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Betrayal Trauma: quando la minaccia viene da chi amiamo

Il Trauma da Tradimento della Fiducia

Image by Guenifi Ouassim on Unsplash.com


The betrayal of trust is the greatest human failure. – Jackson Brown Jr.

Human history is permeated by drives toward moral excellence, of which generosity, magnanimity, and solidarity are the principal bastions. In contrast to these positive forces, we see in our world opposing forces that push the individual and the collective downward. One of these forces is betrayal, present in human history since time immemorial. The founding myth of the city of Rome, the caput mundi of the West for hundreds of years, is based on an extreme form of betrayal : Romulus’s fratricide of Remus, a breach of blood loyalty. In the Gospel of John, Jesus announces the inexorable betrayal by his close friend, Judas Iscariot, who, for thirty pieces of silver and a kiss, will sell him to his tormentors. The betrayal of trust, therefore, is a constant archetype in our history, a recurring element in the social evolution of the species.


Trust and Social Contracts

Human interaction involves risk: our relationships are based on “social pacts” founded on trust. From the Latin fidere , trust is “an attitude of calm security arising from the positive evaluation of a person or group of people.” Our society is built on it: from friendship to marriage, from buying and selling to relationships of authority between institutions and citizens, every social interaction has its own set of rules that, if broken, can compromise the integrity and dignity of the people involved.

In rapporti formali vi è una tutela conferita da un contratto scritto e firmato tra le parti, la cui violazione è legiferata dal diritto. Nei rapporti informali, i contratti sono perlopiù taciti, eppure comunque mediati dalla legge. Per esempio, la responsabilità genitoriale per la legge italiana prevede che le scelte ed i comportamenti dei genitori siano atti a garantire “il bene superiore del minore”, ovvero una serenità che ne sostenga uno sviluppo equilibrato, e l’accesso alle opportunità d’istruzione che ne consentiranno l’integrazione sociale. Dai figli, infine, ci si aspetta rispetto ed obbedienza, premura verso i genitori e preservazione dei valori familiari.

Alle volte, la fiducia su cui si reggono queste relazioni viene tradita. Dal capo che si aspetta le tue dimissioni dopo anni senza garantire un addio rispettoso dal punto di vista economico; al genitore abusante che non rispetta i limiti fisici ed emotivi della propria prole; al coniuge a carico tradito/a dal partner che provvede al mantenimento della famiglia. Questi tradimenti tradiscono la fiducia che viene riposta da chi si trova in uno stato di dipendenza. In questi casi, chi trova tradita la propria fiducia può soffrire di perdita dell’integrità a livello neuropsicologico. Al danno sociale, infatti, corrisponde una controbattuta fisiologica, che va a minare l’equilibrio neurobiologico necessario per il corretto funzionamento del corpo umano.

Secondo la Dr.ssa Statunitense Jennifer Freyd, infatti, “il trauma crea danni alle persone distruggendo nelle loro menti presupposti necessari per l’equilibrio del sistema, come ‘il mondo come luogo benevolo’ ed ‘il sé come meritevole di valore’” (Freyd, 1996, p. 23).


Trauma Psicologico e la Risposta Psico-biologica alla Minaccia

Il trauma psicologico è quell’evento o serie di eventi e dinamiche che causano “un’alterazione del normale stato psichico di un individuo” (Vocabolario Treccani). Per un funzionamento ottimale, il corpo umano è sorretto dall’equilibrio omeostatico,  cioè la capacità del sistema nervoso di mantenere un equilibrio interno nonostante il variare di elementi dell’ambiente esterno. Per fare ciò, il sistema nervoso recluta una serie di meccanismi fisiologici e psicologici che si traducono in comportamenti favorevoli alla vita. I meccanismi fisiologici sono i più immediati da comprendere. Per esempio, quando si è al mare e fa caldo, si suda e si abbassa la temperatura corporea interna; quando si è in montagna e fa freddo, si trema, e si alza la temperatura interna.

