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Rendez-vous all’Ikea

In medio stat virtus

Image by Yaqi Zhai on Unsplash.com


I’ll light the fire
You place the flowers in the vase
That you bought today
Staring at the fire
For hours and hours while I listen to you
Play your love songs all night long for me
Only for me
Come to me now (come to me now)
And rest your head for just five minutes
Everything is done
Such a cozy room (such a cozy room)
The windows are illuminated
By the evening sunshine through them
Fiery gems for you, only for you […]

Our House, Crosby, Stills, Nash and Young.

Interno giorno, anzi, tardo pomeriggio. Ikea. Scala d’entrata, legno, ferro, laminato, tutto scorre accanto alla nostra persona numero uno. Un giro a sinistra, verso la caffetteria, “Stasera mi concedo uno sgarro, polpette e läckergom, quella al limone, però”. Fila interminabile. Dopotutto sono le sei, in Svezia cenano già. Persona numero uno con vassoio si aggira tra i carrelli, al limite della soglia della speranza: sembra quasi di essere a La Mecca, intorno alla Kaaba. Persona numero uno intravede una sedia vuota, vicino alla grande vetrata dello spazio food, tenta un timido slancio in avanti. Aumenta il passo che da incerto diventa “sono una persona adulta e ho il diritto di magiare seduta”, ancora pochi passi, decisi. Quasi al traguardo. Attenzione, warning, varning! Persona due, da dietro colonna inosservata e anonima spunta fuori in direzione target di persona uno.

Persona due è più vicina. E si siede. Così, ignara. Persona uno è praticamente davanti a persona due, non aveva contemplato un cambio di rotta, le gambe sono arrivate prima della testa. Poggia il vassoio sul tavolo, audace, spavalda. Pensa che sia un pit stop, solo un attimo prima di continuare a guardarsi intorno per cercare un altro posto. Ma. Ma persona due si spinge verso il vetro e tira fuori da sotto il tavolo un piccolo sgabello che qualcuno aveva dimenticato. “Se vuole, meglio di niente”.

Meglio di niente, è vero. Persona uno, come qualcuno che ha appena ricevuto un upgrade in business, prende lo sgabello e si siede, in silenzio.

Persona due ha un cappuccino davanti a sé, macedonia ed un roll alla cannella: “Che giornata, sembra di stare in un souk a Tunisi, invece che in Svezia.” Persona uno la guarda, non le sembra di aver iniziato la conversazione per prima, ma risponde “Già”.


Serendipity

Persona due: “Ho abitato molti anni in Svezia, vicino a Sigtuna, un piccolo paese antico, dicono uno dei più vecchi di tutto il Paese: l’inverno è lungo, ma alla fine ci fai l’abitudine, ti abitui a tutte quelle piccole luci sui davanzali che ti fanno compagnia, pensi, ho avuto anche il tempo di scrivere un libro.” Si ferma, poi riprende. “Beh, più che un libro è un piccolo saggio, una mini-guida, diciamo, sullo stile di vita e la filosofia del vivere svedese, il lagom, che si pronuncia lah-gom”.

Persona uno ha finito di mangiare. Non si è accorta che il suo corpo è completamente girato verso persona due. Non capisce come è finita in quella conversazione, poi, un attimo dopo, si accorge che ancora una volta non ha iniziato proprio niente, si è limitata semplicemente ad annuire, ascoltando. “Non ho mai sentito parlare di questo termine, una volta ho letto qualcosa su l’altro termine, quello danese, hygge. Ma questo lagom, mai sentito”. Persona due sorride, si alza e con un gesto che ha del confidente amico, gli porge un libricino. “Lo legga, glielo regalo, ne ho ancora molte copie a casa, se non le piace lo ricicla o lo butta, non lo saprò mai”. Sorride, di nuovo, prende il vassoio e si allontana, sparisce tra le nuche di un centinaio di persone.

Persona uno si alza dallo sgabello e si siede al posto di persona due. Apre il libro, se lo aspettava più piccolo, è diviso in parti, in ambienti. La prefazione ha un incipit accattivante: “Parlare di lagom come ricetta della felicità è pretenzioso, ma possiamo affermare che i nostri amici svedesi hanno provato a riassumere con questo termine un approccio alla vita armonico, medio, nel senso più risolutivo e considerevole della parola.”

“Lagom è sobrietà, benessere lontano dagli eccessi. Cercare nel “mezzo” la piacevolezza del vivere quotidiano. Niente less is more, in Svezia si ricerca il punto d’incontro tra le parti, l’equilibrio, la giusta misura. Lagom är bäst, la giusta misura è la cosa migliore”. Persona uno continua a leggere, pagina dieci: “Questo concetto svedese in realtà non è estraneo alla nostra cultura: già Orazio, nelle Odi, parlava di aurea mediocritas, una moderazione d’oro, uno stare al centro delle passioni con consapevolezza, lontano dai poli, insomma. E sebbene oggi lo stare “in mezzo” è visto perlopiù come una sorta di tessera associativa al club degli ignavi (Dante non li reputò meritevoli né del Paradiso né dell’Inferno), in questo approccio scandinavo ai molti aspetti della vita si può intravedere una saggezza antica che risuona fino ad oggi”. “Avere uno stile di vita lagom nei rapporti sociali, per esempio, si traduce nel privilegiare momenti di qualità rispetto alla quantità, cercando di bilanciare convivialità e (meritate) pause in solitaria. Per quanto riguarda il design, invece, non dobbiamo immaginare un living di cinquanta metri quadri con divano posizionato al centro di una stanza desertica (stile buen retìro per star di Hollywood), ma un ambiente che sia armonizzato, dove gli oggetti, i colori parlano tra loro senza sopraffarsi… Un dialogo. Un approccio ecologico che abbraccia vita privata e lavorativa, con orari sostenibili, per dare il giusto spazio alla produttività senza dimenticare l’importanza del coltivare passioni e affetti.

Inoltre, su questo mirabolante pianeta giallo e blu si promuove un cittadino consapevole, che abita la comunità nel rispetto e nella responsabilità reciproca, rispettando le regole in maniera attiva e partecipativa.

Insomma, c’è poco spazio per estremismi e voli pindarici verso l’ortodossìa, anche politica.

In medio stat virtus”.

Ding dong! Il punto vendita sta chiudendo, chiediamo ai gentili clienti di dirigersi verso le casse per ultimare gli acquisti.

Persona uno alza lo sguardo, guarda l’orologio, sono le otto. Chiude il libro. Le sembrano veramente tante informazioni, perlopiù al limite dell’idilliaco. Quasi utopiche. Poi, però, l’occhio cade sulla quarta di copertina: WARNING: NON FATEVI SPAVENTARE DAL CONTENUTO DI QUESTO LIBRO, SIATE LAGOM, TROVATE UNA VIA DI MEZZO.

Grazie a Crosby, Stills, Nash and Young, a Orazio e all’idìllio svedese, che ci fa sognare.


Stefania Ghelli Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Stefania Ghelli
Educatrice
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