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Hermann Ebbinghaus e la curva dell’oblio

Gli esperimenti che hanno rivoluzionato lo studio della memoria

Image by Bret Kavanaugh on Unsplash.com


Hermann Ebbinghaus è stato un pioniere dello studio sperimentale della memoria, contribuendo allo sviluppo della psicologia come disciplina scientifica e alla comprensione dei meccanismi di apprendimento e dimenticanza (Ebbinghaus, 1913/1885). Il rigore scientifico, la costanza e l’impegno che Ebbinghaus ha applicato ai propri studi sono ammirevoli e i fondamentali concetti di curva dell’oblio e ripetizioni distanziate hanno avuto una grande influenza sulle successive teorie dell’apprendimento umano (Murre & Dros, 2015).


Gli esperimenti

Tra il 1879 e il 1884, lo psicologo tedesco Hermann Ebbinghaus condusse una serie di esperimenti nel tentativo di monitorare per quanto tempo le informazioni apprese rimanessero in memoria (Finkenbinder, 1913; Ebbinghaus,1913).

Lo psicologo tedesco fu partecipante ed allo stesso tempo osservatore dell’esperimento, sottoponendosi a lunghe sessioni di apprendimento ed annotando accuratamente i risultati. Per evitare interferenze legate ad eventuali ricordi che le informazioni potessero richiamare e per avere una struttura uniforme, Ebbinghaus scelse come materiale da memorizzare, una serie di sillabe senza senso composte da: una consonante, una vocale ed una consonante, eliminando quelle che potessero richiamare parole familiari nella lingua tedesca.

Nelle sessioni di apprendimento una serie di 12 sillabe veniva letta ad una velocità costante finché non si riusciva a ripeterla tutta nell’esatto ordine, veniva poi registrato il numero di ripetizioni necessarie ad arrivare alla memorizzazione. Le liste memorizzate venivano riapprese ad intervalli di tempo regolari (19 minuti, 65 minuti, 8 ore, 1 giorno, 2 giorni, 6 giorni, 1 mese), confrontando di volta in volta il numero di ripetizioni necessarie alla memorizzazione. Lo scarto tra il numero di ripetizioni del primo apprendimento e il numero di ripetizioni delle successive sessioni forniva una misura del risparmio dato dal riapprendimento (Finkenbinder, 1913).


I risultati

Dall’analisi dei dati emerse che nelle fasi di riapprendimento vi era un pattern comune: la maggior parte delle informazioni veniva dimenticata nei primi 20 minuti e più della metà delle informazioni veniva dimenticata nella prima ora, diminuendo progressivamente con l’aumentare delle sessioni, dando vita ad una curva con un forte decadimento all’inizio ed un appiattimento nelle sessioni dopo il primo giorno di apprendimento, la curva dell’oblio (Ebbinghaus, 1913).

Un pattern simile è stato registrato anche da successivi studi che hanno impiegato diversi tipi di materiale (toni, immagini, figure geometriche, parole), le informazioni vengono dimenticate molto rapidamente dopo il primo apprendimento per poi consolidarsi nelle successive sessioni di riapprendimento, seguendo un andamento non uniforme (Finkenbinder, 1913).

Confrontando sessioni di apprendimento concentrate (nelle quali il materiale veniva appreso tutto in una volta) e sessioni di apprendimento distribuite nel tempo (nelle quali l’apprendimento avveniva gradualmente in varie prove), Ebbinghaus notò che l’apprendimento concentrato risultava essere più rapido ma meno stabile, mentre l’apprendimento distribuito era lento ma più duraturo (Ebbinghaus, 1913).

Un’importante spunto è stato dato anche dalla lunghezza del materiale da apprendere. Manipolando la lunghezza delle liste di sillabe, lo psicologo tedesco (ibidem) ha rilevato che il tempo necessario all’apprendimento non aumentava in modo lineare con la lunghezza della lista ma in modo esponenziale: se per esempio l’apprendimento di una lista di 7 sillabe richiedeva 10 minuti, l’apprendimento di una lista di 14 sillabe avrebbe richiesto più di 20 minuti e l’apprendimento di una lista di 28 sillabe avrebbe richiesto più di un’ora. Questi risultati indicavano la presenza di un limite strutturale nelle capacità di apprendimento e di un’interferenza data dalla posizione del materiale, venivano ricordate meglio le sillabe posizionate all’inizio e alla fine della lista (rispettivamente “effetto primacy” ed “effetto recency”).


