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L’importanza della fantasia: una risorsa essenziale

Per abitare la realtà in modo più creativo, flessibile e ricco di vitalità

– Image by Jessie Maxwell on Unsplash.com –


Nella società attuale, sembra stia sbiadendo sempre di più uno dei linguaggi più antichi: quello della fantasia. Ai bambini viene richiesto di essere veloci, efficienti, performanti; agli adulti di controllare, produrre, ottimizzare.

La dimensione sognante e immaginativa, infatti, viene spesso relegata a qualcosa di infantile, superfluo o illusorio: ma è proprio la fantasia ad essere una delle funzioni psichiche più importanti per lo sviluppo umano, in qualunque fase della vita.

Più che rappresentare uno strumento per evadere la realtà, la fantasia permette di abitarla in modo più creativo, flessibile e ricco di vitalità. L’atto di immaginare permette di ampliare il proprio campo di possibilità, dare forma a ciò che ancora non esiste, sperimentare nuovi modi di essere e di stare in relazione.

Quando un bambino trasforma una coperta in una grotta, un bastone in una spada o una scatola in un’astronave, sta esercitando funzioni cognitive ed emotive complesse: simbolizzazione, flessibilità mentale, capacità narrativa e regolazione degli stati interni.

Numerosi studi dimostrano che il gioco simbolico e l’immaginazione favoriscono lo sviluppo della creatività e del problem solving: i bambini che utilizzano maggiormente il pensiero fantastico mostrano una maggiore capacità di produrre idee nuove, trovare soluzioni alternative e affrontare soluzioni impreviste. (Hoffmann & Russ, 2012; Russ et al., 2023)

Nel gioco simbolico il bambino può mettere in scena paura, rabbia, desiderio, gelosia e conflitti in un contesto protetto, imparando progressivamente a riconoscere e regolare i propri stati interni. La fantasia, in questo senso, rende rappresentabile e comprensibile l’esperienza emotiva. Attraverso il “far finta”, il bambino riesce a dare forma a emozioni ancora troppo intense o confuse per essere espresse direttamente.

Le ricerche mostrano una relazione significativa tra gioco simbolico, creatività e autoregolazione emotiva. Il gioco immaginativo, infatti, favorisce la capacità di tollerare la frustrazione, differire un impulso, modulare l’intensità emotiva e trovare modalità più flessibili di risposta. I bambini che esprimono più liberamente emozioni nel gioco tendono ad avere maggiore capacità di comprendere e modulare ciò che provano. (Veraksa et al., 2023).


La noia come spazio potenziale per la creatività

La fantasia permette al bambino di creare uno spazio intermedio tra sé e il mondo, nonché tra le varie parti di sé non ancora integrate, nel quale sperimentare, trasformare e integrare la propria esperienza. Questo “spazio potenziale”, descritto da Winnicott, rende possibile attraversare un’emozione senza esserne travolti, perché consente di rappresentarla, modularla e darle significato (Winnicott, 1971).

Il gioco rappresenta dunque una preziosa risorsa per lo sviluppo cognitivo ed emotivo: sostiene la socializzazione, allena memoria e problem solving, ma soprattutto produce un mondo simbolico in cui ognuno può sperimentarsi nelle infinite possibilità e potenzialità, in un contesto protetto confinato solo dal limite dell’immaginario.

Al giorno d’oggi, tuttavia, molti bambini crescono in ambienti iperstimolati, in cui la tecnologia rende tutto veloce, accessibile e immediato, offrendo spesso immagini già confezionate che lasciano poco spazio alla produzione interna.

Esiste una grande differenza tra l’immaginazione interna e la stimolazione digitale. L’immaginazione richiede un’attività psichica attiva, in cui il bambino costruisce immagini, personaggi, scenari, significati. In questo senso deve anche attendere, completare, inventare o ricreare.
Lo schermo, piuttosto, tende a proporre immagini già definite, rapide e continue che saturano lo spazio mentale e riducono la necessità di creare rappresentazioni proprie. In questo modo è come se la capacità immaginativa si atrofizzasse nel tempo: non è la tecnologia in sé a rappresentare un problema, ma l’uso passivo prolungato e non consapevole, che può sostituire il tempo del gioco libero, della noia e dell’attesa, talvolta anche della frustrazione. Alcuni studi recenti, infatti, confermano che un’elevata esposizione a contenuti digitali passivi possa essere associata a una minore capacità immaginativa e simbolica nei bambini, al contrario delle attività che richiedono partecipazione attiva. (Bukhalenkova & Almazova, 2023)

Quando ogni momento viene riempito da uno stimolo esterno, diventa più difficile sviluppare la capacità intrapsichica di stare con se stessi da cui nasce l’immaginazione. La noia, spesso temuta dagli adulti, è piuttosto il terreno fertile per la creatività: proprio in quei momenti “vuoti” il bambino comincia a costruire dentro sé immagini, storie e possibilità. Alcune ricerche mostrano infatti che la noia può favorire la produzione creativa, poiché spinge la mente a generare nuove associazioni e scenari interni (Mann & Cadman, 2014).

