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Leggere “La nausea” di Sartre tra filosofia e didattica

Esistere e soffrire in classe

Image by Darwin Boaventura on Unsplash.com


Perché sono qui? E perché non dovrei esserci? – J.P. Sartre, La nausea

Come si può insegnare un testo filosofico-letterario che mette al centro il disagio, l’angoscia e l’assenza di senso? L’opera di Jean-Paul Sartre rappresenta un’occasione preziosa per avvicinare gli studenti non solo alla filosofia esistenzialista, ma anche alla riflessione su se stessi.


L’esistenzialismo

Quella di esistenzialismo è una definizione utilizzata in molti libri e articoli spesso in modo impreciso. Ciò avviene non per una forma di ignoranza di chi scrive, quanto per il fatto che l’imprecisione, l’eterogeneità e l’indeterminazione sono costitutive di questa corrente. La corrente esistenzialista ha fatto oggetto della propria riflessione l’esistenza umana e, proprio perché quest’ultima è complessa e indefinita, lo è anche la materia che se ne occupa. Non a caso, tema principale delle opere letterarie esistenzialiste è il vuoto, l’impossibilità di conoscere il vero, che spesso conduce a un profondo pessimismo. Nell’analizzarle, è interessante chiedere agli studenti di confrontare questa visione con altre correnti filosofiche (ad esempio il razionalismo o l’illuminismo) in quanto può aiutare a comprendere meglio la specificità dell’esistenzialismo. Quale idea di verità emerge? È davvero impossibile conoscerla?
Questo immenso abisso in cui si sprofonda analizzando l’esistenza è spalancato sempre da una sola e pur semplice domanda: che senso ha l’esistenza? Da questo spunto, si può proporre un breve momento di scrittura personale (5-10 minuti) in cui gli studenti provano a rispondere liberamente a questa domanda, senza preoccuparsi della correttezza formale ma concentrandosi sull’autenticità del pensiero.

E tuttavia, è proprio tanto necessario mentire a se stessi?

Jean-Paul Sartre è sprofondato nell’abisso insieme ad altri pensatori e, come del resto nessun alto, non ha trovato una vera risposta alla domanda. Forse, però, ha risposto a un altro importante quesito: come sopportiamo di non sapere quale sia il senso dell’esistenza?

Ho bisogno di ripulirmi con pensieri astratti, trasparenti come l’acqua.

questa frase può essere letta come il tentativo di trovare ordine nel caos: è utile chiedere agli studenti se il pensiero aiuta davvero a “ripulire” o se, come accade a Roquentin, rischia di amplificare il disagio.


Un romanzo non romanzo

Individuare una trama vera e propria ne La nausea è pressoché impossibile. Eppure probabilmente è proprio questo il valore dell’opera. Umberto Eco, in una conferenza ad Harvard, ha parlato di come a volte le opere tentino di simulare il caos della vita vera e quotidiana, anziché costruire opere perfette e controllate in cui tutto sembra perfettamente lineare e definito. Si può supporre che questo romanzo di Sartre sia proprio un tentativo rivolto in tale direzione, ossia rappresentare il caos dell’esistenza e dei pensieri di un uomo che vive, ma suo malgrado pensa. Tanto più che il protagonista stesso, Antoine Roquentin, si trova a dover compiere una ricerca su un personaggio storico, compito a cui si aggrappa a volte per distrarsi, ma non sempre riuscendoci. La sua scrittura è però una ricerca costante di spontaneità e verità, il protagonista vuole andare oltre la letteratura fittizia.

“o non ho bisogno di far delle frasi. Scrivo per mettere alla luce certe circostante. Diffidare dalla letteratura. Bisogna scrivere tutto come viene alla penna, senza cercare le parole.

Da questo spunto, si può chiedere agli studenti di confrontare la struttura de La nausea con quella di un romanzo tradizionale studiato in precedenza. Cosa cambia nel modo di raccontare? Quali effetti produce sul lettore? Inoltre, proporre agli studenti di scrivere una pagina “alla maniera di Roquentin”, senza pianificazione, lasciando fluire i pensieri. Successivamente, discutere le differenze tra scrittura spontanea e scrittura strutturata


Che cos’è la nausea?

Nel definire il concetto di nausea in Sartre si incappa nella stessa trappola del definire l’esistenzialismo. Trattare di una sensazione così complessa è complicato esattamente quanto ciò di cui si vuole parlare. Sicuramente essa riguarda un atteggiamento psicologico di disgusto per ciò che ci circonda e conduce l’uomo a vivere passivamente, come se il mondo stesso lo opprimesse e rendesse sempre più prigioniero. Per Sartre, infatti, la libertà è negativa, poiché è di fatto falsa e basata sul nulla: in L’essere e il nulla, infatti, egli mette in evidenza come non siamo liberi di non essere liberi. Dobbiamo per forza affrontare la realtà e questo ci procura ansia e angoscia.

Da queste riflessioni si può trarre un’importante chiave di lettura filosofica: introdurre il concetto di “angoscia” come esperienza fondamentale dell’esistenza e chiedere agli studenti: la libertà è davvero un peso? Oppure è una possibilità? Inoltre, è fondamentale operare un collegamento interdisciplinare con la letteratura del Novecento (ad esempio Pirandello o Kafka), ingiustamente soppiantata unicamente da riflessioni psicologiche che invece spesso sono state anticipate dagli autori.


Esistiamo perché pensiamo

Sartre cita il cogito cartesiano e come Cartesio sostiene di essere consapevole della propria esistenza sulla base del proprio pensare. Tanto più che Roquentin si ritrova a pensare in continuazione fino a torturarsi.

Il mio pensiero sono io: ecco perché non posso fermarmi. Esisto perché penso… e non posso impedirmi di pensare. In questo momento stesso – ed è spaventoso – se esisto è perché ho orrore di esistere. Sono io, io che mi traggo dal niente al quale aspiro: l’odio, il disgusto di esistere sono altrettanti modi di farmi esistere; di affondarmi nell’esistenza. I pensieri nascono dietro di me, come una vertigine, me li sento nascere dietro la testa… se cedo, mi arriveranno davanti, tra gli occhi – e io cedo sempre, e il pensiero s’ingrossa, s’ingrossa ed eccolo, immenso, che mi riempie, tutt’intero e rinnova la mia esistenza.

La lotta contro questi pensieri è una lotta contro i demoni del passato e contro quella sensazione di nausea che attanaglia Roquentin. Alla fine, egli comprende una cosa importante, che è giusto non anticipare per far gustare la lettura a chi ancora non la avesse apprezzata.
Va sottolineato il valore che il protagonista assegna alla scrittura, al pensiero e al pensare in sé. È la nostra coscienza a costruire la nostra esistenza, per quanto piena di sofferenze. È forse proprio nel nostro nulla che riusciamo a essere qualcosa. Un insegnamento imprescindibile da impartire ai nostri studenti.


Prof.ssa Silvia Argento Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Prof.ssa Silvia Argento
Docente e scrittrice
Bio | Articoli
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