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Gli effetti dei dispositivi tecnologici sul benessere dei bambini

Analisi delle conseguenze di un’esposizione prolungata agli schermi

Image by Emily Wade on Pexels.com


Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito ad una proliferazione di contenuti digitali che hanno visto crescere il loro volume da 2 zettabyte (ZB) nel 2010 a 79 ZB nel 2021 ed è stimato che ce ne saranno 175 nel 2025 (per chi se lo stesse chiedendo, uno zettabyte equivale a mille miliardi di gigabyte) (Rydning, Reinsel & Gantz, 2018). Questa crescita esponenziale è stata facilitata dallo sviluppo e dalla diffusione di dispositivi tecnologici e piattaforme di streaming che consentono la riproduzione di qualsiasi contenuto senza vincoli di tempo o posizione geografica.

Ma questo aumento esponenziale non è imputabile solo al progresso tecnologico, disponiamo di una così vasta offerta di contenuti perché vi è un’enorme richiesta. Il tempo medio di utilizzo dei dispositivi tecnologici infatti, è aumentato notevolmente, soprattutto durante la pandemia di COVID-19. In una recente revisione sistematica (Trott et al., 2022) è stato rilevato un aumento del tempo trascorso davanti agli schermi in tutte le fasce d’età, con il gruppo di bambini in età scolare (6-10 anni) che ha fatto registrare l’incremento maggiore, sia nelle attività strutturate che nel tempo libero (rispettivamente 1.4 e 1 ora in più al giorno). Purtroppo un aumento considerevole si è registrato anche nei bambini in età prescolare (0-5 anni) con un incremento medio del tempo passato davanti agli schermi di 0.6 ore in più al giorno.

Da notare che all’incremento di utilizzo avuto durante la pandemia non è seguita una diminuzione, con livelli che non sono più tornati ai valori pre-pandemia (Liu et al., 2024).

L’eccessivo utilizzo e le conseguenze negative sullo sviluppo infantile registrate dalle prime evidenze scientifiche, hanno portato all’emanazione da parte dell’OMS di alcune linee guida sull’utilizzo dei dispositivi tecnologici da parte dei bambini in età prescolare, che non dovrebbe essere superiore all’ora giornaliera (WHO, 2022).

Ancora più stringenti sono le raccomandazioni della Società italiana di pediatria che sconsiglia l’utilizzo di dispositivi multimediali: nei bambini di età inferiore ai 2 anni, durante i pasti, almeno un’ora prima di andare a dormire e con programmi frenetici, distraenti o violenti. Anche per quanto riguarda i bambini più grandi è comunque consigliato l’utilizzo di questi dispositivi sotto la stretta supervisione dell’adulto (Bozzola et al., 2018).

Ma a cosa sono dovute queste preoccupazioni? Quali sono gli effetti che questi dispositivi possono avere sullo sviluppo e il benessere dei bambini?


Le principali evidenze scientifiche

Un utilizzo continuativo e prolungato di dispositivi tecnologici sembra avere un impatto particolarmente negativo in diverse aree dello sviluppo infantile.

In uno studio longitudinale (Takahashi et al., 2023) che ha coinvolto più di 7000 bambini giapponesi è stato rilevato che un tempo maggiore trascorso davanti agli schermi all’età di 1 anno era associato a ritardi nello sviluppo del linguaggio e minori capacità di risoluzione dei problemi all’età di 2 e 4 anni.

Il linguaggio si sviluppa grazie ad un’interazione faccia a faccia, attraverso comportamenti di imitazione e feedback costanti che coinvolgono diversi canali, non solo quello uditivo. L’interazione con i contenuti digitali risulta essere più piatta, relegando spesso il bambino a ricevente passivo di contenuti più o meno strutturati ed è particolarmente dannosa quando si sostituisce alle interazioni con adulti di riferimento e coetanei.

Livelli più elevati di esposizione allo schermo sono risultati essere associati anche a maggiori problematiche comportamentali, sia esternalizzanti (iperattività, aggressività) che internalizzanti (ansia, somatizzazione, depressione). Nello specifico, un’interazione attiva, come utilizzare applicazioni per tablet e smartphone, era associata a maggiori comportamenti esternalizzanti mentre un’interazione passiva, come la visione di tv e filmati, era associata a maggiori comportamenti internalizzanti (Presta et al., 2024).

