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Autori fondamentali per capire cosa significa “educare bene”

L’ “AB… e D” della Pedagogia

Image by Element5 Digital on Unsplash.com


Cominciando da Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, proseguendo con sua moglie Barbara Tamborini, psicopedagogista, e… concludendo con Daniele Novara, pedagogista anche lui sempre impegnato (spesso con lo stesso Pellai, come vedremo più avanti) a diffondere  e far  comprendere ad educatori, insegnanti e genitori l’importanza della “giusta educazione”, elenco rispettivamente tre professionisti del mondo dell’educazione che riescono a  divulgare temi significativi e  fondamentali affinché l’obiettivo di “educare bene” non venga più sottovalutato, ma anzi torni ad essere prioritario. La loro trattazione risulta davvero competente, utilizzando una scrittura chiara, semplice ed efficace, alla portata di tutti.

Fra  i tanti  testi di questi tre autori, scelgo di prenderne in esame  cinque, i cui titoli racchiudono già  i principi fondanti della “buona pedagogia”, che poi all’interno di ogni libro vengono sviluppati e approfonditi,  introducendo svariati argomenti,  attraverso una analisi dei tre periodi della crescita, i principali: infanzia, preadolescenza e adolescenza. Dalla lettura, si evince un forte interesse nel promuovere  una educazione  incentrata non soltanto sulla soddisfazione dei bisogni primari, ma anche su quelli secondari, quindi il benessere globale, che  include la cura della sfera psicoaffetiva.

Qui di seguito, i titoli dei cinque libri presi in esame:

  1. Alberto Pellai, Allenare alla vita. I dieci principi per ridiventare genitori autorevoli, Mondadori, Milano, 2024.
  2. Alberto Pellai – Barbara Tamborini, L’età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio preadolescente, De Agostini, Milano, 2023.
  3. Alberto Pellai – Barbara Tamborini, Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo, Milano, 2025.
  4. Daniele Novara, Non è colpa dei bambini. Perché la scuola sta rinunciando a educare i nostri figli e come dobbiamo rimediare. Subito., BUR-Rizzoli, Milano, 2018.
  5. Daniele Novara, Nessuno si educa da solo. Una vita da pedagogista, Sonda, Milano, 2023. 

“Pillole” per “curare” l’educazione

I cinque testi succitati contengono “pillole di saggezza”, parole e frasi  che ho ritenuto giusto e doveroso evidenziare e divulgare, importanti consigli  e spiegazioni che, nel loro globalità, rispecchiano perfettamente ciò che l’Educazione è chiamata a fare, come anche tutti coloro che di questa disciplina si occupano; primi fra tutti i genitori, figure centrali chiamate, per ruolo naturale, a dover sostenere la crescita dei propri figli, in un ottica che guarda alla loro tutela in tutti gli aspetti, compresa la presa di coscienza dell’essere corresponsabili nella costruzione delle società civili future.


L’ educazione secondo Alberto Pellai…

Se prendiamo in esame il primo libro, di Alberto Pellai, è proprio il ruolo dei genitori che viene messo in discussione, invitando a seguire 10 principi a partire da una sana e giusta ri-assunzione della responsabilità genitoriale. Trascrivo alcune sue parole in merito,  introduttive poi a  molte parti del suo testo:”Nulla come l’educazione necessita di avere una visione rivolta al futuro: ciò che facciamo oggi con i nostri figli e studenti avrà conseguenze su ciò che loro faranno della loro vita nel medio e lungo termine. La crescita necessita della stessa cura di un giardino”. […] in un’assunzione di responsabilità che non possiamo delegare a nessun altro. Dieci principi che servono a rimettere il mondo dell’adulto  nella posizione da cui, forse quasi senza accorgersene, si è trovato spodestato. E allora il primo su cui vale la pena riflettere è proprio questo: come e perché riconquistare l’autorevolezza del ruolo adulto”.


… e Barbara Tamborini

Nel secondo e terzo libro, di A. Pellai e B. Tamborini, i due argomenti principali, che  sviluppano gli autori, sono la fase della preadolescenza e la successiva adolescenza. Delicati momenti di passaggio versò l’età più adulta che entrambi tengono a sottolineare e a descrivere come degni di ricevere la stessa attenzione e premura riservate alla fase precedente, quella legata all’infanzia, seppur certamente in modalità differenti, considerando una differente evoluzione. Così scrivono :”Alcuni genitori trattano i preadolescenti come piccoli adulti. Ora non sono più bambini, quindi è giusto che si mettano in gioco, che sperimentino, che facciano errori: tutto giusto, purché gli a adulti di riferimento siano consapevoli che vegliare sulla crescita spetta ancora totalmente a loro”.  […] dare orari precisi per il rientro a casa non significa togliere autonomia, bensì fornire con chiarezza aspettative educative,  regole e limiti utili a mantenere entro confini protetti le esplorazioni che a quest’età si fanno quando ci si trova fuori, lontano da mamma e papà”. La tematica entra ancor più nel vivo nel terzo libro, che in alcune sue righe cita così:”La preadolescenza è il tempo dell’uscita da casa […] Ma tale uscita nel mondo comporta tutta una serie di rischi e pericoli per chi non sa ancora riconoscere il confine tra ciò che è in grado di fare e ciò che invece va oltre la sua capacità di gestione. Ecco allora la necessità, da parte del genitore, di porre un limite («devi essere a casa entro le 18»), pur offrendo al proprio ragazzo l’opportunità di fare – insieme ai suoi pari – quelle prime esplorazioni che si riveleranno così formative per la sua vita”.

