Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Relazione, consenso e sessualità

Dall’educazione alla sessualità e all’affettiva all’educazione alla relazione

– Image by Gilbert Beltran on Unsplash.com –


Quando si parla di educazione sessuo-affettiva nelle scuole, spesso la prima immagine che viene in mente è quella di un adulto che spiega come funziona il corpo, come prevenire una gravidanza o come proteggersi dalle infezioni sessualmente trasmissibili. Queste sono sicuramente informazioni necessarie, ma la domanda che ci si può porre, riflettendo sul contesto socioculturale che stiamo vivendo, è: sono sufficienti?

Parlare di educazione alla sessualità significa, infatti, considerare anche la dimensione affettiva e relazionale che accompagna l’esperienza stessa della sessualità.

Forse, prima ancora di sapere come proteggersi durante un rapporto sessuale, un adolescente potrebbe imparare a riconoscere quando un rapporto è desiderato e quando non lo è. Prima ancora di usare la parola consenso, dovrebbe poter sperimentare che il proprio “no” viene ascoltato. Prima ancora di imparare il concetto di violenza, dovrebbe poter trovare le parole per raccontare ciò che sta vivendo.

Non si tratta di un’idea estranea al modo in cui oggi viene pensata l’educazione sessuale. Non è un caso che nella letteratura internazionale si parli di comprehensive sexuality education: un’educazione “comprensiva”, proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, cioè capace di includere e tenere insieme dimensioni diverse dell’esperienza. La definizione, infatti, comprende oltre agli aspetti biologici e di salute sessuale, anche relazioni, comunicazione, rispetto, consenso, autonomia corporea, uguaglianza di genere, sicurezza e capacità di chiedere aiuto (World Health Organization [WHO], 2026). L’obiettivo è quello di sviluppare conoscenze, atteggiamenti e competenze che possano aiutare a costruire relazioni rispettose, comprendere il consenso, riflettere sui valori e sui diritti e prendersi cura della propria salute sessuale, in modo adeguato all’età e allo sviluppo (UNESCO et al., 2018).

In questo senso, l’educazione alla sessualità e all’affettività incontra qualcosa di più ampio: l’educazione alla relazione.


Non soltanto sessualità, ma relazioni

Parlare di sessualità significa parlare di corpo, desiderio, emozioni, identità, intimità, limiti e responsabilità. Ma significa anche parlare di come ci avviciniamo all’altro e di come possiamo prenderne le distanze. Significa riuscire a riconoscere la differenza tra ciò che desideriamo o meno, ma soprattutto la possibilità di cambiare idea a riguardo, in qualunque momento. Significa essere consapevoli di avere il diritto di dire “no”, così come di riconoscere lo stesso diritto nell’altro.

Per questo, si potrebbe pensare a un’educazione capace di tenere insieme relazioni, consenso e sessualità.

Il consenso, infatti, non è soltanto una regola da applicare durante un rapporto sessuale, quanto piuttosto è una competenza relazionale. Ci porta a riflettere su quanto sia importante imparare a esprimere un limite, ma anche a riconoscere quello dell’altro; a comunicare quello che desideriamo, ascoltare ciò che l’altro desidera e accettare che entrambi i desideri possano non coincidere. La capacità di comunicare, negoziare e rispettare i propri confini rientra tra le competenze che si tenta di sviluppare nei programmi di educazione sessuale e affettiva (UNESCO et al., 2018; WHO, 2026).

Il concetto di “confine” stesso ci porta a riflettere sulla capacità di differenziarsi, un processo che durante l’adolescenza assume particolare rilievo nella costruzione dell’identità e dell’autonomia. L’adolescenza, infatti, rappresenta una fase di sviluppo in cui il rapporto con i pari, la progressiva autonomia dalla famiglia e la costruzione dell’identità assumono un’importanza particolare (Erikson, 1968).

Ma il “come”, può fare la differenza a riguardo.

Come si può, infatti, diventare capaci di differenziarsi dagli altri, se non tessendo relazioni sane? Come si impara a riconoscere ciò che ci appartiene e ciò che appartiene all’altro? E, soprattutto, dove si impara tutto questo?

La famiglia e la scuola, in questo senso, rappresentano i primi contesti in cui bambini e adolescenti sperimentano la relazione con gli altri, l’appartenenza, il conflitto, la cooperazione e la possibilità di esprimere se stessi. La scuola, in particolare, non è solo il luogo nel quale vengono trasmesse conoscenze, ma anche un ambiente in cui si costruiscono e si modificano norme sociali, atteggiamenti e modalità relazionali.

