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Gli Archetipi di Mahony-Grazzini

Un meta-modello per l’integrazione di teorie della personalità

Image by Rostyslav Savchyn on Unspalsh.com


La psicologia della personalità, sin dalle sue origini, è stata segnata da una tensione costante tra la ricerca di un sapere universale e la frammentazione in numerose scuole di pensiero. Psicoanalisi, comportamentismo, cognitivismo e neuroscienze si sono spesso presentate come fortezze inespugnabili, ciascuna con un proprio linguaggio e una propria spiegazione della mente umana.

A questa “guerra di paradigmi” si aggiunge un problema più subdolo: la psicologia ha spesso costruito le sue teorie osservando quasi esclusivamente un campione ristretto di umanità, quello che i ricercatori hanno definito WEIRD (Western, Educated, Industrialized, Rich, Democratic). L’89% della ricerca psicologica deriva da questi campioni, relegando i saperi di altre culture al rango di folklore se non superstizioni.

È in questo scenario che il sottoscritto Alessandro Mahony insieme ad Emanuela Grazzini ha sviluppato gli “Archetipi di Mahony-Grazzini”, un meta-modello integrato per la psicologia della personalità che vorrebbe in qualche modo superare questa frammentazione, proponendo un sistema teorico unificato e culturalmente inclusivo.


Oltre la frammentazione: un meta-modello polare

La nostra proposta si distingue per l’ambizione di tenere insieme ciò che la storia della disciplina ha separato: i livelli biologico, psicologico, culturale ed esistenziale. Il nostro modello si allinea concettualmente con i principi per una scienza integrativa della personalità delineati da McAdams e Pals (2006), estendendone però la portata in direzione transculturale e neuroscientifica.

Il cuore del nostro modello risiede nella sua struttura polare: non un semplice catalogo di profili statici, ma un sistema di 12 archetipi organizzati in 6 coppie polari, ciascuna delle quali definisce un asse di tensione psicologica fondamentale. Questa organizzazione trasforma il modello in uno strumento dinamico: la crescita psicologica e il benessere non sono visti come l’adesione a un tipo ideale, ma come un movimento fluido e consapevole lungo questi assi, alla ricerca di un equilibrio personale e contestuale.

La scelta del numero 12 non è casuale. Il 12 permette una struttura simmetrica perfetta in 6 coppie, in linea con altri sistemi archetipali di comprovata durabilità storica, dai segni zodiacali alle funzioni junghiane. Tale struttura offre un principio organizzativo che permette di comprendere le tensioni intrapsichiche, le dinamiche relazionali e i percorsi terapeutici.


I dodici archetipi e le sei tensioni della psiche

Il modello, dicevamo, si articola appunto in sei assi polari, ciascuno dei quali mette in relazione due archetipi opposti ma complementari.

Ecco una panoramica delle coppie, descritte in forma narrativa per coglierne il dinamismo.

Il primo asse è quello tra Ordine e Caos, che vede contrapposti Il Tessitore e Il Trasformatore. Il Tessitore incarna il bisogno di struttura, coerenza e prevedibilità, ed è la forza che crea sistemi, rituali e narrazioni stabili. Di fronte a lui, il Trasformatore rappresenta l’impulso al cambiamento, alla rottura degli schemi e all’innovazione. L’equilibrio tra questi due poli è essenziale: un eccesso di Tessitore conduce alla rigidità, mentre un Trasformatore senza argini può sfociare nel caos distruttivo.

Il secondo asse è quello tra Attaccamento e Libertà, animato da Il Custode e Il Viandante. Il Custode incarna la protezione, la cura e il radicamento nei legami affettivi; il suo mondo è fatto di appartenenza e sicurezza. Il Viandante, al contrario, insegue l’esplorazione, l’autonomia e la scoperta di nuovi orizzonti. La tensione tra questi due poli è il motore del ciclo vitale: la crescita sana richiede sia la capacità di creare legami profondi, sia quella di esplorare il mondo con fiducia, sapendo di poter tornare alla base sicura.

