
Quando l’ansia cresce: comprendere e affrontare l’ansia in adolescenza
Dalla comprensione cognitivo-comportamentale alle strategie di intervento
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L’adolescenza rappresenta una fase caratterizzata da importanti trasformazioni biologiche, cognitive, emotive e relazionali, che possono aumentare la vulnerabilità allo sviluppo di difficoltà psicologiche. Tra queste, i disturbi d’ansia rappresentano una problematica rilevante in età evolutiva e possono interferire significativamente con il funzionamento scolastico, sociale e familiare dell’adolescente (James et al., 2020). L’ansia, tuttavia, costituisce una risposta fisiologica alla percezione di una possibile minaccia e diventa clinicamente significativa quando risulta persistente, eccessiva e associata a un’importante compromissione del funzionamento quotidiano (American Psychiatric Association, 2022). L’esperienza ansiosa può essere compresa considerando l’interazione tra interpretazioni cognitive, emozioni e comportamenti, con particolare attenzione ai processi di evitamento che possono contribuire al mantenimento della sintomatologia (Beck & Clark, 1997). In questo quadro, la Terapia Cognitivo-Comportamentale rappresenta uno degli interventi psicologici maggiormente studiati per l’ansia in bambini e adolescenti, mostrando risultati favorevoli nella riduzione dei sintomi (Lilja et al., 2020).
Quando la preoccupazione diventa un ostacolo: l’ansia nell’adolescenza
L’ansia rappresenta una risposta fisiologica di fronte a una situazione percepita come minacciosa e, entro determinati livelli, svolge una funzione adattiva, favorendo l’attenzione e la preparazione all’azione. Durante l’adolescenza, tuttavia, le trasformazioni evolutive e le nuove richieste sociali e scolastiche possono contribuire all’aumento delle esperienze ansiose. Quando paura e preoccupazione diventano persistenti, eccessive rispetto alla situazione e interferiscono significativamente con il funzionamento quotidiano, possono assumere caratteristiche clinicamente rilevanti (American Psychiatric Association, 2022). Nell’adolescente l’ansia può manifestarsi attraverso differenti modalità: preoccupazioni pervasive, timore del giudizio altrui, evitamento delle situazioni sociali, difficoltà di separazione, sintomi somatici e, in alcuni casi, episodi di intensa paura associati a sintomi fisici. Queste manifestazioni possono incidere sulla partecipazione scolastica, sulle relazioni con i pari e sulle attività quotidiane (Walter et al., 2020). Un elemento particolarmente importante riguarda l’evitamento: non affrontare una situazione temuta può produrre un’immediata riduzione dell’ansia, ma può contemporaneamente impedire all’adolescente di verificare le proprie aspettative negative, contribuendo così al mantenimento del problema (Beck & Clark, 1997). La comprensione di questo meccanismo costituisce quindi un passaggio fondamentale nell’intervento cognitivo-comportamentale.
Quando il pensiero alimenta la paura: il modello cognitivo-comportamentale
L’ansia non dipende esclusivamente dalle caratteristiche oggettive di una situazione, ma anche dal significato che l’adolescente le attribuisce. Secondo il modello di Beck e Clark, di fronte a uno stimolo percepito come minaccioso si attiva un sistema di elaborazione orientato alla ricerca di pericoli, che può portare a interpretare informazioni ambigue in senso negativo e a formulare previsioni di eventi difficili da gestire (Beck & Clark, 1997). In adolescenza, questo processo può riguardare, ad esempio, il timore di essere giudicati dai coetanei, di commettere errori o di non riuscire a soddisfare le aspettative proprie e altrui. Un ruolo importante è svolto dai pensieri automatici, spesso rapidi e poco consapevoli, che possono assumere la forma di previsioni catastrofiche, sovrastima della probabilità di un esito negativo o sottostima delle proprie capacità di fronteggiamento (Beck et al., 1985). La situazione viene quindi interpretata attraverso una lente di minaccia, aumentando l’attivazione ansiosa. L’adolescente può ricorrere a strategie finalizzate a sentirsi più sicuro, come evitare una situazione, chiedere ripetutamente rassicurazioni o prepararsi in maniera eccessiva. Sebbene queste condotte possano ridurre temporaneamente il disagio, possono impedire nuove esperienze correttive e mantenere le convinzioni di pericolo nel tempo (Salkovskis, 1991). Comprendere questo circuito permette di individuare non soltanto ciò che l’adolescente teme, ma anche ciò che fa per gestire quella paura, elemento centrale per la successiva pianificazione dell’intervento CBT.
