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Dall’incongruenza alla consapevolezza

La strada dentro il nostro sentire

Image by Tanya Giannecchini


Nel suo libro ‘La terapia centrata sul cliente, Carl Rogers associa il concetto di congruenza a quello di consapevolezza, spiegando come questi due aspetti procedano di pari passo. Lo afferma chiaramente nel capitolo tre, dove sottolinea l’importanza per il counselor si trovi in uno stato di congruenza durante le sessioni con il cliente:

Ho usato questo termine, congruenza, per descrivere l’atteggiamento che vorrei assumere. Con questo termine intendo dire che qualsiasi sentimento o atteggiamento io stia sperimentando, dovrà essere accompagnato dalla piena consapevolezza di esso.

In questo passaggio Rogers parla nello specifico della propria esperienza come counselor nella relazione d’aiuto, ma il binomio incongruenza–inconsapevolezza e congruenza–consapevolezza riguarda anche l’esperienza del cliente. Quest’ultimo, infatti, partendo nella relazione d’aiuto da uno stato di incongruenza viene accompagnato dal counselor attraverso i sette stadi del cambiamento. Grazie a questo percorso, il cliente impara gradualmente ad accogliere e ad accettare i propri sentimenti, fino a vivere pienamente e con consapevolezza la propria esperienza, raggiungendo così uno stato di maggiore congruenza.

In questo articolo, diviso in due parti, esplorerò come due delle più significative teorie dell sviluppo del novecento offrano degli strumenti importantissimi, sia per counselor che per il cliente, di comprensione dell’esperienza attuale senza la necessità di agire su ferite passate.


L’attaccamento e le strutture caratteriali

Ogni essere umano nasce con un bisogno innato di legame, di contatto e di sicurezza. Fin dai primi istanti di vita il bambino è totalmente dipendente da una figura di accudimento che ne garantisca prima di tutto la sopravvivenza fisica, ma anche una sicurezza emotiva. John Bowlby, è stato tra i primi ad individuare come la qualità del legame con la figura primaria di riferimento, o caregiver, influenzi profondamente lo sviluppo della personalità e la capacità di stabilire relazioni affettive sicure nell’età adulta.

Secondo Bowlby, il bambino costruisce un ‘modello operativo interno’ del mondo e delle relazioni, basato su come vengono accolti i suoi bisogni fondamentali di amore, protezione e riconoscimento. Se il caregiver risponde in modo coerente, caldo e disponibile, il bambino sviluppa un attaccamento sicuro, imparando a fidarsi e a sentire che le proprie emozioni sono legittime e accettate. Se, al contrario, la figura di riferimento è imprevedibile, distante o rifiutante, si svilupperanno forme di attaccamento insicuro – evitante, ambivalente o disorganizzato. Il bambino impara sin da piccolissimo a difendersi dal dolore della mancanza, che nell’età molto infantile coincide con il diritto di esistere e la sopravvivenza, e quindi ad adattare il proprio comportamento emotivo, a scapito dei propri bisogni.

Parallelamente, Wilhelm Reich e successivamente Alexander Lowen, attraverso l’ ’Analisi del carattere’ e la ‘Bioenergetica’, hanno messo in luce come queste esperienze affettive infantili si somatizzano nel corpo. Le tensioni muscolari, le posture e i blocchi energetici diventano delle ‘armature’, o ‘corazze’, che il bambino costruisce per proteggersi dal dolore, dalla paura o dal rifiuto. Ogni ‘struttura caratteriale’, secondo Lowen, rappresenta una strategia di sopravvivenza. Un esempio è quando un bambino tra gli zero e i sei mesi che si sente non riconosciuto e abbandonato, per sopravvivere emotivamente, impara a trattenere il respiro, irrigidire i muscoli o distogliere lo sguardo. Così facendo, sta costruendo inconsciamente un meccanismo di difesa che si sedimenta nel corpo. Queste protezioni hanno senso in origine perché ci aiutano a far fronte ad emozioni altrimenti insopportabili per il bambino, ma nell’età adulta diventano automatismi inconsci che non sappiamo riconoscere o controllare.


Esperienza del bambino: la nascita della difesa

Quando il bambino non trova un ambiente sufficientemente accogliente, il suo sistema emotivo si adatta. L’attaccamento insicuro diventa una forma di sopravvivenza psichica, così come la tensione muscolare lo è sul piano corporeo. In questa fase così delicata dello sviluppo di un individuo, il bambino spesso impara che ‘essere se stesso’ può comportare il rischio di perdere l’amore o la sicurezza. Per non perdere l’amore del padre e/o della madre, inizia a costruire delle ‘impalcature’, ovvero modifica la sua vera natura  per evitarne il loro rifiuto o giudizio ed assume posture che lo aiutano ad attenuare il disagio fisico comportata da questa costante tensione interna. Nei casi peggiori queste modificazioni fisiche sono dettate da una ‘flight or fly response’, reazioni fisiologiche automatiche del corpo a una minaccia percepita. Come scrive Luciano Marchino in ‘Il corpo non mente’, ‘la corazza non è un nemico, ma un alleato che ha permesso al bambino di vivere in un contesto difficile’. Tuttavia, nell’adulto, quella corazza diventa un ostacolo invisibile.


Esperienza dell’adulto: perdita di autenticità

Da adulti, questi comportamenti relazionali e scelte affettive che rispecchiano l’attaccamento originario diventano dei pattern che si ripetono. Chi ha sperimentato un attaccamento evitante da bambino, ad esempio, può assumere atteggiamenti di controllo e distacco, temendo l’intimità come una minaccia alla propria autonomia. Al contrario, chi ha sviluppato un attaccamento ambivalente tenderà a cercare costantemente conferme, oscillando tra desiderio di fusione e paura dell’abbandono. Allo stesso modo, nella bioenergetica, il carattere psicopatico vuole prevalere per non sentire la propria vulnerabilità; il carattere orale cerca nutrimento emotivo attraverso la dipendenza affettiva (e non solo affettiva); il carattere masochista reprime la rabbia e il bisogno di essere libero per paura di perdere l’amore. Si è persa l’autenticità del sė. Incapaci di ascoltare i nostri bisogni più veri e profondi, agiamo spinti da pulsazioni inconsce e quindi, in qualche modo, ci ritroviamo a fare scelte incongrue con quello che in realtà sono i nostri bisogni reali.

A volte si può vivere tutta una vita sentendo lo stesso malessere, ignari di come venga attivato e perché. È solo quando finalmente riusciamo a sentire il pizzicotto dell’incongruenza che possiamo cominciare a liberarci dalle ripetizioni. È quando ci domandiamo per la prima volta ‘come mai?’ e decidiamo di grattare la superficie che si instaura il vero processo di cambiamento.

Nella seconda parte dell’articolo vedremo cosa succede quando decidiamo di intraprendere un percorso di counseling e come l’individuazione di questi pattern e blocchi possa essere utile per accompagnare il cliente ad una maggiore comprensione ed accettazione di sé stesso


Bibliografia

Carl Rogers, La terapia centrata sul cliente, (Firenze: Martinelli, 1970)
John Bowlby, Teoria dell’attaccamento, (Milano: Cortina, 2017)
Alexander Lowen, Bioenergetica, (Milano: Feltrinelli, 2013)
Wilhelm Reich, Analisi del carattere, (Varese: Sugarco, 1973)John Bowlby, Teoria dell’attaccamento, (Milano: Cortina, 2017)
Luciano Marchino; Monique Mizrahil, Il corpo non mente, (Milano: Mondadori, 2018)


Tanya Giannecchini Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Tanya Giannecchini
Counselor
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