
Quando (non) sappiamo di non sapere
Chiacchere e distintivo
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Avenue Park, mi vida a oscuras
Yo conmigo
Tú sonríes al estilo árabe
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Miami Beach, playa, niños con juguetes
Cruzando el universo
Chan-son egocentrique
Self centred song
Chan-son egocentrique
Self centered song
Franco Battiato, Chan Son Egocentrique
Corre l’anno 2000, l’Università di Harvard attraverso l’Annuals of Improbable Research consegna l’Ig Nobel Prize per la Psicologia (un premio per le ricerche scientifiche più improbabili, eccentriche) a due giovani, rispettivamente David Dunning e Justin Kruger per l’articolo “Unskilled and Unaware of It: How Difficulties in Recognizing One’s Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments” (tradotto: “Inesperti e non consapevoli: come le difficoltà nel riconoscere la propria incompetenza conduca ad una valutazione di sé stessi esagerata).
Avevano catturato l’attenzione della commissione portando alla luce un fatto di cronaca avvenuto qualche anno prima, dove tale McArthur Wheeler attuò una rapina con il volto cosparso di succo di limone perché, avrebbe detto in seguito, aveva constatato tramite una polaroid scattata (male) che il succo di limone oscura il viso rendendolo irriconoscibile attraverso obiettivi e telecamere. Secondo l’uomo, questa citrica prova scientifica era vera e verificabile: gli era bastato un errore di sviluppo per costruire una vera e propria teoria della rivoluzione del crimine.
Appurato che il rapinatore non fosse sotto sostanze stupefacenti, i due socio-psicologi presero in esame questo episodio per studiare, appunto, le dinamiche che intercorrono tra il sapere effettivo, comprovato e l’illusione di una perizia in una determinata materia.
Festa aziendale. Quante volte spunta fuori il Mario Rossi di turno che dopo il famoso corso di “avvicinamento” al vino adesso parla come se fosse Giacomo Tachis (uno dei più eminenti enologi avuti in Italia) in persona? Mario Rossi adesso che ha imparato “tannico” e “rifermentato” non si ferma più, e anche quando davanti a lui ci sono persone palesemente più preparate e competenti, tutto ciò al nostro impavido protagonista non importa, sfoggia le sue tre nozioni con la stessa fierezza del vincitore di un torneo mondiale di scacchi. E non si pente, ma soprattutto, non se ne accorge. Invece Maria Grazia (Rossi) da quando coltiva quattro piante di pomodori nella sua serra “indoor” dispensa consigli come un’agri-influencer di vecchia data (hello, Davide Gomiero) di vecchia data, e anche lei non si pente di ammorbare i vicini, ma, sopratutto, non se ne accorge.
Distorsione di percezione, over perception. Sei bravo, ma non come pensi tu. Improvvisatori di una superiorità illusoria e momentanea.
Polìmata
Dal greco polymathēs, ovvero una persona che ha imparato molto, con una sorta di profonda conoscenza in molti ambiti. Nonostante la Treccani la definisca una forme di erudizione “tra pedantesca e oziosa”, forse, forse, il polìmata è il nostro uomo (o donna, non me ne vogliate).
Allontanandoci dall’ideale di perfezione antropocentrica stile uomo vitruviano possiamo immaginare questo polìmata contemporaneo come una persona al passo coi tempi, che si informa, conosce, sa senza ostentare, consapevole di non essere un esperto in un sacco di cose (grazie Socrate, ça va sans dire). Insomma, qualcuno pronto a mettersi in gioco con la propria preparazione senza dover per forza convincere gli altri di essere speciale. Un fil rouge tra competenza e presunzione.
In seconda battuta, però, accendi un qualsiasi dispositivo, prendiamo un esempio adesso un po’ agé come la TV. Amici di Maria De Filippi. Mi imbatto in uno scontro a fuoco tra un “allievo” della scuola e un sedicente insegnante: il giovane (issimo) parla di professionalità, esperienza, stile “proprio” e non accetta volentieri gli appunti e le correzioni che la maestra gli presenta, il tutto sotto i soliti sguardi affamati di sangue mediatico degli spettatori. La discussione va avanti, lo studente torna seduto: è stato incoronato vittima e martire per quindici minuti, incompreso, vessato da una figura con esperienza che non riesce a capire come una persona in ben diciotto anni di vita o giù di lì sia quasi perfettamente formata professionalmente. Al di là della discutibilità di questo format televisivo, quello che salta agli occhi è la pervasività all’interno dei media (e non solo) di come chiunque, ripeto chiunque, possa autoproclamarsi legittimato a sfoggiare senza nessun preciso merito anche la più minima e trascurabile attitudine. Tutto questo fa molto Napoleone 1804, quando strappò la corona dalle mani del Papa per metterla lui stesso sopra la propria testa. Mic drop.
Probabilmente l’intento dei nostri amici David Dunning e Justin Kruger non era quello di “scoprire” qualcosa, forse cercavano solo di far luce in maniera più precisa su un fenomeno sociale che tutti (tutti, tutti) almeno una volta nella vita abbiamo sperimentato con gli altri, oppure, udite udite, con noi stessi. Pensiamo. Quante volte un po’ per gioco, un po’ per convinzione ci siamo autoconferiti la targa di “addetto ai lavori” per poi scoprire con nostro imperturbabile stupore che alla fine, proprio bravi bravi bravi non lo siamo. “Tranquilli, le chiedo io le indicazioni da Oxford Street per l’aeroporto” (il problema è che i tuoi amici non sapevano per quante volte l’avresti fatto, eh eh eh.)
E come la fine di una lezione old school delle scuole elementari, che cosa abbiamo imparato da tutto ciò? Mah, oggi in realtà ci siamo un po’ detti le solite cose, un ripasso. La chiave non sta anche in questo, a volte? Nel parlare dell’ovvio, semplicemente come piccolo deterrente per non distrarci troppo e restare umili. David e Justin hanno parlato di qualcosa palese, chiara a chiunque, magari aggiungendoci una piccola pacca sulla spalla dicendo “Hey, le tua testa ti dice bene, questo tipo davanti a te sta davvero esagerando, in Africa c’è stato una volta sola, non è Jane Goodall”.
Quindi, cari noi, possiamo tornarcene a casa tranquilli, siamo tutti assolti (anche se qualcuno a volte se ne approfitta). Rincuoriamoci che, spesso, non essere esperti è un vantaggio perché permette di intravedere le piccole crepe del sapere, mettersi in dialogo, in discussione… Un po’ come all’esame di maturità, dove ci costringevano a fare i famosi (soffertissimi, mirabolanti) collegamenti.
Una vita multidisciplinare e consapevole è una vita migliore… O no?
Grazie a David Dunning, Justin Kruger, Franco Battiato e Maria De Filippi, compagna dei pranzi del Sabato dai nonni.


