
Favorire l’autodeterminazione a scuola
Teorie e metodologie per migliorare la motivazione degli studenti
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La promozione del coinvolgimento e della partecipazione di tutti gli studenti sono tematiche da sempre centrali all’interno del contesto scolastico. Negli ultimi anni molto è stato fatto per cercare di “svecchiare” il metodo di insegnamento, affidandosi a strumenti tecnologici e metodologie didattiche all’avanguardia. Un obiettivo di particolare rilevanza, in un percorso lungo e impegnativo come quello scolastico, è il mantenimento della motivazione nel lungo periodo; la curiosità nei confronti dei nuovi argomenti, infatti, rischia di scemare rapidamente se non viene favorito negli alunni un genuino interesse ad apprendere.
La teoria dell’autodeterminazione (Deci & Ryan, 1985) rappresenta un solido riferimento teorico per sviluppare la motivazione degli studenti che permette di andare oltre la semplice proposta di attività stimolanti e fornisce una struttura che consente di progettare un ambiente educativo in grado di favorire lo sviluppo e l’apprendimento di tutti gli studenti.
La teoria dell’autodeterminazione
Secondo la teoria dell’autodeterminazione di Deci e Ryan (1985) esistono tre bisogni psicologici di base, innati e comuni a tutti gli individui: competenza, relazione e autonomia.
Il bisogno di competenza implica la comprensione di come raggiungere determinati risultati ed essere in grado di mettere in atto le azioni necessarie, sperimentando un senso di crescita e padronanza; la relazione viene soddisfatta in presenza di connessioni sicure e soddisfacenti con gli altri; l’autonomia riguarda la necessità di percepire che le proprie azioni derivano da una scelta personale e sono in armonia con i propri valori.
Secondo gli autori, gli esseri umani sono naturalmente spinti verso la crescita, l’apprendimento e il benessere, a condizione che l’ambiente circostante soddisfi i bisogni psicologici di base.
L’autodeterminazione a scuola
La teoria dell’autodeterminazione nel contesto scolastico riguarda primariamente la promozione negli studenti dell’interesse per l’apprendimento e lo sviluppo di una maggiore fiducia nelle proprie capacità (Deci et al., 1991).
In particolare, la promozione dell’interesse nell’apprendimento avviene attraverso il processo di internalizzazione, che permette di trasformare i comportamenti estrinsecamente motivati (eseguiti perché funzionali al raggiungimento di determinate conseguenze) in comportamenti intrinsecamente motivati (messi in atto per il piacere derivante dalla loro esecuzione). Una forte motivazione intrinseca si ripercuote positivamente sulle performance scolastiche, portando a tassi inferiori di assenze e a una migliore comprensione degli argomenti, appresi non più perché necessari ad ottenere un buon voto ma perché utili nella relazione con il mondo (ibidem).
Avere come riferimento questo costrutto teorico, permette di individuare chiaramente le condizioni che possono facilitare lo sviluppo di una motivazione intrinseca e portare a migliori risultati accademici.
Competenza
Il bisogno di competenza, come abbiamo visto, fa riferimento alla necessità di sentirsi efficaci nell’interazione con l’ambiente, esprimendo tutto il proprio potenziale (Deci & Ryan, 1985).
Per soddisfare il bisogno di competenza è necessario progettare un ambiente educativo sfidante, che proponga agli studenti compiti che non solo si adattino alle loro capacità ma che li spingano a migliorare, rimanendo nella zona di sviluppo prossimale individuata da Vygotskij (1987).
Nella pratica, lo sviluppo della competenza si traduce in un monitoraggio continuo degli studenti, valutandone i livelli di coinvolgimento e difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi, intervenendo qualora il compito diventi troppo semplice e offrendo supporto nel momento in cui la difficoltà dovesse essere superiore alle capacità possedute in quel momento.
Una buona strategia potrebbe essere quella di avere a disposizione una varietà di attività aggiuntive che possono essere proposte agli studenti che terminano i compiti in anticipo oppure assegnare lavori di gruppo, facendo affiancare chi presenta delle difficoltà a chi possiede già una buona padronanza di quegli argomenti. Un aspetto fondamentale è costituito dal costante riscontro da parte dell’insegnante, ricevendo feedback e incoraggiamenti, gli studenti avranno modo di sapere sempre se le azioni che stanno intraprendendo stanno portando all’effetto sperato.
