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La scuola ai tempi di Internet

Il ruolo degli insegnanti e le nuove metodologie


In questi ultimi anni sono cresciuti numericamente gli spazi virtuali in cui è possibile apprendere una forma di conoscenza indiretta e destrutturata.

Infatti, è sufficiente uno smartphone per poter accedere a qualsiasi informazione in modo rapido, semplice e condiviso.

Di conseguenza, la scuola, che da sempre rappresenta il centro della formazione, è necessariamente colpita e coinvolta in questa rivoluzione, sebbene i sistemi scolastici appaiono ancora come strutture assai complesse, lente al mutamento, la cui educazione formale è conservatrice.


La forma del cambiamento

Si ha l’impressione che la scuola attuale, basata sull’apprendimento nozionistico, non sia molto diversa dalla forma con cui è nata, il cui l’obiettivo era quello di fornire delle conoscenze di base ad una popolazione scarsamente alfabetizzata.

Tuttavia, al giorno d’oggi, la scuola si trova di fronte studenti con caratteristiche assai diverse, che hanno un approccio all’apprendimento e allo studio molto diverso da quello degli adulti e degli insegnati attuali.

Infatti, l’utilizzo precoce della tecnologia abitua le nuove generazioni ad un approccio al sapere caratterizzato da velocità, immediatezza e attivazione personale, in cui non sono previste gerarchie di ruoli e di competenze, così come nei sistemi scolastici.

Di conseguenza, la scuola del XXI secolo, oltre alle capacità di base, quali leggere, scrivere, contare, deve integrare delle competenze trasversali fondamentali per vivere, lavorare e affrontare un mondo in rapida evoluzione, anche in luce della continua innovazione tecnologica.


Scuola: il nuovo ruolo degli insegnanti

Il gap generazionale sta nel fatto che, di solito, si insegna nel modo in cui piace imparare e gli insegnanti hanno imparato ad apprendere in un modo molto diverso rispetto a quello delle nuove generazioni.

L’aspetto che mina maggiormente il ruolo classico dell’insegnante è l’attacco all’unidirezionalità del sapere, che da sempre è stato veicolato dal docente allo studente.

Inoltre, la facilità di accesso alle informazioni e la scarsa predisposizione degli studenti di oggi all’apprendimento passivo di nozioni teoriche rende le metodologie tradizionali obsolete.

Tuttavia, appare evidente che gli studenti non siano in grado di gestire da soli la grande quantità di informazioni disponibili in Rete e necessitano dunque di una presenza adulta che faccia loro da filtro e da mediatore.

Il nuovo ruolo dell’insegnante è quindi quello di guida e accompagnatore degli studenti nell’apprendimento del funzionamento delle nuove tecnologie e delle dinamiche che le governano, guidandoli nell’acquisizione di competenze trasversali e personali, quali capacità di ragionamento, di pensiero critico e di analisi.


Verso il VUCA World

Con l’acronimo VUCA, Charles Fadel, fondatore e presidente del Center for Curriculum Redisign, descrive le 4 caratteristiche del mondo che si prospetta ai giovani di oggi.

Il mondo futuro sarà Volatile, Uncertain, Complex, Ambiguous, perciò imprevedibile.

Dunque, le abilità necessarie ai giovani non si basano sui contenuti del sapere, ma su abilità e competenze personali, come il ragionamento analitico, il problem solving e la capacità di team working.

L’educazione dovrà svolgersi in un ambiente a quattro dimensioni interagenti:

  1. La dimensione delle conoscenze (knowledge), l’unica finora curata dai sistemi scolastici;
  2. La dimensione delle competenze (skills), ossia la capacità di affrontare problemi di tipo tecnico, la possibilità di gestire l’imprevisto e il nuovo attraverso la creatività, il pensiero critico e la disponibilità al lavoro di gruppo e al cambiamento;
  3. La dimensione della strutturazione della personalità (character), ossia le doti e caratteristiche personali che influiscono sulla qualità degli apprendimenti, come la consapevolezza, la curiosità, il coraggio, la resilienza e la moralità;
  4. La dimensione della capacità di imparare a imparare (metalearning), associata alla crescente consapevolezza di poter governare e orientare l’intero processo di apprendimento continuo.

Alle nuove generazioni è chiesto di acquisire delle competenze esistenziali trasversali, le soft skills, che possono accompagnarli lungo tutto l’arco della vita (lifelong learning) e di mantenersi aggiornati e preparati ad affrontare cambiamenti e sfide sempre più complesse.


Scuola: le nuove forme di didattica

Per tenere il passo con i mutamenti tecnologici e le loro implicazioni educative, sono state sviluppate delle nuove metodologie.

