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Il contatto con gli animali come laboratorio relazionale del Sè

Esperienze intercorporee, regolazione emotiva e apprendimento affettivo nella relazione

– Image by Fabian Gieske on Unsplash.com –


La parola animale affonda le sue radici nel latino “animal, animalis”, che deriva da “anima”, ovvero soffio vitale, respiro, principio di vita. In origine, dunque, “animale” indica ciò che è attraversato dalla vita (Treccani, s.d.), un essere vivente, portatore di un principio vitale condiviso anche dagli esseri umani.

In questa etimologia si può ritrovare una prima risonanza significativa, che può portare a considerare diversamente la relazione persona-animale: non più come tra umano e “altro da sé”, ma come incontro tra forme differenti di presenza vivente, entrambe attraversate da una medesima condizione di vulnerabilità, sensibilità e vitalità.

Proprio a partire da questa prospettiva la relazione con gli animali da compagnia, in particolar modo, può essere letta come uno spazio privilegiato di esperienza intercorporea, regolazione emotiva e trasformazione del Sé, in linea con una visione relazionale dell’esperienza umana (Perls, Hefferline & Goodman, 1951).


Intercorporeità e sintonizzazione

L’etimologia di animale ci riporta all’idea di un essere “animato” dal respiro della vita, che proprio nel corpo diventa esperienza concreta.

Nella relazione con gli animali da compagnia, infatti, il contatto non si sviluppa primariamente sul piano del linguaggio verbale, ma su quello della presenza corporea e della sintonizzazione affettiva incarnata, coerente con le dinamiche descritte nella psicologia dello sviluppo (Stern, 1985). Infatti, una caratteristica di questa relazione, spesso sottovalutata, è che l’animale àncora l’essere umano alla dimensione del qui e ora, prediligendo la comunicazione non verbale e rispondendo alla qualità affettiva più che al significato esplicito dei comandi. Il corpo diventa mezzo di comunicazione primario, il primo luogo di riconoscimento reciproco, dove stati emotivi, intenzioni e livelli di attivazione si influenzano in modo diretto e spesso pre-riflessivo.

In questa prospettiva, la relazione persona–animale può essere compresa come una forma primaria di intercorporeità, in cui due sistemi viventi entrano in risonanza attraverso postura, movimento, distanza, prossimità e ritmo (Merleau-Ponty, 1945). È in questo spazio che prende forma il primo livello dell’esperienza relazionale: non ancora pensata, ma già vissuta.


Amore, irripetibilità e asimmetria del legame

La relazione con un animale è spesso caratterizzata da un’intensa asimmetria affettiva: per l’animale, l’essere umano rappresenta l’intero mondo relazionale disponibile, mentre per l’essere umano l’animale è una delle presenze significative del proprio mondo.

Questa asimmetria contribuisce a rendere il legame profondamente intenso, unico e irripetibile. Ogni relazione con un animale costituisce un’esperienza relazionale insostituibile, che si colloca dentro una breve temporalità. La possibilità di varie esperienze relazionali con diversi animali nel corso della vita, evidenzia inoltre la capacità del Sé di ampliare la propria disponibilità affettiva, confermando che l’amore non è un’entità esclusiva ma una capacità evolutiva e rinnovatrice.


Il laboratorio relazionale del Sé

In tale prospettiva, l’incontro con l’animale non rappresenta soltanto una forma di compagnia, ma un’esperienza potenzialmente trasformativa del Sé, in linea con una visione fenomenologica e relazionale della soggettività (Perls, Hefferline & Goodman, 1951).

La relazione con l’animale può essere compresa come un laboratorio relazionale del Sé, in cui si attivano e si rendono visibili modalità apprese di contatto, difese, bisogni e risorse.

Il cane, in particolare, rappresenta spesso un partner emotivo dell’essere umano, in quanto capace di sostenere la sua coerenza interna, cioè l’allineamento tra ciò che sente, pensa e fa (Schore, 2012). Si crea una sorta di co-regolazione emotiva, in cui entrambi i protagonisti della relazione riescono a sintonizzarsi, influenzandosi a vicenda. In questo contatto la relazione diventa motore di trasformazione, in linea con le ricerche che descrivono il ruolo degli animali da compagnia come facilitatori di benessere emotivo (Beck & Katcher, 1996; Fine, 2019).


Presenza, fiducia e regolazione emotiva

Numerosi contributi nell’ambito della teoria dell’attaccamento evidenziano come la sicurezza relazionale derivi dall’esperienza di una base stabile e prevedibile (Bowlby, 1969).

Nella relazione con gli animali da compagnia si crea uno spazio relazionale che si colloca nella dimensione del corpo, della presenza e della regolazione emotiva implicita (Beck & Katcher, 1996; Fine, 2019). Questo spazio è paragonabile al concetto di base sicura, in cui la continuità della presenza favorisce e esperienze di stabilità e regolazione emotiva. È qui, infatti, che si co-costruiscono esperienze di contatto: nella quotidianità, nella prevedibilità della presenza e nella qualità del contatto che incidono profondamente sulle modalità di relazione con sé e con l’altro.