Le strategie internazionali di prevenzione della violenza riconoscono infatti alla scuola un ruolo importante nella promozione di ambienti sicuri, nello sviluppo delle competenze sociali ed emotive e nella costruzione di relazioni rispettose (WHO, 2016). Anche gli interventi di prevenzione della violenza rivolti a bambini e adolescenti possono utilizzare il contesto scolastico per lavorare sulle norme sociali, sulle competenze relazionali e sulla capacità di riconoscere e contrastare comportamenti violenti (WHO, UNESCO, & UNICEF, 2019).

Ma sottovalutare quanto il contesto scolastico può influenzare, sostenere o, al contrario, contrastare certi comportamenti, significherebbe rinunciare a una possibilità educativa e preventiva della scuola. Attenzionare adeguatamente questi temi, mettendo come priorità le esigenze dei ragazzi, permetterebbe di trasformare un’ora di lezione in un prezioso strumento di prevenzione: uno spazio di ascolto, confronto e di consapevolezza.


Imparare a riconoscere i confini

Fenomeni complessi come il bullismo, il cyberbullismo e la violenza di genere hanno sicuramente caratteristiche e dinamiche specifiche da poter conoscere e approfondire. Ciò che può legare trasversalmente questi temi è la capacità di riconoscere l’altro come un essere umano dotato di una propria soggettività, di propri limiti e di una propria dignità.

Lo scherzo protratto nonostante l’altro abbia chiesto di smettere, la fotografia condivisa senza consenso, l’umiliazione, la violenza nelle sue diverse forme, sono comportamenti che possono esprimere, tra le altre cose, una difficoltà nel saper riconoscere e rispettare il confine dell’altro. Educare alle relazioni significa offrire ai ragazzi strumenti per comprendere ciò che accade nelle loro interazioni quotidiane, comprese quelle che avvengono attraverso lo schermo di uno smartphone.

Non è, infatti, sufficiente dire a un adolescente che la violenza è sbagliata; piuttosto può essere importante aiutarlo a riconoscere le dinamiche relazionali che possono precederla o possono renderla meno riconoscibile. Spesso, a tal proposito, la gelosia e il controllo vengono presentati come prove d’amore o di interesse: queste rappresentazioni possono sembrare innocue, ma contribuiscono a rendere meno riconoscibili alcuni comportamenti che, all’interno di una relazione, possono diventare invasivi o limitanti. Educare alla relazione significa anche imparare a mettere in discussione queste rappresentazioni e costruire un vocabolario diverso per parlare di intimità, rispetto e reciprocità. Come scrive Michela Murgia: “Il modo in cui nominiamo la realtà è anche quello in cui finiamo per abitarla» (Murgia, 2021).

Avere le parole per nominare ciò che accade può essere, quindi, già una forma di consapevolezza. La prevenzione, in questo senso, non comincia solo quando si parla di violenza. Può cominciare molto prima: quando impariamo a riconoscere un limite, a nominare un disagio, a tollerare un rifiuto e a comprendere che amare qualcuno non significa possederlo.


Imparare a stare in relazione, prima ancora che a parlare di sessualità

Se parliamo solo di adolescenti, però, rischiamo di arrivare tardi. L’educazione affettiva e sessuale è un percorso progressivo, che può iniziare già nell’infanzia con contenuti adeguati all’età: la conoscenza del proprio corpo, il riconoscimento delle emozioni, la possibilità di esprimere un rifiuto, il rispetto dei confini propri e altrui, la distinzione tra comportamenti appropriati e inappropriati e la possibilità di rivolgersi a un adulto di fiducia (UNESCO et al., 2018; World Health Organization [WHO], 2026).

Alle scuole primarie, quindi, parlare di educazione sessuo-affettiva non significa parlare solo di rapporti sessuali. Significa, prima di tutto, educare alla relazione.

Significa poter dire a un bambino che il suo corpo gli appartiene; che può dire “no” e che anche l’altro può dirlo; che esistono emozioni difficili da nominare e che possono essere condivise con un adulto di fiducia; significa imparare a riconoscere quando un gioco smette di essere un gioco, quando una presa in giro diventa un’umiliazione, quando un comportamento invade lo spazio dell’altro.

Sono competenze apparentemente semplici, ma costituiscono alcune delle fondamenta sulle quali, negli anni successivi, potranno costruirsi relazioni più consapevoli. Perché allora non pensare alla competenza relazionale come a una vera e propria materia?

Non una materia fatta di definizioni da memorizzare, ma uno spazio in cui imparare a conoscersi e a riconoscere l’altro. Uno spazio in cui sperimentare il conflitto senza che questo debba necessariamente trasformarsi in esclusione o aggressività; in cui poter fare esperienza del limite, della reciprocità, della differenza e della possibilità di chiedere aiuto.

