
Ambienti lavorativi tossici
Il mobbing e le sue sfumature
Image by Lennon Cheng on Unsplash.com
Il lavoro, di solito, occupa le ore principali della nostra giornata. È necessario per sostentarsi economicamente, per sentirsi occupati e realizzati, a volte aiuta ad avere rapporti sociali che possono essere anche duraturi e importanti. Per questo, e per tanti altri motivi, l’ambiente di lavoro dovrebbe essere sereno il più possibile; il proprio impiego, anche se è quello che si sognava da tutta la vita, è per sua natura composto da momenti stressanti che non andrebbero ulteriormente appesantiti.
Relazioni con colleghi e capi sono fondamentali
Per quanto noi possiamo iniziare un nuovo impiego carichi dei migliori propositi, pensando positivo e con l’intento di dare il massimo, a volte ci troviamo davanti dei muri contro cui scontrarci, rischiando che ci crollino addosso lasciandoci tramortiti sotto un cumulo di macerie.
Sia un capo che un collega possono renderci la vita impossibile. Tutto questo ha varie sfumature di pesantezza che può arrivare fino al vero e proprio mobbing.
Spesso comportamenti di questo tipo sono fatti in maniera involontaria, derivano dalla personalità o dai problemi personali delle singole persone. Ancora più spesso il gruppo può prendere il sopravvento (come un’unica grande entità) e comportarsi con un singolo collega in maniera sgradevole, molto più sgradevole di come si comporterebbero le singole persone che ne fanno parte.
Ci sono capi maniaci del controllo, vecchio stampo, che credono che urlare addosso agli altri, svalutarli e farli vivere nel terrore sia l’unico modo per essere rispettati, per dimostrare che valgono qualcosa e per “tenerli in riga”. E in tutti questi giochi di potere, esclusioni e prese in giro c’è sempre qualcuno che soccombe e lo fa più di altri.
Che cos’è il mobbing
Come dicevo prima ci sono varie sfumature che possono appesantire, stressare e rendere la vita più o meno complicata a un lavoratore. I fattori per valutare la gravità di alcune situazioni sono molteplici e variano da caso a caso. Anche l’equilibrio emotivo del lavoratore stesso è un fattore fondamentale. Una persona sensibile potrebbe iniziare a somatizzare ogni volta che deve andare al lavoro solo per qualche presa in giro quotidiana, mentre persone più focalizzate su se stesse e meno sensibili al giudizio degli altri potrebbero restare del tutto indifferenti a questi atteggiamenti, ma, a loro volta, potrebbero vivere molto male un autoritarismo del proprio capo.
Anche il vivere un momento personale difficile può rendere molto complesso sopportare alcuni atteggiamenti che, invece, in altri periodi potremmo tollerare con più serenità.
Parlando di mobbing vero e proprio questa parola deriva dall’inglese “to mob” cioè attaccare. Si tratta di un vero e proprio attacco continuo fatto di comportamenti aggressivi, ripetuti e vessatori svolti con l’intento di emarginare la vittima e, spesso, di spingerla al licenziamento. Questi comportamenti aggressivi possono essere dei rimproveri continui anche su piccolezze, messaggi aggressivi, richieste pressanti, (anche il demansionare può essere fatto nell’ottica di far sentire inutile o inetto l’altro) e così via.
Situazioni reiterate di questo tipo portano un grande malessere che, di solito, si vede anche sul piano fisico.
Cosa fare?
Anche qui non c’è una risposta univoca e ci possono essere vari step da intraprendere anche perché non è sempre possibile lasciare un lavoro di punto in bianco. La prima cosa è lavorare su se stessi, anche attraverso un percorso terapeutico o anche intraprendendo altre tipologie di percorsi come lo yoga e la meditazione che possono aiutare un po’ a ridurre lo stress. Poi, naturalmente, si dovrebbe provare a parlare, quando è possibile, con i colleghi o i capi che stanno mettendo in atto i comportamenti di cui abbiamo parlato fino a ora che possono arrivare fino al punto più estremo: il mobbing. Cercare di esprimere (non con rabbia o sottoforma di rimprovero per non scatenare reazioni peggiori) ciò che si sta sentendo in maniera adulta può aiutare nei casi in cui l’altro non si sia reso conto della gravità dei propri comportamenti. Cosa del tutto diversa è se l’altro sa benissimo cosa sta scatenando con il suo atteggiamento e non ha nessuna intenzione di cambiare le cose. Lì si può procedere per vie legali, cercare un’altra occupazione e prendere i provvedimenti più radicali.
La cosa importante è che si tenga sempre presente che stare male sul posto di lavoro non è una cosa da accettare impassibili, ma si deve lavorare con se stessi e con gli altri per cercare di uscirne e, a volte, si deve chiedere aiuto. Il nostro benessere viene prima di tutto. Da malati e da morti non possiamo fare più nulla e sicuramente non possiamo lavorare quindi dobbiamo lottare per avere un posto di lavoro dignitoso, per essere trattati con rispetto in ogni ambito e battersi per il proprio benessere psichico e fisico.
La somatizzazione
È soprattutto importante e necessario essere in contatto con il proprio corpo che di solito ci dà dei segnali forti quando continuiamo imperterriti a portare avanti sempre nello stesso modo delle situazioni che ci stanno facendo del male.
Mal di stomaco, mal di testa, problemi intestinali, ulcere, gastriti, attacchi di panico sono tutte cose che 8 ore di lavoro al giorno possono portare se l’ambiente è malsano.
Se abbiamo cercato di sopportare in silenzio, il nostro corpo non lo fa. Il nostro corpo urla tutto quello che non gli va perché è molto più centrato ed equilibrato di noi, lui in silenzio non ci sta… e dobbiamo imparare a non starci neanche noi…

Dott.ssa Maristella Occhionero
Psicologa dell’età evolutiva e degli adulti
Bio | Articoli
……………………………………………………………..
![]()
![]()

