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Le relazioni che ci abitano

Come le relazioni che abbiamo vissuto continuano a lasciare tracce nel nostro modo di sentire.

Image by Mario Häfliger on Unsplash.com – 


Ci sono persone che smettono di far parte della nostra vita molto prima di smettere di far parte di noi. Non le vediamo più, non conosciamo più le loro giornate, magari non sappiamo nemmeno dove siano o come siano cambiate, eppure, in qualche modo, continuiamo ad incontrarle.

A volte accade attraverso un ricordo improvviso: una canzone, un luogo, un profumo, una frase detta da qualcuno che non ha nulla a che fare con quella persona. Altre volte accade in modo più silenzioso. Ci scopriamo a reagire a una situazione come avremmo fatto allora, a cercare in qualcun altro qualcosa che apparteneva a quel rapporto oppure a evitare una vicinanza proprio perché, una volta, ci siamo sentiti troppo esposti. Le persone che abbiamo amato, perso, idealizzato o da cui siamo stati feriti non scompaiono semplicemente quando escono dalla nostra quotidianità. In qualche modo continuano a vivere nella nostra memoria e nel modo in cui guardiamo il mondo.


Non ricordiamo soltanto le persone

Quando pensiamo a qualcuno che non fa più parte della nostra vita, tendiamo ad immaginare che ciò che rimane sia soprattutto il ricordo ma il ricordo non è una fotografia. Non conserviamo semplicemente nella mente il volto di una persona, le sue parole o i momenti trascorsi insieme, conserviamo anche qualcosa di ciò che siamo stati quando eravamo con quella persona.

Ogni relazione significativa costruisce uno spazio particolare nel quale diventiamo una certa versione di noi stessi. Con qualcuno siamo più fragili, con qualcun altro più ironici; con qualcuno ci sentiamo desiderabili, con qualcun altro inadeguati. Ci sono persone davanti alle quali abbiamo imparato a parlare, a tacere, a difenderci, ad aspettare. Quando la relazione finisce, quella particolare versione di noi non scompare necessariamente insieme all’altra persona ma rimane qualcosa che abbiamo vissuto e che continua, in qualche modo, a far parte di noi.


Le persone “entrano” nel nostro modo di sentire

Forse è anche per questo che alcune relazioni continuano a influenzarci molti anni dopo. Una persona che ci ha amato può averci insegnato, senza volerlo, qualcosa sul modo in cui ci lasciamo amare; una persona che ci ha tradito può aver modificato il modo in cui interpretiamo la fiducia; qualcuno che ci ha rifiutato può aver lasciato dentro di noi una domanda che continua a riemergere: e se succedesse di nuovo?

Questo non significa che il nostro passato determini completamente il nostro presente, significa piuttosto che le relazioni importanti lasciano tracce. A volte queste tracce sono evidenti, altre sono molto più sottili e si nascondono nelle aspettative che abbiamo sugli altri, nel modo in cui interpretiamo un silenzio, nella rapidità con cui ci sentiamo esclusi oppure nella difficoltà che possiamo avere nel credere a qualcuno quando ci dice che ci vuole bene. Il passato può continuare a parlare attraverso il presente, anche quando non ce ne accorgiamo.


“Questa cosa l’avrebbe detta l*i”

Capita di pensare a una persona assente nei momenti più ordinari: “Questa cosa l’avrebbe fatta ridere”, “avrebbe sicuramente detto qualcosa”, “se fosse qui, saprei cosa ne penserebbe”. Sono pensieri apparentemente semplici ma che raccontano qualcosa di importante. Significano che quella persona ha acquisito una presenza interiore.

Non è più necessario che sia fisicamente accanto a noi perché possiamo immaginarne la reazione, anticiparne le parole o sentire il suo sguardo. È una delle forme più misteriose della memoria affettiva: qualcuno può essere assente dalla nostra vita e, nello stesso tempo, continuare a essere presente nel nostro modo di pensare. Non necessariamente perché non siamo riusciti a dimenticarlo, ma semplicemente perché alcune persone diventano parte della nostra storia.