Relazione
Il bisogno di relazione rispecchia il desiderio di sentirsi accettati, connessi e compresi dagli altri, percependo un senso di sicurezza. Avere per esempio, genitori e insegnanti che siano attivamente coinvolti nel processo di apprendimento, senza cercare di controllare o imporre le proprie aspettative, ha positive ripercussioni sulla motivazione intrinseca degli studenti (Deci et al., 1991).
Relazioni interpersonali soddisfacenti giocano un ruolo fondamentale nel mantenere la motivazione negli studenti, le attività svolte in autonomia, infatti, possono risultare ripetitive e noiose nel tempo, l’interazione con l’altro offre costanti spunti, l’esposizione a nuovi punti di vista e un immediato feedback, costruendo un contesto in cui apprendere diventa più naturale e coinvolgente.
Sono ormai numerose le metodologie che possono essere utilizzate per favorire il bisogno di relazione:
- Cooperative learning, lavori di gruppo basati su interdipendenza, definizione chiara dei ruoli e responsabilità individuale;
- Peer education o peer tutoring, attività condotte dagli studenti per favorire la trasmissione di conoscenze tra pari;
- Problem-based learning, compiti in cui l’apprendimento scaturisce dal bisogno di risolvere un problema reale, da affrontare in gruppo;
- Brainstorming, raccolta libera di informazioni e proposte in un ambiente non giudicante.
Autonomia
Il bisogno di autonomia è la necessità di sentirsi padroni delle proprie scelte e delle proprie azioni. È stato visto che un ambiente controllante, con rigide procedure e scadenze da rispettare, ha effetti negativi sulla motivazione degli studenti (Deci et al., 1991).
È interessante notare che anche fornire una ricompensa esterna (es. premio in denaro) ad un comportamento motivato intrinsecamente può provocare una perdita di interesse; infatti, quell’attività che prima veniva svolta per un desiderio personale potrebbe ora essere vista come un’azione controllata dall’esterno (Deci, 1971).
In un ambiente fortemente controllante, caratterizzato da: frequenza obbligatoria, orari prestabiliti e piani di studio fissi, come quello scolastico, favorire l’autonomia negli studenti può risultare un’impresa titanica ma intervenendo sulla modalità di presentazione dei contenuti e sulle attività proposte, è possibile soddisfare anche questo importante bisogno primario.
Gli studenti hanno bisogno di percepire che il proprio apprendimento abbia un significato personale e che non sia solo un obbligo imposto dall’alto. È possibile favorire l’autonomia utilizzando un linguaggio che inviti all’azione (es. pensate a come poter fare questo esercizio vs dovete fare questo esercizio), spiegando il perché di determinate attività (es. è necessario svolgere 20 esercizi di matematica per automatizzare il calcolo) oppure proponendo delle alternative e lasciando la libertà di scelta allo studente (es. dimostra di aver compreso l’argomento scegliendo se scrivere un saggio, creare una mappa concettuale o registrare un breve audio).
Conclusioni
La teoria di Deci e Ryan (1985) può rappresentare un valido punto di riferimento nel supportare l’apprendimento degli studenti, mantenendo alta la motivazione intrinseca e promuovendo la crescita. La progettazione di un ambiente educativo in grado di soddisfare i bisogni psicologici primari degli studenti può risultare difficile, soprattutto all’interno di un contesto fortemente strutturato e reticente al cambiamento come quello scolastico; tuttavia, attraverso la formazione e l’aggiornamento continuo è possibile costruire delle realtà che permettano agli studenti di esprimere tutto il proprio potenziale, sperimentando fiducia e curiosità.
Una classe che supporta l’autodeterminazione non è una classe caotica o senza regole, ma un ambiente organizzato in cui le regole hanno un senso condiviso, le sfide sono alla portata di tutti e ogni studente si sente visto e rispettato.
Bibliografia
Deci, E. L. (1971). Effects of externally mediated rewards on intrinsic motivation. Journal of Personality and Social Psychology, 18, 105-1 15
Deci, E. L., & Ryan, R. M. (1985). Intrinsic motivation and self-determination in human behavior. New York: Plenum
Deci, E. L., Vallerand, R. J., Pelletier, L. G., & Ryan, R. M. (1991). Motivation and education: The self-determination perspective. Educational psychologist, 26(3-4), 325-346
Vygotskij L. S., Il processo cognitivo, Universale Scientifica Boringhieri, Torino 1987

Dott. Pietro Ciacco
Psicologo
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