
Meditazione e Modulazione della Febbre
Meccanismi Neuro-Immunologici nella regolazione della temperatura
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Arriva l’autunno e arriva l’inverno. E con loro l’influenza e altre forme virali. Prepariamo quindi i nostri rimedi. Ma…cosa succede se in questi casi quando abbiamo la febbre pratichiamo meditazione?
Una delle cose che ho imparato da tanti anni approfondendo la meditazione è stato l’utilità del praticarla quando avevo l’influenza o stati febbrili non gravi ma fastidiosi. La febbre infatti, quando appunto fastidiosa ma non grave, può essere fatta calare praticando meditazione. Nella mia personale esperienza di tanti anni, temperature sino a 38.5 gradi, in presenza di patologie non importanti o comunque quando sia ritenuto utile, possono subire cali sino a 0.8 gradi di temperatura dopo una pratica di 20 minuti di meditazione (ho anche chiesto recentemente ad amici praticanti longevi con più di 15 anni di meditazione quotidiana e diciamo che circa il 75% conferma di riuscire ad abbassare la febbre di almeno 0.5–1 °C con 15–30 minuti di pratica quando è sotto i 38.5 °C).
Questa mia esperienza mi ha spinto quindi a scrivere qualcosa sull’argomento, facendo chiaramente riferimento a fonti scientifiche attendibili. L’uomo comune sa molto poco dell’argomento, ed invece ritengo sia utile conoscere i benefici delle tecniche di meditazione anche in questi casi.
Meccanismi biologici della febbre
La febbre è un aumento della temperatura corporea partendo da una temperatura di 36-37 gradi mediato dal rialzo del “set point” ipotalamico. Il sistema responsabile della febbre è profondamente influenzato dal sistema nervoso autonomo (SNA), da una risposta allo stress mediata dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA: Hypothalamic–Pituitary–Adrenal axis), da immunità innata, e da citochine pro-infiammatorie.
Le ricerche degli ultimi anni mostrano che molte forme di meditazione influenzano questi sistemi, riducendo i fattori che mantengono o amplificano la febbre ove e quando ritenuto possibile e funzionale. La febbre è quindi il risultato dell’aumento del set point ipotalamico provocato da: Interleuchina-1 beta (IL-1β) (citochina pro-infiammatoria rilasciata da macrofagi e cellule dendritiche che attiva la produzione di prostaglandina E2 nell’ipotalamo); Interleuchina-6 (IL-6) (citochina rilasciata in stati infettivi e sotto stress psicologico e che è uno dei principali mediatori dell’ipertermia); fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α) (potente citochina pro-infiammatoria che aumenta rapidamente durante infezioni o stress, contribuendo alla febbre); prostaglandina E2 (PGE2) (un mediatore lipidico che agisce direttamente sull’ipotalamo per aumentare la temperatura corporea).
Effetti della meditazione sul Sistema Nervoso Autonomo (SNA)
Semplificando, il Sistema Nervoso Autonomo è suddiviso in sistema nervoso simpatico (SNS), che aumenta la vigilanza e la termogenesi, e sistema nervoso parasimpatico (PNS), che attiva il nervo vago (NV). La meditazione influenza il bilanciamento tra Sistema Nervoso Simpatico e Sistema Nervoso Parasimpatico. La meditazione ad esempio induce diminuzione della frequenza cardiaca (FC), riduzione della pressione arteriosa (PA), calo della secrezione di catecolamine (adrenalina e noradrenalina).
Poiché il Sistema Nervoso Simpatico favorisce la termogenesi (cioè produzione di calore), il suo abbassamento contribuisce quindi alla riduzione della febbre lieve o moderata.
Il nervo vago (NV) e la Cholinergic Anti-Inflammatory Pathway (CAIP)
Una delle scoperte più rivoluzionarie è la cosiddetta via colinergica antinfiammatoria (CAIP), descritta da Kevin Tracey. La CAIP è un circuito neuro-immunologico in cui l’attivazione del nervo vago (NV) induce rilascio di acetilcolina (Ach) che si lega ai recettori nicotinici α7 sulle cellule immunitarie riducendo la produzione di citochine pro-infiammatorie (IL-1β, IL-6, TNF-α). Questo abbassamento delle citochine comporta una riduzione della risposta febbrile.
Prendiamo quindi una semplice tecnica applicabile da tutti. La respirazione con espirazione prolungata (es. inspiro 4 secondi ed espiro 6–8 secondi) aumenta la Heart Rate Variability (HRV = variabilità della frequenza cardiaca), attiva un forte incremento dell’attività vagale, riduce l’attività dell’amigdala e stabilizza la regolazione autonomica. Ecco che l’incremento di HRV è uno dei più attendibili marcatori di attivazione parasimpatica e riduzione dello stress, con conseguente diminuzione della temperatura corporea.
Regolazione ipotalamica: ruolo dell’asse HPA
La meditazione modula poi l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) che governa la risposta allo stress, la produzione di cortisolo, l’attività dell’amigdala e la modulazione del set point della temperatura.
Una riduzione dello stress tramite meditazione è quindi associata a minore attivazione ipotalamica, migliore regolazione del set point e minore produzione di citochine pro-infiammatorie.
