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Il fenomeno del cyberbullismo

L’eclissi dell’empatia digitale

Image by l ch on Unsplash.com


Il cyberbullismo non è una semplice estensione del bullismo tradizionale, ma una sua evoluzione nel mondo digitale.

Se il bullismo “analogico” era confinato ai cancelli della scuola o ai parchi giochi, la versione digitale invade ogni spazio, eliminando le zone di sicurezza per la vittima.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la salute non è solo assenza di malattia, ma uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale. In questo senso, il cyberbullismo rappresenta una delle principali minacce al benessere degli adolescenti di oggi.

La Legge n.71 del 29 maggio 2017, “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, definisce il fenomeno con queste parole:

“Per cyberbullismo si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore, il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori, ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso o la loro messa in ridicolo”.


Bullismo Vs Cyberbullismo

Possiamo definire il bullismo come una forma di prevaricazione ripetuta nel tempo, caratterizzata da aggressività e conflitto, che si esplica nel denigrare, molestare, offendere il prossimo. Presenta tre elementi fondamentali: l’intenzionalità, l’asimmetria nella relazione e la persistenza nel tempo. Questi tre elementi sono presenti anche nel fenomeno del cyberbullismo, ma ciò che li differenzia è il veicolo tramite cui tali comportamenti vengono manifestati: mentre nel bullismo tradizionale è perpetrato di persona, il cyberbullismo prevede l’utilizzo di dispositivi elettronici che non permettono alla vittima di difendersi.

Spesso, il cyberbullismo viene messo in atto sui canali social della vittima, danneggiando la sua immagine e rappresentando, in tal modo, una nuova forma di “attentato alla reputazione”. Le modalità con cui questa condotta viene manifestata sono diverse: dai messaggi ostili alla denigrazione e diffamazione, per arrivare al cyber stalking e al furto di identità.

Gli aspetti peculiari del cyber bullismo sono:

  • l’anonimato del cyberbullo;
  • la disinibizione;
  • l’assenza di limiti spazio-temporali;
  • l’esposizione ad un pubblico vasto.

Ciò che accomuna il bullismo con il cyberbullismo è l’assenza di capacità empatica, seppur nel bullismo vi sia un feedback tra vittima e bullo, mentre nel cyberbullismo il bullo non percepisce le proprie azioni e le loro conseguenze, non vedendo fisicamente la vittima, per cui la capacità empatica è ancora più indebolita (Perrone, 2022).


Motivi di discriminazione

Tra i principali motivi di discriminazione troviamo:

  • orientamento sessuale;
  • disabilità;
  • aspetto fisico;
  • differente etnia.

Un aspetto interessante lo ritroviamo nell’osservare che, con più probabilità, vittime di bullismo divengono anche vittime di cyberbullismo (Ybarra, Mitchel, 2004), ma che a volte vi può essere un’inversione di ruolo, per cui vittime di bullismo diventano cyberbulli (King, 2007; Chu, 2018).

Dai cosiddetti “spettatori”, il cyberbullismo viene spesso percepito non come un comportamento violento, ma come uno “spettacolo” a cui assistere. L’intermediazione di internet fa sì che ciò venga percepito con maggior distacco emotivo, rispetto agli stessi comportamenti osservati nella realtà.

Il cyberbullismo sembra avere effetti ancora più gravi del bullismo tradizionale, poiché è caratterizzato da una “diffusione pubblica dell’umiliazione” della vittima e poiché l’anonimato acutizza la gravità delle condotte, facendo percepire al cyberbullo un potere maggiore di danneggiare l’altro, senza vederne le conseguenze (Perrone, 2022).


Personalità degli attori coinvolti

Le personalità dei bulli e dei cyberbulli sono, di solito, caratterizzate da tratti aggressivi ed ostili, insicurezza e mancanza di empatia. La sfera emotiva è percepita come inaccettabile e le proprie fragilità vengono nascoste e proiettate sulla vittima. Spesso, presentano impulsività, tendenza all’acting e condotte devianti.

Dall’altro lato, le vittime possono presentare disturbi internalizzati quali ansia, depressione e bassi livelli di autostima.

Un ruolo importante, anche se spesso taciuto, è quello dei cosiddetti “bystander”, ovvero gli spettatori. Gli spettatori “attivi” del bullo/cyberbullo solo coloro che commentano le condotte del bullo/cyberbullo sostenendolo, infierendo sulla vittima e/o ricondividendo il materiale online che la riguarda. Ci sono, poi, i sostenitori della vittima che prendono le sue difese. Contrariamente, gli spettatori “passivi” sono coloro che, pur non intervenendo in nessun modo, assistono passivamente e scelgono di non prendere le difese della vittima.