La fantasia ha bisogno di vuoti, lentezza, pazienza: ha bisogno di tempi in cui il bambino può aspettare, inventare, trasformare, imparando a manipolare ed entrare in contatto con parti di sé.


La fantasia come risorsa in tutte le fasce d’età

Ridurre la fantasia a una caratteristica dell’infanzia è però un errore culturale: anche in età adulta resta una funzione fondamentale. L’adulto che perde la capacità di immaginare diventa spesso più rigido, meno vitale, impoverito nel desiderio e nella progettualità. La fantasia in età adulta, al contrario, consente di immaginare alternative, trasformare una crisi in possibilità, accedere a nuove prospettive relazionali e mantenere un contatto vivo col desiderio e con i bisogni più profondi. Anche la creatività, la capacità di pensare un cambiamento, immaginare una via d’uscita quando ci si sente bloccati o dare un significato nuovo a ciò che si sta vivendo, nascono dalla funzione immaginativa: senza fantasia non esiste trasformazione.

Varie ricerche sottolineano come l’immaginazione, anche nell’adulto, sia strettamente collegata al benessere psicologico, alla resilienza e alla capacità di costruire scenari futuri alternativi, favorendo processi di adattamento e crescita personale (Forgeard & Mecklenburg, 2022).

Per questo motivo è importante continuare a coltivarla, nei bambini e negli adulti.

Un modo semplice per farlo è la lettura: leggere, infatti, suscita immagini, emozioni, nuovi collegamenti neurali, amplia il mondo interno, nutre la dimensione simbolica che oggi più che mai rischia di impoverirsi. Diversi studi suggeriscono inoltre che la lettura di testi narrativi favorisca la capacità immaginativa, l’empatia e la costruzione di rappresentazioni mentali complesse (Kidd & Castano, 2013; Mar, 2018).

Leggere storie ai bambini, leggere per se stessi, ritagliarsi un tempo lento e silenzioso per entrare in un testo significa difendere uno spazio essenziale della vita psichica, per imparare ad ascoltare ciò che è più autentico e vivo dentro di sé.


Conclusioni

Riconoscere il valore della fantasia significa restituirle il merito di rappresentare una risorsa psichica essenziale per l’intero arco della vita. In un tempo che ci spinge a essere sempre prestanti, la fantasia ci permette di rallentare, di dare forma alle emozioni, di elaborare le esperienze e di pensare il mondo e noi stessi, nonché la relazione tra noi stessi e il mondo,  in modo meno più flessibile e più creativo. Coltivarla, da adulti come da bambini, significa difendere una parte profonda della nostra umanità: quella che ci rende capaci non solo di adattarci alla realtà, ma anche di poterla trasformare. Perchè: “Se puoi sognarlo, puoi farlo.” Walt Disney


Bibliografia

Bukhalenkova, D. A., & Almazova, O. V. (2023). Active screen time and imagination in 5–6-year-old children. Frontiers in Psychology, 14, 1225621.
Forgeard, M. J. C., & Mecklenburg, A. C. (2022). The two dimensions of imagination in everyday life: Affective, cognitive, and well-being correlates. Psychology of Aesthetics, Creativity, and the Arts, 16(4), 642–654.
Hoffmann, J., & Russ, S. W. (2012). Pretend play, creativity, and emotion regulation in children. Psychology of Aesthetics, Creativity, and the Arts, 6(2), 175–184.
Kidd, D. C., & Castano, E. (2013). Reading literary fiction improves theory of mind. Science, 342(6156), 377–380.
Mann, S., & Cadman, R. (2014). Does being bored make us more creative? Creativity Research Journal, 26(2), 165–173.
Mar, R. A. (2018). Stories and the promotion of social cognition. Current Directions in Psychological Science, 27(4), 257–262.
Russ, S. W., Hoffmann, J., & Carlson, S. M. (2023). Pretend play and self-regulation in early childhood: New directions for research and clinical practice. American Journal of Play, 15(2), 145–168.
Veraksa, N. E., Almazova, O. V., & Bukhalenkova, D. A. (2023). Pretend play as the space for development of self-regulation: Cultural-historical perspective. Frontiers in Psychology, 14.
Winnicott, D. W. (1971). Playing and reality. London, England: Tavistock.


Dott.ssa Federica Brugaletta Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Federica Brugaletta
Psicologa e psicoterapeuta in formazione
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Dott.ssa Federica Brugaletta Dott.ssa Federica Brugaletta Dott.ssa Federica Brugaletta

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