Tensione muscolare, brividi e termogenesi
Un fattore spesso ignorato è la termogenesi da contrazione muscolare. La febbre infatti aumenta anche perché i muscoli contratti o in tensione producono più calore, e i brividi quando tremiamo aumentano la termogenesi, cioè la produzione di calore e l’aumento della temperatura corporea.
La meditazione quindi riduce la tensione dei muscoli posturali, riduce i brividi interni, abbassa la produzione metabolica di calore. Questo già da solo può modificare anche significativamente la febbre percepita.
Tecniche meditative più efficaci nel modulare la febbre
Le tecniche di meditazione sono, lo ricordiamo sempre, infinite e nessuna può a titolo nè umano o scientifico essere considerata superiore ad un altra, nè ha senso insistere sull’argomento. Le tecniche di meditazione si scelgono quindi sempre in base alla preferenza del paziente e alle sue possibilità e piacere nel praticarle.
Nel caso della febbre può non essere sempre sinceramente facile praticare meditazione, data la spossatezza presente. E’ quindi inutile proporre tecniche complicate o che creino fatiche inutili (non siamo tutti monaci buddhisti) ed è anche consigliabile interrompere quando sopraggiunge una eccessiva stanchezza nella pratica. Propongo quindi alcune semplici tecniche che si suppone possano essere praticate per alcuni minuti anche più volte al giorno.
La più semplice, già citata, è la respirazione lenta. Ad esempio inspiriamo contando mentalmente fino a 4 ed espiriamo più a lungo ad esempio contando fino a 6 o a 8 (questi numeri sono chiaramente modificabili in base alle capacità ed esigenze del paziente, ad esempio possono essere 3-5, 4-10, 3-8 o tutto quello che riesce più comodo, l’importante è che l’espirazione sia più lunga dell’inspirazione). Questo esercizio attiva la CAIP, aumenta la HRV, riduce i livelli di IL-6, IL-1β e TNF-α e calma l’ipotalamo.
Vocalizzazioni a bassa frequenza (esempio OM, AH HUM)
Un’altra tecnica, se si ha voce e voglia, può essere quella delle vocalizzazioni lente. Ad esempio si possono pronunciare al tono preferito alcune sillabe come Om, Ah, Hum. Gli effetti possono quindi essere: aumento della risonanza neuromuscolare, riduzione dell’attività dell’amigdala, rafforzamento del tono vagale, riduzione del livello di CO₂ nei polmoni e stabilizzazione della respirazione. La sillaba OM, in particolare, riduce l’attività limbica misurata tramite fMRI.
Rilassamento muscolare progressivo
Imparare a rilassare progressivamente la muscolatura può ridurre drasticamente la produzione di calore muscolare.
Quando la meditazione è efficace e quando no
Sarebbe certamente meraviglioso se potessimo curare tutte le malattie infettive, tutte le sindromi febbrili e le loro cause e tanto altro semplicemente meditando. Purtroppo ci risulta non essere così. La mia esperienza è partita tanti anni fa con l’influenza, ed oggi la ricerca scientifica ci si dice che la meditazione può essere efficace quando la febbre è sostenuta da stress psicologico, tensione muscolare, stati infiammatori lievi, alterazioni dell’asse HPA, ansia associata all’infezione. Chiariamo quindi bene che la meditazione non sostituisce farmaci in caso di febbre molto alta (38.5–40°C), infezioni batteriche serie, sepsi, polmonite, influenza intensa (N.d.A.: personalmente non ho mai avuto il covid e non ho attualmente dati con pazienti che abbiano avuto ultimamente il covid in forma leggera o media e abbiano sperimentato tecniche di meditazione, mi interessa quindi approfondire l’argomento per le eventuali prossime ondate…). In questi casi quindi è un supporto, non un trattamento sostitutivo.
Conclusioni
La meditazione non agisce esattamente come un antipiretico farmacologico, ma come un più che discreto, diciamo, modulatore neuro-immunologico. Attraverso la modulazione del SNA, l’attivazione del nervo vago, la riduzione delle citochine pro-infiammatorie e il rilassamento muscolare profondo, essa quindi può: ridurre febbri lievi o medie, ridurre il calore percepito, stabilizzare la risposta ipotalamica e migliorare il benessere durante l’ipertermia.
Abbiamo quindi cercato di spiegare come in letteratura neurofisiologica e immunologica pratiche come la respirazione lenta, la vocalizzazione mantrica e il rilassamento muscolare (ma certamente anche tante altre tecniche, qui ne sono state esposte solo alcune molto facilmente abbordabili) possano ridurre la risposta febbrile lieve o attenuarne l’impatto soggettivo. Ciò dimostra come mente e corpo siano profondamente interconnessi anche nella regolazione dell’omeostasi, ed ecco che la meditazione diventa un’arma in più.
A proposito! Le tecniche vagali e rilassanti che proponiamo qui riducono la febbre. Diciamo anche però che alcune pratiche tibetane avanzate (g-tummo) invece aumentano deliberatamente la temperatura corporea. Ma questo…sarà materiale per un altro articolo.
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Dott. Alessandro Mahony
Psicologo
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