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Il senso di colpa, fra realtà e irrazionalità

Come riconoscere questa emozione complessa e gestirla al meglio

Image by Verne Ho on Unsplash.com


Uno spezzone tratto da una stand-up comedy mi ha fatto sorridere e riflettere: la comica (Laura Fomenti) ha rivelato al pubblico che il sesto senso femminile è “il senso di colpa”.

Da donna, non posso che riconoscere nelle donne un’innata propensione a farsi carico dei problemi, cui conseguono inevitabili sensi di colpa.

La società attuale ci ha dato finalmente la possibilità di non essere più solo mogli e madri. I mass-media esaltano le doti manageriali delle donne che, come abili equilibriste, si destreggiano per gestire impeccabilmente famiglia, casa e lavoro.

Ma una vita in equilibrio è terribilmente faticosa, soprattutto se ispirata a ideali di perfezione irrealizzabili.

Una vocina ci sussurra che “non siamo abbastanza”, che è colpa nostra se non riusciamo a far tutto bene.

Alimentiamo, giorno dopo giorno, il nostro senso di colpa, che pian piano diventa un fardello sempre più pesante che ci trascina verso giù, facendoci arrovellare su ciò che avremmo dovuto fare, dire o capire.

Il tempo speso a lavoro è tempo che non possiamo dedicare a figli, familiari, partner, amici; il tempo che dedichiamo alle esigenze degli altri, allo stesso tempo, ci impedisce di ottenere riconoscimenti professionali.

In questo vortice di cose da fare, il tempo da dedicare alle nostre esigenze personali è sempre insufficiente e ogni piccola “coccola” dedicata a noi stesse non produce gli effetti di rilassatezza e benessere sperati, proprio a causa del senso di colpa che ne deriva.


Il senso di colpa nei genitori

Ovviamente il senso di colpa non affligge solo le donne, ma può interessare ogni genere e ogni età.

È una voce interiore che si alimenta dei nostri errori e delle nostre insicurezze, ci accompagna sin dall’infanzia (quando ci veniva richiesto di dare il buon esempio a fratelli, cugini e amici), cresce con noi e raggiunge altissimi livelli quando diventiamo responsabili di altri esseri viventi.

Non è un caso che la maggior parte dei genitori ammetta di aver provato senso di colpa nei confronti dei propri figli.

Le ragioni possono essere le più disparate e non sempre sono razionali.

É colpa nostra se nostro figlio ha alcuni difetti caratteriali o fisici: glieli abbiamo trasmessi involontariamente o proponendo modelli sbagliati.

È colpa nostra se ha preso un brutto voto a scuola: avremmo dovuto seguirlo di più, essere più presenti, più severi e concedergli meno distrazioni o, al contrario, pressarlo di meno per evitare gli effetti negativi sul suo rendimento causati da stress e ansia.

È ancora colpa nostra se ci risponde in maniera brusca: non sappiamo rapportarci verso di lui nel modo corretto, dovremmo applicare una disciplina educativa “dolce” o al contrario essere più severi per educarlo al rispetto, lo giustifichiamo troppo o troppo poco.

Del resto, insegnanti e pedagogisti concordano nel sostenere che i bambini emulano i comportamenti genitoriali e, quindi, richiedono al genitore di mantenere un comportamento ineccepibile, diventando un modello di educazione, calma e affidabilità, mostrando propensione al dialogo, alla comprensione e all’ascolto, anche nelle giornate più complicate.

Il senso di colpa, che non ci abbandona neanche nelle giornate positive, quando il desiderio di perfezionismo ci fa pensare che cambiando qualcosa sarebbero potute andar meglio, rischia di diventare opprimente e di schiacciarci nei momenti difficili, di fronte ai fallimenti delle nostre relazioni, al disgregarsi delle nostre illusioni, all’evolversi di una malattia o all’ineluttabile fine di una vita.


Riconoscere e gestire il senso di colpa

Siamo soliti identificare il senso di colpa come un’emozione negativa, che ci rimanda ai nostri sbagli e alle conseguenze che ne sono derivate.

A volte ci colpevolizziamo al punto da buttarci a terra, permettiamo ai nostri errori di definirci e non accettiamo di aver sbagliato.

Ma, a ben vedere, questa emozione trova terreno fertile dentro di noi grazie alla sensibilità, al senso di responsabilità e all’empatia che ci caratterizzano e che ci spingono a preoccuparci del benessere degli altri.

E allora perché non applicare questa sensibilità e questa gentilezza anche verso noi stessi?

Impariamo a prenderci cura delle nostre fragilità e accettiamo di poter sbagliare, riconosciamo al senso di colpa un ruolo costruttivo nelle nostre relazioni.

Questa emozione può aiutarci a cambiare e a non ripetere gli stessi errori; può spingerci a fare qualcosa per rimediare ove possibile; può indurci a riflettere sui nostri valori.

A volte può essere un utile segnale che ci indica che la strada che stiamo percorrendo non fa per noi e ci aiuta a cambiare direzione.

Il senso di colpa è un prezioso alleato per la nostra vita quando ci accompagna verso i nostri desideri, allontanandoci da ciò che ci era imposto dall’abitudine o dalle pressioni sociali e culturali. Un senso di colpa “sano” è pronto a lasciare il posto a nuove consapevolezze, ci spinge a riconoscere gli errori e svanisce quando impariamo a perdonare gli sbagli commessi e a riconoscere che alcuni aspetti del nostro carattere non sono difetti terribili, ma caratteristiche peculiari che possiamo imparare ad accettare e, persino, ad amare.

Per liberarsi dal senso di ansia e oppressione che spesso derivano dal senso di colpa, può essere utile soffermarsi sulle ragioni che vi sono alla base.

Potremmo accorgerci che, a volte, la colpa che proviamo è irrazionale. Quella voce interiore che sentiamo è un’autocritica sproporzionata e immotivata che ci impedisce di vedere il lato positivo delle cose e porta negatività nelle nostre vite.

In quest’ultimo caso potrebbe essere utile mettere a tacere quella vocina interiore, ricordandole che abbiamo fatto del nostro meglio, qualunque siano stati i risultati del nostro agire.

Dovremmo anche provare a mettere un freno al nostro senso di responsabilità, quando eccede in senso di onnipotenza.

Ci sono eventi che non dipendono da noi e altri che potremmo impedire soltanto vivendo una “vita a metà”, limitata dalla paura e dall’insicurezza.

E allora, per quanto complesso, dobbiamo provare ad accettare che la vita è imprevedibile ed imparare ad accogliere l’inatteso, l’imprevisto, l’imperfetto fuori e dentro di noi.


Eliana Romeo Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Eliana Romeo
Scrittrice | Giurista | Mediatrice familiare
Bio | Articoli | Video Intervista Scrittori Pensanti
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