Non è mai troppo tardi per iniziare a vivere davvero
Come scoprire il kairós
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Alfredo Altomonte, psicologo, dirigente ASL Roma 3 e psicoterapeuta, preparatore mentale di II grado per la Federazione Italiana Tennis e Padel, nonché impegnato Vicepresidente del FIOI ( Fondazione In Oratione Instantes), è l’autore appassionato di questo testo, che riesce a sollevare preziose ed interessanti incognite, ma dona altrettante soluzioni “luminose”; fa riflettere il lettore prospettando nuovi punti di vista; presenta un argomento che tutti sappiamo “avere” e conoscere ma che, in realtà, rimane decisamente avvolto nel mistero: il tempo. Ma quanto dura? Ne serve sempre tanto? Cosa significa perderlo, non averlo? Non trovarlo, quindi è paragonabile ad un oggetto, davvero è tangibile? Forse crediamo lo sia, se diciamo continuamente che ne “abbiamo” troppo poco? O semplicemente è da sempre qualcosa che non ha mai avuto una definizione chiara, o perlomeno adatta e congeniale per tutti; purtroppo o per fortuna, da ognuno di noi mai inteso e percepito allo stesso modo…
Prima di scoprire, almeno in parte, incuriosire, dare spunti e stimoli, approfondire e rendere merito al libro in questione, piacevolmente scrivo una piccola introduzione che del tempo vuol sempre parlare, e dal tempo vuol sempre partire… con una domanda apparentemente semplice… “Cos’è il tempo?” a cui risponde un grande saggio, che proprio con il passare del tempo non è stato dimenticato, sant’Agostino:”Io so cosa è il tempo, ma se me lo chiedi non lo so più”. Quanto riportato da Lamberto Maffei, medico e ricercatore italiano, dal 1980-2008 anche direttore del CNR, nel suo libro Elogio della lentezza (ed. Il Mulino, Bologna 2014). Lo stesso Maffei afferma come il tempo, la nozione e il concetto del tempo sia di difficile comprensione, non banalmente afferrabile, assai fuggevole; aggiunge poi che forse a donar senso al tempo sia l’evento, il momento, le diverse circostanze vissute con quiete, calma e la dovuta lentezza, che nel cuore lasciano il segno.
Non di parere diverso, anzi, sembrerebbe quasi un “tacito accordo” tra professionisti e abili scrittori di affini opinioni e sensibilità, è Alfredo Altomonte, che della qualità del tempo si dice “innamorato”:“Sono un pessimo custode della quantità del tempo… ma mi innamoro della qualità che posso portare”. Esattamente questa la distinzione e la spiegazione dell’esistenza di due tempi che contraddistingue il suo lavoro, finalizzato ad evidenziare come non si tratti solo di minuti che corrono e scappano via, ma il tempo è molto… molto altro di più e, per dare al lettore una visione limpida e semplice ma altrettanto complessa e profonda, la cultura greca gli viene in sostegno:“Nell’antichità i greci usavano due termini diversi per definire il tempo: ‘chronos’ per indicare lo scorrere dei minuti( e quindi la sua natura quantitativa) e ‘kairos’ per indicare la natura qualitativa dello stesso, ovvero l’abilità di fare la cosa giusta al momento opportuno”. Quindi, “opportuno” per l’autore significa un momento di gioia pura, che sa farci star bene, fatto di riflessioni e pensieri durevoli nel tempo, in cui non perdere ciò che realmente conta; istanti che abbiano un contenuto, lenti come quelli utili anche alla scrittura (un’attività in cui la fretta è cattiva consigliera);vissuti fatti di distensione mentale, per godere del tempo senza corrergli dietro ansiosamente.
Se la quantità si nota nell’immediato, la qualità, senza mostrarsi troppo, è la sostanza che dura, è la pienezza che rimane:”Non è più tempo di correre fuori tempo. È giunto il momento di ritrovare la lentezza come una competenza esistenziale fondamentale. […]. È tempo di rallentare per essere capaci di sostare e persino abitare il vuoto, senza fuggire”. Il tempo della pace e del perfetto equilibrio, del fermarsi e godere del tempo… dello “stare”, del “Conosci te stesso” di Socrate, come ci ricorda chi scrive; è l’incontro intimo con noi stessi, con la parte interiore che più ci caratterizza, scoprendo sia il meglio che il peggio della nostra umanità, perché anche lì esiste il “kairos”, in differenti contesti, non sempre facili da affrontare, ma comunque degni di essere vissuti. A tal proposito, lo Psicologo così afferma:”È il mio ‘kairos’. Spero sia (almeno un po’) anche il vostro. Fermatevi un attimo e ‘state’. Intendo quando scrivo ‘Fermare il tempo e scoprire il kairos‘: il ‘kairos’ è un momento all’interno del quale la vita sembra indicarci che tutto è ancora possibile. La vita, infatti, sembra guardarci in faccia e dirci che sognare è, per l’appunto, ancora possibile. E così, per chiunque legga, in qualsiasi situazione”.
L’autore esalta e dà pieno valore alla Lentezza, un meraviglioso attimo da assaporare senza impeti o frenesie; sa apprezzarla e consigliarla come Lamberto Maffei, sente anche, come quest’ultimo, di riportare, in un commovente capitolo finale, le soavi parole di sant’Agostino, ritrovate perché conservate amorevolmente dal suo papà, non più accanto a lui fisicamente, ma vivo più che mai nel suo cuore, come tutti i cari che ci hanno lasciato; con grandissimo piacere e apprezzamento le trascrivo qui per concludere:”Coloro che amiamo e che abbiamo perduto non sono più dove erano ma sono ovunque noi siamo”…
Buona lettura!
Roberta Favorito
Non è mai troppo tardi per iniziare a vivere davvero. Come scoprire il kairós
Autore: Alfredo Altomonte
Editore: San Paolo Edizioni
Genere: Saggistica
Anno: 14 Aprile 2026
Lingua: Italiano
Pagine: 160
ISBN: 978-8892250260
Recensione a cura di
Roberta Favorito
Laureata in Lettere, Specializzazione in Scienze Pedagogiche
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Autore: Alfredo Altomonte
Editore: San Paolo Edizioni
Genere: Saggistica
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Lingua: Italiano
Pagine: 160
ISBN: 978-8892250260











