
Una canzone per descrivere i giovani adulti
“Per la nostra età”
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Per la nostra età
Che se ne va
Via
Stai ferma.
Ci sono canzoni che raccontano una storia e altre che sembrano dare voce a un sentimento condiviso. Quando ho ascoltato questi versi di “Per la nostra età” di Matteo Alieno, ho pensato immediatamente ai giovani adulti: una generazione sospesa tra il desiderio di costruire il proprio futuro e la sensazione che il tempo stia correndo più veloce delle proprie certezze.
Lo psicologo Jeffrey Jensen Arnett descrive questa fase della vita come adultità emergente, un periodo caratterizzato dall’esplorazione della propria identità, dall’instabilità e dalla sensazione di trovarsi in una sorta di terra di mezzo: abbastanza adulti da doversi assumere responsabilità importanti, ma ancora alla ricerca del proprio posto nel mondo.
Si vede che vuoi scappare.
Ma non puoi scappare, o almeno non sai dove.
Spesso non è chiaro quale strada prendere. Si vorrebbe cambiare luogo, fare altro, immaginare una vita diversa. Ma non sempre è possibile: perché mancano i mezzi, perché le possibilità concrete non permettono ancora una vera autonomia, o perché, anche volendo partire, non si saprebbe esattamente dove andare.
Ed è qui che il desiderio di cambiamento incontra la realtà: non basta voler scappare, bisogna anche avere uno spazio possibile in cui andare.
Ma forse quel bisogno di fuga non parla solo di distanza: parla anche di vita.
Scappare, allora, non significa solo voler andare via. A volte racconta la frenesia di voler vivere pienamente una vita che non si sa ancora bene come abitare. E forse va bene così: cercare, tentare, cambiare direzione fa parte di quella faticosa e straordinaria avventura che è diventare sé stessi.
A pezzi nei migliori anni.
Spesso immaginiamo la giovinezza come il tempo migliore della vita. Gli anni della leggerezza, delle possibilità, delle esperienze da vivere. Eppure, per molti giovani adulti, è proprio questa fase a lasciare addosso una sensazione di frammentazione.
A un certo punto ci si confronta con la realtà: con ciò che pensavamo di essere diventati, con ciò che immaginiamo di dover essere presto, con le aspettative che abbiamo interiorizzato. Tutto sembra potersi trasformare in qualcosa di definitivo: le relazioni, il lavoro, le scelte, le strade che prendiamo o lasciamo andare.
E forse ci si sente “a pezzi” proprio lì: nel tentativo di tenere insieme il desiderio di leggerezza e il peso di una vita che inizia a chiedere forma.
Stai ferma.
Tra la fretta di scappare e quella di vivere tutto, mentre si prova a mettere insieme i pezzi di un puzzle che non avrà mai una forma definitiva — perché vivere significa essere in divenire — arriva quasi un grido: stai ferma.
Non è un invito a bloccarsi, ma il tentativo di trattenere la vita mentre accade. Di non perderla nella corsa, nelle scelte, nei confronti, nell’ansia di capire subito chi si diventerà.
Fermarsi, però, non è semplice. A volte correre è un modo per proteggersi: finché ci si muove, non si deve sentire fino in fondo ciò che pesa. Ma cosa accadrebbe se ci fermassimo davvero? Quali emozioni emergerebbero? Quali domande troverebbero finalmente spazio?
E se anche tu ti senti così…
Non sei sol@. Resta con te. Restiamo vicini.
La vera sfida non è capire subito chi diventerai, ma non abbandonarti mentre lo stai scoprendo.

Dott.ssa Francesca Di Bernardo
Dottoressa in Psicologia Clinica
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