
Valgo perché sono vivo
Di passo in passo
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Ciò che possiamo comprendere di noi stessi, sarà sempre solo una piccola parte. La vita è molto più ampia del nostro racconto.
Abbiamo l’illusione di poter arrivare ovunque, conquistare, scovare ogni anfratto della vita, in questa corsa contro il tempo, dove l’unico che ne uscirà perdente sarà sempre l’io. In una società che fa della frenesia, velocità, un dogma, disattenta ai bisogni reali dell’essere umano, ogni uomo o donna, adolescente, bambino, vive una sensazione quasi di perenne disorientamento. Sentendosi sopraffatto dalle sfide che il quotidiano sbatte in faccia come un mostro indiavolato, inerme di fronte ad un mondo sempre più globalizzato e bulimico, l’essere umano vive un senso di ansia e stress continuo, immerso dentro una sensazione di eterna inadeguatezza, si ritrova a ricorrere sempre più a mezzi medici per sostenere l’intensità del quotidiano. Tutto ciò condito da un fantomatico benessere che non mostra alcuna destinazione.
Studio, lavoro, famiglia, relazioni con l’altro, indipendenza, autonomia, carriera, sentimenti, amore, affetti, ogni sentiero apre nuove porte che dovrebbero condurre alla felicità. Ma abbiamo idea di cosa sia la felicità? Perché nel guardarci attorno, osservando questa umanità ciò che notiamo è una sofferenza sempre più diffusa. Malgrado i mille sforzi per raggiungere la felicità viviamo sempre più logorati, affaticati, stanchi e soprattutto persi.
Ed è nel buio più buio della notte che anche la tenue fiammella di una candela risalta.
Nel mio studio, che considero un luogo, uno spazio sacro, uno dei temi ricorrenti che i pazienti mi offrono nel loro racconto, e’ la sensazione di sentirsi inadeguati, sbagliati, immersi in una profonda solitudine. Si ritrovano spesso con l’incapacità di dare un senso a quello che vivono interiormente, soprattutto a livello emotivo. Di fronte alla vita e ai suoi eventi, una malattia, un lutto, un fallimento, una separazione, un conflitto più intenso degli altri nell’ambito affettivo o lavorativo, si percepiscono impreparati. La domanda chi sono io, risuona con prepotente forza, dentro ad una mente che si ritrova agitata nel confronto con gli eventi. Non ci avevo pensato, proprio non lo avevo immaginato, mai mi sarei pensato a vivere una situazione così.
Come se non avessero mai riflettuto sul significato profondo di questa esistenza.
La mancanza di valore che spesso mi riportano come richiesta urgente nasce da un fraintendimento. Ognuno di noi ha un valore intrinseco, un’intelligenza, una capacità di rispondere e muoversi nella vita, innati. Ogni essere umano ha un potere, un gioiello nascosto che va semplicemente riconosciuto.
Giacomo arriva in studio con un senso di sconfitta, delusione verso se stesso. Ancora un’altra relazione finita nel solito vecchio modo. Si sente che non è mai abbastanza, che nessuna donna lo amerà mai, che c’è qualcosa che in lui non va, che non è capace di tenere una relazione. Insomma si sente sbagliato, frustato, deluso.Dopo un anno e mezzo lei se ne e’ andata. Giacomo ha 31 anni, vive con la madre, i suoi si sono separati quando lui aveva 12 anni. Ha un rapporto complicato, conflittuale col padre. Si cercano e litigano. Il padre lo sprona a trovare la sua strada, pungolandolo, ricordandogli che è tempo che esca dal nido. Ma come può lui andare via e lasciare la casa della madre, che non si è mai più ricostruita una vita. Giacomo ha imparato a rimanere, per amore a rinunciare. Ha paura di fare e farsi del male, ha paura di sbagliare e perciò non sceglie e rimane lì.
Infine ciò che mi appare davanti e’ che tutto ciò che ho vissuto, le cose belle e le cose brutte, le gioie ed i dolori, i successi e gli insuccessi, ogni singolo istante ha permesso al viaggio di una vita di accadere.
Come acqua che scorre, non più ghiaccio congelato e statico, od immobile, l’anima delle persone si affaccia lentamente sulla scena, dove l’esistenza scuote il fragile bozzolo dell’io. Il nostro senso del valore, percezione del nostro potere attraversa due scuole. La primaria è quella della famiglia di origine, dove impariamo a ricavarci un posto, necessario per sopravvivere, acquisendo spesso senza ricordarcene significati che ci guideranno nelle relazioni con la vita.
Impareremo l’ABC di come posso amare, amarmi ed essere amato. Scopriremo dentro la cornice familiare i diversi ruoli che giocheremo per essere visti e riconosciuti. Diventeremo vittime, mendicanti, tiranni, narcisi, manipolatori, raccontandoci menzogne per continuare a mantenere in piedi l’io che conosciamo, per sentire che abbiamo un posto.
La seconda scuola e’ la vita che con le sue sfide, ci spronerà attraverso crisi che ci scuoteranno ad uscire fuori dalle zone di confort. Sentiremo la precarietà del nostro bozzolo sicuro, proveremo paura, dolore, rabbia, e dovremo apprendere un modo altro per incontrare, accogliere e vivere le emozioni, senza più negarle, imparando così a mostrarle con onestà e consapevolezza. Solo allora la vita si trasformerà in una sfida da affrontare con curiosità, e nel prenderci il rischio, la responsabilità di seguire il nostro intuito, bellezza, forza, dischiuderemo le nostre ali verso un orizzonte infinito.
Non più timorosi del giudizio degli altri, riconoscendoci l’autorevolezza che meritiamo, senza più confondere forza con sforzo, disponibili al sentire, includeremo sia la felicità che la tristezza, consapevoli che la vita esiste proprio nella danza degli opposti. Le qualità del nostro io si dischiuderanno, apprezzeremo sia la preziosità degli spazi si solitudine, che i momenti intimi, profondi con l’altro, riscoprendoci aperti, in fiducia verso l’esistenza.
Roberta corre, corre portandosi nel suo zaino invisibile un senso di vuoto intenso, avendo mille domande nella mente a cui non riesce a trovare risposte adeguate. Cambia spesso, troppo spesso, dopo un po’ non si sente più viva, dopo un istante di euforia dove ogni scelta sembra quella buona, di nuovo si ritrova inesorabilmente nella solita buca. Noia? Paura? Senso di fragilità? Mancanza di fiducia? E così cambia. Cambia partner, cambia lavoro, cambia colori della stanza. Roberta ha 35 anni, e si sente vuota, non ha costruito niente, o almeno ciò che riesce a fare non va oltre tutto ciò. Nel suo profondo la paura di soffrire, non le permetteva di rimanere a lungo nella stessa situazione. Meglio rinunciare prima che sentire di nuovo quel dolore a cui era stata esposta tanto tempo prima.Insieme, nel lavoro che avremmo fatto, Roberta avrebbe imparato a fermarsi, anche nella paura di sentire il dolore, la vita le stava chiedendo di cambiare in modo però diverso da come la sua mente si aspettava. La sua intelligenza, anima avrebbe dovuto scoprire come sperimentarsi, imparando a stare fuori dalle zone di confort conosciute.
Ed arriva un istante dove semplicemente la vecchia pelle si stacca, non possiamo più indossarla e in quel preciso momento tra vulnerabilità e forza le nuove ali si dischiudono.

Dott. Stefano Cotugno
Psicoterapeuta Sistemico Relazionale
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