Se le regole e i limiti durante l’infanzia sono necessari per far sentire i bambini al sicuro, protetti e guidati da figure forti,  presenti e salde,  in seguito,  le limitazioni non dovranno essere eliminate o annullate, ma soltanto adattate e  cambiate, per abbracciare una fase della vita in cui è naturale e ovvio concedere quell’autonomia, quel  distacco e quegli spazi necessari ad un adolescente, più richiesti e prioritari per la sua formazione.


Daniele Novara e “la buona educazione”

Anche il noto pedagogista Daniele Novara, nel suo testo, il n.5, sostiene quanto già affermato da Alberto Pellai e Barbara Tamborini riguardo il periodo preadolescenziale e adolescenziale, attraverso parole che, con piacere e gratitudine verso questi professionisti, riporto qui di seguito, piene di verità e da tenere sempre a mente, se si vuole conoscere come  correttamente procedere nell’educazione durante i differenti momenti di crescita dei propri figli. Mai allo stesso modo, però sempre responsabilmente:”L’adolescenza non ha più le caratteristiche dell’infanzia, nel modo più assoluto, non c’entra proprio nulla. […] I preadolescenti, e tanto più gli adolescenti,vanno trattati in maniera diversa da come si gestiscono i bambini. […] Il paletto non è una regola, ma un «vincolo di libertà».[…] l’adolescente non è interessato ai genitori, ma a conquistare la vita, ad avere un proprio spazio”. Una “buona educazione”, quindi, come titola anche uno dei paragrafi nel suo libro, n. 4, passa necessariamente dal fondamentale ruolo che hanno i genitori nel porre limiti, decidere le giuste regole durante il periodo dell’infanzia per poi lasciare, in adolescenza, alcune libertà necessarie.  Daniele Novara, a proposito del “ruolo educativo”, scrive quanto segue:”I genitori sono la più grande risorsa che i bambini e i ragazzi hanno a disposizione:la vera strategia vincente consiste nel sostenere il loro ruolo educativo”


Educare per  tutelare la salute di bambini e ragazzi

Un altro tema, molto caro all’autore, è quello che mette in relazione l’educazione, l’ambiente educativo e familiare con le difficoltà di apprendimento; molto spesso, infatti, come spiega D. Novara, si tende a confondere, scambiare per disturbo d’apprendimento qualcosa che non è riconducibile ad una patologia neurologica/organica ma che, invece, origina da una poco efficace “gestione educativa” e da abitudini errate: assenza di regole, limiti chiari e ben definiti durante le attività quotidiane, in particolar modo dei bimbi più piccoli; una eccessiva permanenza davanti a TV, videogiochi, sopratutto smartphone, data la loro pericolosità, ormai acclarata e supportata da studi scientifici e dalle neuroscienze, per le immature e delicate strutture cerebrali da cui dipende il corretto sviluppo cognitivo di bambini e ragazzi.

Trattandosi di Educazione intesa anche come fattore determinante, essenziale per conservare una salute sana, come accennavo nel primo paragrafo, Daniele Novara e Alberto Pellai, uniti dallo stesso scopo, si sono fatti promotori, i “primi firmatari”, di una petizione indirizzata al Governo italiano, nel settembre 2024. Ne riporto qui di seguito alcune parti, così come anche trascritta nel libro (vedi numero 3) di  Pellai-Tamborini, perché  ritengo doveroso divulgarla il più possibile, nonostante sia già stata presentata al Senato della Repubblica;  purtroppo, ad oggi, però, non ancora supportata da una legge effettiva in grado di  tutelare la salute di bambini/e e ragazzi/e:“[…] I bambini e le bambine che utilizzano strumenti tecnologici e interagiscono con gli schermi subiscono due danni: uno diretto, legato alla dipendenza; uno indiretto, perché l’interazione con gli schermi impedisce di vivere nella vita reale le esperienze fondamentali per un corretto allenamento alla vita. È ormai chiaro che prima dei 14 anni avere uno smartphone personale possa essere molto dannoso così come aprire, prima dei 16 anni, un proprio profilo personale sui social media. […] prima dei 14-15 anni, il cervello emotivo dei minori è molto vulnerabile all’ingaggio dopaminergico dei social media e dei videogiochi”.

 

 


Roberta Favorito Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Roberta Favorito
Laureata in Lettere, Specializzazione in Scienze Pedagogiche
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