Quelli psicologici, invece, necessitano uno sguardo più approfondito. Immaginiamoci una situazione di pericolo evidente: tornando a casa vediamo un individuo sconosciuto che ci viene incontro con fare aggressivo, o addirittura con un’arma in mano il nostro cervello attiva il sistema di allerta, e l’organismo si prepara a lottare o scappare (fight-or-flight response). A livello neurobiologico viene attivato un meccanismo “a cascata” che parte con l’attivazione dell’amigdala, il “campanello d’allarme del cervello”, e termina con il rilascio di adrenalina da parte delle ghiandole surrenali. Questa risposta metabolica guida il nostro corpo all’utilizzo delle risorse energetiche per adattarsi alle situazioni di stress. Normalmente, a una situazione di minaccia esterna rispondiamo con il conflitto o l’evitamento.

Eppure vi sono miriadi di casi in cui mettere in atto queste strategie non è possibile.
Quando la minaccia nasce all’interno dell’ambito familiare, dove un partner o un genitore si comportano in maniera manipolativa, aggressiva e/o violenta, non è scontato che si possa sfuggire facilmente a queste dinamiche.

Se vi è un rapporto di subordinazione o dipendenza (reale o percepita), scatta un meccanismo di sopravvivenza paradossale, che la psicologa Dr.ssa Freyd chiama Betrayal Blindness, ovvero la cecità al tradimento della fiducia.


Il Trauma da Tradimento della Fiducia

La premessa per capire i meccanismi dietro a questo tipo di trauma è intendere che l’essere umano è incline per natura alla socialità. La relazione tra esseri umani è uno scambio a livello neurofisiologico, parte integrante della nostra natura, che si sviluppa anche grazie al livello sociale dell’esistenza. Per un bambino, i rapporti instaurati con i genitori rappresentano i primi rapporti sociali, fondamentali per lo sviluppo di aree cerebrali necessarie per l’integrazione delle emozioni, e nella costruzione della personalità e dell’identità.

Che le relazioni familiari siano fondamentali per lo sviluppo sano del bambino, si sa ormai dalla metà del secolo scorso, quando il Dr Bowlby e la psicologa Mary Ainsworth studiarono sistematicamente il sistema dell’attaccamento tra genitore e figlio. Il sistema dell’attaccamento suscita nel genitore, la figura indipendente della relazione, la volontà di accudire il figlio fino a che questi non è in grado di essere indipendente. Da un punto di vista evolutivo, gli elementi fisionomici tipici del bambino (come la testa grande rispetto al corpo, le guance paffute, gli arti grassocci) sono in grado di suscitare a livello neurologico della tenerezza e dell’empatia nel genitore, elementi che stimolano aree cerebrali legate alla motivazione. A loro volta, il comportamento del figlio piccolo, dal sorriso ai gorgoglii, fa parte del “ruolo” evolutivo giocato dal bambino. Sono definiti come comportamenti prosociali, che hanno come obiettivo il rafforzamento della relazione tra genitore e figlio.

Nella famiglia in cui il sistema dell’attaccamento è sicuro, i genitori sono coscienti di essere imperfetti perché hanno avuto l’importante opportunità di coltivare una maturità emotiva. Questa è una risorsa fondamentale per mantenere l’armonia in famiglia, perché consente di sostenere la prole anche nei momenti di fragilità, o nelle dinamiche complesse della vita. Cosa succede, invece, quando l’attaccamento non è sicuro, e la fiducia che il figlio ripone nel genitore viene tradita?

Nella famiglia in cui uno o entrambi i genitori non hanno avuto modo di integrare i propri traumi ed imparato a gestire le proprie complessità comportamentali in maniera sana, possono emergere situazioni di grave disagio per i figli.

In casi di genitori abusanti, per esempio, il bambino si trova in una situazione irrisolvibile, in un vicolo cieco: la persona a cui istintivamente correrebbe per ricevere accudimento e protezione, è proprio quella da cui deriva il pericolo. Non può allontanarsi, perché dipende dal genitore, e spesso non può neanche protestare/creare conflitto: ciò andrebbe a diminuire la propensione del genitore di prendersene cura, o violerebbe il patto di segretezza che spesso l’abusatore stipula con l’abusato. Nei bambini piccoli, l’abuso ha conseguenze particolarmente gravi, perché spesso non ancora in grado di spiegare a parole il malessere vissuto. È probabile quindi che crescano pensando che l’abuso sia accettabile, o che sia il risultato di una loro intrinseca “cattiveria”. Spesso sviluppano una vergogna profonda che va ad intaccare il loro senso d’identità, di quel “sé meritevole di valore” che menziona la Dr.ssa Freyd.

