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Dal corpo fisico ai cinque livelli della mente

Un viaggio alla scoperta di noi stessi

Image by Juliana Araujo on Unsplash.com


Ci sono amici che parlano continuamente e altri che intervengono solo quando è davvero necessario. Il corpo assomiglia a questi ultimi. Per molto tempo ci accompagna in silenzio. Si adatta ai nostri ritmi, alle nostre corse, alle nostre distrazioni. Poi, quando sente che ci stiamo allontanando troppo dal nostro equilibrio, prova delicatamente a richiamare la nostra attenzione.

All’inizio lo fa con un sussurro: una tensione sulle spalle, una stanchezza insolita, un respiro più corto del solito, un sonno meno profondo. Se continuiamo a non ascoltarlo, insiste. E solo quando non trova altro modo per raggiungerci, alza la voce. Non per punirci, ma perché, come ogni vero amico, desidera riportarci a casa.

Quante volte, invece, scegliamo di ignorare questi segnali? Pensiamo che passeranno. Un altro caffè, un antidolorifico, una giornata particolarmente impegnativa. Continuiamo a correre, rimandando il momento in cui fermarci ad ascoltare ciò che il corpo sta cercando di dirci.

Abbiamo imparato a considerarlo come una macchina che deve funzionare sempre. E quando qualcosa sembra rallentare il suo ritmo, il nostro primo impulso è eliminare il sintomo, anziché comprenderne il significato.

Eppure il corpo continua a parlarci.

Non usa parole.

Usa sensazioni.

Usa il respiro.

Usa l’energia.

Ogni volta che non lo ascoltiamo, trova semplicemente un modo diverso per richiamare la nostra attenzione.


Il primo passo del viaggio

Nel precedente articolo abbiamo iniziato a esplorare una mappa che la tradizione dello Yoga utilizza da migliaia di anni per comprendere l’essere umano. Abbiamo visto che la nostra esperienza non si esprime attraverso un’unica dimensione, ma attraverso cinque livelli, ciascuno caratterizzato da una diversa qualità di consapevolezza.

Il viaggio comincia proprio dal più vicino a noi: il corpo.

La tradizione yogica lo chiama Annamaya Kośa, un termine sanscrito che significa letteralmente “costituito di cibo”. È un’immagine semplice ma molto profonda, perché ci ricorda che il corpo è materia viva, costruita e trasformata continuamente da ciò che mangiamo, da come respiriamo, da quanto ci muoviamo, da come riposiamo e, in parte, anche da come viviamo ogni esperienza.

Quel “costituito di cibo” ci invita anche a riflettere su quanto ciò che scegliamo di portare nel nostro corpo possa influenzare non soltanto la salute fisica, ma anche il nostro equilibrio mentale ed emotivo. Il legame tra alimentazione, corpo e mente è un tema ampio e affascinante, sul quale avremo modo di tornare più avanti.

È lo strato più esterno del nostro essere, quello che percepiamo con maggiore facilità. Ma è anche il punto da cui ogni percorso di consapevolezza prende inevitabilmente inizio.


Molto più di un corpo

Spesso ci accorgiamo del corpo solo quando qualcosa non funziona. Quando compare un dolore, quando ci manca l’energia o quando una malattia interrompe il ritmo abituale delle nostre giornate.

Lo Yoga propone una prospettiva diversa.

Il corpo non è un ostacolo da superare, ma il primo alleato del nostro cammino.

È attraverso il corpo che possiamo respirare, camminare, osservare un paesaggio, stringere una mano, meditare, imparare, amare. Ogni esperienza passa da lui.

Prendersene cura non significa inseguire un ideale estetico o pretendere la perfezione. Significa riconoscere il valore dello strumento che ci accompagna ogni giorno.

Così come ci prendiamo cura della casa in cui viviamo o dell’automobile che ci permette di viaggiare, anche il corpo ha bisogno di nutrimento, movimento, riposo e ascolto. Non per diventare perfetto, ma perché possa continuare a sostenerci nel nostro percorso.


Il corpo non è la nostra identità

Esiste però una distinzione importante.

Abbiamo un corpo.

Ma non siamo soltanto il nostro corpo.

Il filosofo Epitteto, dopo una grave ferita alla gamba, pronunciò una frase rimasta celebre:

La mia gamba è ferita. Io non sono la mia gamba.

Non stava negando il valore del corpo. Stava ricordando che la nostra identità è qualcosa di più profondo delle condizioni fisiche che attraversiamo.

Anche lo Yoga ci invita a questa comprensione.

Possiamo prenderci cura del corpo con rispetto, senza identificarci completamente con il suo aspetto, con la sua forza o con i suoi limiti.

Il corpo è il nostro compagno di viaggio.

Non il viaggiatore.


Imparare il suo linguaggio

Oggi sappiamo quanto il corpo sia un sistema straordinariamente complesso. Il sonno influenza l’energia, il respiro modifica il ritmo del cuore, le emozioni si riflettono nella postura e il sistema endocrino contribuisce a mantenere l’equilibrio di numerose funzioni dell’organismo.

Molto prima che queste connessioni fossero studiate dalla scienza moderna, gli yogi avevano intuito che corpo e mente dialogano continuamente.

Per questo svilupparono pratiche che uniscono movimento, respirazione e meditazione. Non per costruire un corpo perfetto, ma per favorire un equilibrio capace di sostenere anche una mente più lucida e una maggiore presenza.

Quando impariamo ad ascoltare il corpo, spesso scopriamo che non ci sta ostacolando.

Sta cercando di orientarci.


Prima sussurra, poi insiste, infine urla

Forse il corpo non ci chiede di essere perfetti.

Ci chiede semplicemente di essere ascoltati.

Ogni tensione.

Ogni respiro.

Ogni sensazione.

Può diventare un invito a rallentare e a riportare l’attenzione su ciò che stiamo vivendo.

Il corpo parla sempre.

All’inizio lo fa con un sussurro.

Se continuiamo a ignorarlo, insiste.

E solo quando non trova altro modo per raggiungerci, arriva a gridare.

Forse la vera domanda non è come farlo smettere di parlare.

Ma imparare ad ascoltarlo quando ancora sussurra.


Una domanda da portare con sé

Questa sera, prima di addormentarti, concediti un minuto di silenzio.

Chiudi gli occhi.

Respira lentamente.

Poi chiediti, senza fretta:

Quale segnale il mio corpo mi sta inviando da tempo e che continuo a rimandare?

Non cercare subito una risposta.

A volte il primo passo verso il cambiamento non è fare qualcosa di diverso.

È imparare ad ascoltare.


Nel prossimo articolo…

Abbiamo iniziato il nostro viaggio dal livello più vicino alla nostra esperienza: il corpo.

Nel prossimo articolo entreremo nel primo livello della mente, la mente conscia, per comprendere come nascono i desideri, le abitudini e quei meccanismi che, spesso senza rendercene conto, orientano le nostre scelte quotidiane.


Liila Meloni Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Liila Meloni
Insegnante di Yoga, Coach di Crescita Personale e Autrice
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Dott.ssa Silvia PucciarelliLiila Meloni Instagram

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