Il ruolo dei “bystander” è di fondamentale importanza, poiché il loro sostegno o meno a favore del bullo/cyberbullo influenza le condotte dello stesso e permette loro di essere protratte. Inoltre, i sostenitori fanno sì che il ruolo di chi perpetra tali condotte sia ribadito e cristallizzato. Il cyberbullismo è un fenomeno di gruppo. L’Osservatorio Nazionale sull’Adolescenza evidenzia che la presenza di “like”, commenti o la semplice visualizzazione di un contenuto offensivo funge da rinforzo positivo per il bullo.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sottolinea come l’anonimato o l’uso di pseudonimi faciliti il disimpegno morale. Il bullo/cyberbullo non vede l’altro come un essere umano senziente, ma come un profilo, un’immagine, un oggetto da colpire. Questo processo di deumanizzazione riduce drasticamente il senso di responsabilità individuale, portando a un’escalation di violenza verbale che l’individuo difficilmente agirebbe “faccia a faccia”.


Epidemiologia e Dati di Prevalenza

I dati ufficiali della sorveglianza HBSC (Health Behaviour in School-aged Children) evidenziano un trend preoccupante. Circa il 15% degli adolescenti dichiara di essere stato vittima di episodi di cyberbullismo almeno una volta. La fascia d’età più colpita è quella tra gli 11 e i 13 anni, momento critico per la formazione dell’identità.

Il Ministero della Salute evidenzia come le ragazze siano più frequentemente vittime di forme di cyberbullismo legate alla reputazione e all’esclusione sociale, mentre i ragazzi tendono a essere coinvolti in episodi di minacce dirette o aggressioni verbali legate alla competizione.


Effetti sulla vittima

Le conseguenze cliniche per chi subisce cyberbullismo possono essere profonde e multidimensionali.

Tra queste:

  • Disfunzioni Emotive: L’ansia sociale è il sintomo prevalente. La vittima vive in uno stato di iper-vigilanza, temendo che ogni notifica dello smartphone porti un nuovo attacco.
  • Alterazioni del Sonno e dell’Alimentazione: Lo stress cronico altera i ritmi circadiani e i comportamenti alimentari, spesso come segnale di una sofferenza che non trova parole per essere espressa.
  • Ritiro Sociale: In casi gravi, la vittima percepisce il mondo esterno (e la scuola in particolare) come un ambiente ostile e insostenibile, portando all’abbandono scolastico e all’isolamento totale nella propria stanza.
  • Ideazione Suicidaria: Il rischio di autolesionismo e pensieri suicidari è significativamente più alto nelle vittime di cyberbullismo rispetto ai coetanei, a causa del senso di “senza via d’uscita” generato dalla viralità del contenuto offensivo (Save the Children, Rapporto sulla Povertà Educativa).

Strumenti di Intervento e Quadro Normativo

In Italia, la Legge 71/2017 rappresenta una pietra miliare nella protezione dei minori. Essa introduce il concetto di “ammonimento” da parte del Questore e garantisce il diritto all’oblio: ogni minore (o chi ne esercita la responsabilità genitoriale) può chiedere l’oscuramento o la rimozione di dati personali e contenuti offensivi dai social media.

Dal punto di vista psicopedagogico, il progetto Generazioni Connesse (Safer Internet Centre), coordinato dal Ministero dell’Istruzione, promuove l’uso consapevole dei media. L’intervento non deve essere solo repressivo ma riparativo: il bullo deve essere accompagnato in un percorso di ricostruzione dell’empatia, mentre la vittima necessita di un supporto psicoterapeutico focalizzato sulla resilienza e sulla ricostruzione dell’immagine di sé.


Strategie per la Prevenzione Primaria

Le linee guida suggeriscono alcune azioni preventive fondamentali per le agenzie educative:

  • Educazione all’Affettività Digitale: Insegnare che dietro ogni schermo c’è una persona reale;
  • Alfabetizzazione Informatica: Spiegare le conseguenze legali e permanenti delle proprie azioni online;
  • Protocolli Scolastici: Ogni scuola deve avere un referente per il cyberbullismo che coordini le azioni di monitoraggio.

Conclusione

Il cyberbullismo non è un “rito di passaggio” inevitabile dell’adolescenza, ma un fenomeno estremamente complesso che richiede un intervento immediato. La collaborazione tra psicologi, famiglie, scuole e autorità giudiziarie e la sensibilizzazione verso queste tematiche sono necessarie per contrastare la violenza digitale.


Dott.ssa Chiara Giordani Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Chiara Giordani
Psicologa clinica
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