In questo senso, parlare di educazione alla sessualità e all’affettività significa parlare anche di un apprendimento che comincia molto prima dell’adolescenza e che riguarda, prima ancora della sessualità, il modo in cui impariamo a stare con gli altri.


Informare non significa necessariamente educare

Conoscere il proprio corpo, sapere come prevenire le infezioni sessualmente trasmissibili, conoscere i metodi contraccettivi e sapere dove rivolgersi per ricevere assistenza sono aspetti fondamentali della salute sessuale. Ma esiste una differenza tra avere un’informazione e riuscire a trasformarla in una scelta consapevole.

Un adolescente può sapere che il preservativo protegge dalle infezioni sessualmente trasmissibili e, allo stesso tempo, avere difficoltà a proporne l’utilizzo al proprio partner; può conoscere il significato del consenso e non sentirsi comunque libero di dire “no” per paura di perdere l’altro; può sapere che una relazione controllante non è sana e non riuscire a riconoscere il controllo nella propria relazione.

È proprio nello spazio tra il sapere e il riuscire a fare che diventano fondamentali il confronto, il dialogo e la relazione educativa.

La ricerca “sull’educazione sessuale comprensiva” mostra infatti che gli interventi più efficaci non si limitano alla trasmissione di informazioni, ma possono lavorare anche su relazioni, comunicazione, capacità decisionali, consenso, atteggiamenti e richiesta di aiuto (Goldfarb et al., 2026; WHO, 2026).

In quello spazio tra sapere e agire si può costruire la consapevolezza che deriva dal contatto, dalla relazione e dall’esperienza.


La scuola come luogo di prevenzione

La scuola non è soltanto il luogo nel quale si trasmettono conoscenze. È uno degli ambienti relazionali più importanti nella vita di una persona: è il luogo nel quale bambini e adolescenti sperimentano appartenenza, esclusione, amicizia, conflitto, confronto, giudizio e riconoscimento. Per questo può diventare anche un luogo privilegiato di prevenzione.

Prevenire significa creare condizioni nelle quali sia più facile riconoscere ciò che sta accadendo, trovare le parole per raccontarlo e sapere a chi chiedere aiuto. La ricerca sulla school connectedness mostra, in questo senso, come il senso di appartenenza alla scuola e la qualità delle relazioni con insegnanti e pari possano rappresentare fattori protettivi rispetto al benessere psicologico e, in particolare, rispetto ai sintomi depressivi e ansiosi (Raniti et al., 2022).

Ed è qui che la presenza dello psicologo nella scuola può assumere un significato che va oltre: lo psicologo non dovrebbe essere soltanto la figura alla quale rivolgersi quando “c’è un problema”. Lo psicologo potrebbe contribuire a costruire uno spazio nel quale una domanda possa essere formulata prima che diventi un’emergenza.

“Non so se quello che mi sta succedendo è normale.”, ”Non so come dire di no.” “Mi vergogno del mio corpo.”, “Il mio ragazzo controlla continuamente il mio telefono.” “Mi hanno mandato una foto e non so cosa fare.”, “Non riesco a parlarne con i miei genitori.”, “Mi sento solo”.

Sono domande che non sempre arrivano spontaneamente agli adulti. A volte hanno bisogno di un luogo nel quale possano essere pronunciate senza vergogna.

Da una prospettiva gestaltica, la persona non può essere pensata separatamente dalle relazioni e dall’ambiente nel quale vive: nel contatto con l’altro facciamo esperienza di noi stessi (Perls et al., 1951).

Imparare a stare in relazione significa, in questo senso, imparare a riconoscere ciò che accade dentro di noi: cosa sentiamo, cosa desideriamo, cosa ci mette a disagio, dove si trova il nostro confine e cosa accade quando incontriamo il confine dell’altro. Il confine non è necessariamente una barriera o un limite, ma può essere visto come ciò che permette di distinguere me da te e, proprio per questo, di rendere possibile un contatto autentico.

Forse è questo uno degli obiettivi più profondi di un’educazione alla sessualità e all’affettività: aiutare a comprendere come si può stare all’interno di una relazione, senza perdere se stessi o l’altro.


Conclusioni

Parlare di educazione sessuo-affettiva significa, quindi, parlare anche di prevenzione. Prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, ma anche promozione di relazioni rispettose, riconoscimento dei confini, contrasto alla violenza e possibilità di intercettare precocemente situazioni di disagio. Significa creare una cultura nella quale chiedere aiuto sia semplicemente una possibilità: la presenza può fare la differenza.