Dalla paura alla possibilità di affrontarla: l’intervento CBT
L’intervento cognitivo-comportamentale mira ad aiutare l’adolescente a comprendere e modificare i meccanismi che alimentano l’ansia. Dopo una fase iniziale di psicoeducazione e individuazione dei pensieri disfunzionali, il trattamento può prevedere la ristrutturazione cognitiva e, soprattutto, l’esposizione graduale alle situazioni temute (James et al., 2020). L’obiettivo non è eliminare immediatamente l’ansia, ma favorire nuove esperienze di apprendimento, riducendo progressivamente l’evitamento e aumentando la percezione di poter affrontare ciò che viene vissuto come minaccioso (Craske et al., 2014). In questo percorso, la collaborazione attiva dell’adolescente assume un ruolo centrale
Conclusioni
Affrontare l’ansia in adolescenza significa considerare non solo i sintomi, ma anche il modo in cui il ragazzo interpreta le proprie esperienze e risponde alle situazioni percepite come minacciose. La prospettiva cognitivo-comportamentale permette di trasformare la paura in un’occasione di apprendimento, favorendo maggiore consapevolezza, riducendo l’evitamento e sviluppando strategie più funzionali. Un intervento precoce può quindi sostenere l’adolescente nel recupero della propria autonomia e nella costruzione di una maggiore fiducia nelle proprie capacità.
Bibliografia
American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.; DSM-5-TR). American Psychiatric Association Publishing.
Beck, A. T., & Clark, D. A. (1997). An information processing model of anxiety: Automatic and strategic processes. Behaviour Research and Therapy, 35(1), 49–58. https://doi.org/10.1016/S0005-7967(96)00069-2
Beck, A. T., Emery, G., & Greenberg, R. L. (1985). Anxiety disorders and phobias: A cognitive perspective. Basic Books.
Craske, M. G., Treanor, M., Conway, C. C., Zbozinek, T., & Vervliet, B. (2014). Maximizing exposure therapy: An inhibitory learning approach. Behaviour Research and Therapy, 58, 10–23. https://doi.org/10.1016/j.brat.2014.04.006
James, A. C., Reardon, T., Soler, A., James, G., & Creswell, C. (2020). Cognitive behavioural therapy for anxiety disorders in children and adolescents. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2020(11), CD013162. https://doi.org/10.1002/14651858.CD013162.pub2
Lilja, A., Jensínudóttir, K. B., Baldvinsdóttir, K. D., Smárason, O., & Skarphedinsson, G. (2020). Effectiveness of cognitive behavioral therapy (CBT) for child and adolescent anxiety disorders across different CBT modalities and comparisons: A systematic review and meta-analysis. Nordic Journal of Psychiatry, 74(3), 168–180. https://doi.org/10.1080/08039488.2019.1686653
Salkovskis, P. M. (1991). The importance of behaviour in the maintenance of anxiety and panic: A cognitive account. Behavioural Psychotherapy, 19(1), 6–19. https://doi.org/10.1017/S0141347300011472
Walter, H. J., Bukstein, O. G., Abright, A. R., Keable, H., Ramtekkar, U., Ripperger-Suhler, J., & Rockhill, C. (2020). Clinical practice guideline for the assessment and treatment of children and adolescents with anxiety disorders. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 59(10), 1107–1124. https://doi.org/10.1016/j.jaac.2020.05.005

Dott.ssa Sara Mazzocchio
Psicologa, Psicoterapeuta in formazione CBT
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