Il terzo asse mette in relazione Potere e Servizio, attraverso Il Sovrano e Il Curante. Il Sovrano è l’archetipo dell’autorità, della leadership e della capacità di esercitare influenza. Il Curante, invece, rappresenta l’altruismo, la compassione e la dedizione all’altro. Il potere senza servizio diventa tirannia, mentre il servizio senza potere può scivolare nella sottomissione e nell’autosacrificio sterile. L’integrazione armonica di questi due archetipi genera una leadership empatica e un’autorevolezza al servizio della comunità.

Il quarto asse è quello tra Stasi e Trasformazione, rappresentato da L’Eclissato e L’Alchimista. L’Eclissato incarna il ritiro, la vulnerabilità e il confronto con l’ombra personale: è la parte di noi che, di fronte alla sofferenza, si ferma, si isola o si sente persa. L’Alchimista è invece la capacità di trasformare il dolore in crescita, di estrarre significato dalla crisi e di sublimare la sofferenza in creatività. La sequenza terapeutica suggerita dagli autori è chiara: prima bisogna “abitare il limite” con l’Eclissato, riconoscendone la legittimità, per poi attivare la risorsa trasformativa dell’Alchimista.

Il quinto asse è quello tra Immanenza e Trascendenza, incarnato da Il Sismografo e Il Mistico. Il Sismografo è l’archetipo della sensibilità estrema, capace di percepire le vibrazioni sottili dell’ambiente emotivo e relazionale, ma anche di rimanerne sopraffatto. Il Mistico, invece, si protende verso l’oltre, la connessione con il tutto e la ricerca di senso ultimo. L’equilibrio tra questi due poli consente di radicare l’esperienza spirituale nella concretezza del corpo e delle emozioni, senza perdere il contatto con la realtà quotidiana.

Il sesto e ultimo asse è quello tra Continuità e Fluidità, dove agiscono Il Narratore e Il Metamorfo. Il Narratore è il tessitore di storie, colui che costruisce l’identità attraverso la coerenza del racconto personale. Il Metamorfo, al contrario, incarna la capacità di adattarsi, cambiare forma e ridefinirsi in base ai contesti. La tensione tra continuità e fluidità è fondamentale per un’identità sana: troppa rigidità narrativa può diventare una prigione, mentre un’eccessiva fluidità può dissolvere il senso del sé.

Ogni archetipo possiede un’essenza psicologica, una manifestazione adattiva e una “ombra” clinica, che viene codificata secondo i manuali diagnostici DSM-5 e ICD-11, creando così un ponte tra la teoria della personalità e la pratica clinica. Ad esempio, la vocazione alla cura del Curante può, nella sua ombra, trasformarsi in codipendenza e burnout; la profondità introspettiva dell’Eclissato può scivolare nella depressione e nell’autosabotaggio. La tensione polare è ciò che rende il modello dinamico: il Curante che non impara a governarsi si perde nel servizio, così come il Sovrano che non impara a curare diventa tiranno.


Un dialogo a tre voci: scienza, clinica e culture del mondo

L’originalità del modello non si ferma alla sua architettura polare. Dopo studi e ricerche approfondite, riteniamo si regga su un’integrazione senza precedenti di tre pilastri fondamentali.

In primo luogo, un tentativo di sinergia di 48 teorie psicologiche occidentali: dalla psicoanalisi freudiana e junghiana alle teorie dei tratti (Big Five, HEXACO), dalla Schema Therapy alla teoria dell’attaccamento, fino alle moderne neuroscienze affettive di Jaak Panksepp e alla teoria polivagale di Stephen Porges.

In secondo luogo, una selezione di 32 framework culturali globali, con una distribuzione geografica e linguistica equilibrata che copre tutti i continenti: dal Taoismo e Confucianesimo all’Ubuntu africano, dalla cosmologia Orisha alle tradizioni indigene delle Americhe e dell’Oceania. L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare quello che gli autori definiscono, sulla scia del pensiero di Linda Tuhiwai Smith, “colonialismo epistemico”, cioè la sistematica esclusione dei saperi non-occidentali dalla produzione scientifica.

