
Uno su mille ce la fa
…ma quanto è dura la salita
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Liberi liberi siamo noi
Però liberi da che cosa?
Chissà cos’è? chissà cos’è
Finché eravamo giovani
Era tutta un’altra cosa
Chissà perché? chissà perchéLiberi liberi, Vasco Rossi
Il “Magic Bus” si trovava abbandonato sulla Stampede Trail, vicino alla città di Healy, Alaska, ed era il numero 142 della Fairbanks City Transit. Per giorni era stato la casa-rifugio di Christopher McCandless, o, come amava farsi chiamare lui, “Alexander Supertramp”: ragazzo californiano poco più che ventenne che decise di lasciare la sua famiglia agiata ma disfunzionale (con tanto di padre violento) alla volta di un viaggio a piedi alla scoperta di una dimensione di sé, della vita, della natura che fosse altro da quello che i suoi occhi vedevano tutti i giorni.
Probabilmente questa storia la conosciamo in tanti, e, ahimé, sappiamo anche che Chris poco dopo arrivato in Alaska, lascerà questo mondo probabilmente per un’intossicazione causata da certe bacche selvatiche che in mancanza di altro aveva mangiato. Ma non è questo il punto. McCandless, per quanto si voglia biasimare riguardo alla sua scelta di vita radicale, aveva intercettato una sorta di necessità insita dentro l’uomo che lo portava a cercare, a selezionare, a smascherare, quelli che erano i bisogni reali da quelli, in un certo senso, imposti. Voleva ribaltare in qualche modo le gerarchie, con un manifesto che poi in seguito sarebbe diventato la sua stessa vita, ritornando ad una sorta di riscoperta umanità, fondata sul volere e la determinazione, era il 1992. Tutto questo è molto hardcore.
Trentotto anni prima, esattamente nel 1954, sempre negli Stati Uniti, veniva pubblicato Motivazione e personalità: testo pioniere dai contenuti piuttosto innovativi. Un testo che si discostava dalla mera visione comportamentista e psicanalitica dell’uomo (scusate Watson, Skinner e Freud) delineando una visione, un approccio più umanistico, positivista. L’autore era Abraham H. Maslow.
Maslow iniziò ad interrogarsi sul senso insito del “vivere bene”: una sorta di antesignano di quelle che saranno decenni più avanti le nuove tendenze (più o meno accreditate) tanto promosse da life coach e guru di ultima generazione. Ma andiamo nel dettaglio, cercando di riassumere con umiltà quelli che sono gli step che lo studioso individuò come fondamentali per il pieno sviluppo e conseguente appagamento dell’uomo (quando si dice “volare basso”).
Innanzi tutto, immaginiamo una piramide composta da piani.
Primo piano (la base): bisogni fisiologici. Riposare, bere, nutrirsi. Questi bisogni sono interconnessi e il loro soddisfacimento è primario.
Secondo piano: bisogno di sicurezza, stabilità: emanciparsi dalle paure, dalle ansie scaturite dall’insicurezza. Questo può tradursi nel vivere in un contesto sociale sicuro, culturalmente emancipato, un luogo che trasmetta benessere e virtuosità.
Terzo piano: avere intorno rapporti di qualità, che conferiscono alla quotidianità un senso di risoluzione, di pienezza, soddisfazione. Rapporti d’amore, di amicizia, relazioni di valore.
Arrivati fin qui, iniziamo a salire verso la cima, come se i tre punti precedenti fossero di una semplicità elementare. Arrampicandoci come degli sherpa, Maslow posiziona i bisogni di stima, di riconoscimento: innescare circoli virtuosi per un passaggio su questo Pianeta che sia il più piacevole possibile. E fuggire, rifuggire la tristezza, la malinconia, da ciò che “blocca” lo spiegamento del corpo e della mente verso l’alto.
Infine, all’apice, last but not least, i bisogni di realizzazione. Cosa sognavi da piccolo? Cosa volevi?
A che punto del cammino sono cambiate le cose?
Maslow mette tutto ciò sulla vetta della piramide come il punto più alto che possa raggiungere un uomo: realizzazione in quanto sviluppo massimo della propria persona e delle proprie capacità, una sorta di “messa in atto” dal sapore aristotelico.
IPSE DIXIT
Questo famoso triangolo di Maslow, appunto, non è lo sviluppo di una teoria figlia del boom economico (anche se avere il frigorifero in casa aiutava sicuramente il flusso di pensiero), questi concetti che lo studioso porta sul tavolo della psicologia, in particolare quella umanistica e positiva, hanno un sapore antico, ellenico.
Aristotele, nel IV sec. a.C., si era posto la questione. E lo aveva fatto anche in maniera chiara prendendo in esame l’essere vivente come ente, o sinolo, ovvero l’unione tra potenza (dynamìs) e atto (energhèia). Per il filosofo la potenza è da considerarsi inferiore all’atto, in quanto la prima si trova negli esseri viventi sotto forma di potenzialità, di qualcosa che ancora non ha raggiunto la propria realizzazione ma giace in uno stato di possibilità (e qui potremmo dare a questo concetto innumerevoli sfumature), mentre il secondo, l’atto, è la presa “in forma” dell’esistenza, il suo concretizzarsi. Questi due concetti sono facilmente trasportabili alla vita dell’essere umano in due macro categorie che sono, appunto, il potenziale e lo sviluppo di quest’ultimo. (Aristotele, poi, aggiunge anche quello che è l’atto puro, cioè Dio, motore immobile pienamente realizzato al quale l’uomo anela, per chi volesse approfondire).
Okay. Armati o àrmati di pazienza. Quello che conta è salire, o perlomeno provarci, è vedere, scorgere anche da lontano la punta della piramide nella consapevolezza che se non ce la facciamo al primo tentativo, chissà, magari al settimo parte uno sprint e via in vetta. Oppure questa piramide ci basta fotografarla e contemplarla. Perché, si sa, alla fine l’importante è provarci (e crederci).
Ai posteri.
Grazie a Maslow, Aristotele e grazie a te, Vasco Rossi.


