
Poesia e canzone d’autore come educazione civica
La parola che resiste
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Il presente contributo intende esaminare la poesia civile e la canzone d’autore non come semplici generi letterari o musicali, ma come strumenti di una “pedagogia della risonanza” capace di formare una coscienza democratica. In questa prospettiva, la parola poetica cessa di essere puro esercizio estetico per farsi istanza etica, facendosi voce di una collettività che, riconoscendosi nel testo, acquisisce consapevolezza di sé e del proprio progetto storico.
La parola come baluardo: Ungaretti e Montale
La resistenza attraverso la parola affonda le sue radici nella lirica del Novecento, dove il linguaggio opera uno scavo profondo per restituire dignità all’umano di fronte all’orrore. Nelle trincee della Grande Guerra, Giuseppe Ungaretti utilizza un verso breve e incisivo, che lo rende precursore dell’Ermetismo (da “ermetico”, che significa breve) per riaffermare il valore della vita e l’insensatezza del conflitto, trasformando il trauma in una verità condivisibile.
Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amoreNon sono mai stato
tanto
attaccato alla vita,-Ungaretti, Veglia
Analogamente, Eugenio Montale ne La primavera hitleriana, utilizza immagini di una natura stravolta per denunciare il male totalitario, concludendo però con un’invocazione a una donna angelo di stilnovistica memoria, che può liberare l’umanità attraverso un potere salvifico. In entrambi gli autori, la poesia non è evasione, ma una forma di resistenza etica contro la negazione dei diritti e dell’umanità.
L’insegnamento di tali valori assume un ruolo centrale nell’ambito dell’Educazione civica, poiché educare alla memoria storica, al rifiuto della guerra e alla difesa della dignità umana significa formare cittadini consapevoli e responsabili. In questo senso, la letteratura diventa uno strumento fondamentale per sviluppare il pensiero critico e la coscienza democratica, in linea con quanto previsto dalla Legge 20 agosto 2019, n. 92, che introduce l’insegnamento trasversale dell’Educazione civica nelle scuole, promuovendo i principi di cittadinanza attiva, rispetto dei diritti umani e valorizzazione della memoria storica.
Memoria e continuità: dai canti partigiani alla canzone d’autore
Il passaggio dalla letteratura alla cittadinanza attiva trova un veicolo privilegiato nei canti della Resistenza, come Bella Ciao, che rappresentano la radice della nostra democrazia e alimentano l’impegno sancito dalla Costituzione. Oggi Bella Ciao in particolare è considerata erroneamente una canzone appartenente solamente “alla sinistra”, ma in realtà parlarne in classe non significa affatto fare propaganda politica, ma indurre i ragazzi alla riflessione circa la libertà. Questi testi operavano, infatti, una traduzione della tradizione, permettendo agli uomini di riappropriarsi della propria libertà grazie al potere della parola. Analogamente, la canzone d’autore opera qualcosa di simile, come se ne raccogliesse l’eredità. La canzone riesce a fungere da ponte in quanto più immediata e riconoscibile della poesia, fungendo da ponte tra l’esperienza estetica informale dei giovani e la cultura scolastica. Artisti come Fabrizio De André ne La guerra di Piero riescono a umanizzare il nemico e a criticare la logica bellica attraverso la pietà, mentre Francesco De Gregori in Generale coniuga la memoria storica con la sensibilità contemporanea, favorendo un processo di identificazione che stimola la motivazione all’apprendimento civico.
Ne La guerra di Piero De André mostra come un momento di umanità costi la vita a un soldato che non vuole vedere gli occhi di un uomo che muore solo perché ha una divisa di un altro colore. In questo modo, tale testo assume un forte valore educativo e civile, poiché invita a riflettere sull’assurdità della guerra e sulla necessità di riconoscere nell’altro prima di tutto un essere umano. In quest’ottica, il brano si collega ai principi dell’Educazione civica, che promuovono la cultura della pace, il rispetto della dignità umana e il rifiuto di ogni forma di violenza e discriminazione. Attraverso la musica e la poesia, gli studenti possono sviluppare empatia e senso critico grazie a un medium più immediato e a loro congeniale.
Partecipazione e vigilanza critica: Pasolini, Fortini e Gaber
L’educazione civica attraverso l’arte si completa con l’analisi della resistenza civile e del ruolo dell’intellettuale. La figura di Peppino Impastato, la cui lotta contro la mafia è documentata nel film I cento passi, mostra come la legalità sia un impegno quotidiano contro l’omertà e la prevaricazione. Concetti messi in musica dai Modena City Ramblers nella celebre canzone.
Poteva come tanti scegliere e partire
Invece lui decise di restare
Gli amici, la politica, la lotta del partito
Alle elezioni si era candidato
Diceva da vicino li avrebbe controllati
Ma poi non ebbe tempo perché venne ammazzato
Il nome di suo padre nella notte non è servito
Gli amici disperati non l’hanno più trovato
Allora dimmi se tu sai contare
Dimmi se sai anche camminare
Contare, camminare insieme a cantare
La storia di Peppino e degli amici siciliani
Questa resistenza si sposa con il concetto di libertà di Giorgio Gaber, intesa non come assenza di vincoli, “stare sopra un albero” liberi da qualsiasi regola, ma come partecipazione attiva alla vita della comunità. In questo contesto, figure come Pier Paolo Pasolini e Franco Fortini richiamano alla necessità di una vigilanza critica contro l’omologazione culturale e il conformismo della società dei consumi. Pasolini. Quindi, promuovere un’educazione poetica significa riconoscere nell’essere umano una natura mimesica ed empatica fondamentale per la convivenza. L’obiettivo della scuola non deve limitarsi all’istruzione tecnica, ma deve mirare a poetare un mondo che ancora non c’è, utilizzando la bellezza e l’immaginazione come forze rivoluzionarie capaci di trasformare il futuro.
In questa prospettiva, la poesia, la musica e la letteratura diventano strumenti essenziali per educare alla cittadinanza consapevole, perché insegnano a comprendere l’altro, a esercitare il dubbio critico e a non accettare passivamente le logiche dell’omologazione. È proprio in questa direzione che si colloca il pensiero di Edgar Morin, secondo cui l’educazione deve formare “teste ben fatte” e non soltanto “teste ben piene”, capaci cioè non solamente di memorizzare i concetti, bensì di collegare i saperi comprendendo la complessità del reale. L’imperativo è uno: restare “ostinati e contrari”. Usare la parola per smascherare le illusioni, tenere la mente sveglia e denunciare la realtà.

Prof.ssa Silvia Argento
Docente e scrittrice
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