Quando cerchiamo qualcuno che non c’è più

A volte, però, questa presenza può diventare più complessa. Può accadere di cercare inconsapevolmente una persona del passato nelle relazioni successive. Non significa necessariamente cercare quella persona identica; più spesso cerchiamo una sensazione conosciuta, il modo in cui ci sentivamo accanto a quella persona, l’intensità, l’attesa, la distanza, la sensazione di dover conquistare qualcuno oppure, al contrario, il senso di sicurezza che quella relazione ci dava.

Così può capitare di incontrare qualcuno di nuovo e di scoprire che, senza volerlo, stiamo confrontando quella persona con qualcuno che non è più presente: “Con quella persona mi sentivo così”, “mi capiva in quel modo”, “non è la stessa cosa”. Il confronto può riguardare anche ciò che non funzionava. A volte, infatti, non ripetiamo una persona, ma una dinamica.


Assenze che restano

Non tutte le persone che rimangono dentro di noi sono persone che vorremmo ancora nella nostra vita. Alcune ci hanno fatto soffrire, altre ci hanno deluso, altre ancora sono semplicemente appartenute a un tempo che non esiste più. Eppure anche loro possono lasciare qualcosa.

Una relazione finita male può insegnarci a riconoscere una certa forma di distanza; una perdita può renderci più consapevoli della precarietà dei legami; un amore che non ha funzionato può mostrarci un desiderio che non avevamo ancora saputo nominare. Questo non significa romanticizzare il dolore o pensare che ogni esperienza difficile debba necessariamente “servire” a qualcosa. Significa riconoscere che la nostra storia è fatta anche di ciò che non abbiamo scelto e che non tutto ciò che ci ha segnato deve essere cancellato per poter andare avanti.


Il problema non è ricordare

Forse abbiamo imparato a pensare che stare bene significhi non pensarci più, non avere più nostalgia, non provare più dolore e non chiedersi più come sarebbe stato ma la memoria affettiva non funziona secondo una logica così ordinata.

Possiamo aver superato una relazione e averne ancora nostalgia. Possiamo essere felici con una persona nuova e ricordare qualcuno del passato. Possiamo sapere perfettamente che una certa relazione non potrebbe più funzionare e, nello stesso tempo, sentire qualcosa quando ne riaffiora il ricordo. Le emozioni non sono sempre una dichiarazione di intenzioni.

Ricordare qualcuno non significa necessariamente volerlo indietro. Sentire nostalgia non significa necessariamente aver sbagliato a lasciarlo andare. A volte significa semplicemente che quella persona ha avuto un posto nella nostra vita.


Cambiare il significato del passato

Forse, con il tempo, non smettiamo tanto di ricordare le persone quanto di ricordarle nello stesso modo. Una persona che a vent’anni sembrava essere “l’amore della nostra vita” può apparirci diversa dieci anni dopo. Un rifiuto che allora sembrava una prova del nostro scarso valore può diventare, con il tempo, semplicemente la storia di due persone che non hanno saputo incontrarsi.

Il passato non cambia, ma può cambiare il modo in cui lo guardiamo. E forse questa è una delle forme più profonde del cambiamento: riuscire a lasciare che ciò che è stato continui a essere parte della nostra storia senza permettergli di decidere interamente ciò che sarà.


Le persone che restano

Alla fine, forse, non esiste davvero un modo per cancellare completamente qualcuno dalla nostra storia. Le persone che incontriamo lasciano parole, gesti, ricordi, ferite e possibilità. Alcune tracce diventano quasi invisibili, altre riemergono dopo anni, quando meno ce lo aspettiamo.

Ma non tutte le presenze interiori chiedono di essere eliminate. Alcune possono semplicemente essere riconosciute per ciò che sono state: una parte della nostra storia, non necessariamente del nostro presente. Forse diventare adulti significa anche imparare questo: possiamo portare con noi alcune persone senza doverle riportare nella nostra vita. Possiamo ricordare senza tornare indietro, provare nostalgia senza confonderla con un desiderio e riconoscere ciò che abbiamo ricevuto, ciò che abbiamo perso e ciò che abbiamo imparato.

Possiamo continuare a camminare sapendo che la nostra storia non è fatta soltanto delle persone che sono rimaste ma anche di quelle che, a un certo punto, se ne sono andate e che, in qualche modo, continuano ancora a incontrarci dentro di noi.


Dott.ssa Silvia Pucciarelli Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Silvia Pucciarelli
Psicologa specializzanda in Psicoterapia Comparata
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