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Multitasking e presenza mentale, esperienze a confronto

Image by Daniel Liberty on Unsplash.com – 


Nella società contemporanea siamo sempre più abituati a svolgere numerose attività in parallelo e a prestare continuamente attenzione a stimoli di varia natura. Passiamo rapidamente da un compito all’altro, con l’onnipresente smartphone che ci permette di accedere ad una gamma di informazioni pressoché illimitata. Sono sempre meno i momenti in cui decidiamo di fermarci, dedicandoci ad allo svolgimento di una singola attività.

In questo articolo prenderemo in esame due modalità di funzionamento della mente umana che si collocano agli antipodi: il multitasking e la presenza mentale.


Attenzione divisa

Sebbene si tenda a parlare di multitasking riferendosi a numerosi compiti eseguiti in contemporanea, il funzionamento della mente umana differisce da quello di un computer. Mentre sul nostro PC possiamo aprire numerose finestre in contemporanea o eseguire diverse applicazioni in parallelo, il cervello umano trova molta difficoltà quando due compiti richiedono contemporaneamente attenzione, memoria di lavoro o controllo esecutivo. È possibile combinare alcune attività automatizzate ma non è possibile eseguire due attività impegnative nello stesso momento.

Quello che chiamiamo multitasking è in realtà un rapido passaggio da un’attività all’altra, passaggio che porta con sé un costo a livello cognitivo: lo switch cost. È stato osservato, infatti, che lo spostamento di risorse cognitive da un compito all’altro, comporta un abbassamento delle performance, con almeno un’azione che diventa più lenta o meno accurata (Monsell, 2003).

Nell’esecuzione di un compito nuovo, il cervello deve inibire parzialmente l’insieme di regole del compito precedente, recuperare le regole del nuovo compito, modificare l’oggetto dell’attenzione e riconfigurare le associazioni stimolo-risposta, ciò comporta un costo cognitivo notevole, a dispetto della sensazione soggettiva di fluidità (Kiesel et al., 2010).


Conseguenze dello switch cost

Una conseguenza particolarmente negativa dello switch cost si verifica nella codifica di nuovi concetti, spostare l’attenzione quando si sta apprendendo qualcosa di nuovo, porta ad una perdita di informazioni, con effetti negativi sulla memoria (Craik et al., 1996). Controllare il telefono durante lo studio, per esempio, non comporta solo una perdita di tempo ma anche un’interferenza sulle informazioni che verranno consolidate in memoria, questo perché attenzione e memoria sono strettamente collegate.

Un recente studio sperimentale (Becker et al., 2023) ha rilevato che il passaggio da un’attività all’altra è associato anche a maggiori livelli di stress percepito e attivazione del sistema nervoso simpatico.

È stato visto che la pratica può rendere più efficienti specifiche combinazioni di attività, soprattutto quando alcune componenti diventano automatiche (Koch et al., 2018). Grazie alla plasticità sinaptica, infatti, è possibile modellare le proprie risposte affinché ci sia un maggiore adattamento alle richieste abituali dell’ambiente, le capacità acquisite, tuttavia, rimangono confinate alla specifica combinazione appresa e difficilmente possono essere generalizzate ad altre attività.


La presenza mentale

John Kabat-Zinn (1994) definisce la consapevolezza come uno stato mentale che:

 “… emerge attraverso il prestare attenzione allo svolgersi dell’esperienza momento per momento: con intenzione, nel presente, in modo non giudicante.”

La presenza mentale si colloca dunque all’opposto del multitasking, che ci spinge a prestare attenzione in modo superficiale a numerose azioni, spesso rapiti da stimoli che sono al di fuori del nostro controllo.

Uno dei metodi maggiormente conosciuti per sviluppare la consapevolezza è la pratica meditativa. Durante la meditazione, l’individuo è incoraggiato a prestare attenzione al respiro, notando l’emergere di pensieri o altre distrazioni e riorientando l’attenzione al respiro. Lo scopo principale di questa pratica non è evitare l’insorgenza di distrazioni ma sviluppare la capacità di riconoscere lo spostamento del focus attentivo dall’oggetto primario e ritornarvici. Attraverso la ripetizione del ciclo: attenzione, distrazione, riconoscimento, ritorno, si sviluppa la capacità di mantenere e riorientare il focus attentivo, le distrazioni continueranno ad esserci ma non saranno più seguite da una reazione automatica.


Conseguenze della consapevolezza

Dalla ricerca scientifica emerge che la consapevolezza è associata a una maggiore soddisfazione per la propria vita (Brown & Ryan, 2003), migliore autostima (Rasmussen & Pidgeon, 2011) ed empatia (Dekeyser et al., 2008). Inoltre, livelli elevati di consapevolezza correlano negativamente con depressione (Cash & Whittingham, 2010), distrazione (Herndon, 2008), dissociazione (Walach et al., 2006), ruminazione (Raes & Williams, 2010) ed ansia sociale (Dekeyser et al., 2008).

