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Oltre il binarismo

Comprendere lo sviluppo del genere tra scienza, educazione e cultura

Image by Marvin Kuhn on Unsplash.com


Negli ultimi anni, un numero crescente di bambini e adolescenti ha iniziato a esprimere identità di genere non conformi alle norme tradizionali. Alcuni si identificano come transgender, altri come non binari o gender fluid, indicando identità ed espressioni di genere che non si allineano rigidamente alle categorie di maschile e femminile (Hyde et al., 2019). Questa realtà, pur non essendo nuova nella storia umana (Feinberg, 1996), è oggi più visibile e riconosciuta grazie ai cambiamenti sociali, ai progressi scientifici e all’impegno di famiglie e professionisti.


Genere e identità: un mosaico, non due poli

Per molto tempo la ricerca psicologica ha adottato un modello binario del genere. Tuttavia, gli studi più recenti hanno messo in discussione questa visione rigida, mostrando che le differenze tra cervelli maschili e femminili non sono nette ma si distribuiscono lungo un continuum. Un’ampia ricerca di neuroimaging (Joel et al., 2015) ha evidenziato come la maggior parte dei cervelli sia composta da un mosaico di caratteristiche tipicamente maschili e femminili.

Ciò suggerisce che il genere non sia un tratto fisso, ma un’esperienza complessa che integra fattori biologici, psicologici e sociali. Le scienze dello sviluppo, infatti, hanno evidenziato come il genere si costruisca attraverso l’interazione costante tra predisposizioni individuali e influenze ambientali, in un contesto culturale che attribuisce significati differenti a ciò che è considerato “maschile” o “femminile”.


Le prime tappe dello sviluppo del genere

La consapevolezza di genere emerge molto presto. Tra i 18 e i 24 mesi, i bambini imparano a riconoscere e classificare gli altri in base al genere (Martin & Ruble, 2010) e iniziano a cercare

modelli di comportamento coerenti con la categoria cui percepiscono di appartenere (Baldwin & Moses, 1996).

Tra i 3 e i 5 anni, raggiungono la cosiddetta costanza di genere (Szkrybalo & Ruble, 1999): comprendono che il genere rimane stabile nel tempo, anche se cambiano abiti o comportamenti. In questa fase, il pensiero dei bambini è fortemente influenzato dagli stereotipi di genere (Zosuls et al., 2009), che però tendono ad allentarsi con lo sviluppo della teoria della mente e con una maggiore flessibilità cognitiva (Halim, Ruble & Amodio, 2011; Saxe, Carey & Kanwisher, 2004).

Il linguaggio e la cultura contribuiscono a consolidare questa categorizzazione precoce: i bambini imparano presto che parole come “ragazzo” e “ragazza” hanno un valore sociale importante, e che la società si organizza intorno a distinzioni di genere persistenti (Booth & Waxman, 2003; Waxman & Booth, 2001). Come osservano Hyde et al. (2019), viviamo ancora in un contesto fortemente binario, in cui ogni aspetto della quotidianità, dai giocattoli agli abiti, dai nomi ai bagni pubblici, è marcato dal genere.


I bambini transgender e la coerenza del sé

Un contributo fondamentale alla comprensione dello sviluppo di genere nei bambini transgender proviene dallo studio condotto da Gülgöz e colleghi (2019) su un ampio campione di bambini di età compresa tra 3 e 12 anni. I risultati mostrano che i bambini transgender sviluppano un’identità di genere coerente, stabile e ben strutturata, in linea con il genere con cui si identificano, e non con quello assegnato alla nascita.

Le loro esperienze non appaiono segnate da confusione o disorientamento: al contrario, questi bambini dimostrano una forte motivazione all’auto-socializzazione, cioè a conoscere e ad apprendere i comportamenti e le caratteristiche associati al genere che sentono come proprio. Le differenze rispetto ai bambini cisgender sono minime, e l’ambiente di socializzazione non sembra determinare l’identità di genere. Ciò rafforza l’idea che la percezione interna e soggettiva sia il fattore centrale nello sviluppo del sé di genere.