A livello neurofisiologico, l’interazione con contenuti frenetici e altamente stimolanti comporta un maggiore rilascio di neurotrasmettitori come glutammato e dopamina, quest’ultimo tipo di neurotrasmettitore svolge un ruolo fondamentale nei meccanismi di attenzione ed apprendimento. Un’eccessiva produzione di dopamina può influenzare la capacità del cervello di regolare l’attenzione, compromettendo le capacità di pianificazione, flessibilità cognitiva e controllo degli impulsi. Inoltre, un rilascio prolungato di dopamina potrebbe contribuire a comportamenti che creano assuefazione simili a quelli che si osservano nelle dipendenze (Clemente-Suárez et al., 2024).

Nell’interazione dei bambini più piccoli con i contenuti digitali è stato osservato un fenomeno particolare: il deficit da video. A causa di questo meccanismo i bambini tendono ad avere un apprendimento peggiore per le informazioni presentate in forma animata piuttosto che per illustrazioni o racconti dello stesso materiale (Anderson & Pempek, 2005).

In un studio (Hutton et al., 2019), per esempio, è stato esaminato il funzionamento del cervello di 27 bambini nell’apprendimento di una storia. Sono state strutturate 3 situazioni diverse ma comparabili:

  • i bambini hanno ascoltato la registrazione audio di una storia;
  • i bambini hanno guardato una storia illustrata in un libro e letta da un adulto;
  • i bambini hanno guardato una storia animata.

Ogni situazione è durata circa 5 minuti ed è stata seguita da una discussione sul contenuto della storia. I risultati hanno indicato che la versione illustrata e la versione audio hanno prodotto livelli di comprensione simili, mentre la versione animata ha prodotto un livello di comprensione inferiore. Ciò potrebbe essere spiegato dalla maggiore attività cerebrale riscontrata durante la visione della storia animata che ha sovraccaricato la memoria lavoro, impedendo la corretta elaborazione del materiale presentato. Dovendo prestare attenzione a diversi stimoli in contemporanea, nel cervello dei bambini non vi erano abbastanza risorse per l’attività di rielaborazione del contenuto presentato con conseguente perdita di alcune informazioni.

Per quanto riguarda le abilità motorie, ne è stato osservato un peggioramento nei bambini che tendevano a passare molto tempo davanti agli schermi. Mancando spesso di attività interattive o fisiche, questi dispositivi rischiano di incrementare la sedentarietà con impatti negativi sia sul piano fisico che motorio. (Madigan et al., 2019). Inoltre è stato rilevato che una maggiore esposizione ai dispositivi digitali era associata a valori più elevati di indice di massa corporea, soprattutto nei bambini che avevano accesso a più dispositivi e consumavano cibo guardando la tv (Presta et al., 2024).

Una prolungata esposizione a dispositivi tecnologici può avere un notevole impatto anche sul sonno dei bambini, sia in termini di efficienza (quantità di tempo effettivamente passata a dormire rispetto al tempo totale trascorso a letto) che di qualità (frequenti risvegli durante la notte, sensazione di sentirsi poco riposati il giorno dopo, sonnolenza durante la giornata), entrambi i parametri peggioravano significativamente nei bambini che guardavano gli schermi per più di un’ora al giorno o prima di andare a dormire (ibidem).

A livello comportamentale è interessante notare che per via del meccanismo di apprendimento osservativo (Bandura, 1969), i bambini tendono a modificare il proprio comportamento imitando i comportamenti delle persone che li circondano, selezionando e riproducendo i comportamenti che hanno prodotto conseguenze positive, anche senza averne fatto esperienza diretta. Il risultato? Vedendo ripetutamente i propri genitori con il telefono in mano che hanno un’espressione divertita, i bambini impareranno ad associare emozioni piacevoli a quell’oggetto prima ancora di averlo potuto utilizzare.


Cosa possiamo fare

Sicuramente informarsi ed iniziare a prendere consapevolezza dei possibili effetti negativi che gli schermi possono avere sui bambini, è un primo passo per tentare di arrestare la diffusione di questo comportamento. Come adulti di riferimento è nostro compito favorire uno sviluppo sano ed equilibrato nei più piccoli, come primi agenti di socializzazione abbiamo la grande responsabilità di mostrare loro come poter crescere sviluppando al meglio le proprie potenzialità e metterli al riparo da potenziali ambienti dannosi.

Inoltre è molto importante evitare di utilizzare i dispositivi tecnologici come “ciuccio digitale”: diamo al bambino il video da guardare e possiamo goderci la passeggiata o l’uscita con gli amici senza essere disturbati da pianti o capricci. I bambini piccoli piangono, è il loro unico modo di comunicare, hanno costantemente bisogno della nostra attenzione e nel momento in cui ci distraiamo ce lo faranno notare, attingendo a tutto il loro repertorio, sono curiosi ed hanno un’insaziabile voglia di scoprire questo mondo, che appare così meraviglioso ai loro occhi. Dando loro il telefono tra le mani non facciamo altro che spegnere tutto l’entusiasmo e l’energia, innescando tra l’altro un potente meccanismo di condizionamento per il quale ogni volta che ci sarà un disagio sarà necessario rivolgersi all’esterno, alla ricerca di oggetti che possano fornire una distrazione.

