
Il gioco è vita!
Attraverso il gioco nasce la relazione e si riconoscono le emozioni
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Il gioco è vitale perché giocare è estremamente importante, a qualsiasi età non va mai dimenticato lo straordinario valore di questo “strumento”, così prezioso per piccoli, ragazzi e anche per noi adulti, per costruire un rapporto con loro.
Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, nel suo libro Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo (Mondadori, Milano, 2025) non si esime dal dedicare proprio un capitolo intero al gioco e cosa voglia dire continuare nel tempo a consideralo una attività di fondamentale, mezzo per creare legami, centrale nella vita di ogni giorno. Giocare significa stare insieme, uniti in gruppo e coinvolti che sia in pochi o in molti, condividendo momenti, ore di allegria e benessere. L’autore spiega la valenza formativa del gioco, proprio perché è un’attività che contribuisce alla crescita e al sano sviluppo psicoemotivo dei bambini e aiuta ad entrare in relazione, per riuscire a comunicare più a fondo con la confusione o lo stato di spaesamento che caratterizza la preadolescenza e l’adolescenza.
Alcuni concetti di Pellai sul gioco:”Il gioco è prima di tutto, azione, gesti semplici, prossimi, che se condivisi regalano la possibilità di sentirsi vivi, in relazione e capaci di stare ‘sul campo’, ma è anche una dimensione cardine della crescita e dell’apprendimento, la strategia preventiva per eccellenza dei fenomeni correlati all’emergenza educativa in corso”. […] Giocando, il bambino conosce se stesso e conosce il mondo nel modo più naturale e immediato che gli è proprio. Vive anche l’esperienza della socializzazione, che gli permette di imparare e interiorizzare le regole. Il gioco svolge quindi una funzione centrale nello sviluppo cognitivo, sociale,emotivo, creativo e motorio dei bambini, ed è l’esperienza che più connota la fase dell’infanzia dalla notte dei tempi”.
Una scoperta speciale per gli adulti: il mondo dei bambini
A proposito della fase dell’infanzia e della scoperta, ce n’è una che la straordinaria pedagogista Maria Montessori fa fare agli adulti, “la scoperta del bambino”, che è anche il titolo di uno dei suoi libri; Alberto Pellai, infatti, nel libro succitato, riporta uno dei concetti cardine, uno dei temi centrali sviluppati della Pedagogista, che riguarda l’osservazione e la sua grande utilità per riuscire ad indagare a fondo gli aspetti più importanti della personalità del bambino, durante le sue tante attività. Una su tutte è proprio il gioco come momento in grado di svelare e rendere gli adulti consapevoli e attenti nel comprendere al meglio il vasto, ricco e meraviglioso, a volte difficile da decifrare, mondo interiore dei bambini; la loro vitalità si esprime liberamente e con essa tutte le piccole e grandi capacità. Cosa racchiude l’atto del giocare, perché il gioco può considerarsi un meraviglioso strumento? E proprio così Pellai lo descrive:”Il gioco è un meraviglioso strumento per osservarli in azione, conoscerli e creare connessioni. Questo vale con i bambini piccoli, ma forse ancor di più può essere un prezioso strumento di contatto con i preadolescenti, in un tempo in cui sembra così difficile capirli e avvicinarli”. Dunque, saper osservare per comprendere e conoscere i nostri figli, piccoli e grandi, ma senza dimenticare il loro sguardo su di noi quando riusciamo a partecipare con loro al gioco, quando dedichiamo del tempo di qualità, che promuove la creazione di un legame profondo e significativo, pieno di valore; apprezzato perché ci si il divertimento assieme, trascorrendo delle ore serene e gioiose.
Nascondino: un classico intramontabile
Pellai descrive un gioco più adatto a bambini piccoli, per gruppi di bambini ma in nessun modo precluso ai genitori che con loro vorranno divertirsi: nascondino. Un gioco che esiste da sempre e che da quando viene praticato si fa portatore di tutto quel bagaglio di emozioni che caratterizzano l’animo umano: un bimbo che cerca un nascondiglio non sempre lo trova accogliente, da solo in un buio pertugio, o angolo nascosto, magari prova paura; è in ansia e agitato perché non sa se verrà scovato; arrabbiato e triste se non riesce a fare “tana per me”; felice e gioioso se è riuscito a nascondersi bene, contento quindi di “liberare tutti” alla conclusione del gioco.
L ‘autore, nella parte conclusiva del suo testo, invita i genitori a proporre ai più grandi, preadolescenti e adolescenti, un gioco da tavolo chiamato Dixit…
Il gioco da tavolo “dixit”: le emozioni si raccontano…
In famiglia o anche quando si invitano a casa degli amici, in un gruppo di pari, Dixit è un gioco che appassiona, fra i più apprezzati:”Il gioco è tra quelli più amati. Un mazzo di carte illustrate che evocano scenari diversi, un tabellone segna punti con pedine a forma di coniglietto. Attorno al tavolo un gruppo di giocatori[…]Ciascuno ha in mano sei carte. A turno, un giocatore (il narratore) sceglie in segreto una carta dal proprio mazzo e la descrive con una parola o una frase. Gli altri (sempre senza farla vedere)selezionano, tra le proprie, quella che più si avvicina alla descrizione. Il mazzo con le scelte viene mescolato. Svelate le carte, i giocatori devono individuare quella del narratore. Quest’ultimo guadagna punti se uno o più degli altri giocatori indovina, ma se a indovinare sono tutti, allora resterà a mani vuote”. Questa l’introduzione dell’articolo firmato da Cecilia Bressanelli sul Corriere della Sera, del 26 ottobre 2025, a pochi giorni dall’apertura del Lucca Comics & Games (29 ottobre-2 novembre 2025) . La giornalista incontra Jean-Louis Roubira, psichiatra e ideatore di Dixit, che spiega come la creatività e la sensibilità lo abbiano condotto a pensare ad un gioco di pura inventiva, adatto a ideare storie e racconti, che inevitabilmente conducono all’espressione della propria interiorità, senza l’ausilio della scrittura, ma solo attraverso l’utilizzo delle immagini.
Perchè giocare a dixit
L’intervista continua ed emerge quanto sia educativo e terapeutico Dixit, la speciale caratteristica del gioco di permettere facilmente la comprensione delle emozioni, anche di quelle più difficili da decifrare ed esprimere a voce; significativa fra tutte, nell’identificare il fulcro e lo scopo del gioco, la risposta dello psichiatra alla seguente domanda: “Quali dinamiche cognitive mette in campo?”…
“Proiezione, simbolizzazione… Le immagini, come i frammenti di un sogno, si aprono a molteplici significati, le emozioni che evocano possono trasformarsi in rappresentazioni mentali, talvolta innescando reminiscenze che aiutano a raccontarsi. Il supporto visivo crea una distanza di sicurezza, così i giocatori non si sentono minacciati dall’autoesposizione. Il gioco permette di sviluppare flessibilità cognitiva e tolleranza per l’ambiguità, collegando il concreto e l’astratto. Inoltre favorisce l’attenzione congiunta e la capacità di attribuire pensieri, intenzioni e sentimenti agli altri. Questo è utile per le persone con inibizione psicologica che hanno difficoltà a identificare, esprimere e comprendere le proprie emozioni”…

Roberta Favorito
Laureata in Lettere, Specializzazione in Scienze Pedagogiche
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