Altre ricerche hanno dimostrato che la pratica regolare di meditazione si associa a maggiore flessibilità cognitiva e funzionamento dell’attenzione (Hodgins & Adair, 2010), risultati confermati anche a livello corticale, con un aumento dello spessore nelle regioni cerebrali implicate nell’attenzione ed elaborazione sensoriale (Lazar et al., 2005).

Interventi basati sulla consapevolezza possono anche promuovere il benessere nella popolazione scolastica (Beauchemin, Hutchins & Patterson, 2008), aiutando a ridurre problemi attentivi e comportamentali (Semple et al., 2010), con un incremento delle funzioni esecutive (Flook et al., 2010).


Conclusioni

Multitasking e consapevolezza sono due modalità di funzionamento della mente differenti ed entrambe sono necessarie per potersi adattare alle richieste che la società contemporanea ci impone. Nelle situazioni di maggiore stress, in cui è richiesta una risposta immediata, è fondamentale poter passare rapidamente da un’attività all’altra, valutando potenzialità e limiti di ogni azione. Allo stesso tempo, alcune volte, è necessario fermarsi e dimorare nel momento presente per ottenere una comprensione più profonda degli eventi, vivere pienamente un momento particolarmente importante o semplicemente per evitare di essere sopraffatti dagli stimoli esterni.

È importante, tuttavia, ricordare che le nostre risorse attentive non sono illimitate, scegliendo, se vi è l’opportunità, di impegnarsi nell’esecuzione di un compito per volta, soprattutto se vengono impiegate capacità decisionali, che coinvolgono la memoria lavoro o il controllo attentivo.


Bibliografia

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Becker, L., Kaltenegger, H. C., Nowak, D., Weigl, M., & Rohleder, N. (2023). Biological stress responses to multitasking and work interruptions: A randomized controlled trial. Psychoneuroendocrinology, 156, 106358
Brown, K. W., & Ryan, R. M. (2003). The benefits of being present: mindfulness and its role in psychological well-being. Journal of personality and social psychology, 84(4), 822
Cash, M., & Whittingham, K. (2010). What facets of mindfulness contribute to psychological well-being and depressive, anxious, and stress-related symptomatology? Mindfulness, 1(3), 177-182
Craik, F. I., Govoni, R., Naveh-Benjamin, M., & Anderson, N. D. (1996). The effects of divided attention on encoding and retrieval processes in human memory. Journal of Experimental Psychology: General, 125(2), 159
Dekeyser, M., Raes, F., Leijssen, M., Leysen, S., & Dewulf, D. (2008). Mindfulness skills and interpersonal behaviour. Personality and individual differences, 44(5), 1235- 1245
Flook, L., Smalley, S. L., Kitil, M. J., Galla, B. M., Kaiser-Greenland, S., Locke, J., … & Kasari, C. (2010). Effects of mindful awareness practices on executive functions in elementary school children. Journal of applied school psychology
Herndon, F. (2008). Testing mindfulness with perceptual and cognitive factors: External vs. internal encoding, and the cognitive failures questionnaire. Personality and Individual Differences, 44(1), 32-41
Hodgins, H. S., & Adair, K. C. (2010). Attentional processes and meditation. Consciousness and cognition, 19(4), 872-878; Moore, A., & Malinowski, P. (2009). Meditation, mindfulness and cognitive flexibility. Consciousness and cognition, 18(1), 176-186
Kabat-Zinn, J. (1994). Wherever you go, there you are: Mindfulness meditation in everyday life. New York: Hyperion
Kiesel, A., Steinhauser, M., Wendt, M., Falkenstein, M., Jost, K., Philipp, A. M., & Koch, I. (2010). Control and interference in task switching—A review. Psychological bulletin, 136(5), 849
Koch, I., Poljac, E., Müller, H., & Kiesel, A. (2018). Cognitive structure, flexibility, and plasticity in human multitasking—An integrative review of dual-task and task-switching research. Psychological bulletin, 144(6), 557
Lazar, S. W., Kerr, C. E., Wasserman, R. H., Gray, J. R., Greve, D. N., Treadway, M. T., … & Fischl, B. (2005). Meditation experience is associated with increased cortical thickness. neuroreport, 16(17), 1893
Monsell, S. (2003). Task switching. Trends in cognitive sciences, 7(3), 134-140
Raes, F., & Williams, J. M. G. (2010). The relationship between mindfulness and uncontrollability of ruminative thinking. Mindfulness, 1(4), 199-203
Rasmussen, M. K., & Pidgeon, A. M. (2011). The direct and indirect benefits of dispositional mindfulness on self-esteem and social anxiety. Anxiety, Stress, & Coping, 24(2), 227-233
Semple, R. J., Lee, J., Rosa, D., & Miller, L. F. (2010). A randomized trial of mindfulness-based cognitive therapy for children: Promoting mindful attention to 54 enhance social-emotional resiliency in children. Journal of child and family studies, 19(2), 218-229
Walach, H., Buchheld, N., Buttenmüller, V., Kleinknecht, N., & Schmidt, S. (2006). Measuring mindfulness—the Freiburg mindfulness inventory (FMI). Personality and individual differences, 40(8), 1543-1555


Dott. Pietro Ciacco Autore presso La Mente Pensante Magazine
Dott. Pietro Ciacco
Psicologo
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