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Sindrome di Wendy


La sindrome di Wendy, denominata anche come “sindrome della crocerossina” non è una problematica puramente femminile. Si tratta, infatti, di una condizione assai comune sia nelle donne sia negli uomini e, oltre ad influenzare la sfera lavorativa e famigliare di un soggetto x, influenza oltremodo la sfera sentimentale.

Vediamo ora nel dettaglio di cosa si tratta e come superarla.


Come riconoscere la sindrome di Wendy?

È possibile riconoscere la sindrome di Wendy considerando tre punti fondamentali:

  1. Sacrificio
  2. Autoaffermazione
  3. Paura dell’abbandono

Sacrificio

Ecco qual è il primo punto che caratterizza la sindrome di Wendy. Tale termine, associato alla problematica in questione, dimostra una visione pessimistica della realtà circostante, ovvero: “il fine giustifica il mezzo”, “per essere felici è necessario sacrificarsi, soffrire”.

I soggetti con la sindrome di Wendy sono fermamente convinti che sia normale soffrire per amore, motivo per cui tendono a sacrificarsi oltre le loro possibilità per le persone che amano e che, in generale, fanno parte della loro vita. Non concepiscono confini in quanto credono che il senso di insoddisfazione e infelicità personale siano le basi per la costruzione di un rapporto d’amore profondo nonché duraturo.

Autoaffermazione

Chi soffre della sindrome di Wendy non agisce in tale maniera per altruismo quanto per soddisfare, psicologicamente parlando, il proprio desiderio di autoaffermazione.

Tale necessità non è altro che un mezzo per contrastare la bassa considerazione che un soggetto x ha di sé.
Parliamo, dunque, di scarsa autostima, insicurezze e debolezze che l’individuo tenta di scacciare mettendosi a totale disposizione del prossimo.

Si tratta comunque di sinceri gesti d’affetto; infatti, le Wendy non hanno secondi fini e l’appagamento che traggono dalle loro azioni risiede principalmente nell’idea di essere indispensabile e fondamentale per chi le circonda. E, più nello specifico, per il proprio partner.

Si aspettano che la loro infinita disponibilità venga seguita da gesti (o parole) di gratitudine e di riconoscenza da parte degli altri, malgrado non accada così spesso.

Paura dell’abbandono

Gli individui che soffrono della sindrome di Wendy credono che rendersi indispensabili agli occhi degli altri consentirà loro di evitare di essere abbandonati (tratto che, inoltre, caratterizza il disturbo dipendente di personalità).

È una condizione che molto spesso sorge durante il periodo adolescenziale e presenta correlazioni con disturbi d’ansia di diversa natura.
Almeno lo 0,5% della popolazione ne soffre e, con il passare degli anni, tale paura progredisce dando vita ad altri disturbi psicologici o sindromi come questa.


In che modo la sindrome di Wendy influenza la vita di chi ne soffre?

Il desiderio di dover sempre compiacere tutti, spingendosi oltre le proprie possibilità fisiche ed emotive, è assolutamente controproducente in quanto porterebbe il soggetto a mettere in secondo piano l’amore per il proprio Io. Le sue stesse necessità ed esigenze verrebbero accantonate e ignorate, peggiorando notevolmente le sue condizioni psichiche.

Le Wendy non sono più delle mogli o delle fidanzate, delle amiche, bensì delle mamme che farebbero di tutto per i loro figli.


Sindrome di Wendy: come influenza la vita delle persone che circondano chi ne è affetto

Ogni azione ha delle conseguenze ed è necessario considerare, inoltre, il secolo in cui viviamo: tutto gira intorno al desiderio di libertà.

Un atteggiamento oppressivo nei confronti del partner lo porterebbe inevitabilmente ad allontanarsi con l’obiettivo di cercare altrove quella stessa libertà di cui si sente privato.

Inoltre, un atteggiamento tanto apprensivo non lo spronerebbe affatto a fare del suo meglio, a migliorarsi, a progredire, anzi; tutto il contrario. In un primo momento, si sentirebbe sollevato nell’avere qualcuno al proprio fianco sempre disposto a prendersi le responsabilità al posto suo.


Come superare la Sindrome di Wendy?

Ciò che è essenziale fare per contrastare la sindrome di Wendy non è altro che un vero e proprio viaggio introspettivo.

Come abbiamo spiegato precedentemente, tale sindrome è caratterizzata da tre punti fondamentali (sacrificio, autoaffermazione e paura dell’abbandono) i quali implicano il desiderio di essere accettati, amati e apprezzati dagli altri.