La relazione uomo–animale può favorire processi di co-regolazione affettiva, in cui la presenza dell’altro contribuisce alla modulazione degli stati emotivi (Schore, 2012). Il contatto, la routine e la prevedibilità del comportamento animale possono facilitare la regolazione del sistema nervoso autonomo, promuovendo sensazioni di sicurezza e calma.

La fiducia che si costruisce in questo tipo di relazione è incarnata e radicata nell’esperienza quotidiana piuttosto che nella dimensione simbolica.


Bambini e animali: una scuola emotiva naturale

Durante lo sviluppo infantile, la convivenza con un animale può rappresentare un contesto privilegiato di apprendimento socio-emotivo. L’interazione quotidiana con un essere vivente dipendente e responsivo favorisce lo sviluppo di competenze empatiche e prosociali (Melson, 2001).

Il bambino sperimenta concretamente la reciprocità relazionale: cura, responsabilità, attesa e risposta emotiva. Questo tipo di esperienza può contribuire alla costruzione di rappresentazioni interne dell’altro come essere dotato di bisogni e intenzionalità, favorendo lo sviluppo dell’empatia (Eisenberg, Spinrad & Morris, 2022).

L’animale, in questo senso può rappresentare un mediatore evolutivo tra mondo interno e mondo esterno.

Pet parenting e trasformazioni dei modelli affettivi

Nella società contemporanea, gli animali da compagnia assumono sempre più spesso una posizione centrale nei sistemi familiari, dando origine a fenomeni culturali come il pet parenting. Questo cambiamento riflette una trasformazione più ampia delle forme dell’attaccamento e delle configurazioni familiari (Volsche, 2018).

L’animale può assumere funzioni affettive complesse, talvolta assimilabili a quelle filiali. Tale dinamica può generare esperienze di intenso coinvolgimento emotivo, ma anche di carico relazionale e responsabilità, soprattutto quando si inserisce in sistemi familiari già complessi.

La relazione, in questo senso, si configura come spazio di nutrimento ma anche di limite e negoziazione.

Allo stesso modo, la relazione che si instaura con l’animale può avere una funzione riparativa, rispetto alle vicissitudini personali, essendo profondamente autentica e stabile. Inoltre risulta difficile da confrontare con i rapporti inter-umani, in quanto basata sul vincolo della lealtà, della fiducia e dell’amore reciproco, che non conosce complessità e ambivalenze. Da qui nasce la tipica convinzione sintetizzata nella frase: “Se non hai un animale, non puoi capire”.


Conclusione: dal contatto con l’animale al contatto con l’essere umano

Nel presente lavoro il termine animale non indica un oggetto di osservazione, ma una presenza attiva nel campo relazionale, capace di co-costruire esperienza con l’essere umano. L’animale, in tal senso, a partire dalla sua etimologia, rappresenta una presenza relazionale vivente, che si iscrive nel campo del “cuore, della cura e del contatto corporeo”.

La relazione con gli animali da compagnia può essere considerata una forma di apprendimento implicito delle competenze relazionali fondamentali: empatia, regolazione emotiva, cura, presenza e capacità di contatto.

Ciò che viene appreso nella relazione persona-animale può rinnovarsi anche nelle relazioni umane, suggerendo che il contatto con l’animale non sia un’esperienza separata dalla vita relazionale, ma un suo possibile amplificatore e trasformativo.

In questa prospettiva, l’esperienza con l’animale diventa una forma di educazione affettiva incarnata (poiché prettamente intercorporea), che agisce non solo sul piano comportamentale, ma anche su quello identitario e relazionale profondo.


Bibliografia

Beck, A. M., & Katcher, A. H. (1996). Between pets and people: The importance of animal companionship. Purdue University Press.
Bowlby, J. (1969). Attachment and loss: Vol. 1. Attachment. Basic Books.
Eisenberg, N., Spinrad, T. L., & Morris, A. S. (2022). Empathy-related responding in children. In M. Killen & J. G. Smetana (Eds.), Handbook of moral development. Routledge.
Fine, A. H. (Ed.). (2019). Handbook on animal-assisted therapy: Foundations and guidelines for animal-assisted interventions. Academic Press.
Melson, G. F. (2001). Why the wild things are: Animals in the lives of children. Harvard University Press.
Merleau-Ponty, M. (1945). Phénoménologie de la perception. Gallimard.
Perls, F. S., Hefferline, R. F., & Goodman, P. (1951). Gestalt therapy: Excitement and growth in the human personality. Julian Press.
Schore, A. N. (2012). The science of the art of psychotherapy. Norton & Company.
Stern, D. N. (1985). The interpersonal world of the infant. Basic Books.
Treccani. (s.d.). Animale. Enciclopedia Treccani.
Volsche, S. L. (2018). Negotiated bonds: The practice of childfree pet parenting. Antrozoi


Dott.ssa Federica Brugaletta Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Federica Brugaletta
Psicologa e psicoterapeuta in formazione
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