Forse la domanda, allora, non dovrebbe essere soltanto se la scuola debba parlare di sessualità.

Dovremmo chiederci che tipo di scuola vogliamo costruire sapendo che bambini e adolescenti stanno imparando proprio lì a conoscere il proprio corpo, il desiderio, le emozioni e il modo di stare in relazione con gli altri. Educare alla sessualità e all’affettività può offrire agli adolescenti parole, strumenti e spazi di confronto per attraversare il proprio mondo con maggiore consapevolezza. Prima ancora di essere una materia, può essere una relazione nella quale qualcuno trova finalmente il coraggio di dire: “Non so cosa mi sta succedendo. Possiamo parlarne?”


Bibliografia

Erikson, E. H. (1968). Identity: Youth and crisis. W. W. Norton & Company.
Goldfarb, E. S., Lieberman, L. D., & Conklin, K. (2026). Three decades of evidence: Promising approaches to effective comprehensive sex education. Journal of Adolescent Health, 78(1), 19–34.
Murgia, M. (2021). Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo più sentire. Einaudi.
Perls, F. S., Hefferline, R. F., & Goodman, P. (1951). Gestalt therapy: Excitement and growth in the human personality. Julian Press.
Raniti, M., Rakesh, D., Patton, G. C., & Sawyer, S. M. (2022). The role of school connectedness in the prevention of youth depression and anxiety: A systematic review with youth consultation. BMC Public Health, 22, Article 2152.
UNESCO, UNAIDS, UNFPA, UNICEF, UN Women, & World Health Organization. (2018). International technical guidance on sexuality education: An evidence-informed approach (Rev. ed.). UNESCO.
World Health Organization. (2016). INSPIRE: Seven strategies for ending violence against children. World Health Organization.
World Health Organization, UNESCO, & UNICEF. (2019). School-based violence prevention: A practical handbook. World Health Organization.


Dott.ssa Federica Brugaletta Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Federica Brugaletta
Psicologa e specializzanda in psicoterapia
Bio | Articoli
……………………………………………………………..
Dott.ssa Federica Brugaletta Dott.ssa Federica Brugaletta Dott.ssa Federica Brugaletta Dott.ssa Federica Brugaletta

© Tutti i contenuti (testo, immagini, audio e video) pubblicati sul sito LaMentePensante.com, sono di proprietà esclusiva degli autori e/o delle aziende in possesso dei diritti legali, intellettuali, di immagine e di copyright.

LaMentePensante.com utilizza solo ed esclusivamente royalty free images per uso non commerciale scaricabili dalle seguenti piattaforme: Unsplash.com, Pexels.com, Pixabay.com, Shutterstock.com. Gli Autori delle immagini utilizzate, seppur non richiesto, ove possibile, vengono generalmente citati.

LaMentePensante.com, progetto editoriale sponsorizzato dalla TheThinkinMind Coaching Ltd, in accordo i proprietari del suddetto materiale, è stata autorizzata, all’utilizzo, alla pubblicazione e alla condivisione dello stesso, per scopi prettamente culturali, didattici e divulgativi. La copia, la riproduzione e la ridistribuzione del suddetto materiale, in qualsiasi forma, anche parziale, è severamente vietata. amazon affiliazione logo

LaMentePensante.com, è un membro del Programma di affiliazione Amazon UE, un programma pubblicitario di affiliazione pensato per fornire ai siti un metodo per ottenere commissioni pubblicitarie mediante la creazione di link a prodotti venduti su Amazon.it. I prodotti editoriali (generalmente libri) acquistati tramite i link pubblicati sulle pagine relative agli articoli, alle recensioni e alle video interviste, daranno la possibilità a LaMentePensante.com di ricevere una piccola commissione percentuale sugli acquisti idonei effettuati su Amazon.it. Per qualunque informazione e/o chiarimento in merito al programma affiliazione Amazon si prega di consultare il sito ufficiale Programma di affiliazione Amazon UE, mentre per l’utilizzo del programma da parte de LaMentePensante.com, si prega di contattare solo ed esclusivamente la Redazione, scrivendo a: redazione@lamentepensante.com.

© 2020 – 2026 La Mente Pensante Magazine – www.lamentepensante.com is powered by TheThinkingMind Coaching Ltd, United Kingdom — All Rights Reserved.

Termini e Condizioni Privacy Policy

"Il prezzo di qualunque cosa equivale alla quantità di tempo che hai impiegato per ottenerla."

© 2020 – 2026 La Mente Pensante Magazine – www.lamentepensante.com is powered by TheThinkingMind Coaching Ltd, United Kingdom — All Rights Reserved.