
La fiera “Più libri più liberi”
Un evento dove sono le protagoniste… rimanere “senza parole”
Image by Kate Bezzubets on Unsplash.com
Più libri più liberi: solitamente a dicembre (l’edizione 2025 si è tenuta tra il 4 e l’8) presso La Nuvola (centro congressi), nel quartiere EUR di Roma. L’evento nazionale culturale dedicato alla piccola e media editoria; col passare degli anni probabilmente sempre più anacronistico, nel pieno di una era digitale prevaricante, insieme alla flessione dell’interesse verso il mondo della lettura. In un contesto storico, difatti, in cui i consumi culturali sono scesi: secondo il Rapporto Censis 2025, in Italia, la spesa culturale delle famiglia si è ridotta del 34, 6 per cento. Eppure, entrare e scorgere la gente, la stessa appassionata, è pura manifestazione di entusiasmo e positività e l’ effetto è paradossale: in un luogo fatto di parole si rimane proprio “senza le parole”, a bocca aperta, nel meravigliarsi dell’intangibile, del “nutrimento” fatto di una straordinaria essenza di anime e culture, professionalità spesso poco valorizzate, che però sono simbolo e testimonianza di una umanità viva e pronta a dare un contributo che non sia soltanto finalizzato alla produzione e al guadagno, ma incentrato sul pensiero e la riflessione, sulla lentezza e non sulla immediatezza “del tutto e subito” o dell’immagine e dell’apparenza sopra ogni cosa.
L’esperienza dell’essenziale
Varcare la porta della fiera, di una manifestazione così “ricca”, significa potere entrare in una infinità di “mondi”, fatti di altrettante storie umane, versioni e significati differenti della parola interiorità, la mia prima di tutto. Ho scoperto, infatti, come oltrepassando la vetrata dell’ingresso, trascorrendo molte ore in quel luogo magico, stessi facendo un viaggio all’interno di me stessa, attraversando la mia vita e tutte le mie passioni; come un libro, che solo aprendolo e leggendo al suo interno, può essere scoperto veramente, e che certamente si fa scoprire solo da chi è pronto a ricevere i suoi messaggi.
Stand di moltissime case editrici, e svariate sale adibite per la divulgazione di saperi e conoscenze, dibattiti stimolanti e vivacità intellettuale; presentazioni di libri in uscita, pronti ad essere annunciati, accolti e apprezzati, con professionisti del settore e scrittori, autori entusiasti di condividere una loro opera, un lavoro o anche solo un pensiero; al piano di sopra poi, chiamato piano “Forum”, incontri, scambi e laboratori di vario genere rivolti sia ai bambini che ai ragazzi più grandi, insieme all’”Arena Biblioteche”, dove viene promossa la lettura e i moltissimi servizi bibliotecari di Roma. Infine, due Spazi a cui tengo particolarmente:
- lo “Spazio Rai”, dove poter ascoltare dal vivo un programma straordinario dedicato alla lingua italiana, La lingua batte, che mette al centro il valore, l’importanza e i significati delle parole italiane, fra opere letterarie, libri e amore per la linguistica; in onda generalmente la domenica, alle ore 10:45 su Rai Radio 3, condotto da Paolo Di Paolo, sempre accompagnato da moltissimi autorevoli ospiti.
- L’”Arena Repubblica-Robinson”, uno spazio centrale gestito dalla testata giornalistica La Repubblica, intitolato anche come il suo famoso inserto, supplemento culturale, Robinson; dove poter essere lieti di ascoltare le voci di giornalisti e giornaliste, autori e autrici di articoli del quotidiano, che ha festeggiato i suoi 50 anni proprio con l’avvio del nuovo anno: 1976-2026.
Dunque, posso affermare di aver partecipato, di aver vissuto “una avventura nell’essenziale”, ispirandomi, con queste ultime parole, al libro del giornalista e conduttore televisivo Giovanni Floris, L’essenziale. Appunti di un lettore avventuroso (Solferino, Milano 2023).
Leggere e imparare nuove parole…
Giovanni Floris, nel libro succitato, ci scrive e spiega, con l’animo appassionato di chi sa molto bene cosa significa essere un lettore, il perché si è “lettori” o perché si diventa tali col tempo; non appena scopriamo l’infinità di risorse che un libro può metterci a disposizione, acquisiamo un meraviglioso bagaglio emotivo da cui non si può non rimanere colpiti e coinvolti, perché in grado di svelare ciò che da sempre cerchiamo di capire:”In fondo si è lettori per tutta la vita proprio perché tutta la vita si è impegnati nel lavoro di comprendere: gli altri, e se stessi.[…]Da sempre, quando leggo un libro sottolineo a penna i passaggi che più mi colpiscono,e prendo appunti (sempre a penna) sul margine. Se un libro cambia me, è giusto che io cambi lui”.
… ci cambia perchè
Leggere può e deve farci migliorare, e di cambiamento ne parla, in riferimento alla legame tra lettura/parole ed evoluzione, anche la giornalista Silvia Avallone, su “Sette”, il settimanale del venerdì, in allegato con il Corriere della Sera. Nell’introduzione al suo articolo scrive così:“Siamo il nostro linguaggio, e il nostro silenzio. Le parole che conosciamo ci permettono di sognare, amare e vivere con più o meno slancio. Quelle che ci mancano lasciano irrisolti i problemi, aperte le ferite. Se cambiamo vita, cambia anche il nostro vocabolario e viceversa”.
Quello che la giornalista esprime con il suo scritto, è l’idea di come la parole, i moltissimi vocaboli che possiamo imparare mentre leggiamo, ampliando il lessico, siano lo stimolo e la spinta ideale per accedere ad un cambiamento significativo, lo slancio e la chiave per poter e voler cercare una “rivoluzione” in noi stessi. Silvia Avallone porta l’esempio di un ragazzino, ipotetico, magari con una “esistenza ai margini”, fatta di piccoli reati, senza istruzione, che comincia a pensare di poter vivere diversamente, dal momento in cui inizia a frequentare e conosce la scuola: i libri di storia, scienze, matematica o di letteratura entrano a far parte della sua esistenza, facendolo sentire finalmente libero di scegliere, libero di scoprire e capire la varietà del mondo; pronto ad affrontare la sua crescita con molti più strumenti di prima. A tal proposito, l’ articolo si conclude con le seguenti parole:”Di parole ne servono a migliaia. Per essere liberi , quindi gratificati, solidali, onesti. Bisogna cercarle: le più belle, che forse la vita non ha scelto per noi, ma che noi volgiamo trovare per attraversarla a pieno, con cura. A questo serve leggere. Per questo occorre costruire una società di lettrice e lettori. Perché meno parole abbiamo più siamo inermi. Più ne conosciamo, più aumentano le possibilità di riparare il mondo e noi stessi”.

Roberta Favorito
Laureata in Lettere, Specializzazione in Scienze Pedagogiche
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