
Superare la paura dell’anestesia totale
5 affermazioni da portare con te
Image by Afif Ramdhasuma on Unsplash.com
Recentemente mi sono sottoposta al primo intervento in anestesia totale della mia vita. È del tutto normale avere paura prima di un intervento; tuttavia, mi sono resa conto che, nelle settimane precedenti, tutti i miei timori avevano al centro lei: la paura dell’anestesia totale.
Dentro di me si affollavano scenari apocalittici, ma il terrore maggiore si concretizzava in una domanda: “Mi risveglierò?”
A distanza di meno di un mese, se penso a tutti questi pensieri, mi viene da sorridere. Ma anche perché ci sono passata, so bene quanto possa essere difficile far fronte a questa paura, soprattutto se non hai mai vissuto questa esperienza.
Oggi voglio parlarti di 5 affermazioni da portare con te per affrontare la paura dell’anestesia totale. Non per eliminarla del tutto — perché la paura ha il suo spazio e il suo senso — ma per imparare a starci dentro senza esserne travoltə, e trovare un po’ di calma anche nei momenti più incerti.
Non devo fare nulla
Può sembrare un’affermazione banale, ma quando abbiamo paura il primo impulso è quello di agire: cercare di controllare, anticipare, capire come prevenire il pericolo.
L’anestesia totale, così come altre esperienze – come essere passeggeri su un volo aereo – è uno di quei momenti in cui non dobbiamo fare nulla, perché sono gli altri a prendersi cura di noi.
La mente, abituata a controllare e prevedere, cerca strade alternative o si domanda cosa possa fare, ma non trovandole si agita ancora di più.
La verità è che in alcune situazioni l’unica cosa da fare è fermarsi e lasciare che sia qualcun altro a guidare. E non dover fare nulla non è una condanna: è la possibilità di darsi tregua.
Può anche andare bene
Quando abbiamo paura, la mente tende a immaginare solo gli scenari peggiori. È un meccanismo di protezione, ma finisce per alimentare l’ansia e oscurare tutto ciò che, invece, potrebbe andare bene.
Ricordarsi che può anche andare bene è un atto di equilibrio. Significa riconoscere che, accanto alla possibilità che qualcosa vada storto, esiste anche la possibilità che tutto proceda nel migliore dei modi. È un piccolo pensiero, ma può cambiare la prospettiva: apre uno spiraglio di fiducia, fa respirare la mente, spezza il dominio della paura.
Perché sì, a volte le cose vanno davvero bene — anche quando non ce lo aspettavamo.
Il mio corpo sa cosa fare
Quando ci affidiamo all’anestesia, la sensazione è quella di perdere il controllo: il corpo “si spegne”, la mente si assenta, e tutto viene lasciato nelle mani degli altri. È comprensibile che questo generi paura.
Eppure, anche in quel momento, il corpo non smette di sapere cosa fare.
Respira, si regola, si affida ai segnali che riceve e segue con precisione ciò per cui è stato preparato.
Ricordarlo aiuta a sentirsi meno fragili: non stiamo “sparendo”, stiamo semplicemente attraversando un processo di cura. E possiamo dirci, con dolce fermezza: “Il mio corpo sa cosa fare, e io posso lasciarlo lavorare per me.”
Sto andando verso qualcosa di buono
Il Quando si ha paura, tutto sembra fermarsi al momento dell’intervento: la mente si blocca lì, nel prima, e non riesce a immaginare altro.
Ma ogni intervento, ogni anestesia, ogni pausa forzata ha un senso: serve a permetterci di stare meglio, di guarire, di riprendere il cammino.
Ripetersi “Sto andando verso qualcosa di buono” aiuta a dare direzione alla paura. Non nega le difficoltà, ma le inserisce in un percorso più grande: quello del prendersi cura di sé.
Anche se non lo vediamo ancora, da quella sala operatoria usciremo diversi: più forti, più leggeri, con una nuova gratitudine per tutto ciò che torna possibile.
Ogni passo, anche il più piccolo, ci avvicina a qualcosa di buono.
Avere paura non significa che sia davvero pericoloso
Quando sentiamo paura, il corpo reagisce come se ci trovassimo davanti a un pericolo reale. Il cuore accelera, i pensieri si moltiplicano, tutto ci dice di scappare o di controllare.
Ma non sempre la paura è un segnale di pericolo: a volte è solo un segnale di importanza. Proprio perché qualcosa conta, perché ci mette in gioco, la mente si attiva e prova a proteggerci. Ricordarlo aiuta a distinguere tra ciò che spaventa e ciò che è davvero pericoloso.
L’anestesia totale, come molte esperienze nuove, può far paura — ma paura non significa rischio.
Possiamo avere paura, e allo stesso tempo darci la possibilità di scoprire che non era così terribile come immaginavamo. Spesso è proprio dopo aver affrontato ciò che temevamo di più che ci rendiamo conto di aver attraversato qualcosa di difficile, sì — ma anche di aver imparato a fidarci un po’ di più della vita.
Un messaggio per te
Mi piace pensare che ogni paura affrontata lasci una piccola traccia di forza dentro di noi.
Se stai vivendo la tua, prova a parlarti con le stesse parole che useresti con qualcuno che ami: con pazienza, con gentilezza.
E poi guarda cosa succede — potresti sorprenderti.

Dott.ssa Francesca Di Bernardo
Dottoressa in Psicologia Clinica
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