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Una introduzione alla Psicologia dell’Armonia

Sviluppo di un concetto basato sulla meditazione

Image by Ravi Pinisetti on Unsplash.com


Da quasi trent’anni lavoro con la meditazione, avendola insegnata in ambito universitario, producendo continuamente materiale scientifico, portandone avanti le potenzialità in diversi settori. Partendo dalla meditazione, tempo fa ho introdotto il concetto di Psicologia dell’Armonia, che intendo sempre continuare a sviluppare.

Che cosa è l’Armonia? Partendo da un paragone musicale, possiamo dire che l’Armonia è una consonanza di voci o di strumenti in accordo tra loro e quindi fondamentalmente piacevoli all’ascolto. La Psicologia dell’Armonia è quindi la capacità di mantenere in armonia appunto ed in equilibrio gli avvenimenti esterni della vita (per quanto possibile) e soprattutto di imparare ad ottenere una armonia ed un equilibrio interno e funzionale dei propri pensieri, sentimenti ed atteggiamenti anche nonostante gli avvenimenti esterni.

Perché ero partito dalla meditazione per definire la Psicologia dell’Armonia?

Perché ho sempre ritenuto la meditazione la tecnica maestra del “conosci te stesso”, permettendo essa un accesso a contenuti inconsci difficilmente accessibili con altri stati (se si esclude l’ipnosi) e dando modo al praticante di utilizzare questi contenuti in maniera funzionale nella propria vita.

Molte risposte alle nostre domande e ai nostri turbamenti e disagi potrebbero venire quindi da contenuti inconsci che emergono in meditazione e che ci fanno “vedere” determinate cose aiutandoci anche ad ottenere soluzioni ai nostri problemi (un po’ come accade con i sogni), ed aiutandoci a spezzare alcune catene o “incantesimi negativi” e problematiche nella nostra vita (sempre che desideriamo davvero farlo, ovviamente) che magari tendono a ripetersi. Si è visto infatti che in meditazione si raggiunge un miglior equilibrio ed una maggiore sincronizzazione tra gli emisferi cerebrali: tra i tanti ed enormi vantaggi della meditazione c’è appunto quello di favorire lo scambio di informazioni tra i due emisferi (semplificando: quello sinistro viene considerato logico-verbale, quello destro viene considerato emozionale e diciamo olistico) tramite il corpo calloso, permettendo quindi una analisi più dettagliata di un problema, permettendone una sua visione in un’ottica più ampia (quando possibile, si suppone), e grazie a questa facilitata elaborazione di informazioni si ha una maggior accesso a determinate risposte che potrebbero perciò sorgere spontaneamente.

Come ho già descritto in diversi lavori, e come già sottolineato da altri autori in letteratura sia in fisica che in psicologia, il significato di “mente” è quello di “fare esperienza”, o meglio ancora, di “misurare e contemporaneamente costruire una realtà”. Ciò che conta per la mente è l’esperienza che si fa, ed “esperienza” è quindi il termine da cui noi comunque partiamo per definire la “realtà”. Per noi la realtà è “alto o basso”, “magro o grasso”, “rosso, verde o bianco”, “lento o veloce” e quant’altro, propriamente riferendoci ad un livello fisico diciamo “misurabile”; aggiungiamoci poi gli attributi soggettivi come “bello o brutto”, “buono o cattivo”, “giusto o ingiusto”, e quant’altro noi possiamo ritenere come relativi al nostro gusto oltre che al nostro modo di pensare, ai nostri desideri, alle nostre aspettative, eccetera.

In realtà tutto è relativo, e noi interpretiamo e creiamo il mondo in base alle nostre convinzioni (lo sappiamo benissimo anche se spesso ce ne scordiamo). In meditazione si ha molto chiara questa sensazione di “soggettivo”, e si acquista una netta diversa visione di cose, persone e situazioni. In meditazione, oltre ad avere emergenza di contenuti inconsci a volte piacevoli a volte spiacevoli, che è nostro compito lasciare scorrere senza alcun giudizio, si acquisisce una “diversa” visione dello spaziotempo ed una diversa interpretazione della realtà rispetto ad una precedente. Ad esempio, durante la pratica, una delle sensazioni è quella che il tempo rallenti e si fermi, modificando la nostra percezione degli eventi. E in una percezione spaziotemporale diversa, per alcuni addirittura mistica o divina, le cose nella vita si vedono poi in modo diverso, assolutamente più funzionale, libero dai nostri attaccamenti egoici.

Non voglio immettermi in discorsi filosofici o religiosi, sto soltanto cercando di dare una definizione comprensibile di processi psicofisiologici che stiamo comprendendo sempre più, grazie anche all’ausilio di apparecchiature scientifiche che vanno dal semplice elettroencefalogramma alla risonanza magnetica funzionale, alla tomografia ad emissione di positroni ed altre ancora, che ci consentono sempre più di capire come funziona il cervello umano, nel nostro caso appunto in meditazione.