Questo è il motivo per cui bisogna agire focalizzandosi sulla propria autostima, riconoscendo e valorizzando le proprie qualità per ritrovare un equilibrio psichico tale da vivere una vita maggiormente serena. Inoltre, questo tipo di recupero permetterà di divenire più selettivi nei confronti di altri individui, imparando così a scegliere a chi dedicare davvero il nostro tempo e le nostre energie.

Un altro consiglio è quello di affidarsi a uno specialista, in modo da capire da che parte cominciare e come agire sulla problematica. Ancora meglio se la terapia venisse seguita non solo dalle Wendy ma anche dalle persone più strette che fanno parte della sua vita, in quanto si tratta di un disturbo insidioso e limitante per chiunque.


Libri su come migliorare se stessi

Un ottimo modo per conoscere meglio la sindrome di Wendy e imparare a valorizzare di più il nostro Io interiore è leggere libri in proposito.
Leggere non è da considerarsi semplicemente come un mezzo per evadere dalla realtà e/o ampliare il proprio bagaglio culturale; esso, infatti, può regalarci l’occasione di migliorarci come individui e combattere i demoni che ci limitano nella nostra quotidianità – anche a livello sociale.

Ecco, dunque, alcuni titoli di libri in proposito:

  • Donne che amano troppo (Robin Norwood)
  • Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé (Alice Miller)
  • Autostima: cosa è, come si coltiva (Angelica Moè)

Donne che amano troppo (Robin Norwood)

Il libro di Norwood ci ricorda che spesso – soprattutto noi donne – cadiamo nella sindrome di Wendy, in quanto in passato abbiamo chiuso un occhio in merito a situazioni che non avremmo dovuto lasciare in sospeso e/o accettare. Capita ogni giorno di più di sentire storie di donne che hanno preferito autosabotarsi e annullarsi nei confronti dell’amore, ritrovando i loro sogni e desideri sommersi da un’infinità di insicurezze. Specialmente dopo la rottura della relazione.

Norwoord, nel suo libro, fa inoltre riferimento ai più intricati aspetti del rapporto a due e a quando si affaccia al patologico, trasformandosi in una relazione tutt’altro che sana. Come mezzi per descrivere tali situazioni, lo scrittore considera anche quei momenti in cui non sappiamo come riconoscere il problema, non sappiamo come risolverlo oppure non intendiamo farlo.

Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé (Alice Miller)

Alice Miller ne “Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé” compie un’analisi dettagliata su come si possa “ottenere” un bambino quasi perfetto, facendo anche riferimento alle conseguenze che implicherebbe.

Nello specifico, la scrittrice mostra come il bambino sopprima la sua vera personalità per essere un vero e proprio orgoglio per i suoi genitori, assicurandosi in questo modo amore e protezione da parte loro.
Ed ecco che si giunge inevitabilmente a un effettivo “impoverimento psichico” che limita il bambino nella sua quotidianità, specialmente a livello emotivo.

Autostima: cosa è, come si coltiva (Angelica Moè)

Angelica Moè ci ricorda che passiamo molto più tempo con noi stessi che con gli altri. E questo è uno dei motivi per cui è essenziale imparare ad amarsi, perdonarsi. Basta fuggire da se stessi, smettiamola con la scarsa considerazione che abbiamo di noi stessi.

Con questo libro, la scrittrice ci permette di capire come gestire al meglio le emozioni per poter costruire la nostra autostima e ricominciare da noi stessi, riconoscendo limiti e libertà. Infine, otterremo consigli su come reagire ai fallimenti e alle sfide che la vita ci pone davanti.


Conclusione

La sindrome di Wendy è molto più comune di quanto si creda. Una volta riconosciuta va affrontata e combattuta, anche (e soprattutto) insieme a uno specialista, in modo tale da non costituire una limitazione mentale per se stessi e per gli altri.

Guarire è possibile, migliorarsi è possibile. Basta volerlo e convincersi del fatto che finché cercheremo la felicità negli altri, il raggiungimento della stessa potrà considerarsi semplicemente un’utopia.

Per avere un’idea più chiara del perché tale sindrome faccia riferimento al personaggio di Wendy, è possibile leggere il testo originale o guardare il film di Peter Pan, per gli appassionati di cinema.


Martina Tacchini Autrice de La Mente Pensante   Martina Tacchini – Graphic Designer | Content Writer | Email | LinkedIn Firma Autori

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