
Quando il board interiore blocca il progetto
Perché la volontà da sola è insufficiente quando le parti profonde della personalità sono disallineate
Image by alex Roosso on Unsplash.com
I grandi obiettivi vengono decisi oltre la parte razionale della mente. È come se dentro di noi si riunisse un intero board direttivo. Alcuni membri spingono verso la crescita e l’innovazione, altri hanno il compito di proteggere stabilità, appartenenza e sicurezza. Quando il board è allineato, l’azione diventa naturale. Quando non lo è, la persona può ritrovarsi bloccata pur sapendo perfettamente cosa dovrebbe fare.
Grandi obiettivi, grande motivazione?
Molti pensano che il blocco sia una questione di scarsa motivazione. Nella mia esperienza di Coaching, spesso accade il contrario. Le persone che si trovano paralizzate davanti a un cambiamento significativo sono spesso quelle che, nella vita, hanno già dimostrato di saper raggiungere risultati importanti. Hanno competenze, esperienza, determinazione. Eppure, all’improvviso davanti a un passo decisivo, si bloccano. Prima hanno prodotto nuove idee, hanno definito obiettivi chiari, costruito strategie accurate. Poi tutto si ferma e iniziano i rinvii. Si confrontano con chi è scettico, raccolgono ulteriori informazioni, perfezionano dettagli non essenziali. Oppure trovano attività apparentemente innocue che portano fuori rotta. Giorno dopo giorno, l’entusiasmo iniziale lascia spazio al dubbio.
Più si va avanti nella realizzazione e più si rischia di tornare indietro
Più un obiettivo è importante per la nostra identità, più aumenta la probabilità che emergano conflitti interiori. Per cambiare lavoro, avviare un progetto, assumere un nuovo ruolo o esprimere pienamente il proprio potenziale non basta la volontà cosciente. Serve anche un accordo tra quelle parti di noi che, spesso inconsapevolmente, custodiscono bisogni, valori e apprendimenti molto diversi. È qui che trovo particolarmente utile il modello delle parti della personalità sviluppato da Virginia Satir, successivamente approfondito da Robert Dilts e che ritrovo nel Metodo wingwave®. L’idea è semplice e profonda allo stesso tempo: dietro ogni comportamento esiste un’intenzione positiva, anche quando il comportamento stesso appare disfunzionale.
Nessuno si muova! Il board interiore è in riunione
Uso spesso una metafora con i miei clienti: dentro ciascuno di noi esiste una sorta di “board interiore”. Finché tutti i membri sono sostanzialmente d’accordo, procediamo con facilità. Ma quando l’obiettivo diventa importante, la riunione si anima.
Una cliente che chiamerò Laura, per esempio, era cresciuta osservando due modelli molto diversi. Da una parte una madre che aveva affrontato le difficoltà attraverso il lavoro, la responsabilità e il controllo. Dall’altra un padre che, schiacciato dalla sofferenza e dalla frustrazione, aveva progressivamente rinunciato al proprio ruolo rifugiandosi nell’evitamento.
Tutto aveva funzionato finché i suoi obiettivi avevano come motivazione l’uscita dalle difficoltà. Poi si trovò ad affrontare un cambiamento motivato dal desiderio di evolversi. Ed ecco il blocco. Mentre una parte di lei progettava, costruiva e pianificava. Un’altra iniziava a rallentare: più cibo, più distrazioni, più intrattenimento, meno azione. Mentre la parte attiva era arrabbiata con la parte dispersiva, quest’ultima sembrava divertirsi a portarla sempre fuori dal programma.
Laura lo chiamava autosabotaggio. Per me, la sua Coach, era un conflitto tra bisogni profondi.
Quale soluzione per bisogni incompatibili?
Laura diceva di odiare questa parte di lei che voleva boicottare il suo successo. In realtà dentro di lei si manifestava la necessità di allineare parti di sé in conflitto. La parte “materna” cercava sicurezza, stabilità, riconoscimento e dignità. La parte associata al modello paterno sembrava ricordare qualcosa di altrettanto importante: che una vita fatta esclusivamente di dovere, pressione e sacrificio può diventare insostenibile.
Il problema non era l’esistenza di queste parti. Il problema era la loro mancanza di dialogo.
Poiché una parte dice “realizzati” e un’altra dice “fermati o perderai te stessa”, Laura resta immobile perché sta tentando di soddisfare contemporaneamente bisogni che percepisce come incompatibili.
L’integrazione prima dell’azione
Chi tenta di uscire dal blocco aumentando la disciplina incrementa la pressione emozionale e la convinzione di incapacità ottenendo l’effetto opposto, perché la mancata soluzione delle istanze profonde genera stress. Prima dell’azione serve integrazione. Quando le diverse parti riescono a riconoscere le rispettive intenzioni positive, emerge una terza possibilità: perseguire obiettivi ambiziosi senza trasformare il successo in una condanna, assumersi responsabilità con riguardo e cura del benessere personale, crescere senza rinunciare a sé stessi. In fondo, il vero cambiamento avviene quando le parti si alleano su un obiettivo comune superiore. Allora il board interiore smette di litigare e decide finalmente di supportare lo stesso progetto.

Teresa Burzigotti
NLC Master Coach e Teaching Trainer
Bio | Articoli | Video Intervista AIPP Giugno 2024
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