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L’arte della scelta

Uno sguardo alla complessità delle decisioni

Image by Egor Myznik on Unsplash.com


Questo articolo nasce da una riflessione, ovvero come ogni decisione che prendiamo contribuisca a disegnare la mappa del nostro futuro, le scelte che facciamo sono protagoniste della nostra storia personale, capaci di orientare chi siamo e chi diventeremo.

Ognuno di noi si confronta tutti i giorni infatti con delle decisioni da prendere, dal momento in cui ci svegliamo al mattino fino alla sera. Ciò di cui siamo consapevoli è che queste scelte avranno un impatto, piccolo o grande, sul resto della nostra giornata e, in alcuni casi, anche su quelle successive.

Non sempre però la presa di decisione si rivela semplice, a volte ci richiede tempo, ci provoca ansia, a volte ci blocca e ci lascia in un’impasse da cui non sempre riusciamo ad uscire. Cosa avviene in questi casi e come possiamo muoverci da lì?

Per provare a rispondere alla domanda, è necessario partire da un’analisi di cosa significhi compiere una scelta. Scegliere implica infatti diversi elementi: in primo luogo l’assunzione di responsabilità rispetto alla decisione presa; in secondo luogo la consapevolezza del rischio che quella scelta possa rivelarsi sbagliata e, infine, la rinuncia inevitabile a tutte le altre possibilità che, scegliendo una sola direzione, andiamo ad escludere.

Ciò che ci accade dunque è che spesso la non scelta si rivela la nostra risposta preferita ad una situazione in cui siamo chiamati a decidere. Malgrado l’apparenza confortante, la non scelta ci costringe però ad una condizione di dubbio e incertezza, in cui tutte le direzioni sono possibili e tutte le porte aperte, ma nessuna viene varcata per vedere cosa ci sia dopo. Riflettendo sulle decisioni e per provare a capire meglio il modo in cui gli esseri umani agiscano a riguardo, si può guardare ad un noto esperimento di psicologia conosciuto come “The Jam Experiment” condotto nel 2000 da Sheena Iyengar e Mark Lepper1 e ai risultati che ha prodotto.


Il paradosso della scelta

Nel Jam Experiment un gruppo di persone è stato sottoposto ad una presa di decisione, in particolare alla decisione di acquistare o meno alcune marmellate.

In un caso il gruppo era stato posto davanti ad una selezione di 6 marmellate e in un secondo caso avevano avuto a disposizione una scelta tra 24 varietà. Quello che si è osservato è stato piuttosto singolare, ed è andato poi ad incidere non solo sugli studi di psicologia legati alla tematica del decision making, ma anche sulle ricerche riguardanti le strategie di marketing migliori da adottare per la vendita. Ciò che è emerso infatti è stato che l’avere a disposizione una più ampia varietà di scelta non ha facilitato la decisione ma anzi l’ha rallentata; i clienti tendevano a provare e ad acquistare meno marmellate quando c’erano più varietà. Le spiegazioni che sono state date al fenomeno osservato all’interno dell’esperimento sono varie, in generale legate al sovraccarico percepito dai partecipanti, quindi troppe opzioni che possono sopraffare i consumatori, ad un eccessivo sforzo cognitivo nel valutare tutte le possibilità e al paradosso della scelta.2

Come spiegato infatti dallo psicologo statunitense Barry Schwartz nella sua opera del 2004The paradox of choice: Why more is less , più opzioni possono portare ad una minore soddisfazione percepita.

Il senso di frustrazione nasce proprio perché, come hanno potuto sperimentare i partecipanti alla ricerca “all’aumentare delle possibilità di scelta, aumenta la difficoltà di scegliere3 e questa difficoltà rappresenta la necessità di dover rinunciare a qualcosa,
di un senso di perdita inevitabile a cui non sempre riusciamo a sottostare.

Dall’esperimento citato ciò che si comprende bene è quindi che il lasciare troppe opzioni disponibili, anche se sembra darci più possibilità, in realtà non ci aiuta affatto, ma anzi fa nascere in noi un senso di frustrazione. Si crea infatti la consapevolezza che muoversi in una direzione, proprio come nel gioco degli scacchi, potrebbe implicare una perdita di pedine, di opportunità vincenti.


L’uscita dall’impasse decisionale

L’unica soluzione in cui ci ritroviamo al sicuro appare quindi la non scelta, che ci porta però anch’essa alla perdita di tutte le possibilità che avremmo potuto avere, ma che non abbiamo colto. L’esperienza appena descritta, anche se si configura come un fenomeno estremamente comune, non va sottovalutata. Per alcune persone infatti, può diventare una forma di indecisione che assume contorni molto disfunzionali e fa nascere degli stati di malessere, per cui il senso di efficacia nella propria vita viene pesantemente minato, come se non ci si sentisse più capaci di esprimere a pieno una propria volontà e di riuscire a direzionare la propria esistenza.

Ritornando quindi alla nostra domanda di partenza, cosa possiamo fare per aiutarci a scegliere? Sicuramente un primo passo è la definizione dei propri obiettivi, ovvero quale vorremmo fosse il risultato di quelle scelte, da lì si può poi attuare una valutazione concreta delle proprie risorse da mettere in atto per perseguire tali scelte.

Altro elemento fondamentale, anche se in parte criticato da Schwartz, rimane poi comunque il provare a stare in ascolto di ciò che veramente vogliamo, cercando, per quanto possibile, di limitare tutte le dinamiche che ci portano a deviare e a non farci validare le nostre decisioni. Dobbiamo consolidare l’idea che sia possibile permetterci la scelta e l’eventualità dell’errore, darci l’opportunità di vedere cosa accade se scegliamo una di quelle strade che ci si presentano davanti, pur non avendo la possibilità di conoscere in anticipo dove esattamente ci porterà.

La via d’uscita dall’impasse decisionale procede attraverso la consapevolezza dei nostri bisogni e desideri, passa dall’accettare che non possiamo avere il controllo di tutto e arriva alla certezza che, pur essendo preparati, non possiamo avere sempre chiaro come andrà a finire. Non ci resta quindi che rimanere in ascolto di noi stessi e sperare ovviamente che, dopo attente valutazioni e proprio come i partecipanti dell’esperimento, la marmellata che abbiamo comprato possa rivelarsi davvero la più buona rispetto alle altre.


Bibliografia

1 Iyengar, S. S., & Lepper, M. R. (2000). When choice is demotivating: Can one desire too much of a good thing? Journal of Personality and Social Psychology, 79(6), 995–1006. https://doi.org/10.1037/0022-3514.79.6.995
2 Psychotricks. (n.d.). The Jam Experiment: A Lesson in Less is More. Retrieved May 21, 2025, from https://psychotricks.com/jam-experiment/
3 Schwartz, B. (2004). The paradox of choice: Why more is less. New York, NY: Harper Perennial.


Dott.ssa Roberta Merlo Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Roberta Merlo
Psicologa, Facilitatrice Mindfulness, Psicoterapeuta in formazione
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