Dicono poi i mistici anche che la meditazione è un ottimo modo per cancellare, o per lo meno attenuare il proprio karma. Questo è sinceramente corretto, perché in meditazione mi posso rendere conto quindi di determinati miei pensieri, emozioni ed altro, che agisco in determinate situazioni; e se posso e voglio, cerco quindi di cambiarli. Quindi ciò può risultare positivo se interpreto il karma come ciò che semino e raccolgo, cioè una mia reazione agli eventi tramite i miei pensieri che diventano azioni ed atteggiamenti oppure qualcosa che continuo a rappresentare e mettere in scena nella mia vita. Praticando meditazione si impara sempre meno quindi a dare continuamente colpe “all’altro” e ad acquisire invece maggiore consapevolezza di noi stessi.

Ecco allora che la vita può cambiare davvero. Non cerco più la felicità negli altri, nell’amore che voglio, nell’automobile che non posso permettermi, nelle vacanze che non riesco a fare, ma la cerco in me stesso semplicemente osservandomi e imparando a capire chi sono e cosa penso, come mi rapporto con gli altri, guardando in faccia i miei veri sentimenti e cosa desidero davvero. Spendiamo infatti una buona percentuale della nostra vita a lamentarci di ciò che non abbiamo, di ciò che non va bene (in genere negli altri e nel mondo esterno…) e di tutto quello che non ci piace.

La meditazione insegna davvero a raddrizzare il tiro.

In un modo che la psicologia sta ancora studiando, succede poi ancora un altro fenomeno, e cioè che essendo “cambiati” noi, attiriamo maggiormente a noi stessi cose anche molto belle che prima non avremmo mai neppure immaginato; e che spesso non avrebbero coinciso con i nostri desideri di prima, permettendo così di lasciarci arrivare cose di cui davvero abbiamo bisogno al posto di quelle che invece “pretendiamo”. A chi non è mai capitato di esser infelice o ansioso o depresso perché non raggiunge mai le proprie mete? A chi invece è capitato di essere sereno, di stare bene interiormente, e di vedere arrivare cose positive una dopo l’altra che neppure ci si sarebbe aspettati?

Ho iniziato tanti anni fa, partendo dalla meditazione, a parlare di “psicologia dell’armonia” per dare un messaggio. Quasi trent’anni fa, quando ancora la meditazione era praticamente un tabù per l’ambiente universitario (insegnare meditazione in università ai medici ad esempio era veramente difficile), codificai alcune tecniche di meditazione (riscuotendo molto interesse nella terapia del dolore e in psicooncologia ad esempio), avendo il piacere di chiamarne una di esse Harmony Meditation. Volevo dare un forte messaggio sulle capacità della mente umana e sulle capacità di riequilibrio insite in essa.

Non so se esista un destino, se tutto sia già scritto e se volga a nostro favore o ci remi contro, non so perché la vita è troppo spesso sofferenza, non so se le cose possano essere cambiate e fino a che punto, e non so perché le cose nella vita stiano così. Nessuno onestamente conosce queste cose. So che psicologicamente e percettivamente esiste un tempo presente, un nostro modo di fare esperienza appunto, e da questo, perlomeno da vivi, non ci possiamo scappare.

Ritengo quindi che la meditazione possa essere un’ottima tecnica per riuscire a vivere meglio, aiutarci a superare i notevoli stress della vita, e avere spesso le risposte che ciascuno di noi cerca, che chiaramente non sono uguali per tutti. Le tecniche di meditazione (che sono infinite e tutte con uguale dignità, e che ricordiamo vanno sempre adattate agli scopi e alle capacità del soggetto e non sono una moda) sono da millenni un ottima tecnica per portare armonia nella propria vita.

Armonia significa quindi riuscire a gestire le proprie problematiche senza lasciarcisi affondare; significa trovare tempo e spazio per sé stessi; significa permettersi di fare le cose che ci piacciono quando si può, e sopportare e sorriderne anche quando non è possibile. Significa gioire o per lo meno gustare ogni momento, non lasciarsi abbattere dai giorni negativi, non arrendersi e pensare che si possono trovare i mezzi per risolvere le cose e mantenere un equilibrio. E’ essere contenti anche di quel poco che si ha e sapersi anche rassegnare senza per questo diventare infelici se non si realizzano tutti i propri bisogni o desideri. E’ astrarsi dalle negatività e non giudicare; è dare sempre il meglio di sé stessi, è capire che ogni medaglia ha un lato positivo e uno negativo, è cercare di scegliere quello di cui abbiamo bisogno. Cercare insomma di vivere al meglio.

Credo fermamente che la meditazione sia il metodo maestro per imparare a fare tutto ciò. O per lo meno, per provarci seriamente. Partendo dalla voglia di crescere davvero.


Dott. Alessandro Mahony Autore presso La Mente Pensante Magazine
Dott. Alessandro Mahony
Psicologo
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