini vivide, che la mente di Kim ha cercato di cancellare e di cui nessuna delle altre personalità è a conoscenza.

Lo stile di Suzy è caratterizzato da sfondi geometrici e tonalità arancioni, marroni, gialle; il soggetto delle sue tele è stato per molto tempo una mamma, dalle sembianze di Kim, con un neonato tra le braccia, che potrebbe rimandare alla maternità dell’artista.

Kim ha infatti una figlia, Aimee, ma non le è stato possibile avere fin da subito la tutela della bambina, a causa delle sue condizioni di salute mentale. Attualmente Aimee è una ragazza sana ed equilibrata, ormai laureata in legge, con un passato certamente difficile, ma orgogliosa del percorso artistico e terapeutico della mamma.

“Mi piace essere considerata un’artista, piuttosto che essere solo una con un disturbo mentale. Non voglio che questo disturbo definisca chi sono, penso che nessuno con un disturbo mentale lo voglia.”


Conclusione

Si guarisce dal disturbo dissociativo dell’identità?

In base alla gravità del caso e con un adeguato sostegno terapeutico è possibile integrare le personalità e ricondurle a una unica predominante.

Chi rimarrebbe poi?

Per Kim, l’integrazione non è possibile. Il suo cervello ha stabilito dei percorsi molto diversi, che difficilmente potranno integrarsi in una sola personalità.

L’artista ha dichiarato che non si è mai rivolta alla psicoterapia con l’obiettivo di integrarsi:

“Ho pensato: chi mi rimarrebbe? Perderei così tanti artisti!”


Le opere e le parole di Kim Noble

Ritengo valga la pena dedicare qualche minuto a visitare il sito web e il profilo Instagram di Kim Noble, dove è possibile ammirare alcune delle opere di cui si è parlato e osservare i diversi stili delle personalità-artista.

Le citazioni di Kim Noble, infine, sono state tratte da:

Noble, K.; Hudson, J. All Of Me: My incredible true story of how I learned to live with the many personalities sharing my body. Little, Brown Book Group. Edizione Kindle.

Intervista a Kim Noble: The Artist with Multiple Personalities by VICE


Silvia Merciadri, Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche; Studentessa presso Scuola Holden, Torino.
Email: silvia.merciadri@gmail.com

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