Le attività in natura si sono rivelate particolarmente efficaci nel ridurre gli effetti dannosi degli schermi sui bambini. La semplice esposizione a spazi verdi infatti, è associata a migliori livelli di attenzione e minore iperattività (Dockx et al., 2022). Inoltre, esplorare ambienti naturali complessi e non strutturati è un’ottima opportunità per sviluppare capacità creative e di risoluzione dei problemi (Jimenez et al., 2021). Come si può facilmente intuire, fare attività all’aperto promuove anche l’attività fisica, migliorando: equilibrio, coordinazione e forma fisica (Sella et al., 2023). Ulteriori benefici sono stati osservati anche per quanto riguarda: la riduzione dello stress, l’aumento dell’autostima e la riduzione di comportamenti antisociali (Kiviranta et al., 2024).

Un’altra attività “analogica” utile per mitigare gli effetti dannosi degli schermi è la lettura condivisa di libri. Sedendosi con il proprio genitore ad ascoltare una storia illustrata, il bambino ha l’opportunità di esplorare la trama ed imparare nuove parole al proprio ritmo, potrà fare domande, soffermarsi sulle parti della storia che lo attirano di più e ricevere feedback costanti. Questa attività ha anche effetti positivi sull’interazione genitore-figlio e sullo sviluppo del linguaggio (Rayce, Okholm & Flensborg-Madsen, 2024).

La pervasività e proliferazione dei dispositivi tecnologici non deve farci credere che un accesso costante ai contenuti digitali anche per i più piccoli sia ormai inevitabile. Questi dispositivi sono arrivati nelle nostre vite molto velocemente, senza un manuale di istruzioni su come poterli utilizzare in modo consapevole. Sono semplici strumenti che dovrebbero avere lo scopo di rendere la vita più semplice, velocizzando la diffusione di informazioni e favorendo la comunicazione, spesso però tendiamo a dimenticarcene, permettendo di farci sottrarre prezioso tempo che dovrebbe essere destinato a noi stessi e agli altri. Sono strumenti che portano con sé benefici e rischi ed è fondamentale studiarne gli effetti, predisponendo le adeguate contromisure per tutelare le fasce di popolazione più fragili.


Bibliografia


– Anderson, D. R., & Pempek, T. A. (2005). Television and very young children. American behavioral scientist, 48(5), 505-522
– Bandura, A. (1969). Social learning theory of identificatory processes. In D. A. Goslin, Handbook of socialization theory and research (Vol. 213, p. 262). Skokie, Illinois (US): Rand McNally & Company
– Bozzola, E., Spina, G., Ruggiero, M., Memo, L., Agostiniani, R., Bozzola, M., … & Villani, A. (2018). Media devices in pre-school children: the recommendations of the Italian pediatric society. Italian journal of pediatrics, 44, 1-5
– Clemente-Suárez, V. J., Beltrán-Velasco, A. I., Herrero-Roldán, S., Rodriguez-Besteiro, S., Martínez-Guardado, I., Martín-Rodríguez, A., & Tornero-Aguilera, J. F. (2024). Digital Device Usage and Childhood Cognitive Development: Exploring Effects on Cognitive Abilities. Children, 11(11), 1299
– Dockx, Y., Bijnens, E. M., Luyten, L., Peusens, M., Provost, E., Rasking, L., … & Nawrot, T. S. (2022). Early life exposure to residential green space impacts cognitive functioning in children aged 4 to 6 years. Environment International, 161, 107094
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– Takahashi, I., Obara, T., Ishikuro, M., Murakami, K., Ueno, F., Noda, A., … & Kuriyama, S. (2023). Screen time at age 1 year and communication and problem-solving developmental delay at 2 and 4 years. JAMA pediatrics, 177(10), 1039-1046
– Trott, M., Driscoll, R., Iraldo, E., & Pardhan, S. (2022). Changes and correlates of screen time in adults and children during the COVID-19 pandemic: A systematic review and meta-analysis. EClinicalMedicine, 48
– World Health Organization. Guidelines on physical activity, sedentary behaviour and sleep for children under 5 years of age. 2019. Accessed June 11, 2022. https://apps.who.int/iris/handle/10665/311664


Dott. Pietro Ciacco Autore presso La Mente Pensante Magazine
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