In terzo luogo, un approccio con una solida base neuroscientifica. Per ogni archetipo, il modello cerca di descrivere i correlati neurali, le reti cerebrali coinvolte (come la Default Mode Network e la rete di salienza) e i neuromodulatori associati, ancorando così le dinamiche psicologiche a un substrato biologico verificabile. Questo ponte tra fenomenologia e biologia cerca di essere ulteriormente rafforzato dal riferimento a ricerche recenti sull’epigenetica comportamentale, che studiano come lo stress e i traumi possano essere trasmessi a livello intergenerazionale, offrendo una chiave di lettura profonda per le “ombre” cliniche di alcuni archetipi.


Dalla personalità ai disturbi: un ponte verso la clinica

Un aspetto di grande rilevanza è l’integrazione dei disturbi di personalità con i modelli nosografici contemporanei. L’“ombra clinica” di ciascun archetipo viene codificata utilizzando sia il DSM-5 che il nuovo modello dimensionale dell’ICD-11, che abbandona le categorie discrete in favore di un approccio basato sulla gravità e sui domini di tratto. Questa scelta permette al meta-modello di dialogare direttamente con la diagnostica più aggiornata, senza ridurre la complessità della persona a una semplice etichetta psicopatologica.

L’approccio non si limita alla diagnosi, ma si estende ad una indicativa terapia. La guarigione è concepita come un processo di integrazione e movimento lungo gli assi polari, dove le risorse adattive di ciascun archetipo possono essere mobilitate per trasformare la sofferenza in crescita. L’Alchimista, ad esempio, non nega il dolore ma lo trasforma, e la sequenza terapeutica corretta suggerita, ad esempio, è chiara: prima bisogna “abitare il limite” con l’Eclissato, per poi trasformarlo con l’Alchimista.


Un metodo trasparente e aperto al futuro

Un elemento distintivo di questa proposta è la trasparenza metodologica. Data la complessità ed enormità di dati da analizzare, noi autori abbiamo dichiarato apertamente e in maniera trasparente di aver utilizzato modelli di Intelligenza Artificiale (Claude di Anthropic e GPT-4 di OpenAI) come strumenti ausiliari per la mappatura bibliografica e la sintesi cross-culturale, sottoponendo poi tutto il materiale a una nostra rigorosa revisione critica in base alle nostre conoscenze psicologiche.

Con onestà poi riconosciamo i limiti del nostro lavoro: la selezione delle teorie e dei framework non è esaustiva, le sintesi cross-culturali comportano inevitabili rischi di decontestualizzazione e, soprattutto, il modello è presentato come “un’ipotesi teorica in attesa di validazione empirica”. Questo atteggiamento di cautela scientifica, lontano da ogni pretesa dogmatica, è forse la migliore premessa per il futuro del modello.


Conclusione: un cantiere aperto per la psicologia del XXI secolo

Gli Archetipi di Mahony-Grazzini come da noi concepiti si presentano come un’impresa intellettuale ambiziosa: un tentativo di costruire una psicologia della personalità che sia al tempo stesso scientificamente fondata, clinicamente utile e culturalmente umile. L’ architettura polare offre una mappa dinamica della psiche, capace di orientare il clinico (ma in realtà non solo: anche lo psicologo evolutivo, lo psicologo del lavoro etc.) e di restituire al paziente la complessità della propria esperienza, senza riduzionismi.

Se il modello saprà superare la prova della validazione empirica e del confronto con la comunità scientifica internazionale, potrà, riteniamo, candidarsi a diventare un punto di riferimento per la psicologia del XXI secolo. Per il momento, rappresenta un cantiere aperto e stimolante, che invita tutti i professionisti della salute mentale a superare le proprie “guerre di paradigma” e a lavorare insieme per una comprensione più piena e integrata dell’essere umano. In un mondo sempre più interconnesso, la nostra sfida è più attuale che mai: costruire una scienza della personalità che sia davvero all’altezza della diversità umana.


Bibliografia

Mahony, A., & Grazzini, E. (2025). Gli Archetipi di Mahony-Grazzini: Un meta-modello integrato per la psicologia della personalità (Versione 3.0). Medium. https://medium.com/@alessandro.mahony/gli-archetipi-di-mahony-grazzini-af51f6fa90cb
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Dott. Alessandro Mahony Autore presso La Mente Pensante Magazine
Dott. Alessandro Mahony
Psicologo
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