
Come rendere didattico il cinema
Prof oggi vediamo un film?
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Il momento che forse moltissimi ex alunni ricordano come tra i più felici è quello che vedeva il docente pronunciare le parole:”Oggi guardiamo un film”. La visione di un film durante le ore scolastiche è, infatti, un momento di interruzione di una routine didattica sovente pesante o noiosa, concepito come occasione “ricreativa” a dispetto dell’apprendimento. Se elaborato in tal senso, ha la sola funzione di fare staccare dalla suddetta routine la comunità scolastica. Eppure, se utilizzato come strumento per consolidare argomenti già trattati o, comunque, inserito in un frangente di approfondimento il cinema o per meglio dire un’attività di “cineforum” può essere preziosa e importante quanto una lezione “normale”.
Tanto dipende, senz’altro, dalla scelta del film: non un cinepanettone o una commedia frivola, non per forza però “un mattone”: una forma d’arte che abbia qualcosa da dire. Altro elemento importante è il setting nel momento della visione; se l’istituto possiede un’aula apposita, multimediale o immersiva, tanto meglio, altrimenti le ormai onnipresenti LIM consentono di visionare video anche nella semplice aula. Anche in tal senso, inutile dirlo, il docente deve essere non solamente “controllore” dell’attenzione, ma guida di un apprendimento attivo. Sono ormai poi tantissime le scuole che prediligono alla visione di pellicole in classe organizzare vere e proprie uscite didattiche nei cinema per consentire agli alunni di vivere anche “la scuola fuori dalla scuola” e anche per fare conoscere ai più giovani il luogo cinema: con l’avvento delle piattaforme streaming e di Internet è ormai più raro che le sale si riempiano di giovani. La scuola fuori dalla scuola è poi un fondamentale modo per favorire un apprendimento per scoperta e attivo, tenendo a mente gli insegnamenti di John Dewey, per il quale l’apprendimento autentico nasce dall’esperienza riflessiva e reale sul campo. La visione di un film va quindi accompagnata innanzitutto da domande guida e dalla costruzione di un dibattito pre e post-visione, nonché da una rielaborazione.
In tal modo, diventa un’esperienza educativa a tutti gli effetti, non semplice intrattenimento. Quest’ultimo aspetto non va comunque demonizzato: la funzione intrattenitrice della settima arte non la pone in una posizione inferiore rispetto a discipline come la letteratura, se pensiamo che gran parte di quella stessa letteratura è nata, ad esempio, per accompagnare banchetti e conviviali laddove non esistevano altri media. Accanto all’intrattenimento positivo del cinema, questo offre un’occasione per problematizzare la realtà, stimolare il pensiero critico e favorire connessioni interdisciplinari. In un film convergono fotografia, musica, dialogo (ricordiamoci che ogni film viene prima di tutto scritto da uno sceneggiatore, oltre che propriamente girato dal regista). Pertanto, lo stesso linguaggio cinematografico richiede competenze specifiche per essere compreso: una corretta lettura delle immagini, una consapevolezza del montaggio e di eventuali correlativi oggettivi. Consente, quindi, di sviluppare la media literacy, competenza oggi fondamentale, in quanto consente di riconoscere le fake news e di orientarsi nel mondo dei social network. Un’educazione civica che i nativi digitali non possono assolutamente trascurare.
La visione di un film consente anche di attuare un’educazione alle emozioni. Il cinema permette agli studenti di confrontarsi con altri vissuti, entrare nella mente di altri personaggi di cui scoprono fragilità, conflitti, vicende alle quali devono prestare attenzione per almeno un’ora e mezza. Se grandi della pedagogia come Maria Montessori hanno posto l’accento sull’importanza dell’educazione cognitiva ed emotiva, allora il film è un giardino fondamentale dove crescono l’empatia, la consapevolezza, perfino la metacognizione. Post visione è poi di grande rilevanza il momento del confronto. Perfino la prima prova dell’Esame di Maturità richiede la capacità di argomentare delle tesi; pertanto, un cineforum è un’occasione di espressione delle proprie opinioni su un oggetto (in questo caso il film visto) di fronte a insegnanti e pari. Imparare ad argomentare un proprio parere (al di là del “il film non mi è piaciuto”) nell’ambito di un medium di fruizione più “quotidiana” e non classicamente “scolastica” è un’opportunità di crescita e maturazione. Come evidenziato da Paulo Freire, l’educazione è dialogo e coscientizzazione. Il dibattito post-visione consente quindi di valorizzare la parola degli studenti, rompendo la logica trasmissiva di una lezione “classica” e trasformando il docente in mediatore culturale. Il film diventa così un “testo” da leggere collettivamente, non diverso da un romanzo o da un problema di matematica. Integrare il cinema nella didattica non significa regalare un semplice momento di “pausa”, anche, senza dubbio, ma non per questo come se si perdesse qualcosa. Significa riconoscere in una società dell’immagine profondamente liquida che anche le immagini, come le parole, educano, interrogano e formano coscienze.

Prof.ssa Silvia Argento
Docente e scrittrice
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