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Il Lapsus Freudiano

Ulteriori approfondimenti sugli Atti Mancati [Seconda Parte]


Ricorderete dallo scritto precedente che Freud non costruisce le proprie argomentazioni al fine di dimostrare che l’atto mancato sia determinato sempre e solo da eventi psichici pregni di un preciso significato per il soggetto, ma cerca di porre le basi per trattare questo fenomeno, tutt’altro che insolito, con metodo e non appellandosi solo al senso comune o a teorie di natura medica o psicologica.

Tali teorie non devono essere screditate o, peggio, tagliate fuori dalle modalità di osservazione e comprensione del suddetto fenomeno, ma non possono essere poste al rango di unica possibile spiegazione.

Così, in principio della lezione numero quattro, dice:

Signore e Signori, che gli atti mancati abbiano un senso è dunque un’affermazione che possiamo presentare come risultato delle indagini sinora svolte e prendere come base per le nostre ulteriori ricerche. Faccio ancora una volta rilevare che noi non affermiamo – né per i nostri fini abbiamo bisogno di farlo – che ogni singolo atto mancato ha un senso, benché io sia convinto che ciò è probabile. Per noi è sufficiente dimostrare la relativa frequenza di tale senso nelle diverse forme di atto mancato. […] Nei lapsus verbali, di scrittura eccetera, possono presentarsi casi con motivazione puramente fisiologica; nei tipi basati sulla dimenticanza (dimenticanza di nomi e di propositi, smarrimenti eccetera) non posso credere che la ragione sia la stessa; molto probabilmente ci sono casi di perdita in cui bisogna ammettere la mancanza d’intenzione. Insomma, gli errori che capitano nella vita rientrano solo fino a un certo punto nello schema da me proposto. Vogliate tenere presenti queste restrizioni, quando d’ora innanzi procederemo dall’affermazione che gli atti mancati sono atti psichici e hanno origine dall’interferenza di due intenzioni.

Siamo di fronte alla prima vera e propria ipotesi: gli atti mancati sono atti psichici e hanno origine dall’interferenza di due intenzioni.

Queste intenzioni possono essere suddivise due gruppi: quello delle intenzioni perturbatrici e quello delle intenzioni perturbate.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza prendendo nuovamente in considerazione l’esempio del lapsus della moglie: “Mio marito può mangiare e bere quel che voglio“.

Alla luce di quanto appena espresso, è possibile descrivere questo lapsus nei seguenti termini: l’istanza perturbata è la frase reale, cioè il fatto che il marito possa mangiare, dunque fare, ciò che vuole; l’istanza perturbante è, invece, la taciuta intolleranza della donna verso la libera volontà del marito.

La conseguenza di questo conflitto è un compromesso, il lapsus appunto, dove la prepotenza psicologica della moglie verso il marito sormonta le quotidiane buone maniere e va a collocarsi proprio nell’esatto punto dove vorrebbe stare: lì dove il suo volere può sostituirsi a quello del marito.

Trattasi chiaramente di una pretesa non molto accettabile per la donna, ed ecco il motivo per cui essa si manifesta sotto forma di lapsus e non di onesta dichiarazione.

In questo caso il collegamento tra le istanze è facilitato da somiglianze di un certo tipo, in altri casi può avvenire a mezzo di contraddizione, integrazione o rettifica.

Ciononostante il lapsus può verificarsi anche nei casi in cui l’intenzione perturbante non abbia niente a che vedere con quella perturbata.

In sintesi: gli atti mancati sono il risultato di un conflitto tra due aspirazioni tra loro inconciliabili, a prescindere dal fatto che tra di esse esista una relazione e, soprattutto, senza l’obbligo che una delle due aspirazioni sia conscia.

Ed è proprio a questo punto, quando cioè si costretti a contemplare l’idea di uno psichico inconscio, che la psicanalisi ottiene il primo risultato. […] “Noi – dice Freud – abbiamo ampliato il campo dei fenomeni psichici in misura considerevolissima e abbiamo acquisito alla psicologia fenomeni che prima non erano ritenuti di sua pertinenza”. Atti psichici i quali si mostrano ora come fenomeni dotati di “significato, intenzione, tendenza e posizione in un concatenarsi di eventi psichici.

Continuando l’indagine degli atti mancati, con particolare attenzione per il lapsus verbale, è possibile fare una tripartizione delle influenze perturbanti:

  1. La tendenza perturbante è, anche al momento del lapsus, nota all’oratore;
  2. La tendenza perturbante è nota all’oratore, ma non al momento del lapsus;
  3. La tendenza perturbante è completamente estranea all’oratore.

A proposito di questa tripartizione Freud dice:

Nei primi due gruppi la tendenza perturbatrice viene ammessa dall’autore del lapsus; nel primo va aggiunto anche che essa è annunciata immediatamente prima del lapsus. In entrambi i casi però, essa è stata ricacciata indietro. Colui che parla si è deciso a non tradurla in parole, e allora incorre nel lapsus verbale; allora, cioè, la tendenza respinta si traduce in parole contro la sua volontà, o modificando l’espressione dell’intenzione cui egli consente, o combinandosi con essa, o prendendone addirittura il posto. E’ questo, pertanto, il meccanismo del lapsus verbale. […] Nel primo l’intenzione è presente ed è avvertita da chi parla prima che egli si esprima; solo in un secondo momento essa subisce la ripulsa, per cui si rifà con il lapsus. Nel secondo gruppo la ripulsa ha una portata maggiore; l’intenzione non è già più avvertibile prima dell’espressione verbale. […] nell’atto mancato può esprimersi anche una tendenza che è respinta da lungo, forse da lunghissimo tempo, tendenza non avvertita che quindi può essere direttamente sconfessata da chi parla. Ma anche lasciando da parte il problema del terzo gruppo, le osservazioni sugli altri casi impongono la conclusione che la repressione dell’intenzione che si presenta di dire qualcosa è la condizione indispensabile perché si verifichi un lapsus verbale.

L’indagine di Freud prosegue con una importante constatazione:

Possiamo ora affermare di aver fatto ulteriori progressi nella conoscenza degli atti mancati. Non solo sappiamo che essi sono atti psichici nei quali si può riconoscere un senso e un’intenzione, non solo che hanno origine dall’interferenza di due diverse intenzioni, ma anche che una di queste intenzioni, per giungere a esprimersi attraverso la perturbazione dell’altra, dev’essere stata in certo modo trattenuta dall’attuarsi. Dev’essere stata perturbata essa stessa, prima di diventare perturbatrice.

L’atto mancato si mostra ora nella sua essenza di formazione di compromesso, ossia un’accettabile via di mezzo che permette l’attenuazione del conflitto tra più istanze psichiche, o intenzioni, tra loro incompatibili. 

Questo non determina la vittoria di una delle due intenzioni, ma “un mezzo fallimento per ognuna delle due intenzioni: l’intenzione messa in pericolo non viene né completamente repressa né – a prescindere da singoli casi – giunge a imporsi del tutto indenne.

Freud cerca di costituire una teoria dello psichico in cui non può essere evitata l’attenzione ai processi di pensiero inconsci.

Questa teoria, che ha attinenze con la fisica e che passa anche dallo studio degli atti mancati, prende il nome di metapsicologia.


Bibliografia

Introduzione alla Psicoanalisi (1915-1917) – Sigmund Freud


Dott.Edoardo Meroni Autore presso La Mente Pensante Magazine
Dott. Edoardo Meroni
Psicanalista
Bio | Articoli
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