Limiti

Sebbene gli esperimenti con un unico soggetto possano presentare una bassa variabilità inter-soggetto, sono necessarie numerose prove ed i risultati non sono facilmente generalizzabili (Murre & Dros, 2015). Ebbinghaus era l’unico soggetto degli esperimenti, non possiamo sapere, per esempio, se con persone di età, genere o livello di istruzione differenti si ottengano gli stessi risultati.

La scelta di utilizzare materiale neutro come le sillabe senza senso è un ottimo modo per controllare l’interferenza che eventuali parole familiari potrebbero generare ma allo stesso tempo esclude una componente molto importante della memoria: le emozioni. Oggi infatti siamo a conoscenza dell’importante ruolo giocato dalle emozioni nel plasmare e rafforzare alcuni ricordi, basti pensare al fenomeno del flashbulb (vividi ricordi con una forte carica emotiva in grado di rimanere impressi nella memoria per molto tempo) (Er, 2003) o delle mnemotecniche basate sulle associazioni che fanno largo uso delle componenti emotive per velocizzare l’apprendimento (Kukarina & Holubenko, 2024).

Un altro limite rilevante è la mancanza di una distinzione dei vari tipi di memoria. Ricerche successive (Izquierdo et al., 1999) hanno confermato l’esistenza di una memoria a breve termine (loop fonologico, taccuino visuo-spaziale, buffer episodico, esecutivo centrale), capace di elaborare un numero limitato di informazioni per poco tempo ed una memoria a lungo termine (episodica, semantica, procedurale, priming), in grado di immagazzinare un numero illimitato di ricordi potenzialmente per sempre. Negli studi di Ebbinghaus la memoria veniva considerata come un blocco unico senza considerarne le diverse componenti.


Implicazioni

Nonostante le criticità metodologiche degli esperimenti condotti da Hermann Ebbinghaus, i contributi apportati alla psicologia dell’apprendimento sono notevoli.

Grazie alla curva dell’oblio sappiamo che la dimenticanza non è un fenomeno casuale ma segue pattern prevedibili, in questo modo è possibile progettare interventi pedagogici mirati.

La dimostrazione dell’efficacia delle sessioni di apprendimento distribuite nel tempo ha dato vita alle moderne tecniche di ripetizione dilazionata che permettono di memorizzare le informazioni più a lungo, migliorando l’efficienza.

L’attenzione posta sulla quantità del materiale da studiare infine, ha dimostrato che nel processo di apprendimento è necessario tenere in considerazione i limiti strutturali della memoria per evitare il sovraccarico ed eccessive interferenze tra i contenuti.

Bibliografia

– Ebbinghaus, H. (1913). Memory. Рипол Классик
– Ebbinghaus, H. (1913/1885). Memory: A contribution to experimental psychology (H. A. Ruger & C. E. Bussenius, trans.). New York: Teachers College, Columbia University
– Er, N. (2003). A new flashbulb memory model applied to the Marmara earthquake. Applied Cognitive Psychology: The Official Journal of the Society for Applied Research in Memory and Cognition, 17(5), 503-517
– Finkenbinder, E. O. (1913). The curve of forgetting. The American Journal of Psychology, 24(1), 8-32
– Izquierdo, I., Medina, J. H., Vianna, M. R., Izquierdo, L. A., & Barros, D. M. (1999). Separate mechanisms for short-and long-term memory. Behavioural brain research, 103(1), 1-11
– Kukarina, A., & Holubenko, N. (2024). Enhancing strategic memorization: exploring the synergy of emotions and mnemonics in Translation Studies. Studies about Languages, (45), 119-130
– Murre, J. M., & Dros, J. (2015). Replication and analysis of Ebbinghaus’ forgetting curve. PloS one, 10(7), e0120644


Dott. Pietro Ciacco Autore presso La Mente Pensante Magazine
Dott. Pietro Ciacco
Psicologo
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