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Silenzio e Voce: il giusto mix per crescere insieme

Il silenzio è davvero d’oro?

Image by sound on on Pexels.com


A casa e a lavoro il silenzio è un nemico duro da battere.
Quando si erge il muro del silenzio risultano inutili tutte le armi del dialogo.
Non si può argomentare contro un muro.
Non si può fare chiarezza.
Non si può trarre spunti dalla visione dell’altro.
Non si possono integrare idee diverse in un’unica soluzione.
Non si possono sollevare dubbi o criticità.

Il silenzio è fondamentale quando si tratta di riflettere o ascoltare, per dare spazio al racconto dell’altro e riuscire a cogliere anche il “non detto”. D’altra parte, dialogo e confronto costruttivo sono strumenti potenti per l’evoluzione di persone e aziende, il silenzio ci priva di questi strumenti.


Perché il silenzio vince?

Immaginiamo la situazione: corso di formazione, aula gremita di persone che durante le pause parlano, ridono si scambiano battute e… quando arriva il momento del “cosa ne pensate?” o “quali domande avete?” improvvisamente cala un silenzio assoluto e nessuno si fa avanti. E se il corso si svolge on-line poi, allora sì che non c’è partita! Fare i conti con il famigerato “silenzio imbarazzante” è praticamente assicurato!

L’istinto a tacere per precludersi ogni rischio è talmente potente da privare il gruppo dei dubbi, della creatività e dell’ingegno dei più.

Amy Edmonson, nel suo libro “Organizzazioni senza paura” definisce questo fenomeno come “Asimmetria tra tacere e parlare“. Il motivo per cui il silenzio spesso “vince” nella sfida tra tacere e parlare sta nel fatto che:

  • il silenzio ci protegge dai rischi relazionali derivanti dall’esporci al giudizio degli altri. Fare domande, ammettere errori, proporre idee potrebbe esporci al rischio di essere giudicati ignoranti (che domanda è?), incompetenti (Se ha fatto questo errore, è incompetente!), molesti (questa idea cosa c’entra? E poi non è realizzabile!)
  • il vantaggio del silenzio è immediato: se stiamo zitti sicuramente nessuno ci noterà e non ci esporremo al giudizio.
  • Il vantaggio del parlare è futuro ed incerto. Non sappiamo se porterà qualche vantaggio e comunque il vantaggio non sarà nel presente (nel presente dovremo esporci) ma nel futuro:
    • Aver fatto quella domanda potrebbe fornire preziose informazioni per risolvere una criticità o facilitare qualche compito. Oppure potrebbe solo farci fare la figura di chi non comprende al volo.
    • Aver ammesso l’errore potrebbe favorire una riflessione collettiva sul come prevenirlo in futuro, o la definizione di nuove pratiche più efficaci. Oppure potrebbe farci passare per incompetenti.
    • Aver suggerito una nuova idea potrebbe rendere il lavoro più soddisfacente o più semplice in futuro. Oppure potrebbe farci vincere l’etichetta di persona che è “sulle nuvole” e ha idee strampalate.

Esprimere le proprie idee spesso rappresenta un rischio. Il rischio di esporsi ed essere giudicati in base a ciò che diremo.

Ma non è forse più rischioso “non aggiungere nulla” privando gli altri del nostro contributo e noi stessi della soddisfazione di averlo dato?


Quando l’unica scelta è il silenzio perdiamo tutti

Immaginiamo la situazione: stesso corso di formazione.

Al momento del “cosa ne pensate?” o “quali domande avete?” una tempesta di alzate di mano, domande, suggerimenti.

Dalla risposta ad un quesito, molti traggono chiarimenti di cui non si erano resi conto di aver bisogno e tutti ne escono arricchiti

Dall’ammissione di un errore, si trae ispirazione per un modo più efficace di fare le cose

Da una proposta irrealizzabile, si prende l’idea che, arricchita dai punti di vista di altri, diventa piano d’azione

Confrontando le due situazioni, appare chiaro cosa ci perdiamo se l’unica opzione è il silenzio:

  • Il silenzio non fa venire a galla i problemi
  • Il silenzio ostacola l’apprendimento, privandoci di approfondimenti
  • Il silenzio ferma l’evoluzione, lasciando inespresse idee da cui poter trarre ispirazione

Quindi, cosa fare?

Non esiste una formula magica che funziona in ogni occasione, credo che la chiave sia la consapevolezza che silenzio e voce servono entrambi per evolvere attraverso la cooperazione e il confronto.

Citando Vera Gheno:

Ogni comunicazione ha bisogno di pieni e di vuoti.

Il silenzio non è assenza di comunicazione, ma una delle forme di comunicazione.


Bibliografia

Amy Edmonson, “Organizzazioni senza paura“, 2020
Vera Gheno, “Le ragioni del dubbio“, 2021


Simona Bargiacchi Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Simona Bargiacchi
Internal Communication & University Relations Manager
Bio | Articoli | Video Intervista AIPP Marzo 2024
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