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La naturopatia funziona davvero?

Quando la domanda non è più “funziona o no”, ma da quale prospettiva stiamo osservando il corpo e la salute

Image by ikhsan baihaqi on Unsplash.com


Ci sono momenti in cui smetti di chiederti se qualcosa funziona, non perché hai trovato una risposta definitiva, ma perché ciò che stai vivendo non riesce più a essere contenuto dentro un’unica spiegazione. In quei momenti il bisogno non è più capire, ma iniziare ad osservare diversamente ciò che accade. Prima di chiederci se la naturopatia funzioni davvero, dovremmo chiarire che tipo di domanda ci stiamo ponendo. Molte persone oggi si chiedono cos’è la naturopatia, a cosa serve e se possa davvero funzionare.

Per molto tempo ho guardato la salute attraverso uno schema lineare, fatto di categorie nette: funziona o non funziona, giusto o sbagliato. È il contesto in cui mi sono formata, dopo anni nella ricerca e sviluppo e successivamente nel lavoro come farmacista, anche durante il periodo del Covid, immersa in un sistema fondato su evidenze, protocolli e risposte definite. Un sistema che, nella sua struttura, è necessario e funziona.

A un certo punto, tuttavia, questo modello ha iniziato a non essere più sufficiente. Non perché fosse sbagliato, ma perché non riusciva più a contenere la complessità di ciò che osservavo, sia nel lavoro sia nell’esperienza personale. Restavano domande senza spazio, sensazioni difficili da nominare, una stanchezza persistente che non trovava una spiegazione univoca. E più cercavo risposte, più diventava evidente che non era una risposta ciò che mancava, ma un diverso modo di guardare.


Cos’è la naturopatia e da dove nasce

La naturopatia è entrata così nella mia vita non come alternativa o contrapposizione alla medicina, ma come integrazione: un altro modo di avvicinarsi alla complessità dell’essere umano.

Prima ancora di chiedersi se la naturopatia “funzioni” o meno, è utile comprendere che tipo di approccio rappresenti. Il termine “naturopatia” deriva dall’unione di nature e path, a indicare un “percorso secondo natura”, e fu introdotto alla fine dell’Ottocento da John H. Scheel, per poi essere sviluppato e diffuso da Benedict Lust nei primi anni del Novecento.

Fin dalle sue origini, la naturopatia non nasce come sistema orientato alla soppressione del sintomo, ma come un approccio che mira a sostenere la capacità intrinseca dell’organismo di autoregolarsi, osservando la persona nella sua globalità (Baer, 2001). La naturopatia non è una terapia sostitutiva, ma un approccio complementare che può affiancare e integrare, sposandosi in modo armonico con i percorsi medici tradizionali.

Concretamente, questo si traduce in un lavoro che integra diversi strumenti (citati solo in parte): dall’alimentazione alla fitoterapia, dall’aromaterapia alla floriterapia, fino a tecniche corporee come il massaggio e la riflessologia, insieme alla regolazione dello stile di vita e della gestione dello stress (World Naturopathic Federation, 2017).


Un approccio integrato tra corpo, mente ed emozioni

Anche la ricerca contemporanea sta progressivamente ampliando il modo in cui viene compresa la relazione tra mente e corpo, in una direzione che, pur espressa oggi con linguaggio scientifico, richiama le antiche tradizioni filosofiche che concepivano l’essere umano come un’unità integrata, non frammentata. Il modello biopsicosociale ha rappresentato un passaggio fondamentale, evidenziando come la salute emerga dall’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali (Engel, 1977).

Negli ultimi anni questa prospettiva si è ulteriormente arricchita. La psiconeuroimmunologia ha mostrato come emozioni, sistema nervoso, endocrino e immunitario siano in costante comunicazione bidirezionale (Ader, 2007). Studi più recenti hanno inoltre evidenziato il ruolo del sistema nervoso autonomo e del nervo vago nella regolazione degli stati di stress e dell’equilibrio dell’organismo (Tracey, 2021). All’interno di questo quadro, la dimensione emotiva assume un ruolo centrale. Candace Pert ha descritto le emozioni come processi biologici distribuiti nel corpo (Pert, 1997), mentre ricerche più recenti sottolineano come emozione, cognizione e regolazione fisiologica siano profondamente interconnesse (Lucangeli, 2020).

In questa prospettiva, non si tratta più di distinguere rigidamente tra mente e corpo, ma di osservare un sistema integrato, in cui tutte queste dimensioni partecipano alla regolazione complessiva dell’essere umano.

Accanto a queste prospettive, si stanno affacciando anche approcci che esplorano dimensioni più sottili dell’esperienza umana, talvolta descritte in termini energetici, aprendo a nuove possibilità di integrazione e dialogo tra diversi modelli di comprensione dell’essere umano.


Cambiare prospettiva: dalla domanda alla relazione

È in questo contesto che la naturopatia trova la sua collocazione più coerente: come approccio che non si limita alla lettura del sintomo, ma lo osserva all’interno di un sistema più ampio, personale e unico per ciascun individuo.

Cambia quindi anche il modo di porsi rispetto alla salute. Più che chiedersi se la naturopatia “funzioni” o meno, la domanda si sposta sul livello della partecipazione personale: sono disposto a osservare me stesso, a modificare alcuni aspetti del mio stile di vita e a non delegare completamente all’esterno la gestione del mio equilibrio?

Il punto centrale non è l’adesione a un modello, ma la qualità della relazione che si costruisce con il proprio corpo e con i propri segnali, considerando l’essere umano nella sua interezza, anche nelle dimensioni più profonde della propria esperienza interiore.

Forse è proprio qui che nasce molta della confusione: dal bisogno di ridurre tutto a una logica binaria. Tuttavia, la vita e il corpo raramente si lasciano racchiudere in questa semplificazione.

Forse allora la domanda non è se la naturopatia funziona, ma da quale prospettiva stiamo guardando ciò che accade. E, più in profondità, se siamo disposti a cambiare il modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi.


Bibliografia

Ader, R. (2007). Psychoneuroimmunology. Elsevier.
Baer, H. A. (2001). Biomedicine and Alternative Healing Systems in America. University of Wisconsin Press.
Engel, G. L. (1977). The need for a new medical model: a challenge for biomedicine. Science, 196(4286), 129–136.
Lucangeli, D. (2020). Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere. Erickson.
Pert, C. B. (1997). Molecules of Emotion. Scribner.
Tracey, K. J. (2021). The inflammatory reflex and the role of the vagus nerve. Nature Reviews Immunology, 21, 411–425.
World Naturopathic Federation (2017). Naturopathic Roots Report.


Dott.ssa Maria Elisa Salvalai Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Maria Elisa Salvalai
Naturopata e Farmacista, PhD
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