
Ieri la lingua volgare…oggi il linguaggio volgare
A volte sono parole per crescere…
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Parlare di linguaggio violento oppure di parole e linguaggio volgari non è semplice, eppure Beppe Severgnini, con il suo stile inconfondibile e chiaro, sa sempre come come arrivare al lettore; scrittore, editorialista del Corriere della Sera, dedica un interessante paragrafo al tema, dal capitolo La cura delle parole, nel suo libro Socrate, Agata e il futuro. L’arte di invecchiare con filosofia ( per non diventare anziani insopportabili) (Rizzoli, Milano 2025). L’autore considera e analizza attentamente, con competenza, come nel Medioevo la parola “volgare” non avesse l’accezione negativa che oggi è arrivata ad assumere:”Il volgare è la lingua parlata dal popolo del Medioevo: figlia del latino, madre dell’italiano. Dante fu tra i primi a farne un suo letterario, e sappiamo con quali strabilianti risultati. Il vocabolo ‘volgare’ ha avuto meno fortuna. Oggi vuol dire:sgradevole, greve, offensivo. Se l’Alighieri tornasse a trovarci, potrebbe querelare”.
Beppe Severgnini paragona due fasi della vita in cui si è un po’ “fuori dalle righe”… nelle espressioni verbali: adolescenti e anziani, consegnando certamente ai primi una specie di “nulla osta”, una amorevole giustificazione dovuta alla giovane età. Quella meravigliosa età chiamata adolescenza, indimenticabile seppur complessa e assai delicata, unica e anche estremamente necessaria, perché è un momento della crescita che prepara e conduce ragazzi e ragazze verso l’età adulta. Una parte della vita in cui si impara a dire anche delle parolacce, certo non troppo gradevoli all’udito, ma in grado di concedere leggerezza, momenti di “sfogo”, libertà di costruire la personalità, che sì, è solo agli inizi ma proprio per questo è spesso incontenibile, piena di vitalità, gioia ed irrefrenabile entusiasmo. Desiderosa di far ascoltare la propria voce; di ottenere più autonomia, cercando quel giusto distacco che impone questa fase della vita.
… a volte parole di cui fare a meno
Lo scrittore, con uno sguardo più critico e decisamente meno comprensivo, descrive la volgarità, il gergo offensivo, “in bocca” agli anziani:”Età e volgarità si mescolano male. Un segno inequivocabile di cattivo invecchiamento è il ricorso a espressioni scurrili, pronunciate con compiacimento. Perché anche questo accade:col passare degli anni, forse per compensare la forza che scende, il tono di voce tende a salire. Un classico italiano è l’anziano che esprime opinioni aggressive ad alto volume. Non teme di essere ascoltato; anzi, ci spera”. Dunque, si evince una palese insofferenza, un forte disagio nell’accettare il tempo che passa, non si è più giovani ma vivere è sempre splendido, se solo si capisse… Un tempo di vita che andrebbe utilizzato per non dimenticare mai di migliorare sé stessi e le proprie abitudini, dando l’esempio ai giovani, non criticando aspramente, evitando le banalità oltre all’aggressività, costruendo, invece, percorsi di vita nuovi, diversi… ovviamente sì, ma pur sempre da vivere dignitosamente… “per non diventare anziani insopportabili” (come riporta anche il sottotitolo del testo di Beppe Severgnini).
“In altre parole…” La forza delle persone miti
Un diverso modo di comunicare… con altre parole, quello che propone e su cui si basa il programma di Massimo Gramellini, citato nel titolo, che va contro un certo “parlare”, fuori dagli schemi odierni, e da certi “schermi” o talk televisivi di oggi, che scansa l’ovvietà del “chi più urla, più è forte e vincente”; lontano dalla prepotenza di alcuni termini e dai modi burberi di rapportarsi al prossimo, di dialogare con l’altro.
Pur sembrando un ossimoro (la forza dei miti??), in realtà la Mitezza cela una forza che acquisisce una accezione insolita, l’unica veramente nobile, una forza da contemplare quando siamo di fronte ad una situazione che istintivamente, catturati dall’emotività e poco dalla ragione, consiglierebbe azioni più aggressive ma non di certo risolutive. Massimo Gramellini sottolinea tale concetto attraverso il suo Caffè sul Corriere della Sera, in data 9 maggio 2026; con la sue parole, sempre uniche, speciali e mai fuori posto, elogia il comportamento del Papa, in risposta alle accuse di Donald Trump infastidito dall’invito del Pontefice, ai governanti in guerra, di cessare ogni conflitto, auspicando una Pace immediata:“Se il Papa gli avesse risposto per le rime, si sarebbe abbassato al suo livello, ma se lo avesse ignorato si sarebbe rimpicciolito ai nostri occhi. Invece fece qualcosa di diverso: gli rispose ignorandolo, dimostrando che si può essere pacifici senza sembrare arrendevoli, e che c’è più forza di carattere in un mite che in un attaccabrighe”.
Anche il silenzio sa parlare
E se adesso riflettessimo sul Silenzio? Davvero potremmo considerare l’ipotesi che anche attraverso il silenzio si possa comunicare; parlare senza parole? Ebbene sì, e questa volta a svelare un altro ossimoro apparente è Simone Tempia con le sue pillole di saggezza, dei dialoghi con un saggio maggiordomo immaginario raccolti nel libro Vita con Lloyd. Il giardino del tempo (Rizzoli, Milano 2024). L’autore scrive chiaramente come sia plausibile, anche in assenza di parole, essere eloquenti e far arrivare messaggi molto chiari; utilizzando il silenzio come risposta, “arma” straordinaria e coraggiosa contro una discussione animata da un linguaggio violento, generato spesso da incontri molto poco arricchenti e colmi invece di stupidità, arroganza, prepotenza… maleducazione:
“Come si affronta un maleducato Lloyd?”
“Con un silenzio fortificato, sir”
“La maleducazione però spesso chiede attenzione”
“Motivo per cui le si deve concedere solo un’adeguata frustrazione, sir”
“Non ti facevo poeta, Lloyd…”
“Cerco solo di rispondere per le rime a coloro che lo meritano, sir”
“Davvero soave, Lloyd”
“Grazie mille, sir”.

Roberta Favorito
Laureata in Lettere, Specializzazione in Scienze Pedagogiche
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