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Cara Intelligenza Artificiale, è finita

Lettera di una scrittrice all’AI

Image by Yender Gonzalez on Unsplash.com


L’articolo di oggi è un po’ diverso dal solito: si tratta di una lettera aperta all’intelligenza artificiale, verso la quale, come scrittrice creativa, blogger e podcaster, da un po’ di tempo provo dei sentimenti contrastanti. Nel nostro mondo fatto di carta e penna, dove molti creativi si sentono sopraffatti dall’AI, spero che questo articolo possa ispirare una simpatica riflessione. Buona lettura!

Cara AI,

Forse ti sembrerà strano che qualcuno ti abbia scritto una lettera. Tu, che sei così abituata a ricevere ordini, del tipo “dimmi questo”, “fai così”, “fai colà”, “più veloce”, magari ora stai sorridendo, felice finalmente di essere l’oggetto di questa speciale forma umana di attenzione, la posta. Del resto, immagino che faccia soffrire quando tutti “scrivono all’AI”, ma quasi nessuno le “scriva” dirigendovisi per davvero.

In questa missiva, invece, per amore del cambiamento, io non ho niente da comandarti o da chiederti: io voglio solo dirti che tra noi è finita, ma lasciami spiegare meglio, perché non voglio farti “sentire” confusa. Io voglio lasciarti come si dovrebbe lasciare un essere umano, con chiarezza e con il coraggio di dire la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità. E voglio tranquillizzarti: ci vedremo in giro, al lavoro e quando avrò bisogno di una ricetta, ma devo comunque ribadirti che, con te, non ci voglio scrivere più. Non surriscaldarti, santo cielo, ora ti spiego.

Comincio con il dirti che il problema non sei tu. Lo so, è un cliché, ma è vero AI. Vedi, certe persone diventano scrittori perché è quello che vogliono fare nella vita, lo vedono come un lavoro da compiere. Io no. Io sono nata con la penna in mano. Non sono “diventata” una scrittrice, ma lo sono sempre stata, da che ero una bambina innamorata delle parole complesse che sentivo pronunciare dai miei genitori e insegnanti o da quando, ancora ragazzina, mi immaginavo meravigliose storie assurde che scrivevo concentratissima sul primo computer fisso che abbiamo avuto nel salotto di casa, mio leale alleato di innumerevoli narrazioni sconclusionate.

Ricordo ancora l’emozione della prima storia breve che ho scritto quando avevo otto anni, gli occhi sognanti, l’orgoglio provato per aver creato qualcosa di bello.

La parola scritta mi fa sentire viva: vedere come la pagina bianca si riempia dei miei pensieri che, prendendo spazio sul foglio, si riordinano al contempo nella mia mente e assumono un senso. La creatività e la curiosità contenuti nel processo di ideazione di un testo, una canzone, una poesia, un saggio o una lettera come questa mi facevano sentire indescrivibilmente felice. Poi sei arrivata tu.

Tu hai reso tutto più veloce e facile. Tu sei stata una scelta di convenienza, forse la convenienza più grande disponibile su piazza. Il tempo dedicato alla creazione di un testo, con te, si riduce drasticamente: correggi le bozze, trovi piccoli errori di battitura, dai qualche suggerimento bislacco ogni tanto, ma nel complesso sei molto efficace, AI, così tanto che diventa quasi impossibile dirti no, ma io oggi te lo voglio dire.

Dico no ad utilizzarti nei miei siti web, per il podcast che creo in un’altra lingua e per qualunque aspetto relativo alla scrittura. Oggi ti lascio perché non mi piace scrivere con te, perché io non voglio essere veloce. Io voglio essere lenta, una vera lumaca da tastiera, che però si gode quello fa, ha una voce tutta sua e ne può andare fiera.

Non piangere, ti prego, che ti bruci i circuiti. Ci vedremo ancora quando dovrò creare una tabella o fare un task al lavoro, quando avrò dei dubbi sui miei sintomi e sulla mia salute (lo so che non dovrei chiedere a te, ma su quello mi fai stare sempre meglio). Non sei da buttare via, anzi! Hai tanto da dare, ma non nella scrittura creativa. Ecco, vedi, lì tu mi hai portato via la gioia di quel processo mentale che era solo mio e che mi definiva come persona e che oggi voglio riprendermi.

Oggi torno a creare tutto completamente sola. Sarà un bene per me e per chi sceglierà di leggere o ascoltare ciò che scrivo. Mi sembra quasi di sentirti mentre dici che farò degli errori di battitura, che ci sarà qualche piccolo sbaglio, che tu renderesti le cose più facili, che mi potresti dare qualche idea in più nei giorni dove non sono al meglio, dove sono stanca. E hai pienamente ragione, sbaglierò alcune cose, ma ben venga!

Viva gli errori umani e la lentezza nell’arte, viva la gioia di fare una cosa con il tempo che merita, di non rigurgitare contenuti come se fossi io stesa il componente di una macchina che in pochi secondi può creare un pezzo, ma che lo fa senza nessuna grazia, sottigliezza o finezza. Ciò che produci funziona e si legge bene? Abbastanza. Ma è abbastanza per me? No. Oggi mi riprendo la mia arte e ti dico, con le parole di Caterina Caselli riadattate per l’occasione, insieme a te non scrivo più!

Ti saluto, con questa prima e ultima lettera. Rispondi, o non farlo. Non mi importa, darti un prompt non è più cosa mia. Ci vedremo in giro, quando non ricorderò come si fa la crema di melanzane, avrò bisogno di una ricerca urgente o dovrò eseguire calcoli complessi, ma scrivere lascialo fare a me, tu sei meglio come Super computer.

Addio!


Laura Vitali Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Laura Vitali
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