In queste situazioni irrisolvibili, il cervello riscatta la situazione con un espediente che può sembrare paradossale: la cecità al tradimento, in inglese, betrayal blindness. Questa cecità, secondo la Dr.ssa Freyd, non è altro che un dimenticare e/o completamente ignorare motivato dalla necessità di sopravvivenza. In questo modo, la mente umana risolve il conflitto interno che viene suscitato da due bisogni di vitale importanza: quello di difendersi dal pericolo e quello di mantenere la relazione d’attaccamento con il proprio genitore. 

Ma quali sono i bisogni fondamentali che questo conflitto interiore va a compromettere?


Betrayal Blindness e la Preservazione della Vita

Secondo il Dr Atef Meshrekey, i bisogni fondamentali di ogni essere umano possono essere divisi in tre categorie: Appartenenza, Valore, Competenza. Il bisogno di appartenenza è alla base della costruzione dell’identità umana; la famiglia ed il gruppo sociale a cui apparteniamo sono fondamentali per la sopravvivenza fisica e per lo sviluppo integrale della persona.

In età infantile ed adolescenziale quindi, quando l’identità è ancora in costruzione, un trauma da tradimento crea gravi danni a livello fisiologico, psicologico e sociale. Infatti, oltre alla cecità al tradimento e all’ostruzione della memoria, i bambini ed i giovani vittimizzati sviluppano un rischio più alto di depressione, ansia, dissociazione, stress post-traumatico, caratteristiche della sindrome borderline. Tragicamente, questi individui plasmati in giovane età da traumi e cecità al tradimento corrono un rischio più alto di incorrere in una vittimizzazione ripetuta.

La ricerca della Dottoressa Freyd sottolinea che gli effetti del trauma da tradimento risultino psicologicamente più problematici che i traumi quali catastrofi naturali. Questo perché il tradimento della fiducia non colpisce solo il corpo o la sicurezza fisica, ma mina la capacità stessa di fidarsi e relazionarsi, fondamentale per la sopravvivenza sociale della nostra specie.

Alla luce di questa ricerca, emerge con chiarezza che la capacità di riconoscere i propri errori, di regolare le proprie reazioni, di offrire gentilezza anche nei momenti di fragilità diventi una responsabilità sociale. Gli adulti sono i modelli attraverso cui i bambini imparano cosa significa fidarsi, essere rispettati, e rispettare. Ogni comportamento, ogni rottura di fiducia riparata o ignorata, lascia un’impronta nel sistema nervoso – e nell’anima- dei piccoli osservatori.

Yet, the same research invites us to look with compassion. To become adults capable of this responsibility, we must first have been children who received balanced care; and not everyone was fortunate enough to grow up in such a supportive environment. Let us remember that those who today struggle to offer emotional security to their children are likely, in turn, carriers of unresolved betrayals of trust. The chain is not broken through judgment, but through awareness and, where necessary, the courage to ask for help. Only those who don’t look the other way, but strive to face reality and act accordingly, can repair broken trust. An effort that seems imperative today, for the survival of future generations.


References

Freyd, J. J. (1996). Betrayal Trauma: The Logic of Forgetting Childhood Abuse. Harvard University Press.
Torta, R., & Caldera, P. (2008). What is anxiety: Biological bases and clinical correlations. Clinical and Oncological Psychology. Pacini Editore. https://www.pacinimedicina.it/wp-content/uploads/25594_interno-3B-1.pdf
Bretherton, I. (1992). The origins of attachment theory: John Bowlby and Mary Ainsworth. Developmental Psychology, 28(5), 759–775.
Kawaguchi, Y., & Waller, B. M. (2024). Lorenz’s classic ‘baby schema’: a useful biological concept? Proceedings of the Royal Society B, 291(2025), 20240570. https://doi.org/10.1098/rspb.2024.0570
Michl, P., Meindl, T., Meister, F., Born, C., Engel, R.R., Reiser, M., & Hennig-Fast, K. (2014). Neurobiological underpinnings of shame and guilt: a pilot fMRI study.
Social Cognitive and Affective Neuroscience, 9(2), 150–157. https://doi.org/10.1093/scan/nss114
Meshreky, A. (2023). The Inner Man: Spiritual Growth. ISBN-10 ‏ : ‎ 099714289


Dott.ssa Sylvia Helen Goodrick Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dr. Sylvia Helen Goodrick
Teacher and Author
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