Sfide e benessere dei giovani con identità di genere “non conformi”

Nonostante i progressi scientifici e sociali, molti bambini e adolescenti con identità di genere “non conformi” continuano a subire stigmatizzazione, esclusione e bullismo (James et al., 2016). Queste esperienze possono avere effetti negativi sulla salute mentale, contribuendo a livelli più alti di ansia, depressione e rischio suicidario (Newcomb et al., 2020).

Il modello dello stress da minoranza (Meyer, 2003) spiega come la discriminazione e il rifiuto generino un carico psicologico cronico che mina il benessere. Ricerche recenti (Rimes et al., 2019; Thorne et al., 2018) indicano inoltre che i giovani non binari possono affrontare difficoltà specifiche legate alla mancanza di riconoscimento sociale, trovandosi spesso in un vuoto di comprensione sia da parte dei pari sia dei professionisti.

In questo contesto, l’accettazione familiare gioca un ruolo cruciale: i figli che ricevono sostegno e riconoscimento dai genitori mostrano livelli di benessere psicologico significativamente superiori (Diamond, 2013; Johnson et al., 2019).


Verso un approccio affirmativo e inclusivo

Le richieste di supporto da parte di famiglie con bambini transgender o “gender diverse” sono in aumento (De Vries & Cohen-Kettenis, 2012; Zucker et al., 2008). Tuttavia, molti professionisti della salute e dell’educazione non ricevono una formazione adeguata (Corliss, Shankle & Moyer, 2007; Obedin-Maliver et al., 2011).

In risposta a questa carenza, il Gender Affirmative Model (GAM) (Hidalgo et al., 2013) propone un approccio centrato sull’ascolto e sull’autenticità. Secondo il GAM, ogni bambino ha diritto a esprimersi nel genere che percepisce come proprio, libero da giudizi o pressioni. Nessuna identità di genere è patologica: la non conformità di genere è una naturale variazione dello sviluppo umano.

Il compito dei professionisti, in questo modello, è accompagnare: favorire la consapevolezza, sostenere la famiglia, promuovere ambienti educativi inclusivi e prevenire il disagio psicologico derivante da rifiuto o invisibilità.


Una trasformazione culturale in corso

La società sta progressivamente ridefinendo il modo di intendere il genere. Un momento decisivo è stato il 2013, quando il “disturbo dell’identità di genere” è stato sostituito nel DSM-5 dal termine “disforia di genere” (American Psychiatric Association, 2013), segnando un passo importante verso la depatologizzazione.

Anche i media hanno contribuito a questa rivoluzione culturale: il documentario di Barbara Walters del 2007 (Goldberg, 2007) e il numero speciale di National Geographic “Gender Revolution” del 2017 hanno portato all’attenzione pubblica le storie di bambini transgender e delle loro famiglie, aprendo uno spazio di dialogo e comprensione.

Oggi la ricerca e la pratica clinica convergono su una visione più ampia del genere come dimensione fluida, personale e plurale. Non si tratta più di scegliere tra “maschile” e “femminile”, ma di riconoscere la complessità e la ricchezza delle esperienze umane.


Conclusione

Il genere non è una gabbia, ma un linguaggio attraverso cui ciascuno può esprimere sé stesso. Comprendere e accogliere la fluidità di genere sin dalla prima infanzia non significa confondere i bambini, ma permettere loro di crescere liberi, autentici e riconosciuti.
Come suggeriscono le evidenze scientifiche e i modelli affirmativi, è il contesto, familiare, educativo e sociale, a poter fare la differenza tra sofferenza e benessere.
Riconoscere questa pluralità significa, in definitiva, educare alla complessità e alla libertà dell’essere umano.


Conclusione

La coppia liquida è lo specchio della società contemporanea: veloce, fluida, incerta, spesso contraddittoria. Ma non è necessariamente un fallimento dell’amore. È piuttosto un tentativo in corso di conciliare libertà e legame, autonomia e connessione. La vera sfida non è “ritornare al passato”, ma imparare a costruire relazioni affettive più consapevoli, fondate su scelte quotidiane e non su automatismi sociali.

Come scrive Bauman, “amare significa aprirsi alla possibilità della sofferenza, ma anche alla meraviglia dell’incontro” (Bauman, 2003). Questa verità, che il legame sia solido o liquido, non smette mai di valere.


Dott.ssa Chiara Giordani Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Chiara Giordani
Psicologa clinica
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