Alcuni esempi delle principali in uso sono:

  • Web quest, authentic/difficult tasks, inquiry-based learning: questa didattica si fonda sull’attivazione del gruppo classe a partire da attività complesse che richiedono l’uso del proprio smartphone, del tablet o del PC, per risolvere problemi di vita reale, casi di studio, creare informazioni e grafici, interviste, tutorial, storytelling, relazioni ecc… Sono attività di ricerca guidata in cui gli studenti, applicando una logica indiziaria, reperiscono informazioni in Internet, utili alla realizzazione di un prodotto originale, elaborato autonomamente. Gli alunni seguono un percorso guidato dall’insegnante, con domande prestabilite e siti da visitare seguendo un ordine preciso, con l’obiettivo di imparare ad analizzare una risorsa e cercare le necessarie informazioni per risolvere un problema. Si tratta dunque di un processo di analisi, sintesi e valutazione delle informazioni che conduce lo studente a mettere in pratica la propria creatività nonché la propria competenza digitale;
  • Lezione capovolta (flipped classroom): una didattica, aumentata dalla tecnologia, che consiste nell’impostare il lavoro di raccolta informazioni e di primo accesso al sapere a casa dagli studenti, attraverso materiali suggeriti, video postati sulla piattaforma didattica e materiali online messi a disposizione dagli insegnati. A questa fase, segue il lavoro in classe, in cui lo studente cerca di applicare quanto appreso per rispondere a problemi didattici proposti dall’insegnate (problem solving) e svolge esercizi pratici. La classe diventa uno spazio di lavoro e di riflessione dove si impara ad acquisire e a utilizzare conoscenze, attraverso il confronto con i pari e con l’insegnante. Questa metodologia stimola l’autonomia e la creatività degli studenti, offre la possibilità di diversificare la proposta didattica in base agli interessi dei gruppi di lavoro e alle competenze acquisite. L’insegnante guida lo studente nell’elaborazione attiva, facendo emergere le logiche di indagine e le metodologie di ricerca di volta in volta funzionali al contesto in questione;
  • PBL, didattica dei fenomeni: il Phenomenon-Based Learning prevede l’elaborazione delle materie scolastiche classiche e imposta il lavoro a scuola a partire da aree di interesse degli studenti, da nuclei tematici, attorno cui far sviluppare conoscenze e riflessioni attraverso una modalità attiva e un funzionamento per problem solving. Ciò permette di sviluppare negli studenti competenze trasversali e personali come il pensiero critico e la consapevolezza di sé, oltre che trasmettere competenze tecniche specifiche relative al mondo online, come riconoscere fake news, istallare software antivirus e gestire le informazioni personali nei social media. L’insegnante è dunque un facilitatore dei processi di apprendimento nella misura in cui delinea i concetti essenziali alla comprensione dell’area tematica presa in esame, evidenzia i nuclei problematici e le connessioni interdisciplinari;
  • Piattaforme digitali per la didattica (Eliademy, Moodle, Weschool, Edmodo ecc…): le piattaforme VLE (Virtual Learning Environment) e corsi MOOC (Massive Open Online Courses) sono ambienti virtuali di apprendimento che forniscono materiali e percorsi di contenuto aperto e integrano tecnologie sincrone e asincrone di comunicazione digitale, in cui è possibile condividere materiali, trovare contenuti multimediali e non, strumenti di valutazione, percorsi didattici specifici e lezioni già preparate. Attraverso queste piattaforme è possibile somministrare test di valutazione del livello di apprendimento e monitorare continuamente le attività compiute dagli studenti, visualizzando quando, per quanto tempo e per quante volte lo studente ha avuto accesso al materiale;
  • Robotica educativa: questa metodologia utilizza la costruzione e l’uso dei robot a fini didattici, favorendo la messa in azione delle conoscenze e delle abilità in compiti autentici, di complessità crescente, all’interno di contesti reali. Il robot permette di concretizzare concetti, abilità spaziotemporali, cognitive, emotive e relazionali, per realizzare un compito complesso con i compagni e gli insegnanti. Le conoscenze così acquisite non sono settoriali ed esclusive, ma possono essere utilizzate in altri compiti e in altri contesti. I robot facilitano la didattica costruttivista che stimola a inventare, programmare, costruire valorizzando la multidisciplinarietà e la trasversalità delle competenze e può essere usata per apprendere materie sia scientifiche sia umanistiche. Questa metodologia si basa, sul principio secondo il quale il feedback è determinante ai fini dell’apprendimento perché permette di rafforzare l’associazione tra una certa esperienza e un’organizzazione sinaptica e di affinare il sistema previsionale su cui si costruisce la conoscenza.

Queste osservazioni suggeriscono che non sono le tecnologie in sé che dovranno cambiare i processi formativi, ma le pratiche adottate e il lavoro degli insegnanti, supportati da una formazione specifica che possa trasmettere loro anche competenze tecniche e pedagogiche, che permetta di ragionare secondo prospettive innovative, in una forte interconnessione tra pratica didattica, sperimentazione e ricerca educativa.


Dott.ssa Fiordalisa Melodia Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Fiordalisa Melodia
Psicologa Clinica | Videogame Therapist
Bio | Articoli | AIIP Febbraio 2023
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