
Gilles Deleuze, “Sulla pittura”: dal caos al colore, fino al sintomo
Quando la pittura attraversa la catastrofe
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C’è un’idea della pittura che la vuole rassicurante: rappresentazione del mondo, imitazione del reale, costruzione armoniosa di forme e colori. Ma esiste anche una visione più radicale e inquieta, secondo cui la pittura nasce invece da una frattura, da un attraversamento del caos e da una vera e propria catastrofe interna. Una visione che trova una delle sue formulazioni più potenti nella riflessione del filosofo francese Gilles Deleuze, in particolare nei suoi scritti dedicati alla pittura “Sulla pittura”.
In questa prospettiva, il quadro non è mai un sistema stabile: è piuttosto un campo di tensioni, sempre sul punto di crollare o di trasformarsi. La catastrofe non riguarda soltanto i soggetti rappresentati, ma investe la struttura stessa del dipingere. La composizione pittorica si configura come un sistema instabile, sospeso tra ordine e disordine. Ancora più profondamente, la catastrofe riguarda l’atto stesso del pittore, un gesto che non si limita a raffigurare il mondo ma che lo produce, generando una realtà autonoma. Ciò che viene dipinto e l’atto del dipingere tendono così a coincidere: la pittura diventa un processo, un evento, ed è proprio in questa dimensione catastrofica che nasce il colore, non come semplice qualità decorativa ma come forza attiva.
Dal caos alla catastrofe: nascita del colore e della forma
Questa idea trova una formulazione particolarmente chiara nella riflessione di Paul Cézanne, che distingue due momenti fondamentali dell’atto pittorico. Il primo è quello del caos, una condizione pre-pittorica in cui il pittore è immerso in una sovrabbondanza di immagini, dati visivi e cliché. Non si tratta di un vuoto ma di un eccesso: troppe forme e troppe possibilità. Da questo caos emergono tuttavia delle strutture embrionali, grandi piani e una sorta di architettura preliminare del quadro.È a questo punto che interviene il secondo momento, quello della catastrofe, essa distrugge queste strutture iniziali e non rappresenta un fallimento, ma una condizione produttiva. Spazzando via i grandi piani, libera il campo per l’emergere del colore, che non riempie forme già date ma le costituisce. Il colore diventa così una forza che genera spazio e forma, e trova nel grigio la propria matrice originaria. Il grigio non è una semplice neutralità, ma una zona dinamica di indeterminazione, una dimensione pre-formale da cui tutto può emergere.
In questa prospettiva, il caos non è il contrario dell’ordine, ma qualcosa di assoluto, il suo simbolo è il punto, privo di dimensioni ma carico di potenzialità. Il punto grigio rappresenta una soglia in cui spazio e tempo non sono ancora distinti. Quando questo punto si stabilizza e diventa centro, si produce una sorta di cosmogenesi: nascono lo spazio, la forma e il colore. Se questo passaggio non avviene, il quadro resta imprigionato nell’indistinzione.
Diagramma, forze invisibili e il sintomo come equilibrio
L’atto del dipingere si colloca precisamente in questo intervallo tra caos e forma, tra il rischio di essere inghiottiti e quello di ricadere nei cliché, ed è qui che entra in gioco il concetto di diagramma, centrale nell’analisi deleuziana della pittura. Il diagramma è una catastrofe controllata, un intervento che rompe la superficie della tela e distrugge le immagini preesistenti. Non è ancora pittura compiuta, ma ne rappresenta la condizione di possibilità, creando un campo di forze da cui può emergere qualcosa di nuovo.
Il fatto pittorico non coincide con una rappresentazione, ma con l’emergere di una forma deformata in relazione a una forza, questa forza non è visibile in sé, ma si rende percepibile attraverso la deformazione. I corpi distorti e le immagini instabili non sono errori, ma il modo in cui la pittura rende visibili forze invisibili. Il „grido“, ad esempio, non è una narrazione o un’espressione psicologica, ma un evento, una forza che attraversa il corpo e si manifesta direttamente sulla tela.
A questo punto si può introdurre una riflessione che risuona profondamente con questa visione della pittura: quella psicologica sul sintomo. In psicologia, il sintomo non è soltanto qualcosa da eliminare, ma può essere inteso come ciò che tiene insieme un sistema, è il modo migliore che un sistema psichico ha trovato per mantenere un equilibrio, anche quando appare disfunzionale.
Questa prospettiva può essere approfondita proprio a partire dal pensiero di Sigmund Freud. Per Freud, il sintomo non è mai casuale né privo di senso: esso è una formazione di compromesso tra forze psichiche in conflitto, in particolare tra desideri inconsci e istanze di controllo; Il sintomo nasce laddove qualcosa non può essere espresso direttamente e trova allora una via indiretta, spesso deformata, per manifestarsi.
In questo senso, il sintomo è già una forma di traduzione e di trasformazione, non troppo distante da ciò che accade nella pittura. Così come la forza invisibile si rende visibile deformando la figura, il contenuto inconscio si rende percepibile attraverso il sintomo. Inoltre, il sintomo svolge una funzione economica: permette al soggetto di scaricare una tensione, mantenendo un certo equilibrio interno, eliminarlo senza comprenderne la funzione rischierebbe di destabilizzare l’intero sistema.
In modo analogo, la catastrofe e il diagramma possono essere letti come sintomi del processo pittorico. Non sono deviazioni da correggere, ma elementi necessari che permettono al quadro di esistere. Così come il sintomo impedisce al sistema psichico di collassare, la catastrofe impedisce alla pittura di ridursi a semplice illustrazione. In entrambi i casi si tratta di attraversare l’instabilità senza eliminarla, trasformandola in una condizione creativa.In questi termini ,la pittura non rappresenta il mondo ma lo genera e attraverso il caos e la catastrofe, dà origine a nuove forme di visibilità e rende percepibili le forze invisibili che strutturano il reale. In questo senso, ciò che appare come disordine non è il contrario della forma, ma la sua condizione più profonda.
Conclusione
Se si segue fino in fondo questa prospettiva, la pittura appare come una pratica radicale di attraversamento: attraversamento del caos, delle immagini già date, delle strutture che tendono a irrigidirsi e la catastrofe non è allora un incidente da evitare, ma un passaggio necessario, una soglia che permette al visibile di rinnovarsi.
In modo analogo, anche nella vita psichica il sintomo non è soltanto un ostacolo, ma una forma di organizzazione, un tentativo di equilibrio che chiede di essere compreso più che eliminato. Tanto nella pittura quanto nella psiche, ciò che sembra disordine può rivelarsi come una condizione generativa.La lezione che emerge è esigente: non si tratta di fuggire il caos, ma di sostarvi abbastanza a lungo da farne qualcosa, ed è proprio in questo spazio instabile che nascono le forme, i colori e forse anche nuovi modi di vedere e abitare il mondo.
Bibliografia
1) Deleuze, Gilles. (1995). Francis Bacon. Logica della sensazione. Milano: SE. (Opera originale pubblicata nel 1981)
2) Cézanne, Paul. (2004). Lettere. Milano: Abscondita.
3) Klee, Paul. (1959). Teoria della forma e della figurazione. Milano: Feltrinelli.
4) Freud, Sigmund. (1978). Inibizione, sintomo e angoscia. Torino: Bollati Boringhieri. (Opera originale pubblicata nel 1926)
5) Kant, Immanuel. (2004). Critica della ragion pura. Roma-Bari: Laterza. (Opera originale pubblicata nel 1781/1787)

Dott.ssa Laura Braun Wimmer
Psicologa
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